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Atipiche · Apr 20, 2026

Che vergogna!

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Anna Castiglioni · Atipiche

Qualche giorno fa, mio marito mi ha condiviso una scoperta fatta nell’ultima seduta di psicoterapia: “La verità è che mi vergogno”. Il suo stupore di fronte a questa presa di coscienza mi ha sorpreso. Sarà che la vergogna è sempre stata una costante della mia vita, di certo non credevo fosse così difficile da riconoscere. E allora ho approfondito il tema, da brava ADHD.

Ho scoperto così tante cose sulla vergogna da dedicarle un’intera uscita di Atipiche. Vi stupirete anche voi rispetto a quanto c’è da sapere su di lei.

La premessa doverosa è la differenza tra colpa e vergogna: la prima riguarda ciò che si è fatto (o non fatto), la seconda riguarda ciò che si pensa di essere. Ai propri occhi e agli occhi degli altri. La colpa ha a che fare con l’agito e il comportamento, la vergogna con l’identità. Sono due modi di sentire e percepire il disagio in modo nettamente diverso.

La vergogna è un’emozione complessa e profondamente sociale. In psicologia viene definita come un sentimento doloroso legato alla percezione di essere inadeguati, difettosi o non all’altezza agli occhi degli altri o di sé stessi.

La vergogna è un sentire comune, su questo non vi è dubbio. Come tutte le emozioni è universale, può cambiare solo forma in base al contesto culturale e ambientale. Succede però che alle persone ADHD si appiccichi addosso come un marchio di fabbrica, come se nel pacchetto neuroevolutivo dato in dotazione alla nascita fosse inclusa la vergogna. Perché allora nei manuali diagnostici e negli studi clinici non è quasi mai menzionata? Per la natura di questa emozione.

La vergogna tende a nascondersi. A differenza delle emozioni di base come la rabbia, che porta all’azione, o alla tristezza, che cerca il conforto, la vergogna porta al ritiro. Chi la prova spesso evita di parlarne proprio perché - spoiler - teme il giudizio. Questo la rende meno visibile, anche nella ricerca.

Un altro motivo per cui non se ne parla è che viene spesso confusa con altre emozioni. Quando si parla di ADHD si citano speso la disregolazione emotiva, la bassa autostima, l’ansia sociale, la depressione, lo scarso senso di autoefficacia, ma quasi mai la vergogna. Eppure, tutto l’elenco precedente è proprio il terreno fertile per la vergogna.

La ripetizione degli insuccessi quotidiani causati dall’ADHD genera conseguenze a cascata con ripercussioni più o meno drammatiche. Se accumulo dimenticanze, ritardi, errori evitabili (solo in apparenza), incomprensioni e compiti lasciati a metà, succede che a fine giornata mi sento sbagliata, non vittima di un funzionamento neuronale differente. Immaginate se poi non sono neanche diagnosticata, sentirsi in difetto è la regola da che ho memoria.

Quegli stessi insuccessi quotidiani vengono passati al vaglio anche dall’impietoso giudizio degli altri. Di solito succede che il feedback esterno a noi sia ancora meno indulgente del nostro giudizio e che le dimenticanze siano lette come menefreghismo, i ritardi come pigrizia, gli errori come incompetenza, le incomprensione come disinteresse e i compiti lasciati a metà come trascuratezza. Ed è un attimo moralizzare i sintomi ADHD. Non è quello fai, sei proprio tu il problema.

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Basterebbero solo queste premesse per capire il legame a doppio filo tra ADHD e vergogna. Ma non ci basta, quindi ci aggiungiamo la sensibilità al rifiuto e alla critica, la disregolazione emotiva e l’impulsività, che ci fanno agire o reagire spesso in modo plateale, discontinuo e inopportuno, causandoci enorme sofferenza e, appunto, vergogna. Il primo pensiero non è “ho disturbo del neurosviluppo che rende alcune funzioni più faticose”, ma “c’è qualcosa che non va in me”. Anche quando hai una diagnosi, anche se fai psicoeducazione, anche mentre ti sforzi ogni giorno di gestire i sintomi.

Dal punto di vista neuroscientifico, la vergogna coinvolge le aree legate alla consapevolezza di sé e alla valutazione sociale, come la corteccia prefrontale e le reti coinvolte nell’elaborazione del giudizio altrui. Questo conferma che non è un’emozione “di base”, ma una emozione autocosciente, che richiede la capacità di vedersi attraverso lo sguardo degli altri.

Dal punto di vista neuroscientifico, la vergogna coinvolge le aree legate alla consapevolezza di sé e alla valutazione sociale, come la corteccia prefrontale e le reti coinvolte nell’elaborazione del giudizio altrui. Questo conferma che non è un’emozione di base, ma un’emozione autocosciente, che richiede cioè una riflessione su di sé.

È anche per questo che può essere così intensa e pervasiva: non riguarda solo un errore, ma il senso di valore personale. Che, per chi è ADHD, è spesso faticoso da trovare.

Anche quest’anno è arrivato il momento di consigliare posti belli in mezzo alla natura dove lasciare andare lo sguardo e godere della bellezza primaverile. Abbiamo bisogno di rallentare, anche se la stagione potrebbe suggerire il contrario, e connetterci con luoghi che non abbiano cemento, traffico o schermi.

Qui qualche suggerimento generico, perché immagino che non tutte e tutti abitino in Val Padana:

  • Oasi WWF - sono sparse per tutta Italia e sono tutte aree protette. Di solito l’accesso non è libero, ma nei week-end e nei festivi organizzano visite guidate, laboratori e giornate in cui rimettono in libertà animali selvatici salvati dai CRAS.

  • Luoghi del FAI - i luoghi del cuore FAI hanno il vantaggio di unire cultura e natura, un binomio non così scontato.

  • Orti botanici: ogni città che si rispetti ne ha uno, solitamente sottovalutato e poco conosciuto. Rimarrete sorpresi dalla varità di flora che vi si parrà davanti agli occhi.

  • Oasi Zegna: si trova a Biella, una delle mie città del cuore. Se siete nei dintorni vale una visita.

  • Se abitate nel centro Italia non potete perdervi il Giardino dei Tarocchi e il Sacro Bosco di Bomarzo.

  • Parchi Nazionali: ne trovate di ogni genere e a ogni altitudine.

In mancanza di voglia o vicinanza a parchi e oasi elencate, buttatevi nel primo parco vicino casa che trovate. Persino Milano ne ha di bellissimi, quindi non avete scuse.

Ogni settimana scegliamo una parola che racconta il mondo Atipiche.

Flessibilità cognitiva: è la capacità di adattare pensieri e comportamenti quando le situazioni cambiano. Nell’ADHD può essere ridotta: diventa più difficile cambiare strategia, passare da un compito all’altro o gestire imprevisti. Anche prendere decisioni che possono sembrare banali può essere complicato: stasera mangio pasta o riso? Per poi decidere di non mangiare del tutto, perché scegliere tra le due opzioni sembra un compito insormontabile. Non è mancanza di impegno, ma una caratteristica legata alle funzioni esecutive.

Grazie per aver letto anche oggi Atipiche!

Un abbraccio

Anna

Read the original on atipiche.substack.com

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