Cultura di Hallstatt
La cultura di Hallstatt (circa 1200 a.C. - 450 a.C.) è stata la principale cultura dell'Europa centrale e occidentale nella tarda età del bronzo (dal XII all'VIII secolo a.C., fasi Hallstatt A e B) e agli inizi dell'età del ferro (dall'VIII al VI secolo a.C., fasi Hallstatt C e D). Si sviluppò a partire dalla cultura dei campi di urne e in gran parte del suo territorio fu seguita dalla cultura di La Tène. È comunemente associata a popolazioni di lingua protoceltica.[1][2]
Prende il nome dal suo sito tipo, la cittadina di Hallstatt, sul lago omonimo nel Salzkammergut austriaco, a sud-est di Salisburgo, dove si trovava una ricca miniera di sale e sono note circa 1300 sepolture, molte con corredi pregiati.[3] I materiali di Hallstatt sono stati classificati in quattro periodi, indicati da "Hallstatt A" a "Hallstatt D". Entro il VI secolo a.C. la cultura si era estesa a vasti territori, articolandosi in due zone, orientale e occidentale, che insieme coprivano gran parte dell'Europa centrale e occidentale fino alle Alpi e all'Italia settentrionale; parti della Gran Bretagna e della penisola iberica rientrano nella sua massima espansione.
L'economia era fondata sull'agricoltura, ma la metallurgia era assai progredita e, verso la fine del periodo, il commercio a lunga distanza, sia interno all'area sia con le culture del Mediterraneo, acquistò un peso economico rilevante. Le distinzioni sociali divennero sempre più marcate, con l'emergere di classi elevate di capi e guerrieri.[4]
Il sito di Hallstatt
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La comunità di Hallstatt era atipica rispetto alla cultura circostante, prevalentemente agricola, perché la sua economia fiorente sfruttava le miniere di salgemma della zona. Sfruttate a fasi alterne fin dal Neolitico, le miniere conobbero un picco di attività tra l'VIII e il V secolo a.C. Il sale, indispensabile ovunque per la conservazione dei cibi, alimentava intensi scambi commerciali. Nelle gallerie il sale ha conservato numerosi materiali organici come tessuti, legno e cuoio, e molti oggetti abbandonati, tra cui calzature e zaini dei minatori, si sono preservati in buone condizioni.[5]
Nel 1846 Johann Georg Ramsauer, direttore delle locali miniere, scoprì una grande necropoli preistorica; gli scavi proseguirono nella seconda metà del XIX secolo a opera dell'Accademia delle scienze di Vienna. In tutto vennero riportate alla luce oltre mille tombe (circa 1045 quelle scavate da Ramsauer), per un totale stimato di circa 2000 individui.[3] A differenza di quanto avviene presso i grandi insediamenti, a Hallstatt non è stata individuata alcuna sepoltura "principesca", né è stato finora trovato l'abitato corrispondente, forse coperto dal villaggio moderno. Le tombe variano notevolmente per numero e ricchezza dei corredi, ma un'alta percentuale contiene oggetti che indicano un tenore di vita ben superiore alla semplice sussistenza.
L'attività principale nel sito sembra essersi conclusa attorno al 500 a.C., per ragioni non chiare, e molte tombe furono saccheggiate probabilmente in quel periodo. Le miniere, ormai molto profonde, cedettero il posto a quelle vicine di Hallein e del Dürrnberg, finché, verso la metà del IV secolo a.C., una grande frana distrusse i pozzi ponendo fine all'estrazione.[6]
Nella necropoli le sepolture a inumazione sono di poco più numerose di quelle a incinerazione.
Cronologia e fasi
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Il sito diede il nome alla fase più antica dell'età del ferro nella bipartizione dell'età del ferro europea (periodo di Hallstatt e successivo periodo di La Tène) proposta nel 1872 dall'archeologo svedese Hans Hildebrand. La suddivisione in quattro fasi, da "Hallstatt A" a "Hallstatt D", si deve invece all'archeologo tedesco Paul Reinecke, che nel 1902 la elaborò a partire dai rinvenimenti della Germania meridionale.[7]
- Hallstatt A e Hallstatt B (circa 1200-800 a.C.) corrispondono alla tarda età del bronzo e alla cultura dei campi di urne
- Hallstatt C (circa 800-620 a.C.) segna gli inizi dell'età del ferro, con la comparsa delle prime spade in ferro accanto a quelle in bronzo
- Hallstatt D (circa 620-450 a.C.) è caratterizzata, nella zona occidentale, dal prevalere del pugnale sulla spada; a essa risalgono le più ricche tombe principesche
La fase Hallstatt D è stata ulteriormente suddivisa in tre sottofasi (D1-D3), riferite alla sola zona occidentale e basate soprattutto sulla forma delle fibule.[8]
La datazione radiocarbonica di questo periodo è resa difficile dal cosiddetto "altopiano di Hallstatt", un fenomeno per cui le date al radiocarbonio comprese tra il 750 e il 400 a.C. non sono distinguibili tra loro; la cronologia si è quindi basata soprattutto sulla dendrocronologia e sulla datazione relativa. Per l'inizio della fase Hallstatt C, il legno di una tomba a carro di Wehringen, in Baviera, ha fornito una datazione solida al 778 ± 5 a.C.[9] Per convenzione l'inizio del periodo di Hallstatt resta fissato all'arrivo della tecnologia di lavorazione del minerale di ferro, attorno all'800 a.C.
Geografia e diffusione
[modifica | modifica wikitesto]Si distinguono in genere due aree culturalmente distinte, una orientale e una occidentale, con differenze nei riti funerari, nei tipi di corredo e nello stile artistico. Nella zona occidentale i membri dell'élite venivano sepolti con spada (Hallstatt C) o pugnale (Hallstatt D) e sono attestate le sepolture su carro; nella zona orientale la sepoltura avveniva con l'ascia e i guerrieri sono spesso deposti con elmo e corazza.[10] La linea di divisione approssimativa tra le due aree corre da nord a sud attraverso la Boemia centrale e la Bassa Austria, per poi seguire il margine orientale e meridionale delle Alpi.
L'area occidentale comprende la Francia nord-orientale (Borgogna, Franca Contea, Champagne, Lorena, Alsazia), la Svizzera settentrionale, la Germania meridionale (Svevia e Baviera), la Boemia occidentale e l'Austria occidentale. L'area orientale comprende l'Austria orientale, la Moravia, la Slovacchia sud-occidentale, l'Ungheria occidentale, la Slovenia, la Croazia settentrionale e parti di Serbia, Polonia sud-occidentale e Bulgaria. Scambi commerciali, diffusione culturale e alcuni movimenti di popolazione portarono il complesso culturale di Hallstatt, nella sua forma occidentale, fino alla Gran Bretagna, all'Irlanda e alla metà orientale della penisola iberica.
Contatti commerciali
[modifica | modifica wikitesto]Il commercio con la Grecia è attestato dal ritrovamento di ceramica a figure nere attica nelle tombe più ricche delle fasi più tarde; l'importazione avveniva probabilmente attraverso la colonia di Massalia (Marsiglia).[11] Tra gli altri beni di lusso importati vi erano l'ambra, l'avorio e probabilmente il vino; dal sud giungeva anche una tintura rossa ricavata dalla cocciniglia (kermes), rinvenuta a Hochdorf. Tra le importazioni più notevoli si contano il cratere di Vix (il più grande vaso metallico dell'antichità classica occidentale conosciuto), il lebete etrusco di Sainte-Colombe-sur-Seine, l'hydria greca di Grächwil e il calderone greco di Hochdorf.[11]
Sono attestate inoltre importazioni di lussuose opere toreutiche dall'Etruria. Alcuni ritrovamenti avevano fatto pensare all'importazione di tessuti di seta dall'oriente, ma analisi più recenti hanno smentito questa ipotesi.
Insediamenti e sedi principesche
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Gli insediamenti maggiori erano per lo più fortificati, posti in altura, e comprendevano spesso officine di fabbri del bronzo, dell'argento e dell'oro. I siti centrali sono definiti "sedi principesche" (Fürstensitze) e sono caratterizzati da residenze dell'élite, sepolture ricche, edifici monumentali e fortificazioni. Alcuni di questi centri sono stati descritti come proto-urbani e come "le prime città a nord delle Alpi".[12]
Siti tipici di questo genere sono la Heuneburg, nell'alta valle del Danubio, circondata da nove grandi tumuli, e il Mont Lassois, nella Francia orientale presso Châtillon-sur-Seine, ai cui piedi si trova la ricchissima tomba di Vix.[11] La Heuneburg è stata identificata con la città celtica di Pyrene, menzionata da Erodoto intorno al 450 a.C.[13] Altri siti importanti sono il Glauberg, l'Hohenasperg e l'Ipf in Germania, il Burgstallkogel in Austria e Molpír in Slovacchia. La maggior parte degli abitati era però costituita da villaggi assai più piccoli. Alla fine del periodo di Hallstatt molti grandi centri furono abbandonati e si tornò a un modello insediativo più decentrato; i centri urbani sarebbero riemersi nell'Europa temperata solo nel III e II secolo a.C., in età La Tène.[12]
Le costruzioni monumentali come il "palazzo" di Vix dimostrano una padronanza della geometria e della carpenteria capace di liberare vasti spazi interni.[14]
Riti funerari e tumuli principeschi
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Nelle regioni centrali della cultura di Hallstatt, verso la fine del periodo (fase D), si rinvengono tombe molto ricche di individui di alto rango sotto grandi tumuli, in prossimità di abitati fortificati d'altura. I tumuli presentano una camera, in alcuni casi piuttosto ampia, rivestita di legno, con il corpo e il corredo disposti nell'ambiente. Sono attestate diverse sepolture su carro a quattro ruote, tra cui quelle di Býčí Skála ("Roccia del Toro") nella Repubblica Ceca, di Vix, Sainte-Colombe-sur-Seine e Lavau in Francia, e di Hochdorf e del Magdalenenberg in Germania. Un modello di carro in piombo è stato rinvenuto a Frög, in Carinzia.[15] Il Magdalenenberg, presso Villingen-Schwenningen, la cui tomba centrale è datata per via dendrocronologica al 616 a.C., è considerato con i suoi 33.000 metri cubi il più grande tumulo del periodo di Hallstatt dell'Europa centrale.[16]
I corredi comprendono vasellame ceramico e bronzeo, armi, elaborati gioielli di bronzo e oro e, raramente, stele scolpite come il celebre guerriero di Hirschlanden. Nelle tombe di rango della zona occidentale i pugnali che sostituirono in gran parte le spade non erano probabilmente vere armi, ma insegne di rango, usate anche a tavola.[8]
Struttura sociale
[modifica | modifica wikitesto]La cultura materiale della zona occidentale di Hallstatt sembra aver garantito un equilibrio sociale ed economico stabile. La fondazione di Marsiglia e la penetrazione dell'influenza greca ed etrusca dopo il 600 a.C. circa determinarono rapporti commerciali a lunga distanza lungo la valle del Rodano, che innescarono trasformazioni sociali e culturali negli insediamenti a nord delle Alpi. Emersero potenti capi locali che controllavano la redistribuzione dei beni di lusso provenienti dal mondo mediterraneo.[4]
Analisi del DNA antico hanno fornito indizi dell'esistenza di "élite dinastiche" durante il periodo di Hallstatt.[17] Verso la fine della fase D la vita, in apparenza prospera e in gran parte pacifica, subì una brusca interruzione, forse un vero collasso, di cui le cause restano incerte: grandi insediamenti come la Heuneburg e il Burgstallkogel furono distrutti o abbandonati, cessarono le ricche sepolture a tumulo e quelle antiche vennero saccheggiate. Vi fu probabilmente un rilevante spostamento di popolazione verso ovest, e la successiva cultura di La Tène sviluppò nuovi centri a occidente e a settentrione.[18]
Arte
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Almeno le fasi più tarde dell'arte di Hallstatt della zona occidentale sono generalmente considerate il primo periodo dell'arte celtica.[10] La decorazione è per lo più geometrica e lineare, ed è meglio documentata sui pregevoli manufatti metallici dei corredi. Gli stili differiscono soprattutto tra ovest ed est: nella zona orientale compaiono più figure umane ed elementi narrativi. Gli animali, con la selvaggina acquatica tra i soggetti preferiti, sono spesso inclusi come parte di altri oggetti, mentre nella zona occidentale mancano quasi del tutto scene narrative come quelle di combattimento.
Le scene narrative della zona orientale, a partire dalla fase C, sono generalmente ricondotte all'influsso dell'arte delle situle dell'Italia settentrionale e dell'alto Adriatico, dove questi secchielli di bronzo cominciarono a essere decorati a fasce con figure in centri di area etrusca. La moda delle situle decorate si diffuse verso nord a partire dal 600 a.C. circa e sopravvisse fino al 400 a.C. circa; la situla di Vače è un esempio sloveno dell'ultima fase.[19] Tra gli oggetti più straordinari, unici nel loro genere, figurano il carro cultuale di Strettweg e il guerriero di Hirschlanden.
Tecnologia
[modifica | modifica wikitesto]Sporadici manufatti in ferro erano comparsi nell'Europa centrale e occidentale già alcuni secoli prima dell'800 a.C. Inizialmente il ferro era piuttosto raro e prezioso, talvolta impiegato come materiale di prestigio per gioielli; le spade in ferro divennero più comuni dopo l'800 a.C. circa, epoca a cui risale anche la produzione di acciaio nell'ambito della fabbricazione delle spade.[20] La notevole uniformità dei carri a ruote raggiate in tutta l'area di Hallstatt indica una certa standardizzazione dei metodi di produzione, che comprendevano tecniche come la tornitura; in questo periodo comparve anche il tornio da vasaio.[21] L'uso di tavolame e di grosse travi squadrate presuppone l'impiego di lunghe lame da sega e forse della segatura a due uomini.[22]
Iscrizioni
[modifica | modifica wikitesto]Da alcuni siti della cultura di Hallstatt provengono poche iscrizioni. Segni o simboli incisi su utensili di ferro dall'Austria (fase C, 800-650 a.C. circa) mostrano continuità con quelli dell'età del bronzo e sono ritenuti connessi all'attività mineraria e al commercio dei metalli. Iscrizioni su situle o calderoni della necropoli di Hallstatt, databili tra l'800 e il 500 a.C. circa, sono state interpretate come numerali, lettere o parole, forse in rapporto con la scrittura etrusca o italica antica.[23] Un graffito su un frammento ceramico di produzione locale da Montmorot, nella Francia orientale (fine VII - metà VI secolo a.C.), è stato identificato come gallico o lepontico.[24]
Calendario
[modifica | modifica wikitesto]Alcuni studiosi hanno ipotizzato che grandi tumuli come quelli del Glauberg e del Magdalenenberg, in Germania, presentassero strutture allineate con il lunistizio maggiore. In particolare l'archeologo Allard Mees ha proposto di interpretare la disposizione delle sepolture del Magdalenenberg come la rappresentazione di costellazioni e il tumulo stesso come un calendario lunare che avrebbe consentito di prevedere le eclissi di Luna.[16] Si tratta però di ipotesi molto discusse tra gli studiosi, criticate da alcuni per l'insufficienza delle prove.
Archeogenetica
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Damgaard e collaboratori (2018) hanno analizzato i resti di un uomo e di una donna sepolti in una necropoli della cultura di Hallstatt presso Litoměřice, nella Repubblica Ceca, databili tra il 600 e il 400 a.C. circa. L'uomo apparteneva all'aplogruppo paterno R1b e a quello materno H6a1a, la donna all'aplogruppo materno HV0.[25]
Brunel e collaboratori (2020) hanno analizzato individui dell'età del ferro della Francia settentrionale, ai margini occidentali del mondo celtico. Cinque di essi, provenienti dalla Normandia e riferibili alla fase di Hallstatt C e all'inizio della cultura di La Tène (tra l'VIII e il V secolo a.C.), comprendevano un uomo, appartenente all'aplogruppo del cromosoma Y G2a e a quello mitocondriale J1c-16261, e quattro donne, con aplogruppi mitocondriali K1a2a, J1c2o, H7d e U5a1a1. Gli individui francesi dell'età del ferro mostravano continuità genetica con la precedente cultura del vaso campaniforme e possedevano circa il 50% di ascendenza delle steppe.[26]
Fischer e collaboratori (2022) hanno esaminato 49 genomi provenienti da 27 siti dell'età del bronzo e dell'età del ferro in Francia, riscontrando una forte continuità genetica tra i due periodi, in particolare nella Francia meridionale. I campioni della Francia settentrionale e di quella meridionale risultavano molto omogenei; quelli settentrionali si distinguevano per livelli più elevati di ascendenza delle steppe e per affinità con la Gran Bretagna, quelli meridionali per legami con i Celtiberi della penisola iberica. Il lignaggio paterno di gran lunga più diffuso era l'R1b, con le subcladi U152, L21 e DF27 del ramo R-P312, accanto a minoranze degli aplogruppi I1, I2 e G2a; il lignaggio materno più comune era l'H. I campioni dell'età del ferro somigliavano alle popolazioni odierne di Francia, Gran Bretagna e Spagna e, nel complesso, i gruppi gallici dell'età del ferro in Francia risultavano derivati in larga misura dalle popolazioni locali dell'età del bronzo.[27]
Gretzinger e collaboratori (2024) hanno esaminato 31 individui della cultura di Hallstatt della Germania meridionale (odierno Baden-Württemberg), databili tra il 616 e il 200 a.C.: la maggior parte proviene dal tumulo del Magdalenenberg presso Villingen (17 individui), gli altri dalle sepolture principesche di Eberdingen-Hochdorf, di Asperg-Grafenbühl e di Ludwigsburg-Römerhügel, dalla Heuneburg e dai siti di Langenenslingen-Alte Burg e Ditzingen-Schöckingen. Lo studio ha rilevato che il pool genetico del cromosoma Y è dominato dai lignaggi R1b-M269 e G2a-P303, con il sottoaplogruppo G2a-L497 che rappresenta il 37% degli aplotipi del campione; il resto del pool paterno è costituito da R1b, dal livello di R-M269 fino a quello di R-P312 (con un individuo del ramo R-U106), e da singoli casi degli aplogruppi I2a e J2b-L283. Lo studio ha inoltre documentato una successione dinastica tra le prime élite celtiche dell'Europa centrale: il principe di Hochdorf e quello di Asperg, sepolti a circa 10 km di distanza, risultano imparentati con ogni probabilità come zio e nipote (la sorella del primo era la madre del secondo), come conferma l'aplogruppo mitocondriale J1b1a1 condiviso da entrambi. Ciò è indizio di una trasmissione del potere per via biologica, in parte per linea materna.[17]
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Venceslas Kruta, The Celts, Thames and Hudson, 1991, pp. 89-102.
- ↑ (EN) David Stifter, Old Celtic Languages (PDF), 2008, p. 24.
- 1 2 Megaw e Megaw 2001, p. 26.
- 1 2 (EN) Ruth Megaw, Vincent Megaw, Celtic Art, Thames and Hudson, 2001, ISBN 0-500-28265-X.
- ↑ (EN) Jane McIntosh, Handbook to Life in Prehistoric Europe, Oxford University Press, 2009, p. 88, ISBN 978-0-19-538476-5.
- ↑ (DE) D. Ehret, Das Ende des hallstattzeitlichen Bergbaus, in A. Kern, K. Kowarik, A. W. Rausch, H. Reschreiter (a cura di), Salz-Reich. 7000 Jahre Hallstatt, Vienna, VPA 2, 2008, p. 159, ISBN 978-3-902421-26-5.
- ↑ (DE) Paul Reinecke, Zur Chronologie der 2. Hälfte des Bronzealters in Süd- und Norddeutschland, in Korrespondenzblatt der Deutschen Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte, vol. 33, 1902, pp. 17-22, 27-32.
- 1 2 Megaw e Megaw 2001, p. 40.
- ↑ (DE) Michael Friedrich, Hening Hilke, Dendrochronologische Untersuchung der Hölzer des hallstattzeitlichen Wagengrabes 8 aus Wehringen, in Bayerische Vorgeschichtsblätter, vol. 60, Monaco di Baviera, 1995.
- 1 2 Megaw e Megaw 2001, p. 30.
- 1 2 3 Megaw e Megaw 2001, pp. 39-43.
- 1 2 (EN) Manuel Fernández-Götz, Urbanization in Iron Age Europe: Trajectories, Patterns, and Social Dynamics, in Journal of Archaeological Research, vol. 26, n. 2, 2018, pp. 117-162, DOI:10.1007/s10814-017-9107-1.
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- ↑ (EN) Peter de Barros Damgaard et al., 137 ancient human genomes from across the Eurasian steppes, in Nature, vol. 557, n. 7705, 2018, pp. 369-373, DOI:10.1038/s41586-018-0094-2.
- ↑ (EN) Samantha Brunel, E. Andrew Bennett et al., Ancient genomes from present-day France unveil 7,000 years of its demographic history, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 117, n. 23, 2020, pp. 12791-12798, DOI:10.1073/pnas.1918034117.
- ↑ (EN) Claire-Élise Fischer et al., Origin and mobility of Iron Age Gaulish groups in present-day France revealed through archaeogenomics, in iScience, vol. 25, n. 4, 2022, DOI:10.1016/j.isci.2022.104094.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ruth Megaw, Vincent Megaw, Celtic Art, Londra, Thames and Hudson, 2001, ISBN 0-500-28265-X.
- Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza, Roma, Newton & Compton, 2003, ISBN 88-8289-851-2.
- Jane McIntosh, Handbook to Life in Prehistoric Europe, Oxford, Oxford University Press, 2009, ISBN 978-0-19-538476-5.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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