Visto l’avvicinarsi dell’estate, questo numero esce a distanza di un mese dall’ultimo, per poi rivederci a settembre. Approfitto per augurare a chi mi legge di poter trovare luoghi, modi e occasioni per riposare e ritrovare se stessi.
Magnifica Humanitas
Da pochi giorni è stata pubblicata la prima enciclica di Leone XIV, che riprende nel tema la Rerum Novarum di Leone XIII, a voler segnare un solco di continuità ma anche uno scatto in avanti, visto che di cose nuove tra i due pontificati ce ne sono state parecchie. Tra i vari argomenti trattati dal paragrafo 139, il pontefice si sofferma su questioni che ci riguardano da vicino:
in un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità. (...) I processi educativi, invece, hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente.
Immediatezza apparente delle informazioni, che scorrono sullo smartphone in una sequenza senza costrutto, iper-stimolando la mente ma senza richiedere approfondimenti, il mondo della conoscenza oggi sembra essere diventato questo. Riecheggiano le parole di Eliot: “dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione?” Internet sembrava la soluzione a ogni forma di ignoranza, dentro ci si poteva trovare di tutto, bastava saper cercare e cliccare sul sito giusto. Ma la realtà non si è rivelata esattamente come la immaginavamo: l’algoritmo ha creato attorno a ognuno di noi una bolla in cui è facile riconoscersi (è costruita a nostra immagine e somiglianza), che ci dà sempre ragione, polarizzando le nostre opinioni e in cui però è facilissimo perdersi. Un processo che l’AI mode ha esasperato, fornendoci risposte veloci, selezioni già predigerite e rendendo inutile cercare da soli di capire meglio:
perché ogni tecnologia educa chi la utilizza. Educare all’uso dell’IA implica quindi educare a decidere quando e per cosa non usarla. La velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande, che solo nella durata porta frutto. Come scrive Platone, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione.
La scuola è centrale in questo invito allo sfregarsi delle esperienze, in quanto luogo privilegiato “in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona”. Le sfide che essa deve affrontare sono “improrogabili”: quella sociopolitica di garantire a tutti l’accesso all’istruzione, specie nel settore pubblico; quella pedagogica di ripensare l’educazione in una prospettiva integrale di sostegno alla crescita dell’umano; quella intellettuale di aiutarsi a “cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo”. L’enciclica invita le varie componenti della società a “un’alleanza educativa rinnovata”, per salvare quell’umano che nessuna macchina potrà mai eguagliare.
Il profumo dei limoni di Jonah Lynch
Cosa c’entra il profumo dei limoni con la tecnologia?
Un limone colto dall’albero ha la scorza ruvida. Più curato è l’albero, più ruvida è la scorza. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d’improvviso la superficie diventa liscia. E poi c’è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo. Tatto, olfatto e gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento. Questo libro è un invito a farci caso.
Lynch è un giovane prete, laureato a Montreal in fisica con un master in pedagogia, cresciuto in una comunità hippie e sicuramente a suo agio tra le ultime tendenze tecnologiche, ma proprio per questo consapevole di quanto esse modifichino realmente la nostra mente e il nostro modo di percepire la realtà.
Attenzione alle semplificazioni da social anche sui disturbi mentali. Nell’articolo Oggi ho l’ADHD, ieri ero narcisista. Lo dicono i social Francesca Mastruzzo pone l’attenzione sul fenomeno dell’affidarsi ai social per problemi psicologici e persino diagnosi degli stessi:
quello che cerco è il mio “difetto di fabbrica” (o quello degli altri). Trovarlo mi rassicura. Ogni spiegazione mi dà l’illusione di aver capito qualcosa in più, ogni nuova diagnosi presuppone una nuova soluzione. Ma la diagnosi finale non arriva mai davvero perché c’è sempre un’altra possibilità. La mia identità cambia a seconda del contenuto visualizzato.
Altro punto su cui riflettere: illudersi che l’Intelligenza Artificiale abbia una coscienza, mentre in realtà
tecnicamente è una funzione matematica che opera su enormi quantità di dati. Ma ciò che arriva a noi ha la forma di una frase, di una metafora, di una storia. Cioè degli stessi materiali con cui, da sempre, riconosciamo una presenza umana.(...) Siamo davanti a una macchina culturale che, nutrita da miliardi di testi umani, riconosce un registro, un genere, un campo semantico.
Sempre a proposito di scuola il Papa dice che “occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato”. Momenti di Silent riding e Digital detox potrebbero essere inseriti nei curricoli per provare a vedere che succede. Se desiderate approfondimenti battete un colpo!
-come capiamo se un testo, un film, un romanzo sono frutto dell’intelligenza umana o artificiale? Organizzazioni di tutto il mondo si stanno sforzando di sviluppare un’etichetta universalmente riconosciuta, simile a quanto avvenuto con il logo Fair Trade per i prodotti realizzati in modo etico. Se ne è occupato Avvenire.
-è uscito il libro che raccoglie gli interventi di un convegno dedicato ad Alexander Langer che si può scaricare gratuitamente e utilizzare come strumento di formazione. Le radicali convinzioni di Langer sono il migliore antidoto all’idea di guerra giusta. Dialogo tra pensiero e azione. Dire è fare. Alexander Langer trent’anni e presente è scaricabile cliccando qui.
Soffri di ansia? Ti è stato spezzato il cuore? Vuoi ritrovare la gioia di stare da solo? C’è una poesia perfetta per ognuno di questi casi, e te la possono “prescrivere” alla Poetry Pharmacy a Oxford Street. Il desiderio di Deborah Alma, ideatrice del progetto è di migliorare il benessere emotivo e mentale delle persone rendendo la poesia accessibile, curativa e gioiosa:
Penso che molte persone sentano lo stress e le incertezze della vita moderna e, particolarmente in un’epoca di social media, cerchino un significato più profondo nelle loro vite. In assenza di religione, la poesia può parlare di verità più profonde, intimità e qualcosa in noi che è più profondo.
foto di Steve A Johnson da Unsplash, quella del libro da Feltrinelli
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