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Atipiche · Jun 1, 2026

Organizzare un viaggio quando sei ADHD

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Anna Castiglioni · Atipiche

Per oltre un decennio ho fatto l’agente di viaggio. È un lavoro che mi ha plasmata e che credo abbia dato una struttura alla mia ADHD. L’ho sempre trovato il lavoro più bello del mondo. Ero circondata da immagini di spiagge caraibiche, mappe grandi quanto una parete, richiami a posti esotici e promesse di felicità eterna che facevano capolino dai cataloghi impilati sugli scaffali. Organizzare viaggi per altre persone mi rendeva felice: al netto di voli in overbooking e di clienti che si lamentavano per la pasta scotta nei villaggi tunisini, pianificare le vacanze altrui era una gran soddisfazione.

Il fatto poi di dover fare gli educational – i viaggi per addetti ai lavori in cui vedi 7 hotel al giorno ma è tutto gratis, escursioni incluse – mi dava la giusta motivazione per lavorare al meglio delle mie possibilità senza annoiarmi troppo. Certo, non era mica tutto idilliaco, se no non avrei mai pianificato il mio licenziamento e il cambio di vita che mi ha permesso di diventare giornalista.

L’imprinting da agente di viaggio mi ha portato negli anni a organizzare viaggi per amiche, familiari, piccole aziende e conoscenti. È più forte di me. È anche quello che mi porta a guardare con invidia le vetrine delle agenzie di viaggi o a entrare e chiedere cataloghi a caso solo per sentire l’odore di quella carta lì (che è evidentemente diverso da tutte le altre carte stampate. Sa di “solo cose belle e sogni grandi”). Quando si è trattato di iniziare a organizzare vacanze per la mia famiglia, mi è sembrato logico considerarlo un gioco da ragazze. Chi meglio di me conosceva le esigenze e i desideri del nostro mini gruppo? Mai pensiero fu più supponente.

Partiamo dall’assunto che organizzare una vacanza per chi è ADHD è un ossimoro: pianificare è una delle funzioni esecutive che peggio ci riesce e vacanza presuppone relax, divertimento, scoperta, riposo. Non a caso, chi è ADHD finisce per prenotare all’ultimo o andare sempre nello stesso posto. Vi è mai successo? I motivi sono due: si evita il blocco decisionale (dando spago alla procrastinazione) e si sa cosa aspettarsi.

Nel primo caso la decisione è imposta dall’alto: prenoti quello che c’è. Chi entrava in agenzia da me il 31 luglio per partire ad agosto non aveva molte opzioni. Il mio approccio era più o meno questo: chi entra da quella porta e osa pronunciare le parole “last minute” o “offerta” si becca quello che offre il convento oggi. Che solitamente erano una decina di ultime disponibilità a medio raggio senza troppe pretese.

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Per chi è ADHD questa limitazione di scelta è ideale, perché non potremmo mai decidere senza impanicarci, quando a disposizione c’è il mondo intero da vedere.

Il motivo per cui invece ci ritroviamo ad andare in vacanza sempre nello stesso posto è che il nostro cervello ama la prevedibilità ma non la noia. Se torniamo da anni nello stesso camping sperduto tra le calette di Ibiza è perché sappiamo cosa aspettarci. Sappiamo di poter stare in panciolle all’ombra di un pino marittimo vista mare, così come di avere la possibilità di girare l’isola e fare serata in discoteca. Anche solo sapere di poter fare qualcosa in vacanza - senza poi farlo veramente - ci permette di quietare la nostra iperattività mentale. Siamo creature abitudinarie pure con l’ADHD.

C’è una terza specie di persone ADHD che pianificano le vacanze. Sono quelle che cambiano ogni anno destinazione e modalità di viaggio. Un anno itinerante, quello dopo metà nella costa ovest dell’isola e l’altra metà in quella est, poi un’estate stanziale nella stessa struttura con qualche escursione nelle vicinanze, e infine un tentativo di abbinare città d’arte e mare in un’unica vacanza.

A questa categoria appartengo io, che negli ultimi anni mi sto dannando per trovare la vacanza ideale per tutta la famiglia: un figlio che ha bisogno di attività e tempi rilassati, una figlia che necessita di prevedibilità e routine e mio marito che vorrebbe solo leggere e parlarmi delle sue scoperte fantasmagoriche tutto il giorno. E io? Chiedo solo di riuscire a leggere un libro senza input ogni due minuti.

La vacanza perfetta non esiste, mi sembra evidente. Però possiamo fare molto per pensare a delle vacanze a misura di neurodivergenza. La prima questione da prendere in considerazione è il nostro sistema nervoso, che solitamente arriva al momento della partenza già sovraccarico, quindi estremamente sensibile. Quando si viaggia, è facile arrivare all’esaurimento fisico ed emotivo in meno di un amen. Attese, passività, transizioni continue, richiesta di autocontrollo e sovraccarico sensoriale sono tutti elementi che influiscono sul nostro sistema nervoso. E non in modo positivo.

Pianificare una vacanza neurodivergente-friendly significa fare i conti con due o tre giorni di riposo dopo ogni partenza e ogni arrivo. Io li chiamo giorni-cuscinetto, quelli che servono per recuperare il centro e iniziare la vera vacanza. Se poi viaggiate con bambinə e ragazzə, i giorni cuscinetto possono anche raddoppiare.

Una vacanza che sia degna di questo nome ha come obiettivo lo stare bene contemporaneamente. Che siate in due o in cinque, lo scopo è quello di aggiustare il tiro per rendere il viaggio piacevole per tuttə. Il che non significa fare tuttə le stesse cose, ma magari scegliere un posto che offra possibilità per tuttə.

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Nel nostro caso si traduce in un soggiorno di due settimane in un hotel che ha i servizi di un villaggio turistico: ping pong, minigolf, campo da tennis e da volley, giochi vari ed eventuali, miniclub. È la vacanza che avrei sognato da agente di viaggio? No, era esattamente quella che vendevo ma schifavo. Eppure è la vacanza che permette a Figlio e Figlia di soddisfare le rispettive esigenze e, di conseguenza, a me e mio marito di non ritrovarci frustrati e sfiniti, per poi tornare a casa e chiederci: bene, quando partiamo per una vacanza io e te?

Stare bene in vacanza significa anche abbassare le proprie aspettative. Scegliere una gita in meno e un aperitivo in più, prenotarsi un massaggio anziché il secondo museo da vedere. Perché la buona riuscita di una vacanza dipende più spesso dal livello di energia, dalla stanchezza accumulata, dalla qualità del sonno e da altre mille variabili che interferiscono con la vacanza stessa, piuttosto che con l’escursione pazzesca messa in programma.

Una cosa che io e Alberto abbiamo imparato negli anni è che bambini e bambine hanno bisogno di tempo e spazio. Hanno bisogno di libertà di movimento, di essere intrattenuti e di avere un kit di sopravvivenza per i tempi morti. I programmi delle nostre vacanze si sono sempre modulati sulle loro esigenze, non perché noi non ne avessimo: in quei momenti era più importante la nostra sanità mentale e quindi dei figli che non si lamentassero dalla mattina alla sera.

In altre parole, meno musei più parchi, meno visite guidate più attività organizzate per under 12.

Ora che di anni ne hanno 10 e 13, le esigenze sono cambiate, ma la struttura rimane sempre la stessa: zaino con libri, cibo e tablet per il viaggio, gite naturalistiche, giornate off, pianificazione delle attività extra di tuttə.

E se mamma e papà palesano dei tic nervosi, anche delle giornate in cui i genitori si isolano a turno per riposare.

Capisci se l’organizzazione della tua vacanza funziona solo quando puoi modificarla. Come per le agende, i viaggi per chi è ADHD devono essere strutturati ma non rigidi, per poter funzionare. Devono poterti permettere di modulare le energie e misurarti la palla in base alla situazione. Certo, se hai prenotato gli Studios di Harry Potter un anno prima, non hai molte alternative: devi andare in quel giorno. Potresti però potresti prevedere nei giorni prima delle passeggiate rilassanti nei parchi londinesi, piuttosto che in musei e gallerie. E se un giorno sei stancə? Scegli un luogo silenzioso, come una biblioteca o un coffee coworking, e decomprimi senza FOMO.

Anche informarsi prima sui tempi di attesa e la possibilità di prenotare biglietti di ingresso per ogni tipo di attrazione è un buon modo per prevenire stanchezza e intolleranza alla noia e alla frustrazione. Ma il modo migliore in assoluto per prevenire vacanze da incubo è evitare come la peste l’alta stagione: ponti, Pasqua, Natale e Capodanno, agosto. Hai le ferie obbligate? Scegli mete imprevedibili, lontane dalla folla.

Un altro modo che negli anni ho trovato efficace è pensare, quando sei vacanza, alle vacanze dell’anno dopo. So che chi appartiene al team “non so cosa faccio domani, figurati l’anno prossimo” mi prenderà per un’invasata, ma rivendico strenuamente questo metodo, che ho testato personalmente anche sulle mie amiche (con cui è impossibile prenotare manco il cinema una settimana prima). Seguite il mio ragionamento.

Quando sei in vacanza, al di là della bellezza oggettiva del luogo, inizi a fare delle considerazioni: distanza dal mare, dalla città, dai luoghi imperdibili. Comfort della struttura, pulizia dei bagni del campeggio, accessibilità alla spiaggia, servizi dell’hotel. È solo quando sei vacanza che hai presente plasticamente di cosa hai bisogno in vacanza. Perché potrebbe essere che da un anno all’altro le esigenze non cambino oppure sì, come capita spesso a chi ha figli che crescono.

Prenotare con così largo anticipo ha almeno altri due vantaggi: scegli al miglior rapporto qualità-prezzo (e non sei costrettə a prenotare quello che rimane) e ti toglie il pensiero di cosa fare l’anno dopo. Alla peggio, a chi al solo pensiero di prenotare con così largo anticipo viene un attacco di panico, ci sono le assicurazioni annullamento che non vedono l’ora di essere stipulate. O le tariffe con cancellazione gratuita fino a pochi giorni dalla partenza.

Per me prenotare un viaggio è un lavoro, bellissimo ed eccitante, ma pur sempre un task che mi porta via tempo: farlo quando sono in vacanza mi permette di usare tutto l’iperfocus e l’energia che questo task richiede, senza che diventi l’ennesimo compito da fare durante l’anno. Per tuttə quellə che amano delegare anche le vacanze, le agenti di viaggio sono lì ad aspettarvi. Quelle rimaste (purtroppo anche il settore del turismo non se la passa benissimo) sono competenti, professionali e disponibili. Purché non andiate da loro il 31 luglio, ve lo dico.

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Non credo esista, davvero. Non sono ancora riuscita a trovare una quadra per la mia, in cui metto sempre vestiti che non uso o trucchi pur sapendo che al mare non mi trucco. Però sono diventata molto brava con le valigie dei figli, quindi su queste mi sento di dare dei consigli per gli acquisti.

Zaino da viaggio: qui vanno solo gli indispensabili, come borraccia, fazzoletti, un cambio da testa a piedi (sai mai che smarriscano le valigie che imbarchi), libro, tablet, cuffie, giochino piccolo e leggero (ne vendono anche da tavolo magnetici fatti apposta per i viaggi), piccolo astuccio con penne e colori, quaderno per scrivere e disegnare, snack.

Valigia: per bambini e bambine fino ai 6 anni circa consiglio le valigie cavalcabili a forma di animale, che possono essere usati come sedia nelle attese ed essere trascinate con sopra la prole da performanti genitori. Sono molto divertenti e capienti.

In generale consiglio di fare una valigia per ogni componente della famiglia: i bambini così si responsabilizzano e sanno esattamente dove sono le loro cose. Vuoi mettere non sentirsi chiedere ogni due minuti dov’è cosa? In alternativa, un buon metodo è quello di fare le valigie per categorie: valigia con il necessario per la spiaggia o per la piscina, valigia dei vestiti, valigia dei beauty, delle scarpe e così via. Se poi fossero sempre le stesse valigie a ogni viaggio, diventerebbero riconoscibili a colpo d’occhio per tuttə, manlevandovi dall’ennesima richiesta.

Dare un numero massimo di oggetti da portare: che si tratti di libri o giochi, tanto non li useranno mai tutti, garantito. In caso di sopraggiunto limite di peso o volume dei bagagli, potete sempre optare per comprare in loco gonfiabili, palle o altri giochi che potete poi lasciare ad altri bambini l’ultimo giorno di vacanza. All’estero funziona quasi sempre così e noi abbiamo preso a fare lo stesso.

Inventarsi dei giochi quando c’è dell’insofferenza nell’aria è un altro modo che può salvarvi durante le vacanze (fino a che non verrà usato contro di voi alla prima occasione). Parliamo di cose banali, come “vince chi vede più auto rosse” o il gioco del “indovina l’animale” o la sempre verde morra cinese. Scavate nei vostri ricordi d’infanzia e tirate fuori qualche gioco vintage, senza bisogno di comprare l’ennessimo libro Montessori.

Ogni settimana scegliamo una parola che racconta il mondo Atipiche

Autoregolazione: è la capacità di gestire pensieri, emozioni, attenzione, comportamenti ed energia in modo da adattarsi alle richieste dell'ambiente e raggiungere un obiettivo. Nell'ADHD questa capacità può essere più faticosa perché il cervello fatica a modulare in modo efficace impulsi, motivazione, attivazione e risposta agli stimoli. Per questo una persona ADHD può sapere cosa dovrebbe fare, ma avere difficoltà a mettere in pratica quel comportamento nel momento giusto.

Grazie per aver letto Atipiche anche questa settimana, a presto!

Un abbraccio,

Anna

Read the original on atipiche.substack.com

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