Ieri ho passato la giornata a cercare di rimettere in ordine la casa e renderla un po’ più vivibile. Poi, un po’ esasperata dal vedere quanti lavori e progetti sono tutti lì, in standby, cioè fermi a data da destinarsi, mi sono rifugiata nel giardinaggio. “Giardinaggio” è una parola un po’ generosa, in realtà.
Sapevo che a metà settimana le temperature notturne sarebbero salite sopra lo zero e lo stavo aspettando come si aspetta una piccola tregua: niente freddo pungente al mattino, niente brina che si scioglie lentamente nelle prime ore del giorno. Qui, prima delle undici, le temperature sembrano quasi accettabili anche senza giacca.
E quindi, il mio giardinaggio consiste in cose molto meno poetiche: spazzare i sassolini che in inverno vengono sparsi sulla strada per evitare di scivolare con la macchina o peggio ancora mentre si cammina, raccogliere foglie, strofinare con una certa determinazione il muschio dai vialetti, e cercare di capire cosa far sopravvivere e cosa invece è semplicemente di passaggio.
A volte vedo in pieno inverno video di gente che scivola con una certa allegria per le strade ghiacciate di Stoccolma e tutti sembrano trovare la cosa divertente. Io, sinceramente, non ci trovo nulla di comico. Mi sembra più una di quelle situazioni in cui o svedese medio mostra empatia per la persona che cade. Probabilmente è un modo di socializzare in città. Io però vivo un po’ più lontano da Stoccolma e preferirei evitare che una passeggiata si trasformi in una visita al pronto soccorso.
Quindi, tra una cosa e l’altra, mi ritrovo a estirpare erbacce ostinate con zappa e rastrello, cercando radici che non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Le peonie che ho comprato stanno già germogliando in casa, convinte che sia primavera anche fuori. Illuse. Tra qualche settimana capiranno la differenza, quando le metterò a dimora nel terreno.
E mentre tiro fuori radici e rovi, mi guardo intorno e penso ai social, a questi video dove le ristrutturazioni sembrano leggere, quasi eleganti, senza polvere e senza fatica. Io invece lì, a lottare con la terra come se fosse una trattativa personale.
E proprio lì, con le mani sporche, ho pensato ai social. A quei video dove le ristrutturazioni sembrano leggere, senza polvere e senza fatica. Io invece ero lì, a lottare con la terra come se fosse una trattativa personale. Mi sono chiesta se abbia senso mostrare questo: il disordine, la stanchezza, i capelli spettinati. Quando rientro in casa e mi guardo allo specchio, sembro una che ha appena litigato con un gatto.
Ho guardato il mio telefono, un piccolo catorcio tecnologico ormai, che mi segue perennemente a immortalare i miei progressi e i miei fallimenti, e ho pensato che per mostrarmi in video e pubblicare certe cose servirebbe una fotocamera migliore, oppure una cucina e una casa perfette.
Ma forse il punto non è il telefono. È solo una scusa per non volermi mostrare. E mi sono chiesta una cosa: ha senso mostrare proprio questo? Il disordine, la fatica, le mani sporche, le cose che non funzionano, senza mostrarmi? Forse no. Perché è anche questo che è la vita. Non solo quello che viene bene.
Oggi sento che voglio provare a mostrare non solo raccontarlo così com’è, senza levigare tutto. Una voce diversa, meno perfetta, più vera. Non perché sia migliore, ma perché è la mia.
E lo voglio dire prima di tutto a me stessa: la mia voce ha valore proprio perché è diversa. Proprio perché non è perfetta.
Scrivo queste righe perché spero che là fuori ci sia qualcun altro che non si rispecchia in tutta questa perfezione e che cerca solo un po’ di realtà. Non ho lezioni da dare, solo un modo mio di attraversare le giornate, tra una radice da strappare e uno stucco da sistemare.
D’altronde è sempre stato così. Quando ho aperto il blog anni fa, volevo solo raccontare i progressi della mia vita da expat in Svezia. Anche allora non avevo problemi a mostrare le difficoltà, i disastri, le cose che non funzionavano, soprattutto durante il rinnovo di quella vecchia scuola nel bosco. Eppure su una cosa rimanevo indietro: me stessa. Ero convinta che mostrarmi fosse superfluo, quasi inutile. Pensavo bastassero le cose, i risultati, i prima e dopo. Invece mi sbagliavo.
Sento il bisogno di far crescere questo spazio, ma a volte mi sembra difficile farlo da sola in un mondo che premia soprattutto ciò che è filtrato, ordinato, levigato, con uno scopo deciso a tavolino. E allora mi affido a questo modo di raccontare, semplice e imperfetto, sperando che possa arrivare a chi ne ha bisogno. Come un fiore secco in primavera: fuori stagione, fuori contesto, ma comunque vero.
Se questo mio modo di raccontare la vita vi arriva, se pensate che ci sia bisogno di un po’ più di “verità spettinata”, aiutatemi a condividere questo profilo con chi potrebbe apprezzarlo e, se vi va, scrivetemi anche perché mi seguite e cosa vi piace di questo spazio o quello del blog. Mi aiuterebbe davvero a capire chi sta dall’altra parte e cosa arriva davvero.
Non per rendere tutto più grande, ma per far sentire meno soli quelli che si riconoscono in queste piccole cose.
A volte, leggere “ci sto passando anche io” è l’unica cosa che consola davvero.
Voi cosa dite?
A presto, Antonella
Nel frattempo, condividilo con i tuoi amici! Grazie❤️

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