Giorni fa mi è stato segnalato un recente video di Yasmina Pani, in cui ha fatto una “recensione” spietatissima del libro intitolato Psicologia oscura. Sesso e seduzione, di tale autore Diventa Semidio. Metto “recensione” fra virgolette, perché di recensione ci ho trovato giusto delle sparute tracce in mezzo a una quantità allucinante di dissing nei confronti dell’autore; che ovviamente non ha preso bene un gesto simile da parte di una persona con cinquantamila iscritti su YouTube e, dopo aver provato invano a instaurarci un dialogo rispondendole civilmente nei commenti al video, ha deciso di darle pan per focaccia per quanto potesse su Instagram, riuscendo almeno lì a richiamare l’attenzione di un po’ di gente dalla sua parte. Attenzione a cui Yasmina ha reagito dicendo “Sono arrivati i redpillati!” e chiedendo di non insultare perché – parole sue – si sarebbe beccata rotture di minchia senza senso e non ne aveva voglia.
Lascerò a voi di contemplare l’ironia della cosa, considerato che ha iniziato lei, ma intanto specificherò fin da subito che il mio intento con questo articolo non è difendere il libro. Non l’ho letto, e francamente non ho alcun interesse a difendere qualcuno che si fa chiamare Diventa Semidio. Il mio intento è sottolineare il pressapochismo di Yasmina nel porsi come autorità, davanti a un pubblico che la idolatra, in un campo in cui non ha la benché minima competenza né un reale interesse, se non appunto nello sfottere, che sono i consigli che gli uomini si scambiano per trovare la propria quadra con le donne.
Questo pressapochismo è venuto fuori non solo nel video, ma anche nelle risposte a un commento di un utente che semplicemente diceva che libri di quel genere, di cui ne aveva letti diversi anche se non quello recensito nello specifico, contengono sì affermazioni pseudoscientifiche, generalizzazioni esagerate, diversi aspetti criticabili, ma gli erano comunque risultati utili per la propria crescita personale, per le riflessioni che gli avevano stimolato, le verità pur aneddotiche a cui lo avevano messo davanti, e non gli pareva il caso di buttare il bambino assieme all’acqua sporca. Al che Yasmina ha detto che c’è solo acqua sporca in libri del genere e che gli uomini che hanno difficoltà a relazionarsi con le donne farebbero meglio ad andare in psicoterapia che a dar retta a una marea di cazzate.
E dunque eccomi qui, a dare una doverosa ridimensionata a una persona che un tempo stimavo, ma a cui la fama ha decisamente portato a montarsi la testa.
Yasmina, come correttamente ti è stato fatto notare da un mio buon amico nel commento in risposta – commento che hai sbeffeggiato – anche la psicoterapia ha ben poco di realmente scientifico, perlomeno se valutata con gli stessi criteri con cui attribuiamo scientificità a materie come la biologia anziché coi criteri molto più lassi creati apposta per far apparire le scienze cosiddette “molli” sullo stesso livello delle scienze cosiddette “dure”. Ciò non toglie che possa essere utilissima a un sacco di gente: non è di solo approccio scientifico d’altronde che è fatto il miglioramento umano, soprattutto l’automiglioramento personale! Ma se ciò è vero per la psicoterapia, allora può esserlo benissimo, potenzialmente, anche per un libro come questo. Libro che, ribadisco, non ho letto e non mi interessa difendere. Ma non lo boccerei del tutto in partenza solo perché antiscientifico.
Ammesso poi che lo sia per davvero, antiscientifico. Ed è sulla tua credibilità nel determinarlo che mi vorrei soffermare un attimo, Yasmina, perché ben mi ricordo di come qualche anno fa, in un commento a un mio post su Facebook, con la saccenza che ti contraddistingue anche quando non sai di cosa stai parlando, negasti il ruolo dell’evoluzione nel formare i canoni estetici, ascrivendoli a qualcosa di unicamente culturale.
Ma anche se la prima volta che si sente una persona stimata sparare una colossale stupidaggine con la più assoluta sicurezza rimane sempre impressa nel cuore, non serve andare così indietro. Occupiamoci pure del video che hai appena fatto: in un punto inorridisci davanti a quella che è la semplice descrizione di un processo neurochimico che avviene mentre una donna si prepara a uscire. Poi ammetti che del processo non ne sai nulla, ma comunque vi obietti. Sulla base di cosa? Che ti fa senso che il comportamento di una donna venga descritto come quello di un animale – che per inciso è esattamente ciò che farebbe qualsiasi biologo descrivendo il comportamento umano da un punto di vista biologico – e che da come l’autore scrive sembra che una donna non l’abbia vista dal vivo. Magari hai pure ragione su questo, e se così fosse sarei il primo a dire che è l’ultima persona che dovrebbe dare consigli per rimorchiare. A dirla tutta, per quanto mi concerne, nel momento stesso in cui per dare consigli del genere uno ha bisogno di richiamare il funzionamento dell’amigdala ha proprio proprio sbagliato approccio alla vita, ma in ogni caso in che modo ciò invaliderebbe quanto ha detto, da un punto di vista puramente scientifico? Ti fa ribrezzo. Ok, ci sta. Lo capisco.
Ma quindi?
Poco dopo, quando menzioni lo studio che ha citato a conferma di come l’ovulazione porti le donne a vestirsi in modo più provocante, sostieni che ne abbia letto soltanto l’abstract focalizzandoti invece su una nota a margine che sottolinea come anche il contesto culturale influenzi le scelte d’abbigliamento. Nota a margine che le autrici hanno aggiunto per semplice dovere di completezza, come è comunissimo fare nell’ambito per pararsi il culo da contestazioni di misoginia, ma ne parli come se avessi beccato qualcosa che in qualche modo sminuisce i risultati dello studio stesso, tralasciando il fatto che ha riscontrato proprio nelle donne più sessualmente disinibite – e quindi presumibilmente meno affette da eventuali restrizioni culturali – la maggior differenza fra come si vestono normalmente e come si vestono mentre ovulano, nonché il fatto che… beh, le norme culturali non cambiano ciclicamente di due settimane in due settimane. Ma a ‘sto punto mi chiedo se non ti venga comoda per mantenere la tua tesi, l’inafferrabilità di queste norme culturali su cui la meni così tanto, in contrapposizione a quello che chiami determinismo biologico… salvo poi quando, dopo tutta la menata, dici che la scollatura la porti “perché ti va”.
Poi, se Diventa Semidio ha letto soltanto l’abstract dello studio che ha citato, non lo so. Ma intanto le conclusioni quelle sono, e tu non hai fornito alcuna reale argomentazione per smentirle. Non è che hai evidenziato qualche falla metodologica nello studio, o trovato uno studio fatto meglio che dimostri come il fenomeno abbia una radice più culturale: hai detto una serie di non sequitur per passare l’idea che lui è un buzzurro che si finge edotto mentre tu sei quella edotta per davvero. Ed è un ritornello che ripeti per tutto il video. L’unico punto in cui effettivamente dimostri di esserlo, più edotta di lui, è quello in cui smonti la sua analisi di D’Annunzio, e quello ce lo aspettavamo. Ma l’argomentazione portante della tua recensione è: che sfigato questo tipo! Che disgustoso! Le cose che dice mi fanno accapponare la pelle perché vanno contro i miei personali preconcetti, quindi sono fattualmente sbagliate, e dimostrerò che sono sbagliate affossando la sua reputazione. Che ironicamente è proprio il tipico modo femminile di argomentare descritto dalla Red Pill.
“Ho ragione io perché sono una persona migliore.” (cit.)
Le autrici dello studio peraltro le ho presenti entrambe, e una delle due, Martie Haselton, è l’autrice di questo libro che mi è molto caro: Hormonal: L’intelligenza nascosta degli ormoni – come guidano il desiderio, formano le relazioni, influenzano le nostre scelte e ci rendono più sagge. Ti proporrei di recensirlo, Yasmina, ma a ‘sto punto ho il dubbio che persino questo potresti ritenerlo un libro antiscientifico, nonostante la Haselton sia una delle più rinomate ricercatrici al mondo sulla sessualità femminile. Dopotutto descrive le donne come animali, dice cose rivoltanti come “lo sapevate che le donne camminano di più, mangiano di meno, socializzano di più, incontrano più uomini e flirtano di più mentre stanno ovulando? O che la sindrome premestruale potrebbe essersi evoluta per sbarazzarsi dei fidanzati con sperma inadatto?”. Potresti insinuare che non l’ho letto tutto perché ti sto citando solo quel che c’è scritto in quarta di copertina, o magari concludere che ciò che dice non è poi così rilevante perché nel corso dell’introduzione viene specificato che non si dovrebbero ridurre le donne a stereotipi.
La sto un po’ esagerando per sfotterti, ma vedi, quando dimostri così palesemente, agli occhi di chi di letteratura scientifica ne ha macinata e certi argomenti li ha approfonditi seriamente, che non hai reale contezza di come funzioni il processo scientifico né di come si ragioni scientificamente, e che ciò per te è scienza si riduce a ciò che si conforma alle tue idee pregresse e non ti mette a disagio, giammai spiegare come i processi biologici siano alla base del nostro comportamento, hai ben poco da puntare il dito verso i redpillati, o chicchessia, accusandoli di atteggiamento antiscientifico. Sei esattamente uguale a loro.
Ma in effetti, dimostrarti uguale alle persone che critichi sembra essere la tua specialità ultimamente.
Ok, direi che è arrivato il momento di affrontare l’elefante nella stanza.
Io e te non abbiamo mai avuto grosse bizzeffe personali, Yasmina. Ho tentato di avvicinarti in modo amichevole anni fa, ma è stato chiarissimo in ben poco tempo che non avessimo nulla da spartire l’uno con l’altra a parte il comune disprezzo per il femminismo, che comunque riteniamo vada affrontato in modi profondamente diversi. Dunque abbiamo sempre mantenuto una certa distanza, fatti salvi alcuni saltuari commenti reciproci. Mi hai fatto capire fin da subito cosa pensassi dei pick-up artists e dei redpillati – categorie a cui, a torto o a ragione, vengo ascritto anch’io – e ci ho sempre dato il giusto peso, che è quello che do al parere di qualsiasi donna che dice agli uomini come dovrebbero meglio fare gli uomini per il suo interesse anziché per il proprio. Ho preso atto del tuo carattere e della tua incapacità di esser civile nel disaccordo vedendoti litigare con chiunque. E di commentare un video in cui fai intrattenimento becero per gente che ama sentirsi intelligente sfottendo i terrapiattisti, a spese di un tizio che non conosco e con cui probabilmente non andrei d’accordo neanch’io, francamente non mi sarebbe fregato nulla se questa non fosse stata l’ennesima goccia su un vaso che a dirla tutta sarebbe dovuto traboccare nel momento in cui l’hai fatta sporca a CJ, di (h)Omo Sapiens.
Giusto in una delle ultime dirette che ho fatto con lui e con Luca di WannaBeHuman sul podcast The Costruity, di cui eri stata ospite anche tu prima di dissociartene senza dargli spiegazioni e infamarlo per una divergenza d’opinione sulle proteste ProPal, gli è stato chiesto cosa fosse successo e non gli è uscita alcuna cattiveria verso di te. È troppo gay per disconoscerti pubblicamente Ti ammirava tantissimo e ti porta ancora rispetto nonostante tu ti sia comportata malissimo nei suoi confronti. Luca, dal canto suo, è troppo etero per smettere di guardarti le tette preferisce evitare lo scontro con le persone con cui ha buoni rapporti se non è strettamente necessario, e tutti e tre abbiamo convenuto che lasciarci prendere dagli attriti personali non fa un favore alla causa comune dell’antifemminismo.
Ma fermo restando il rispetto per la loro scelta, non lasciarsi prendere dagli attriti personali per me non significa che ce ne si debba stare in silenzio quando qualcuno commette una palese scorrettezza. Dunque, anche se non è bello per il brand, sarò io a dirti pubblicamente quel che ancora nessuno ti ha detto: dopo tutto ciò che hai subito dalle femministe, hai dimostrato di non essere migliore di loro. Di sposare la stessa cultura del non dare spazio al disaccordo, del colpevolizzare per associazione, del pugnalare alle spalle anche i tuoi alleati nel momento in cui non soddisfano più il tuo standard di purezza.
Il marxismo in fondo è pur sempre marxismo. Qualunque patina gli si dia.
E visto che ormai i sassi voglio togliermeli tutti dalla scarpa, dopo questa doverosa parentesi torniamo pure alla questione iniziale. Quando affermi che gli uomini che hanno difficoltà con le donne – dove difficoltà significa, diciamola com’è, che non riescono a scopare – dovrebbero andare in psicoterapia anziché dar retta a una marea di cazzate – cazzate che, abbiamo potuto vedere, definisci tali basandoti su un senso di personale disgusto, senza alcuna competenza sull’argomento – e fra le stesse ci metti dentro non solo quel che c’è scritto nel libro che hai recensito, ma tutto l’insieme estremamente eterogeneo di consigli che arrivano da un certo mondo – il commento a cui ti sei rivolta d’altronde parlava in generale – e fra questi so benissimo che ci metti anche i miei, la cosa mi tocca direttamente e risponderò in modo congruo.
Che le donne siano, in media, le peggiori consigliere in materia di donne è noto a qualsiasi uomo con esperienza. Ma di tutti i consigli che possono dare a degli uomini che non riescono a scopare, quello di andare in psicoterapia in particolare mi tira fuori la cattiveria. Perché è l’esatto equivalente di dire “mettici del ghiaccio” a qualcuno che si è slogato la caviglia o “hai provato con la valeriana?” a qualcuno che non riesce a dormire. È la frase fatta di chi non ha un cazzo di utile da dire, ma vuole comunque voce in capitolo. E in questo caso specifico, vuole anche sentirsi moralmente e intellettualmente superiore ripetendo ciò che è prescritto nella dottrina secolare del momento, che eleva la psicoterapia a panacea di tutti i mali e la figura dello psicologo a quella di guida spirituale.
Sia ben chiaro, è pieno di uomini che non scopano che beneficerebbero della psicoterapia. È pieno di uomini che scopano che beneficerebbero della psicoterapia, se è per questo! Ma pensare che il primo gruppo sia rappresentato dagli incel blackpillati che si vedono sul web è un’enorme distorsione. La stragrande maggioranza degli uomini che non scopano sono uomini psicologicamente normalissimi. Non scopano perché non sono attraenti e non capiscono le donne. Per contro, se si sta ad ascoltare certe donne, pare che tutti quelli che le hanno scaricate siano dei narcisisti patologici! Pensare che la soluzione di prima linea al celibato involontario maschile sia la psicoterapia significa non aver minimamente capito il problema.
Ora, non mi aspetto che una donna capisca, men che meno che si interessi a questo problema. Che tutto ciò che ti importa dei celibi involontari, Yasmina, è che stiano in riga e non ti diano fastidio, e poi per quanto ti riguarda possono anche crepare con l’uccello in mano, come manifesti palesemente quando dici che dovrebbero imparare a gestire il rifiuto, è una tua legittima prerogativa e non te la contesterò mai. Però ti chiedo, visto che le cose stan così, la cortesia di risparmiarci il tuo parere su come dovremmo aiutarci da soli. Di lasciare a noi di valutare l’utilità dei consigli che ci scambiamo.
Sì, convengo con te sulla tendenza dei redpillati a confondere semplici euristiche per verità oggettive e a ragionare in modo pseudoscientifico. Ma come ho già detto, l’utilità di qualcosa non è contingente alla sua scientificità e, anche se non te ne rendi conto, quanto ad atteggiamento pseudoscientifico non sei assolutamente da meno. E il punto fondamentale resta che quel che c’è scritto nel libro di Diventa Semidio, che lo ha pure espressamente specificato, è scritto per gli uomini. Magari sono una marea di cazzate, magari pure io dico una marea di cazzate, magari in tutta la Red Pill non c’è davvero niente da salvare. Ma non sta a te dirlo. Non è il pesce che insegna a pescare, t’ha scritto Diventa Semidio nel suo commento. E ha ragione! Lo sa qualsiasi pescatore, e resta vero anche se al pesce non piace il linguaggio con cui viene espresso. Anche se “siamo nel 2025” – un altro non sequitur che ti ho sentito ripetere durante il video.
Ti passerò una chicca storica che pure pochi redpillati ormai conoscono: il linguaggio degli ambienti Red Pill è nato apposta per disgustare le donne e tenerle fuori da certe conversazioni. Non vi si vuole, perché interferite con un processo di apprendimento che non vi riguarda. Mi dirai che vi riguarda nel momento in cui questi uomini hanno a che fare con voi e applicano ciò che apprendono. Ti risponderò che non si giudica la qualità di un ristorante entrando in cucina e sindacando sull’odore che c’è, o su come si esprime il cuoco, o su dove ha imparato a cucinare: si giudica mangiandone il piatto. Dunque, se proprio devi giudicare la Red Pill, giudicala a partire dagli uomini con cui esci.
Bada, non ti sto augurando di uscire con uno che si identifica come redpillato e si mette a parlarti di ipergamia mentre siete a cena. Non ti voglio così male da augurarti un supplizio del genere! Non perché l’ipergamia non sia vera, ma perché un uomo che si mette a fare certi discorsi a una donna con cui esce, di base, non ha capito un cazzo. Chi ha veramente assimilato la Red Pill non lo annuncia a un appuntamento. Non ti dirà che vuole una donna sottomissiva, non ti chiederà che cosa metti sul tavolo, non ti farà il terzo grado sul tuo passato sessuale e non rilascerà dichiarazioni sui propri modelli mentali. Quello è comportamento performativo: è teatro. Lo fanno gli intrattenitori, o gli uomini che non sanno giocare e devono compensare ripetendo ad alta voce le regole del gioco.
Uno che sa giocare non ti racconterà che cosa pensa. Non perché debba nascondertelo, ma perché non gli interessa la tua validazione. Non perderà tempo a discutere, a cercare di convincerti di cose. Non penserà che la strada per farti bagnare sia farti capire quanto ha ragione. Guarderà la tua scollatura e intuirà quel che c’è da intuire. Sentirà come parli e sorriderà pensando a quante volte ha sentito le stesse cose da altre donne che dicevano di non essere come tutte quante. Osserverà come ti comporti e si comporterà di conseguenza. Calibrerà le sue attenzioni e il suo investimento nei tuoi confronti su quel che per prima gli dimostri. Farà ciò che sa che funziona ed eviterà di fare ciò che sa che non funziona, coerentemente con ciò che vuole da te.
Sono questi i principi Red Pill. E sono tali a prescindere da come l’uomo che li applica li ha imparati: che sia stato da un padre che lo ha cresciuto nel modo giusto, da delle esperienze precoci o da dei manuali di seduzione scritti da altri uomini palesemente nello spettro autistico che glie li hanno spiegati coi disegnini dell’amigdala. Sono tali anche a prescindere da come li concettualizza, ammesso che li concettualizzi: la maggior parte degli uomini non lo fa neppure in modo conscio, figuriamoci in modo scientifico. E non è importante che lo facciano, fintanto che funzionano per loro. Perché alla base, tanto quanto non è una scienza, la Red Pill non è un’ideologia, anche se i redpillati fanno ogni cosa possibile per renderla la seconda spacciandola per la prima.
Ma qui, appunto, è dove mi fermerò per darti un po’ di tregua. Perché quando son loro i primi a non capirla, non posso certo biasimarti perché non la capisci neanche tu.

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