A un certo punto pensavo di aver deciso di mettere da parte anche i libri di cucina. Erano mesi che non li aprivo. Li vedevo lì, allineati, presenti ma silenziosi, come qualcosa che non mi apparteneva più del tutto. Avevo accantonato, quasi senza accorgermene, la voglia di scoprire nuove ricette, di provare, di sbagliare, di perfezionare piatti dal gusto discutibile o di adattarli agli ingredienti che riesco a trovare qui. Perché la verità è che difficilmente potrò assaporare davvero certi dolci tipici regionali. A meno di spendere un capitale in spedizioni o di aver fatto scorta tornando in Italia, immaginare di trovare alcuni prodotti è spesso una vana speranza. E allora, poco alla volta, ho smesso di cercare.
Così, anche se controvoglia, ho deciso di fare una controllata ai libri. L’idea era semplice: sistemarli, catalogarli e iniziare una cernita, mettere da parte quelli che non sentivo più miei e fare spazio anche lì, dove da tempo non entravo più davvero. All’inizio è stato quasi automatico. Li ho presi, spostati, divisi. Ho creato pile, come avevo fatto con le teglie. Tenere, forse, lasciare andare. Un gesto pratico, almeno in apparenza.
Poi ho iniziato a sfogliarli. Non per leggere davvero, ma per confermare le mie scelte, per essere sicura. E lì qualcosa si è fermato. Pagina dopo pagina, non vedevo solo ricette. Riconoscevo un tempo, un modo di stare nelle cose, una versione di me che passava ore in cucina senza pensarci troppo, che provava, che si ostinava anche quando qualcosa non riusciva, che cercava sapori da ricreare e altri da inventare. Ho provato una nostalgia improvvisa, piena, una tristezza difficile da spiegare per qualcosa che, in fondo, è fatto solo di carta. Ma non era per i libri. Era per quel periodo, per quella che ero allora.
E insieme alla malinconia è arrivata una consapevolezza più silenziosa: so che non tornerà più nello stesso modo. È stato in quel momento che l’idea di lasciarli andare ha perso completamente senso. Non perché mi servano adesso, non perché li userò domani, ma perché in quelle pagine c’è qualcosa che non voglio forzare, né perdere. È come se una parte di me volesse conservarli in attesa, non di tornare indietro, ma di trovare un altro modo, un altro tempo.
Alla fine ho rimesso tutto a posto, senza fare davvero una cernita, con una specie di promessa più che una decisione: quella di tornarci piano, senza obbligo, senza aspettative. Ma mi è rimasta addosso una domanda che non avevo previsto: si può provare dolore a sfogliare un libro? E per di più, un libro di ricette? Non ho una risposta precisa, so solo che, per adesso, è così.
E allora ho pensato che forse posso iniziare da qualcosa di più piccolo: scegliere un libro, uno solo, e sfogliarlo poco alla volta, senza arrivare in fondo, magari una ricetta alla volta. Vedere cosa succede. Se resta dolore, se cambia, se in qualche modo mi riavvicina a quel gesto che non è mai stato solo cucinare per nutrire il corpo, ma anche per prendermi cura di qualcosa di più difficile da nominare, di qualcosa che forse è ancora lì.
A presto,
Antonella
Grazie per aver letto Storie in viaggio . Se ti va di restare, puoi iscriverti gratuitamente o scegliere un abbonamento a pagamento per sostenere questo progetto.
Nel frattempo, condividilo con i tuoi amici! Grazie❤️

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.