RSS Amplifier

Dinamiche Uomo-Donna · Sep 28, 2025

Il lascito inaspettato di Charlie Kirk

0
Sign in to vote or save

This page did not load. You can still read it on the original site — the toolbar below keeps your place in the directory.

Cosa ci dicono le reazioni alla sua morte delle persone che abbiamo intorno

Nell’estate del 2020, un criminale pluripregiudicato di nome George Floyd ha perso la vita a causa delle manovre sconsiderate dell’agente di polizia che lo stava arrestando.

Nei mesi successivi, proteste violente hanno imperversato negli Stati Uniti e in altri paesi, bruciando intere città e creando “zone autonome” controllate da cartelli illegali. Migliaia di proprietà e attività commerciali sono state rapinate e distrutte, per miliardi di dollari di danni e un numero incalcolabile di famiglie rovinate. Almeno venti persone sono morte, mentre i politici del mondo progressista stavano a guardare inginocchiandosi e contemplando minuti di silenzio in segno di rispetto ai rivoltosi.

Tutto sotto il pretesto, mai dimostrato, che Floyd fosse stato ucciso per ragioni razziali e quello, apertamente smentito dai dati, che la polizia uccidesse sistematicamente un numero sproporzionato di afroamericani.

Niente del genere sta succedendo in questo momento a seguito dell’assassinio politicamente motivato dell’attivista conservatore Charlie Kirk, morto per un proiettile con la scritta “hey fascist - catch!”, arrivatogli in gola mentre teneva un dibattito pubblico. Nonostante nell’ultimo decennio la sinistra non abbia fatto che dire che la destra vuole la violenza, crea un clima di violenza, cerca il pretesto per la violenza, e ora che sta al governo degli Stati Uniti non farà che esercitare violenza, all’atto pratico la destra si sta dimostrando infinitamente più civile nel gestire un esplicito attacco terrorista alle proprie idee di quanto non sia stata la sinistra nel gestire un orribile incidente.

“E l’estremista di destra che ha fatto fuori Melissa Hortman e il marito, allora?” – questo è offuscare la questione. Siamo d’accordo che estremisti violenti ce ne siano da ogni lato dello spettro politico. Ma a destra non ci sono state centinaia di migliaia di persone a gioire pubblicamente per l’uccisione della senatrice democratica, o a fare vergognose campagne di diffamazione nei suoi confronti estrapolando fuori contesto – quando non inventandosi di sana pianta – delle cose che avrebbe detto per farla passare come un mostro, e affermare che la sua fine è stata frutto del “clima d’odio” che lei stessa diffondeva. La verità è che, a furia di credere nell’idea perversa che le parole siano violenza, e che esprimere delle idee diverse dalle loro equivalga letteralmente a fargli del male, la sinistra ha ora un serio problema di giustificazionismo nei confronti della vera violenza.

Anche tanti che almeno hanno avuto la decenza di condannare il gesto, comunque non si sono risparmiati nelle mistificazioni. E dopo essere stati esposti da quelli che il personaggio di Kirk lo conoscevano per davvero, sono ricaduti dove ricadono sempre: l’aborto. Kirk era un antiabortista, e quindi l’incarnazione del male. Non importa che i suoi modi fossero apparentemente civili: facendo campagna antiabortista, di fatto “sfruttava il paradigma liberale per diffondere idee illiberali”.

Fa ridere, detto dalle stesse persone che votano per portare l’Islam in Occidente, ma trovo valga comunque la pena soffermarsi su questa idea. Vietare l’aborto per legge vorrebbe effettivamente dire privare molte persone di una libertà. Una libertà che io stesso vorrei venisse preservata, sia ben chiaro: sono ancora pro-abortista, nonostante buona parte dei pro-abortisti si impegni per mandarmi dall’altra parte. Ma allo stesso tempo mi rendo conto del fatto che qualsiasi legge, regola o norma di comportamento che dica che una cosa non si può fare limita la libertà di qualcuno.

Dunque, qual è la discriminante? Cosa rende un divieto accettabile e un altro illiberale?

Partiamo pure dall’assunto che, affinché una società possa definirsi liberale nel suo complesso, i divieti che pone alle libertà individuali debbano essere quanti meno possibile. Resta che anche le società più liberali, per poter funzionare, hanno bisogno di un codice morale di base a cui tutti si attengono, anche se non necessariamente tutti lo condividono. Non solo perché, nel momento inevitabile in cui diverse libertà andranno a confliggere, servirà per dare il giudizio di valore su quali debbano prevalere o quale compromesso si debba trovare, ma anche, e prima ancora di questo, per creare il senso di identità e di coesione fra i loro componenti necessario a tenerle in piedi.

Sta qui lo scopo evoluzionistico per cui nasce la moralità: non ha niente di metafisico, serve a creare coordinazione efficace all’interno di un gruppo. Per questa ragione non ha neppure niente di razionale, e gruppi diversi possono avere regole morali comuni o completamente diverse.

Non avendo la moralità niente di razionale, anche le società più liberali hanno delle regole morali del tutto arbitrarie: noi, ad esempio, non mangiamo cani e gatti. Nulla impedirebbe di allevarli sia come animali d’affezione che per il consumo alimentare: lo facciamo con altri animali. Ma cani e gatti no, abbiamo collettivamente deciso di ritenerla una cosa abominevole. Alla luce di questo, come vi sentireste se vi dicessero “ma a te che ti frega se qualcuno decide di mangiarsi il proprio cane? Se lo ritieni sbagliato, non farlo”? Se vi dicessero che mettere al voto una mozione per impedirglielo sarebbe illiberale? Chiedo perché è esattamente così che suonate quando dite “ma a te che ti frega se qualcuno decide di abortire? Se lo ritieni sbagliato, non farlo” a chi ritiene l’aborto una cosa abominevole.

Ora non dubito che alcuni diranno “ma infatti non me ne frega niente, per me se lo può anche mangiare”. Si vede che non ritenete questa specifica cosa sufficientemente abominevole. Magari non vi frega granché degli animali in generale, e cani e gatti non fanno eccezione. Ci provo con qualcos’altro, allora: che vi fregava se qualcuno non voleva vaccinarsi contro il Covid?

Come potete vedere, quasi tutti diventiamo illiberali quando viene infranto un paradigma morale che riteniamo importante. Poi ci inventiamo una serie di razionalizzazioni per giustificare la nostra ipocrisia, tipo che vaccinarsi contro il Covid servisse anche a non contagiare gli altri. Cosa che non è mai stata dimostrata in uno studio randomizzato, ma se anche lo fosse stata comunque non avrebbe dato di per sé una motivazione oggettiva per vaccinarsi: non è un ragionamento oggettivo a stabilire che è giusto prendersi un rischio, pur piccolo che sia, per proteggere gli altri. Si tratta di un’intuizione morale. E chi l’ha avuta non si è fatto scrupoli a punire chi non la condivideva.

Conosco veramente pochissimi liberali “senza se e senza ma”, che portano il ragionamento del “che ti frega di quello che fa l’altro” fino in fondo e ritengono che ciascuno debba essere libero di perseguire la propria morale anche se si discosta radicalmente da quella pubblica. E se da un lato commendo la loro coerenza, dall’altro non posso non sottolinearne l’estrema miopia: ciò che vorrebbero è a tutti gli effetti una società multiculturale. E una società multiculturale è l’antitesi di una società stabile e pacifica: è un insieme di tante piccole tribù, che non provano alcun senso di appartenenza l’una con l’altra e non esiteranno a venirsi alla gola alla prima occasione. Ovvero ciò che stiamo diventando.

Dunque, a fronte di tutto quanto ho detto, vietare l’aborto per legge sarebbe illiberale? Dipende. In un caso come quello attuale, in cui il divieto non rispecchierebbe la coscienza morale della maggior parte dei cittadini, assolutamente sì. Ma in un ipotetico scenario in cui la stragrande maggioranza dei cittadini lo ritenesse un atto abominevole, no. Sarebbe una delle tante regole che si considerano essere semplicemente di buon senso, come quella di non mangiare cani e gatti, e che nessuno vivrebbe come una lesione alla libertà personale, se non quella piccola minoranza di cittadini rimasta, che comunque sarebbe tenuta ad adattarsi. Come da sempre, anche in democrazia, la minoranza si adatta alla coscienza morale della maggioranza, pena lo sfaldamento della società di cui ho appena parlato. E la cosa non violerebbe il principio democratico, fintanto che a quella minoranza non venisse impedito di scendere in piazza e cercare di cambiare la coscienza morale della maggioranza fino a riportare la questione al voto.

Che alla fine era tutto ciò che Kirk faceva. Non prendeva d’assalto le sedi di Planned Parenthood: andava in piazza e cercava di convincere le persone delle sue tesi morali, fra cui quella che abortire è sbagliato, dando a chiunque la possibilità di controbatterlo. Potete essere in disaccordo con lui. Ripeto, pure io lo ero. E a dirla tutta non mi piaceva per niente neanche il suo modo di dibattere! Era un calderone di fallacie logiche che francamente soltanto i gonzi possono paragonare al metodo socratico. Se tanto, dimostrava che non era necessario essere degli intellettuali sofisticati, perché lui certo non lo era, per tenere testa alle idee woke. Ma al netto del suo modo di dibattere – che per inciso non era diverso da quello della persona media, solo preparato meglio – se ritenete che discorsi come i suoi debbano essere ostacolati, che alle sue tesi morali – che per inciso sono in larga parte le tesi morali del conservatore americano medio – non debba essere dato spazio di espressione, chi è l’illiberale?

E per favore, non tiratemi in mezzo il paradosso della tolleranza di Popper, che chiaramente non avete mai compreso: l’intolleranza verso gli intolleranti non si applica all’espressione di idee, ma all’utilizzo della forza per imporle. Sì, so bene che per voi le due cose sono fondamentalmente equivalenti, e che ritenete certe idee malate e antisociali. Credetemi, buona parte del mondo ritiene malate e antisociali le vostre. Dunque che si fa? Chi è al potere di volta in volta censura l’altra parte, che poi si vendica quando il pendolo torna indietro? In tal caso, non stupitevi del fatto che adesso tocchi alla sinistra essere censurata.

Badate, voglio dare a Cesare quel che è di Cesare, quindi ora mi rivolgerò alla destra. E farò notare l’enorme ipocrisia di volere che la gente perda il lavoro per i commenti che ha fatto sulla morte di Kirk, quando negli ultimi dieci anni ci si è fatti paladini del diritto di dire anche le cose più atroci.

Non mi esprimo sul caso di Jimmy Kimmel nello specifico, perché è chiaro che lì ci sono altre questioni di mezzo1, ma in generale trovo disgustoso contattare il datore di lavoro di qualcuno per segnalare un commento che ha fatto online e farlo licenziare, a prescindere da chi sia. E sì, lo so bene che è stata la sinistra a iniziare questo gioco. Ma cosa è più importante? Farla pagare alla sinistra, giocando al rialzo e peggiorando ulteriormente il clima sociale, oppure essere fedeli ai principi che si sono predicati finora?

E per favore, voi non tiratemi fuori la dialettica amico-nemico di Carl Schmitt o la teoria dei giochi, che di motivi per pensare che in fondo siamo tutti uguali, quando si tratta di fare razionalizzazioni di comodo, già ne ho a sufficienza. È stato silenziando la gente comune in questo modo che la sinistra è arrivata a illudersi di avere tutti dalla propria parte. Sarebbe il caso che la destra non commettesse lo stesso errore.

Concluderò l’articolo con un consiglio personale, giacché non voglio che sia completamente politico e trovo che l’occasione si presti a fare uno scrutinio spietato delle persone con cui ci relazioniamo. Va da sé che evitare di chiamare il datore di lavoro per far licenziare un conoscente che ha detto qualcosa che ritenete abominevole non significa tenervelo intorno. Volete “cancellare” qualcuno? Cancellatelo dalla vostra vita privata. Per quanto mi riguarda, tutti costoro ci stanno facendo un favore, dimostrandoci come sono realmente fatti.

La caratura morale di una persona si vede non solo da come tratta i propri amici, ma anche e soprattutto i propri nemici. E una tale manifesta mancanza di compassione verso un nemico politico, che aveva la sola colpa di promuovere dei valori diversi, seguita dall’accusa verso la gente che gli era vicina di starne strumentalizzando la morte per alimentare odio, rivela a mio giudizio un livello di vendicatività e di supponenza che è tossico in ogni relazione. Vi assicuro, anche se può non sembrare, che alla radice sono la stessa vendicatività e supponenza che permettono a certe donne di prosciugare economicamente il marito durante il divorzio dopo essersi trombate il giardiniere, mettergli contro i figli e in qualche modo convincersi di essere loro le vittime della storia.

Una donna del genere – ma sia ben chiaro, il discorso vale anche per gli uomini – può benissimo essere buona e amorevole finché è attratta da voi e giocate nella stessa squadra. Ma che succederà nel momento in cui decidesse di cambiarla? Se non riesce nemmeno a controllare l’impulso di festeggiare pubblicamente l’assassinio di una persona davanti ai propri bambini, convinta che fosse il nuovo Hitler perché diceva cose che non le piacevano, quale furia demoniaca sarà capace di scatenare su di voi nel momento in cui avrete uno screzio e si convincerà che siete un manipolatore narcisista?

Se avete appena scoperto di starci assieme, a voi decidere se cominciare a prendere le distanze oppure tirare dritto e assumervi il rischio. Non dite però che non avete visto i segnali, poi.

1

E in ogni caso mi pare che ora sia stato rimesso al suo posto, così che la gente che ha protestato contro la sua cancellazione possa tornare a non guardarlo di propria spontanea volontà.

Read on andrearodolfonadia.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.