Ciao!
In questo episodio di SPAM, con Ilaria parliamo della lotta della Gen Z contro il fast fashion per poi atterrare, con Giada, in Thailandia, dove i giovani provano a ritagliarsi uno spazio nel panorama politico del Paese. Lorenzo ci spiega l’importanza e il potere della rappresentazione, soprattutto per i giovani e soprattutto in Africa. Infine, Alice ci racconta dell’impegno per il sociale dei giovani influencer argentini e Sara dell’inquietante allentamento delle norme contro lo sfruttamento del lavoro minorile negli Stati Uniti.
Iniziamo!
Alcuni giorni fa, alcuni attivisti di Extinction Rebellion, tra cui moltissimi giovani, si sono sdraiati in segno di protesta di fronte al pop up store di Shein a Parigi, bloccando il traffico.
L'obiettivo era convincere le persone a non fare acquisti da Shein, per «l'impatto sociale, ecologico e sulla salute della multinazionale». I dati parlano chiaro: secondo un rapporto delle Nazioni Unite, l'industria della moda produce dall'8% al 10% di tutte le emissioni globali di CO2, guadagnandosi un posto tra le peggiori industrie a livello di sostenibilità.
Con il tempo i giovani sono diventati sempre più consapevoli delle responsabilità del settore. La Generazione Z è infatti sempre più attenta alla questione, al punto che è opportuno chiedersi: potrebbe essere proprio la Gen Z a decretare la fine del fast fashion?
di Ilaria Sacco
Domenica scorsa si sono tenute le elezioni in Thailandia. Tra i partiti candidati, nelle ultime settimane si è parlato soprattutto del partito progressista Move Forward, erede di Future Forward sciolto nel 2019 dalla Corte costituzionale thailandese. Il partito rappresenta quella che i thailandesi stessi definiscono una “generazione perduta”, ovvero una generazione di giovani che per anni ha vissuto sotto governi autoritari guidati da militari appoggiati dalla monarchia. Tre anni fa, le proteste guidate dai giovani avevano travolto la nazione del sud-est asiatico chiedendo riforme democratiche e costituzionali per frenare i poteri del re.
Nonostante le proteste furono duramente represse dalla polizia, queste portarono alla nascita di un movimento di giovani cosiddetti “taa sawang”, che in thailandese significa “con gli occhi aperti”, e quindi di una generazione che vuole affrontare temi importanti che per i loro genitori erano tabù. Infatti, anche se gli under 30 presenti nel Paese sono poco più del 15% dei 50 milioni di elettori chiamati alle urne, le stesse persone che manifestarono tre anni fa adesso girano di quartiere in quartiere sulla propria bicicletta, indossando magliette arancioni e collane di fiori al collo, nel tentativo di cambiare il Paese e di portare il partito Move Forward alla vittoria.
Se ti interessa approfondire la notizia, puoi cliccare qui e qui.
di Giada Zagnoni
In un continente che sta attraversando un'enorme crescita demografica e che sta sviluppando e rafforzando- non senza inciampi- giovani governi e istituzioni democratici, i media ricoprono un ruolo sempre più importante nella vita pubblica. Il giornalismo, se praticato in maniera libera, corretta e sostenibile, può aiutare fasce di popolazione tradizionalmente marginalizzate, come quella dei giovani, a raccontare le proprie storie e affermare la propria presenza nella società. In questo modo contenuto e rappresentazione possono contribuire alla creazione di una società più attiva, informata e inclusiva.
Clicca qui per saperne di più sul ruolo del giornalismo sostenibile in Africa.
Parlando di rappresentazione, i videogiochi si stanno ritagliando un ruolo sempre più importante in questo contesto. Questi ultimi danno il senso di poter lasciare la realtà ed entrare in un mondo totalmente diverso con un fortissimo potenziale di coinvolgimento emotivo: qualcosa di difficile da raggiungere anche con un film o un libro. Per questo Teddy Kossoko, un giovane imprenditore della Repubblica Centrafricana, ha scelto proprio i videogiochi come canale per sfatare una serie di mito riguardanti l’Africa. Unendo le sue passioni, la programmazione e la storia, è riuscito a dare spazio a chi non aveva voce nel continente.
Clicca qui per leggere la sua storia.
di Lorenzo Vertemati
Gli influencer argentini stanno facendo la differenza sui social: sfruttando la loro visibilità sulle piattaforme digitali riescono a diffondere coscienza ed esprimere il loro impegno per cause sociali e ambientali. Si tratta di influencer che, oltre alla loro carriera, portano avanti cause solidali, parlando alle generazioni più giovani di temi che vanno dalla politica al sociale.
Tra gli altri, troviamo la cantante vegana e attivista per l'ambiente Connie Isla, Lino Hassan, influencer e fondatore della ONG Influos che ha lo scopo di sensibilizzare tramite contenuti audiovisivi riguardo tematiche sociali e ambientali, e Santi Maratea, conosciuto come il "Robin Hood delle reti", riconosciuto da Forbes come uno dei 10 digital creator più influenti in Argentina nel 2023.
In particolare Santi Maratea è conosciuto per riuscire a raccogliere fondi ingenti per promuovere diverse cause sociali, personali e collettive, come per esempio la mobilitazione degli studenti argentini per l’evento riconosciuto come il “Faltazo Masivo Cultural” del 2018. Tramite i social, l’influencer ha attivato tutti gli studenti che sentivano di non essere ascoltati dalle istituzioni, riunendo più di 500 giovani nel Parque Centenario a Buenos Aires per discutere di politiche educative e miglioramenti nel sistema scolastico.
Per saperne di più, puoi leggere qui un articolo del Clarín.
di Alice Spada
Al Congresso degli Stati Uniti è stata proposta una legge per consentire ai ragazzi di 16/17 anni di poter svolgere delle mansioni all’interno dell’industria del legname, una delle più “mortali” nell’ambiente lavorativo statunitense.
Un articolo del Guardian (ripubblicato recentemente su Internazionale) racconta di come negli Stati Uniti stia avvenendo un lento smantellamento delle norme a tutela dei minori e contro lo sfruttamento minorile a scopo lucrativo.
Per dare un po’ di dati: secondo l’Istituto di Politica Economica (EPI), nell’ultimo anno Il numero di minori impiegati in violazione delle leggi sul lavoro minorile è aumentato del 37% ( del 283% rispetto al 2015). In più, secondo il rapporto “Death on the Job”, solo nel 2021 sono morti 350 lavoratori under 25. Un futuro tranciato via da norme sul lavoro abusive.
Di fatto, negli Usa, sono già 10 gli Stati che hanno proposto o approvato leggi per ridurre le protezioni del lavoro minorile. Una tendenza condivisa in particolare dagli Stati a guida repubblicana. Manodopera minorile? Nella terra del “sogno americano” non sembra più essere una prospettiva così assurda.
Se vuoi leggere l’articolo completo, questo è il link del Guardian. L’autore dell’articolo, Michael Sainato, si occupa delle condizioni dei lavoratori e potrai trovare altri articoli su questo tema nella sua pagina autore.
di Sara Varcounig Balbi
SPAM finisce qui per oggi.
Al prossimo episodio! 👋
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