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Dinamiche Uomo-Donna · Mar 10, 2026

Sulla terapia di coppia

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Andrea Rodolfo Nadia · Dinamiche Uomo-Donna

Senza girarci intorno: fra tutte le terapie psicologiche, di cui già ho un’opinione poco lusinghiera in generale, la terapia di coppia è una di quelle ancora molto in voga di cui ho l’opinione peggiore.

Non intendo dilungarmi sul perché in questo articolo, ma in sintesi posso dire che oltre ad avere un presupposto storico raccapricciante e un incentivo economico perverso dato dal suo inevitabile legame con il grande business dei divorzi, nella mia esperienza familiare e nell’esperienza condivisa di migliaia di altri uomini mostra uno scarsissimo tasso di efficacia e un enorme potenziale per danneggiare ancor di più proprio ciò che si prepone di riparare.

Uno dei motivi principali, a onor del vero, non è imputabile alla terapia in sé quanto alla condizione in cui la coppia ci arriva. Spesso, ma non sempre, uno dei due insiste per andare, anche tramite ricatto emotivo, finché l’altro non accetta per sfinimento o perché teme di perdere la relazione se si rifiuta. Spesso, ma non sempre, uno dei due è convinto che il terapeuta spiegherà finalmente a entrambi perché è tutta colpa dell’altro, che vive l’esperienza in uno stato di angoscia. Spesso, ma non sempre, quando il terapeuta cerca invece di bilanciare le responsabilità e quest’altro prende coraggio, il primo si sente tradito e le sessioni finiscono per entrambi.

Spesso, ma non sempre, il primo è la moglie e il secondo è il marito.

Poi però i terapeuti, ahimè, ci mettono del loro. A cominciare, paradossalmente, proprio dal ragionare nei termini del miglior interesse della coppia: interesse che non necessariamente va di pari passo con quello dei suoi singoli componenti. Per intenderci, anche davanti a una dinamica di palese vessazione unilaterale, non ne sentirete mai uno prendere da parte il coniuge vessato e dirgli “faresti meglio a scappare da questa persona”. A seguire, trattando ogni problema della coppia come un problema logistico da risolversi comunicando meglio e negoziando compromessi. Compresi i problemi di desiderio, che sono fra i più frequenti per cui si arriva a cercare un terapeuta e notoriamente non vengono risolti in questo modo.

Una moglie che si lamenta perché non si sente ascoltata e un marito che si lamenta perché non fanno abbastanza sesso non troveranno la quadra in consigli come “cerca di farla sentire più ascoltata e forse le farà tornare voglia”, detti magari in modo da sembrare più sofisticati, ma in ultima istanza riducibili a questo, da gente pagata fior di quattrini che francamente dovrebbe coglierne la palese insensatezza. Ogni riferimento a un copione che ho sentito ripetersi decine e decine di volte nei racconti di uomini che hanno perso un sacco di tempo e di soldi per restare esattamente dov’erano è puramente casuale.

Per fortuna anche tutto questo avviene spesso, ma non sempre. Non si dica che essere critico nei confronti di un metodo o di una categoria mi impedisce di vedere il buono laddove c’è! Nel caso della psicoterapia, anche di coppia, il buono sta nei comunque numerosi professionisti svegli che cercano di tirare fuori il meglio a partire da presupposti imperfetti. Professionisti con cui dialogo volentieri quando mi capita di averne l’occasione, come è successo nei commenti a un recente short su YouTube che qui trascrivo, come già avevo fatto in una nota.

“Le mogli che non vogliono fare sesso con il marito creano ogni possibile barriera, dal portarsi i bambini a letto fino ai dieci anni all’inventarsi traumi passati e malattie irrisolvibili.

Non è che ci provino gusto sadico a respingerlo: è che visceralmente non se ne sentono più attratte, ma un misto di paura e senso di colpa le porta a cercare delle narrative per razionalizzare la cosa. Dunque ne parlano con le amiche e decidono che è normale che negli anni l’attività sessuale della coppia finisca, o che i figli sono sacri ed è giusto che assorbano ogni attenzione.

Sarebbe più facile se fossero in grado di dirgli apertamente “guarda, ti voglio bene, ma mi fai repulsione”, ma poi dovrebbero giustificarne il perché. E il più delle volte nemmeno loro lo sanno. La miglior scommessa che lui può fare per scoprirlo è rivolgersi ad altri uomini che di donne ne capiscono qualcosa di più.”

Un commento è presto arrivato, a confermare purtroppo una situazione che molti uomini vivono soffrendo in silenzio.

“Provo vergogna nel dirlo, ma è quello che mi sta accadendo da un po’ di tempo che noto questo in mia moglie 😔 il che mi sembrano solo scuse”

Prima che potessi rispondere è intervenuto un terapeuta che, lo ammetto, nei primi istanti mi era parso volesse solo sfruttare l’espediente per pubblicizzare la sua attività.

“La terapia di coppia è un ottimo spazio protetto, in cui un professionista ha la competenza di accompagnare con delicatezza i membri della coppia a dirsi quello che da soli fanno tanta fatica a dirsi. Una volta visto di cosa si tratta ci si può organizzare di conseguenza, facendo scelte che possono anche essere di riparazione, ma passa dal consapevolizzare cosa accade nella coppia e renderlo patrimonio della coppia stessa.”

Subito ho messo le mani avanti, pronto a dover decidere se perdere tempo in una discussione estenuante o lasciar perdere. Ma il modo garbato in cui si è posto mi ha fatto riconsiderare, e ne è venuto fuori un proficuo seppur breve scambio che a cui penso valga la pena dare un po’ di evidenza al di fuori della sezione commenti di YouTube. Eccovelo dunque trascritto qui, nella prospettiva che possa darvi degli spunti di riflessione.

“Avrò un parere poco oggettivo per via degli ambienti a cui sono stato esposto, ma dalla mia esperienza personale e dall’esperienza condivisa di migliaia di uomini in questi ambienti, la terapia di coppia fa danno molto più spesso di quanto non aiuti a risolvere problemi.”

“Ok… Io ho solo riportato da professionista cosa si propone di offrire lo spazio di terapia di coppia. Poi dipende da cosa si intende per “risolvere”; la terapia come dicevo aiuta a far emergere quello che già c’è che spesso si fatica ad ammettere, quindi se per “risolvere” intendi riunire la coppia, questo può accadere se nella coppia c’è un desiderio di stare insieme, se c’era già da prima eccetera. Se la coppia si è formata per esempio su pressioni sociali, familiari e va in crisi, in terapia questo emerge e poi anche qui si sceglie consapevolmente se separarsi, se dare una nuova forma, un nuovo senso a quella coppia che renda motivante stare insieme.

Insomma, gli scenari sono molteplici ma gli ingredienti li mette la coppia, è solo uno spazio per prendere coscienza, fare scelte consapevoli e accompagnare in quelle scelte. Un saluto (complimenti per i contenuti, li apprezzo molto).”

“Se l’ottica della coppia è quella di capirsi meglio, risolvere i cosiddetti problemi di comunicazione, allora un terapeuta ha ottime probabilità di essere l’opzione migliore. È che, sempre nella mia esperienza, soprattutto quando si tratta di mancanza di desiderio sessuale, quasi mai il problema è la comunicazione.

Gli unici uomini che ho visto recuperare la moglie in questo senso sono quelli che hanno colto quali fossero le caratteristiche di sé che la attraevano all’inizio e a reintegrarle, ammesso che all’inizio lei fosse attratta, o a crearle da zero, nel caso in cui non lo fosse mai stata.

Quando questi stessi uomini sono passati attraverso la terapia di coppia, dai racconti che ho raccolto (compreso quello del mio stesso padre) il più delle volte finivano per essere messi a fare il cosiddetto “choreplay” (aiutare di più in casa, ascoltare di più, tutte le cose di cui le donne tipicamente si lamentano) senza ottenere assolutamente nulla se non il contentino occasionale e comunque poco entusiasta da parte di lei.

Ciò che invece mi è capitato di sentirmi raccontare da certi terapeuti è che talvolta si sentivano quasi costretti, soprattutto alle prime sedute, a puntare sempre il dito sul marito, perché indispettire la moglie facendole notare cosa in lei non andasse significava non rivedere la coppia. È stata per caso anche la tua esperienza?”

“Ti ringrazio per lo spazio e ti rispondo punto per punto:

Nei primi due paragrafi del tuo commento imputi i problemi di desiderio sessuale a “caratteristiche individuali” (presenti in partenza e poi perse o guadagnate). Queste caratteristiche sono una parte; probabilmente il fatto di “perderle” sono più l’esito di un processo di coppia.

Per fare un esempio (non esemplificativo di tutti i casi ma solo di pochi), una coppia può co-costruire il proprio spazio come spazio “comodo”, di tenerezza, di accoglienza negando aggressività, conflittualità (per farla breve una coppia nella quale non si litiga mai, si mangia tanto per “spegnere-anestetizzare” ogni spinta aggressiva che possa portare a litigare, ma siccome la spinta aggressiva è anche quella che muove l’aggressività sessuale, l’eros, si spegne tutto, la coppia diventa una mamma che ti “inciccia”). Si tratta di meccanismi co-costruiti da entrambi nella coppia fino a ritrovarsi un una coppia che non ha spazio per l’eros (tipo la rana che si ritrova bollita nell’acqua che si scalda).

Ci sono coppie nelle quali una o entrambe delle parti sono fortemente controllanti per via di una rigidità appresa dai genitori e non si consentono di lasciarsi andare nel sesso, di esprimersi nel sesso e magari, nel partner, trovano o ci proiettano un genitore giudicante (che magari all’inizio non proiettano ma più aumenta l’intimità più aumentano le proiezioni). Sono solo esempi di tantissimi casi di dinamiche che accadono nella coppia che spesso sono inconsce (cioè che le persone non sono consapevoli, ma le agiscono in automatico senza mai farci un pensiero sopra).

Per quanto esprimi nei secondi due paragrafi, quello che chiami “choreplay” magari per certi casi funziona perché appunto si innesta bene nel tipo di dinamiche inconsce sopra dette, molte volte no perché non c’entra con quelle dinamiche.

Una delle lezioni più significative all’università è stata quando un docente ci disse “non dovete considerare quello che le persone dicono, ma quello che le persone fanno”. Il che vuol dire che se una coppia arriva con la donna che lamenta che il marito non si occupa delle faccende domestiche e il marito è stato portato da lei in terapia e durante la seduta lui non dice niente e subisce la narrazione di lei, forse quello da rimandare e sul quale lavorare è quella dinamica, una dinamica nella quale lui subisce le scelte di lei, al contempo deresponsabilizzandosi (”eh ma io non ci volevo neanche venire in terapia, mi ci ha portato lei” - Terapeuta - “eh ma come mai tu sei venuto e hai accettato e sei qui se non volevi venire?” e si lavora su questo).

Magari dietro questo esempio c’è una visione di uomo che deve sacrificarsi, subire e non confliggere, che si incastra con la visione di una donna che deve prendere scelte assumendosi responsabilità da sola. Sono esempi e non so se riesco a trasmettere bene, ma queste dinamiche hanno ricadute sull’eros, sul calo dell’eros, spesso non perché “si litiga” ma al contrario a volte perché non si litiga o perché si litiga male o perché non si esprime se stessi e la propria aggressività erotica, nella coppia e nell’espressione del ruolo che si sente più proprio assumendosene la responsabilità.

Figurati. Il peccato è che nei commenti ci si perde via. Ma se per te non è un problema magari questo scambio posso ripubblicarlo come post o articolo. Sono certo possa lasciare qualcosa di utile a qualcuno.

Dici molto bene che troppa poca conflittualità contribuisce a far scendere l’eros nella coppia, che sia perché questa conflittualità viene attivamente soppressa per mantenere il quieto vivere o perché, paradossalmente, si sta così bene in simbiosi che non sussiste proprio. Il desiderio sessuale passionale ha un’imprescindibile componente aggressiva, e si spegne quando c’è eccesso di tenerezza nei confronti del partner.

Allo stesso modo si spegne quando c’è eccesso di spazio condiviso e mai un momento per sentire la mancanza reciproca, venendo meno la funzione di riunirsi che è la base del sentimento di urgenza dell’eccitazione. Il rovescio della medaglia delle coppie tossiche che non riescono a separarsi perché il sesso è troppo bello (proprio per via della situazione di conflittualità) sono le coppie in cui si è diventati migliori amici. Una cosa che dico spesso agli uomini che hanno troppo paura di scuotere la barca è che una donna annoiata, per certi versi, è molto peggio di una donna arrabbiata.

Quando questi uomini arrivano a trovarsi nella situazione in cui la moglie li trascina letteralmente in terapia, spesso ormai hanno abdicato a ogni ruolo dominante a causa di questa paura e non capiscono che il loro modo di fare passivo non fa che scavargli sempre di più la fossa perché la moglie non sopporta il peso della responsabilità di dover prendere le decisioni nella coppia e, vedendoli senza spina dorsale, ne perde sempre più il rispetto. Questo fenomeno nella vecchia Red Pill (quando ancora la Red Pill non era caduta in mano agli incel da tastiera) era chiamato “il paradosso dell’emasculazione”: più un marito se la fa sotto per la spada di Damocle del divorzio che sente appesa sulla testa, più mette in atto comportamenti che non fanno che segnarne il destino.

Mi fa piacere vedere un terapeuta che lo riconosce come cosa su cui lavorare. Purtroppo, ciò che ho visto succedere diverse volte è che, quando la moglie vede che il marito ha bisogno di un’autorità esterna per decidersi ad agire, questo la spegne definitivamente. Succede per lo stesso motivo per cui molte donne reagiscono schifate quando scoprono che un uomo ha imparato a sedurre da dei libri o da dei corsi online: hanno bisogno di sentire che ci arriva da solo. Se glie lo dice qualcun altro, ai loro occhi dimostra che non è all’altezza. Lo vedono come barare al test. È il motivo per cui, molto biecamente, io consiglio per quanto possibile di venire a capo a certi problemi in spazi esclusivamente maschili.

Per il resto, l’incapacità di certe donne di lasciarsi andare a letto a causa di rigidità apprese è ironicamente alimentata dall’ossessione degli uomini con l’idea di sposarle pure e caste (il cosiddetto Madonna-whore complex). Difatti è sempre stato un problema particolarmente vivido nei circoli più conservatori. Se l’intuito non mi inganna, tornerà a esserlo per tutti i maschi della generazione Z che, come reazione agli eccessi della hook-up culture, ora schifano qualsiasi ragazza si voglia un minimo divertire. Impareranno a loro spese che quelle che vedono la propria sessualità come qualcosa di sacro e da preservare in linea di massima non sono le migliori candidate a una vita coniugale scoppiettante.

E per finire, sacrosanto il discorso del tuo docente di non ascoltare quello che le persone dicono, ma guardare quello che fanno. Vale per la moglie che si lamenta che il marito non fa abbastanza mestieri in casa (che in genere sta solo rigurgitando la prima cosa che le viene in mente) come vale per qualsiasi cosa. Andrebbe stampato sui cartelloni.

Rileggendo il tutto, sono compiaciuto di quanto entrambi abbiamo tirato fuori dai relativi punti di vista sul mondo della terapia di coppia in così poco spazio e mi auguro conveniate con me. Giacché sembra sapere il fatto suo, a questo punto voglio fargli io stesso una piccola pubblicità in riconoscenza di questo articolo che mi ha permesso di scrivere. Per quel che vale, questo è il suo sito. Dateci un occhio!

L’unica cosa che mi dispiace è che non abbia risposto fino in fondo alla mia domanda più inquisitiva: quella relativa all’ammissione di alcuni terapeuti di dover stare attenti a far sentire la moglie nel torto, o non avrebbero più rivisto la coppia. Ironicamente, è stato proprio l’“errore” del terapeuta a cui si erano rivolti i miei genitori. Mio padre lo racconta tutt’ora, a più di quindici anni di distanza. Ma in retrospettiva, che mia madre fosse una persona completamente irrecuperabile, da cui l’unica salvezza era la fuga, potevamo concluderlo solo noi che eravamo costretti a viverci ogni giorno. Non potevamo certo aspettarci glie lo dicesse qualcuno pagato per dirgli il contrario, nella disperazione dell’accanimento terapeutico. Gli incentivi, purtroppo, dettano le nostre azioni. E gli psicologi sono umani come tutti.

A questo punto però mi rivolgo a voi che avete letto fino alla fine: siete mai stati in terapia di coppia? Se sì e se vi sentite di raccontare senza filtri la vostra esperienza, che sia stata positiva o negativa, vi chiedo di farlo nei commenti. Sarebbe un bel modo per massimizzare l’utilità di questo articolo.

Read the original on andrearodolfonadia.substack.com

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