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Dinamiche Uomo-Donna · Sep 6, 2025

Se lei non accetta un semplice “no”, la colpa è vostra

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I problemi di coppia, affrontati nell'interesse dell'uomo – Caso studio n.5

“Mi ha chiesto per messaggio se potessi andare a prenderle una cosa mentre ero in giro per lavoro. Non ci stavo dentro per questioni logistiche e glie le ho spiegate per filo e per segno, allora ha cominciato a cercare di riorganizzarmi la giornata: ma perché non fai così? Perché non passi mentre vai lì? Mi ha dato un fastidio pazzesco, le ho fatto capire DI NUOVO perché non potevo, lei ha notato il mio fastidio e siamo finiti a litigare. Classico 'oh, ma non ti si può chiedere nulla!' […] La cosa che mi scazza è che lo so che non mi sarei dovuto arrabbiare, perché adesso si è attaccata a quello. Non è il fatto che le ho detto no, ma ‘il modo’ secondo lei. E meno male che ho avuto la gentilezza di darle spiegazioni! Ma niente, lo stronzo sono io a prescindere.”

Il punto è che si è trattato di una gentilezza non richiesta, fatta con l'intento di pararsi il culo in anticipo da eventuali accuse di egoismo e senza tener conto che lei potesse questionare la sua logistica. Quando il piano non è andato come previsto, la cosa lo ha fatto scazzare. Lei ha percepito lo scazzo, si è presa male e in quel momento lui è diventato il colpevole. Non di averle detto di no, appunto, ma di averla fatta prendere male.

Ah, la logica maschile e femminile a confronto. Due meraviglie della natura!

Chi ha ragione? Non ha importanza, francamente. Ha importanza che non si litighi per certe stupidaggini. E per aiutare a prevenirlo, se mi occupassi di aggiustare le donne, a quelle come lei direi: quando il vostro fidanzato vi dà spiegazioni che neppure vi deve sul perché non può farvi un favore, non rompetegli i coglioni! Ma mi occupo di aggiustare gli uomini, quindi a quelli come lui dico: non mostrate il fianco alla vostra fidanzata dandole spiegazioni che non le dovete!

A causare il suo errore sono stati un connubio di presunzione e di insicurezza. La prima lo ha portato a pensare che, avendo tutte le informazioni del caso, lei sarebbe giunta alle sue stesse conclusioni, che ovviamente, nella sua testa, erano le uniche conclusioni logiche possibili. È la presunzione tipica degli uomini che si ritengono “iper-razionali”. Facendole lo spiegone, si aspettava non solo che lei avrebbe compreso esattamente perché non era in condizione di farle il favore, ma magari pure che lo avrebbe a maggior ragione ringraziato, fiera della sua inattaccabile organizzazione oltre che certa della sua lealtà.

Ma qui viene appunto l'insicurezza, che lo ha portato a pensare che ci fosse bisogno di tutto questo, a sentire l'impulso di giustificarle le proprie ragioni quando avrebbe potuto dirle semplicemente che non poteva. È un'insicurezza che può esser capita, quando fin da bambini si viene educati dalle madri, dalle maestre e dai media a cercare costantemente l'approvazione femminile, ma che cionondimeno trasmette una delle cose più repellenti che una donna può trovare in un uomo: la paura di contrariarla. La necessità di tenerla in ogni momento ben disposta nei suoi confronti altrimenti, ommioddio, chissà che succede!

Tutto ciò che le ha detto dopo “no, mi dispiace, non riesco” erano fronzoli che poteva risparmiarsi: uno sforzo in più fatto allo scopo di rendere il proprio rifiuto “accettabile”, dettato dalla premura di passare altrimenti per stronzo. Convinto di rendersi la vita più facile, si è incazzato quando lei invece ha usato la sua spiegazione come appiglio per insistere. Ironicamente, alla fine per stronzo ci è passato lo stesso, perché lasciando trasparire il fastidio per la sua insistenza le ha dato modo di restarci male. E come è ben noto, quando una donna ci resta male per qualcosa, anche se se l'è fatta da sola, è comunque colpa vostra.

Ora, ci si può incazzare per l'ardore di 'sta qui nel dargli fastidio, insistendo quando lui le aveva già detto di no, e poi rinfacciargli la sua reazione infastidita, oppure, tanto per cominciare, si può prendere atto del fatto che, almeno in questo, noi uomini non siamo poi _così_ diversi. Scommetto quanto volete che almeno qualcuno di voi che sta leggendo, almeno una volta, nel prendere un due di picche non è stato in grado di accettarlo e basta: ha chiesto spiegazioni. E se la sfortunata di turno ha commesso l'errore di dargliele – che fossero spiegazioni legittime o semplici scuse poco importa – anziché cogliere l'antifona e levarsi di torno, ci si è attaccato per insistere. Avevo raccontato un caso di questo tipo, accaduto a una mia amica, in un vecchio articolo sulla comunicazione femminile e maschile, di cui riporto il consiglio che allora avevo dedicato alle ragazze.

Lasciate andare l'aspettativa di rifiutare un uomo senza passare per stronze. Perché è un rischio che non potete evitare di correre.

Similmente, adesso dico: ragazzi, lasciate andare l'ossessione di controllare le reazioni di una donna. Anche se è la vostra donna. Non potete evitare che si incazzi, che si indigni e che resti delusa da voi qualche volta. Incazzarsi, indignarsi e restar delusa dagli uomini è una parte imprescindibile della sua esistenza, e lo farà che ce ne sia una ragione o meno. Se la inventerà, se necessario.

A titolo esemplificativo, la percezione femminile dell'equità dei contributi al lavoro domestico ha una scarsissima correlazione con la quantità di esso svolta dal partner. Dall’Institute for Family Studies.

Qualcuno a questo punto potrebbe concludere che l'autore del messaggio, conoscendo la propria fidanzata, abbia semplicemente anticipato ciò che sarebbe successo comunque, se anche si fosse limitato a dirle “no, mi dispiace, non riesco”: lei gli avrebbe chiesto “perché non riesci?” e da lì sarebbe andato tutto uguale. E se anche fosse rimasto calmo, alla fine lei avrebbe trovato ugualmente il modo di dargli dello stronzo. Insomma, comunque l'avrebbe fatta l'avrebbe sbagliata.

E la risposta è grazie al cazzo certamente, perché alla base il suo scopo sarebbe rimasto quello sbagliato: cercare di controllare la reazione di lei. Come avevo scritto in un altro vecchio articolo, focalizzato proprio sul gestire le più tipiche accuse femminili, nel momento stesso in cui le rispondete nel merito, avete già perso.

Una donna che vi accusa di essere stronzi perché non la trattate come una principessa non sta cercando una spiegazione, sta cercando di bullizzarvi verso la compiacenza.

Se vi accusassero di aver rubato un oggetto dallo spazio ieri sera, non perdereste tempo a fornire prove che ieri sera eravate a casa. Il fatto stesso di cercare di crearvi un alibi indirettamente legittimerebbe un'accusa di per sé assurda. Svelerebbe che avete timore della possibilità che sia presa per vera, che è esattamente ciò che vuole una donna che vi lancia un'accusa assurda! Il suo obiettivo non è dimostrare qualcosa, ma sfruttare il vostro timore per controllarvi. Dunque, a meno di non voler accettare di farvi controllare, assecondando qualsiasi sua richiesta e insegnandole che questo è il modo giusto per ottenere che venga assecondata, non avete altra scelta che lasciare che l'accusa rimanga lì, riderci sopra e accettare che occasionalmente si incazzi con voi di conseguenza. Nel momento in cui cercate di prevenirlo le date solo munizioni per rompervi i coglioni. Cosa, questa, che invece potete eccome controllare! In che modo? Suonerà incredibile a qualcuno, ma semplicemente decidendo di non starci. Come avevo detto nell'ennesimo vecchio articolo su come evitare le discussioni inutili con la vostra fidanzata.

Quando voi sentite l'urgente bisogno di dar sfogo agli ormoni, ma lei non è dell’umore […] ci mancherebbe pure che vi mettiate a inseguirla per casa con l'uccello in mano finché non cede. Sarebbe un gesto intollerabile […] Dunque perché, quando vi insegue per continuare una discussione a cui avete detto basta, lo tollerate?

Lei è legittimata a provare tutte le emozioni che vuole e a lanciarvi tutti gli epiteti che vuole. Voi siete legittimati a non starla a sentire. Quando una discussione non serve a risolvere alcun problema reale, ma solo a dar sfogo a un suo bisogno di lamentarsi per cazzate, è nel pieno delle vostre facoltà rifiutarvi di darle attenzioni. Certo, ci sono modi più eleganti per gestirla, e in quell'articolo ho appunto illustrato diverse tecniche conversative che potete usare. Giusto per fare qualche esempio specifico per questo caso, se lei attacca con “Non ti si può mai chiedere nulla!”…

…potete sdrammatizzare dicendo “Non è vero, mi puoi chiedere un sacco di cose! Tipo che ore sono.” oppure “Hai ragione, a volte mi domando come tu faccia a stare con me!”.

…potete portarla coi piedi per terra dicendo “Ci sta che in questo momento tu dica così, ma sai bene che non è vero.” o all'occorrenza “Ascolta, seriamente pensi che se potessi farti il favore, non te lo farei?”

L'importante è che manteniate la calma. Perché nel momento in cui perdete la calma – e più cercate di “dimostrarle” che si sbaglia, più la perderete entrambi – le insegnate che rompervi i coglioni è il modo per ottenere una reazione, che a quel punto potrebbe essere tutto ciò che le resta da volere. Piuttosto ditele chiaro e tondo: “amore, non ho intenzione di discutere”. Insiste? Ripetete a nastro rotto: “non ho intenzione di discutere”. Fate un po' di tentativi. A una certa, se continua a tormentarvi anziché darsi una calmata e lasciar perdere, ditele “ok, si vede che ora non è cosa. Riprenderemo a parlare quando ti sarà passata” e chiudete il telefono. Se è lì con voi, andatevene da un'altra parte, a fare un'altra cosa. Non rispondete se vi scrive incazzata. Resistete ai vostri stupidi impulsi e toglietele attenzione per un'ora o due.

Quando la richiamate, o tornate a casa, non tirate fuori l'argomento. Se lo tira fuori lei, regolatevi in base al suo atteggiamento: è lecito che sia ancora incazzata, che ci sia rimasta male, ma non che cerchi ancora un'escalation. Se lo fa, mettete subito in chiaro che finirà allo stesso modo di prima. Se si limita a dirvi, con calma, che non le è piaciuto come l'avete trattata, rispondetele, con la stessa calma, che non è piaciuto neanche a voi farlo, ma se è necessario affinché capisca che quando dite no è no e quando dite basta è basta non esiterete a ripeterlo, quindi sta semplicemente a lei evitare che risucceda. Queste sono le vostre condizioni, e ha la facoltà di farsele andar bene o di mandarvi al diavolo. Come ripeto dall'inizio, non si tratta di controllare lei. Si tratta di controllare voi stessi in modo da farle capire quali comportamenti siete disposti a tollerare e quali no. Cosa per cui in certi casi non bastano le parole, e giuro che questo è l'ultimo vecchio articolo che cito per oggi.

Quando, in una coppia, uno dei due dice di non voler tollerare un comportamento, il più delle volte parla e basta, senza alcuna reale intenzione di agire in conseguenza a una trasgressione. E no, fare sfuriate o tenere il broncio non conta come “agire”.

Mi renderò antipatico a parecchi qui, ma se non siete disposti a fare cose semplici come quelle che ho descritto poco sopra quando una donna vi rompe i coglioni, beh, vi meritate che continui a rompervi i coglioni.

Ce n'è qualcuna che li rompe molto meno? Assolutamente sì, come ce n'è qualcun'altra che li rompe all'infinito. Ma il problema di pensare che tutto dipenda da come è fatta lei è che porta a scappare da una rompicoglioni per trovarne un'altra, e poi un'altra, e poi un'altra, senza mai afferrare il peso del proprio comportamento nell'equazione. La realtà è che la stragrande maggioranza delle donne sta da qualche parte nel mezzo dello spettro, e imparerà a rompere più o meno i coglioni in base a quanto riesce a ottenere facendolo. Insegnate alla vostra fidanzata che farvi sentire in colpa vi porta ad assolvere le sue richieste, che scatenare un litigio vi porta a darle attenzioni, che farvi esaurire la pazienza non vi fa allontanare, e questo imparerà a fare. Perché è un mostro? No, perché è un essere umano come tutti gli altri, e agisce in base agli incentivi che riceve. È dando gli incentivi sbagliati senza rendersene conto, che un sacco di uomini trasformano le proprie normalissime fidanzate in mostri.

Dunque, qui vi ho dato un'idea di cosa potete fare per rompere il circolo vizioso. Va da sé che prima cominciate e più facile sarà far passare il messaggio, e che non dovreste mai e poi mai far avanzare la relazione di livello senza che il messaggio sia stato assimilato. A dirla tutta, nei primi mesi il problema non dovrebbe neppure porsi: una donna che già rompe i coglioni appena avete iniziato a frequentarvi mostra di non avere nemmeno l'autocontrollo necessario per presentarsi positivamente e non va promossa a fidanzata. Va scaricata e basta, come va scaricata e basta una fidanzata che, vedendovi andar via o chiudere il telefono, reagisce inseguendovi, tempestandovi di chiamate, rigandovi la macchina o tirandovi uno schiaffo quando tornate.

Ma mettiamo che abbiate fatto la stupidaggine di insegnare per dieci anni a vostra moglie che non avete una spina dorsale. In tal caso aspettatevi che la sua prima reazione, nel momento in cui cercate di mostrarla, sia pensare che stiate bluffando e rincarare la dose. La situazione peggiorerà, e potenzialmente parecchio, prima di migliorare. Si creerà una tensione che non siete abituati a reggere. Tenete duro e parlate meno possibile, perché in linea di massima di bocca vi usciranno cazzate, che lei potrà usare per mettervi ulteriormente sotto torchio. Se comincia a farvi ricatti espliciti, questo vi darà una misura di quanto poco vi rispetta. Se per ricattarvi usa il sesso, minacciando di negarsi finché non vi scuserete, questo vi darà una misura di quanto poco è attratta da voi.

In ambo i casi, potete decidere di mollarla e buttare anni della vostra vita per scommettere che con la prossima non andrà allo stesso modo, oppure potete considerare cosa avete fatto in questi anni per rendervi così poco attraenti e degni di rispetto, e cominciare da lì.

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