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Dinamiche Uomo-Donna · Jul 29, 2025

Riassunto della guerra fra i sessi

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Come siamo arrivati qui? E che possono fare gli uomini, ormai?


Nel precedente articolo ho elaborato le ragioni per cui ritengo che la lotta contro il femminismo, finché impostata sugli attuali presupposti, sia destinata a continuare a fallire. Giacché la versione video su YouTube ha raggiunto molta più gente di quanto mi aspettassi e suscitato una varietà di risposte, mi sembra opportuno a 'sto punto fare qualche elaborazione ulteriore.

Ho menzionato il fatto che gli uomini non sono più in grado di fare gli uomini perché il femminismo stesso si è premurato di rimuovere sistematicamente dalla società i modelli da cui avrebbero dovuto imparare. Ma come ci è riuscito? Gli MRA sono soliti rispondere “favoreggiando il divorzio e allontanando i padri dai figli”, che è una risposta assolutamente corretta, però racconta solo una parte della storia. Lasciate quindi che ve ne racconti il resto, secondo la mia interpretazione. Dopodiché risponderò alla domanda che, prevedibilmente, a più riprese mi è stata fatta nei commenti, ossia “dunque che cosa facciamo?”.

La liberazione sessuale ha reintrodotto fra gli uomini un'enorme disparità di successo con le donne. Dico reintrodotto perché in realtà c'è sempre stata, e le analisi del DNA confermano che nel corso della storia umana una minoranza di uomini si è riprodotta con la maggioranza delle donne, ma per almeno qualche secolo fino a quel momento la cosa era stata in parte mitigata dalla monogamia imposta. All'improvviso, la liberazione delle donne non solo dalle conseguenze sociali, ma anche e soprattutto dalle conseguenze biologiche delle proprie scelte sessuali, con l'invenzione della pillola, ha creato un nuovo paradigma in cui moltissimi uomini, non avendo idea di quali fossero le nuove regole del mercato sessuale e quindi di come riuscire a competervi, sono rimasti indietro.

Al contempo, però, l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro ha creato anche per loro una competizione nuova in una realtà di cui non conoscevano le regole: una competizione, appunto, contro gli uomini, nella quale inizialmente, prima che venissero introdotte le quote rosa e stravolti i requisiti di molte professioni per accomodarle, non se la stavano cavando proprio benissimo. E no, non era unicamente per questioni di discriminazione sessista. So che si tratta di una realtà difficile da digerire per molte, ma gli uomini tendono a essere più bravi in ciò che gli uomini hanno sempre fatto.

Diversi reality show di sopravvivenza hanno provato a mettere i sessi a confronto in ambienti selvaggi per vedere chi se la cavasse meglio e, tendenzialmente, i risultati sono stati quelli che ci si poteva immaginare. Mentre gli uomini costruivano zattere, strutture per ripararsi, strumenti per pescare e cacciare, accendevano fuochi e grigliavano allegramente… le donne giravano in tondo, soffrivano la fame e la sete, passavano metà del tempo a piangere e l'altra metà litigando e lanciandosi accuse reciproche. È successo nel primo reality di questo tipo, il programma svedese Robinson, che ha poi ispirato l'internazionale Survivor, in cui è successo di nuovo sia nell'edizione inglese che in quella americana, così come in The Island con Bear Grylls.

Degno di nota dello show di Grylls è stato il fatto che non vi erano presenti donne nella prima stagione, ma sono state introdotte nella seconda a suon di proteste da parte delle femministe, e sono poi state proclamate vincitrici dallo stesso Grylls, che ha dichiarato sulla base di nulla che nel lungo termine se la sarebbero cavata meglio degli uomini se non fosse stato per le interferenze dello staff. Peccato che le interferenze dello staff si fossero rese necessarie per tirarle fuori da situazioni pericolose per la loro incolumità e lui in prima persona fosse dovuto intervenire in un'occasione per evacuarne due che stavano letteralmente morendo disidratate.

Ma ancor più degno di nota è stato quanto successo nell'edizione americana di Survivor, in cui le donne, pur iniziando malissimo come in tutte le altre, sono effettivamente riuscite a vincere la competizione facendo ciò che le donne riescono a fare meglio: manipolando gli uomini e mettendoli l'uno contro l'altro finché questi non si sono disfatti con le proprie mani. Inizialmente di soppiatto, hanno preso di mira gli individui di rango inferiore nella gerarchia di competenza che si era spontaneamente creata nel villaggio maschile e, un po' facendo le damigelle indifese, presumibilmente lasciando intendere la possibilità di futuri flirt, un po' convincendoli che quelli di rango superiore non li stessero trattando in modo equo, sono riuscite a farsi passare sempre più risorse, a stabilirsi, e infine a spodestare questi uomini di rango superiore.

E appena non ne hanno avuto più bisogno, anche quelli di rango inferiore a cui si erano inizialmente rivolte. Finché infine la competizione non è stata vinta da una di loro, provando la superiorità femminile.

Racconto questa storia tragicomica perché trovo sia una buona rappresentazione, seppur ovviamente molto semplificata e al netto di un paio di differenze chiave che illustrerò a breve, di quanto successo nel mondo reale. Sfruttando le disparità di status e di successo sul mercato sessuale degli uomini, che in parte loro stesse avevano contribuito a creare, le femministe hanno convinto in massa quelli rimasti indietro che il modo per riscattarsi fosse rinnegare la propria mascolinità e spodestare i propri fratelli. Che la loro sofferenza fosse colpa del patriarcato e che se solo si fossero annullati ulteriormente, dando alle donne ancora più potere di quello che si erano già prese e lasciandogli fare quel che volevano, le cose sarebbero andate nel verso giusto. Avrebbero ricevuto amore, rispetto e soprattutto figa a palate senza bisogno di dimostrarsi uomini.

La ridefinizione adoperata dal femminismo di caratteristiche maschili quali la forza fisica e mentale, lo stoicismo e la competitività come “tossiche” ha funzionato così bene perché ha fatto leva sul bisogno che ogni uomo nasconde dentro di sé di poter finalmente mettere giù spada e armatura. Di non dover più costantemente performare per essere considerato e desiderato allo stesso modo in cui le donne sono considerate e desiderate per il solo fatto di esistere. Tentati da questa possibilità di escapismo e non avendo l'esperienza necessaria per distinguere l'approvazione femminile dal desiderio femminile, gli uomini delle ultime generazioni hanno cercato la prima pensando di trovare il secondo, e sono così cascati nella ridefinizione di mascolinità che il femminismo gli ha offerto. Trovandosi appunto ad oggi senza la minima idea di cosa significhi fare gli uomini e, conseguentemente, di come prendere le donne in modo da farsi rispettare.

Ma ora veniamo alle differenze fra quanto avvenuto nello show Survivor e quanto avvenuto nel mondo reale. La prima sta nel fatto che lo show è finito nel momento in cui è stata dichiarata la vincitrice per eliminazione di tutti gli altri concorrenti. Alle donne sull'isola non è mai stato chiesto di dimostrarsi in grado di mantenere funzionante nel tempo il villaggio che gli uomini avevano costruito. Nel mondo reale sono ormai state messe alla prova più e più volte, e in larga parte si sono dimostrate incapaci di funzionare in un sistema meritocratico. Questo anche laddove le hanno, le competenze per far le cose. Perché nel momento in cui emerge qualcuna che ne ha più delle altre, viene immediatamente braccata da queste, che non sopportano di vederla ascendere al di sopra di loro. E sia chiaro, con ciò non nego che lavorare in ambienti maschili si porti dietro i suoi impicci, ma nel frenare le donne dal fare bene quanto gli uomini il sessismo è niente rispetto alla loro stessa capacità di autosabotarsi nella propria competizione interna1.

La seconda differenza è che nel mondo reale gli uomini hanno iniziato a percepire la fregatura. Abdicare al proprio ruolo e lasciare che le donne prendessero le redini della società, seppur continuando a usare gli uomini potenti come braccio, non ha migliorato le condizioni di nessuno. Le donne, pur avendo sempre di più dal punto di vista materiale, manifestano crescente infelicità e gli uomini, che storicamente facevano leva sulle proprie possibilità materiali per attrarle, sono sempre più emarginati dall'ottenerle. La scuola, dalla primaria all'università, è diventata pesantemente inaccogliente verso di loro; per garantirsi una carriera è sempre più importante stare attenti a non offendere nessuno rispetto a fare le cose bene; il divorzio si è ampiamente stabilito come una delle più grandi cause di suicidio fra gli uomini più anziani e quelli più giovani non hanno mai visto arrivare il sesso in abbondanza che si aspettavano per essersi resi docili e inoffensivi come gli era stato chiesto. Libere da qualsiasi vincolo di necessità o di pudore, le donne hanno dimostrato inequivocabilmente di preferire proprio quelle caratteristiche “tossiche” che il femminismo ha fatto e fa di tutto per debellare.

Giustamente incazzati per tutto questo, gli uomini hanno creato la propria insurrezione. E questa insurrezione è la Manosphere, in tutte le sue mille declinazioni: dalle più individualiste alle più collettiviste; dalle più proattive alle più distruttive. Si tratta di una realtà frammentata almeno quanto la realtà femminista, i cui partecipanti – so che fa brutto dirlo, giacché ne faccio parte – oltre che in forte disaccordo fra loro, spesso sono confusi su ciò che vogliono e sulle implicazioni di ottenerlo almeno quanto le femministe. La cosa che può vantare, a differenza del femminismo, è la propria natura organica, le proprie radici dal basso. Sì, ci sono state figure influenti nella Manosphere, che ne hanno definito molti aspetti, nel bene e nel male, ma la sua ragion d'essere non è nata nella testa di qualche filosofo eccentrico con del rancore verso l'altro sesso per poi essere diffusa alle masse tramite un lavoro di ingegneria sociale, bensì nel reale bisogno di strategie di adattamento in una civiltà che ha cominciato a considerare gli uomini cittadini di serie B.

Ma la Manosphere non può debellare il femminismo. È un buono spray anti-puntura, da dosare con attenzione per evitare di avvelenarsi e puzzare di marcio. Non è un insetticida. Non importa quanto bene gli uomini si rendano conto delle cose e quanto esaustivamente cerchino di spiegarle: non basterà comunque per portare le donne dalla loro parte, per le ragioni che ho spiegato nello scorso video, suscitando appunto l'ovvia domanda “dunque che cosa facciamo?”. Domanda che, vi dico proprio sinceramente, mi ha causato una certa seccatura ricevere. Non perché non sappia come rispondervi, ma perché conosco la forma mentis degli utenti che la pongono, che infatti rimangono sempre contrariati dalla mia risposta.

Coltivate il vostro orticello. Questa è la mia risposta.

“Mettetevi a posto la stanza” direbbe Jordan Peterson, ma il concetto è lo stesso: fate ordine nella vostra vita prima di mettervi in testa fantasie di lasciare un'impronta nella società. Lo so, non è una risposta altisonante. Non ispira lotta di classe, rivoluzione proletaria. E infatti non è piaciuta allo storico gruppo MRA d'ispirazione marxista Uomini beta in movimento, ora Uomini e donne in movimento, che senza mezzi termini mi ha dato del figlio di mignotta e del complice del femminismo perché a loro vedere mi astengo e spingo ad astenersi dalla battaglia.

Dopo un paio di botta e risposta hanno ridimensionato l'accusa, limitandosi a darmi del “demotivatore”. Beh, ripeterò quanto gli ho detto, a costo di essere accusato di gettare benzina sul fuoco: è da cinquant'anni che gli MRA fanno attivismo negli Stati Uniti, da trent'anni in Italia, e la condizione degli uomini continua a peggiorare. Non conto una vittoria significativa su larga scala, che sia una, sul loro curriculum. Mi si perdonerà quindi se alzo le sopracciglia davanti al loro senso di autoimportanza, e se francamente non gli attribuisco tutto 'sto merito del fatto che si stiano “risvegliando le coscienze” sulla merda che è il femminismo, quando è piuttosto l'odore che emana a essere ormai talmente forte da rendere difficile negarlo.

Che poi, a cosa sta servendo? Il DDL femminicidio è appena passato all'unanimità in Senato. E questi pensano di cambiare lo zeitgeist protestando sui social?

Non ho niente contro gli MRA, sia chiaro. Supporto appieno il loro sostegno agli uomini vittime di violenza, la loro volontà di riforma del diritto di famiglia e il loro lavoro di informazione. Ma secondo il mio personale giudizio, al pari del resto della Manosphere, non superano l'onere della prova di essere degli agenti utili a fermare l'avanzata del femminismo.

Quanto a me, non ho velleità di questo tipo. Come ripeto alla nausea, sono un cretino che parla di figa su Internet. Ritengo sinceramente che il massimo che la persona comune può fare contro il femminismo ormai sia limitarne i danni nell'ambito della propria vita personale e delle persone a lui o a lei care. Il mio impatto nella società, se così si può chiamare, sta nei messaggi che ricevo ogni tanto da parte di uomini che mi dicono “grazie che mi hai convinto a darmi una sistemata e provarci con qualcuna”, “grazie che mi hai messo davanti ai comportamenti che devo cambiare”, “grazie che mi hai spiegato 'sta cosa che non capivo della mia ragazza e ora so come rispondere”.

Non è granché. Non è “risvegliare le coscienze”. È semplicemente aiutare a coltivare qualche orticello. Lo faccio dando consigli pratici, lo faccio perché la mia fidanzata non l'ho allontanata dal femminismo spiegandole quanto è sbagliato, ma facendole vedere che sta meglio lasciandolo perdere, e lo faccio perché confido che altri uomini possano fare lo stesso. Orticello felice dopo orticello felice, chissà che le amiche delle amiche non decidano di volerlo anche loro e cambiare atteggiamento. Ci conto che succeda? No. Ma sarebbe comunque meno irrealistico di contare che decidano di supportare gli uomini per solidarietà.

Certo, potrei essere più esaltante se dicessi che dobbiamo “riprendere coscienza di essere uomini”, “imporci per riavere in mano le istituzioni”, “lottare verso una vera parità”, o altre stupidaggini perfette per sentirsi parte di un grande proposito senza fare nulla di concreto. Probabilmente farei più contenti così quelli che mi chiedono “dunque che cosa facciamo?”. Perché la loro vera domanda è “dunque che cosa FARETE?”. Ed è per questo che a me secca riceverla, e a loro secca la mia risposta. Perché è gente che aspetta un carro su cui salire, e coltivarsi il proprio orticello gli richiederebbe invece di fare effettivamente qualcosa. Di rendersi attraenti e rispettabili, di imparare a ingaggiare le donne su canali diversi da quello della pedanteria quel tanto che basta a trovarne qualcuna normale e averci una relazione che la appaghi più di quanto non faccia il messaggio femminista.

È possibile. Bisogna volerlo. Se lo volete, spero che i miei consigli vi tornino utili. Perché sono tutto ciò che ho da offrire.

1

A cui si aggiunge un neuroticismo che le porta a vivere un sacco di mondane interazioni lavorative in modo inutilmente estenuante. L'ultima moda è definirlo “lavoro ermeneutico”: l'insieme di cose che le donne farebbero per cercare di mantenere l'armonia in ufficio quali interpretare i silenzi, massaggiare l'ego ai colleghi, ricordarsi i compleanni… in soldoni, cercare di gestire le emozioni altrui. Un lavoro per cui nessuno le paga e nessuno le apprezza, lamentano, senza rendersi conto che è un lavoro che nessuno gli ha chiesto di fare. Si tratta di una compulsione scambiata per dovere, conseguenza di un istinto materno insoddisfatto, sfogato in un luogo dove non deve stare. Quando sentite qualcuna dire che “una donna deve fare il triplo di un uomo per essere giudicata alla pari”, tendenzialmente è perché due terzi di quello che fa non aggiunge alcun valore produttivo.

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