Aprile 2025: Viene mandato in onda il primo anime della storia in cui oltre il novantacinque per cento dei fotogrammi è stato generato da un’intelligenza artificiale. Twins Hinahima non ha fatto notizia soltanto per la sua stranezza tecnica: ha aperto una discussione che rimbalza ancora oggi tra gli studi di Tokyo, le redazioni di settore e le community di appassionati di tutto il mondo. L’IA è la soluzione ai problemi cronici dell’industria anime, oppure ne è il becchino?
La domanda è tutt’altro che retorica. Il mercato globale dell’animazione giapponese ha raggiunto nel 2024 il valore record di 25,25 miliardi di dollari, con una crescita del quattordici per cento rispetto all’anno precedente, trainata dall’insistente domanda internazionale su piattaforme come Netflix, Crunchyroll e Disney+. Eppure, nello stesso anno, oltre un terzo degli studi anime ha chiuso i propri bilanci in perdita. Si tratta del paradosso di un’industria che vende tantissimo ma di cui i veri ricavi finiscono in tanto altro legato al settore come i doppiaggi, gli investitori a capo del comitato di produzione mentre chi disegna guadagna spesso meno di un lavoratore part-time.
Proprio per tutto questo l’intelligenza artificiale si è affacciata come una promessa e come una minaccia contemporaneamente. Strumenti come SeedDance 2.0 di ByteDance, lanciato nel febbraio 2026, dimostrano che un modello text-to-video può già oggi generare clip animate di qualità sorprendente a partire da una semplice descrizione testuale. Lo sceneggiatore Rhett Reese, commentando una dimostrazione pubblica del software, ha dichiarato:
Probabilmente è finita per noi — tra poco una sola persona seduta a un computer potrà creare un film indistinguibile da ciò che Hollywood produce oggi.
Se questo vale per il cinema live-action, vale a maggior ragione per l’animazione, dove ogni fotogramma è per definizione artigianato digitale?

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