Metterò le mani avanti: non aggiusto le donne.
Aggiustare gli uomini mi costa già abbastanza fatica e, in tutta sincerità, non vedo perché mai una donna dovrebbe ascoltare ciò che dico. Per certo so che anche tutte le informazioni corrette di questo mondo non la persuaderanno laddove non è emotivamente predisposta a recepirle. E io non solo non ho alcuna autorità per garantire la correttezza delle mie informazioni, ma di certo non mi pongo in un modo che predispone all'ascolto da parte di soggetti emotivamente suscettibili.
Un uomo al minimo può basare la sua fiducia in me su una certa esperienza condivisa: sarà scettico delle specifiche cose che affermo magari – come è giusto sia – ma non dubiterà che, a grandi linee, siano affermate nell'ottica del suo interesse in quanto uomo. Può inoltre passare quasi istintivamente sopra ai miei toni in nome di un bieco utilitarismo. Lo stesso è molto difficile per una donna.
Detto quanto, so di avere un pur minoritario pubblico femminile. E anche essendo questo più probabilmente interessato a capire cosa passi nella testa di un uomo tramite dei racconti che nel ricevere consigli diretti, non mi esimo dal darglieli quando l'occasione chiama in modo palese. L'ho fatto in un articolo sui differenti modi di comunicare dei due sessi e in un altro sull'ingenuità di cercare una relazione seria mostrando le tette, tipica della generazione Z.
Questa volta sfrutterò una recente conversazione su Tinder per unire i due propositi: raccontare che mi è passato per la testa mentre servivo un due di picche a una tizia di Brescia e dare qualche consiglio alle mie lettrici su come evitare di prenderselo in una simile situazione, da qualsiasi uomo con un minimo di scelta e amor proprio.
Il suo pseudonimo per la stampa: Sveva. Ventinove anni, ex ginnasta e modella semiprofessionista. Un corpo che, quando ho fatto vedere il suo profilo Instagram alla mia ragazza, persino lei mi ha detto “spero vivamente che ci sia stata una valida ragione per non scopartela”. La ragione, ahimé, c'è stata e potrete intuirla quasi da subito, ma la vedrete manifestarsi in modo sempre più palese leggendo fino in fondo.
“Ci ho messo un attimo, Sveva, ma alla fine l'ho notato il semaforo dietro di te!”
Questa è stata la mia frase d'approccio. Le sue foto erano tutte prese da shooting professionali e dicevano poco o nulla su di lei, a parte che fosse gnocca e molto brava a posare. Non si era sprecata a mettere alcuna descrizione, dunque ho cercato un particolare qualsiasi che non fosse relativo al suo aspetto su cui fare un commento e un semaforo usato come arredamento in una delle varie location mi è saltato all'occhio.
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“Quale semaforo?” “Quinta foto, quella in cui sei sulla seggiola del barbiere. Sperabilmente, non per farti tagliare la barba!”
Come mi aspettavo, lei stessa non ci aveva mai fatto caso. Ho risposto alla sua reazione di incredulità facendo una battuta provocatoria. Battuta che, a onor del vero, avrei potuto fare anche da subito e avrebbe funzionato uguale; semplicemente mi è uscita in quel momento e non prima. Qualche vecchio navigato dell'ambiente dei pick-up artists la riconoscerà come un cosiddetto “neg hit”, o semplicemente “neg”.
Per i non addetti ai lavori, si tratta di un commento giocoso volto a ridimensionare una donna di particolare bellezza senza insultarla o degradarla, suggerendo in modo indiretto di non essere ai suoi piedi. Fatto come si deve, non risulta offensivo e può essere doppiamente utile come test per capire se è una con cui si può scherzare o una pigna nel culo.
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“No, ma se vuoi posso farti offrire un taglio di capelli” “Beh, una cena offerta non si rifiuta, neanche se è un piatto vuoto!” “Ma io non li mangio i piatti con tutto quello che mi è costato l'apparecchio!” “Puoi sempre lanciarmeli per effetto scenico urlando qualcosa, tipo 'chi era quella troia!?'. Starò al gioco!” “Ahah non ti conosco ancora e già dobbiamo arrivare lì?”
Le ho servito sul piatto (hah!) una battuta sulla mia testa pelata, l'ha presa e siamo partiti col flirt. Questo è stato il momento di massima complicità della conversazione e purtroppo si è trattato di un momento effimero. Scherzando su un nostro possibile litigio, ho involontariamente risvegliato la DonnaForte™ dentro di lei, si è fatta tutta seria e nel giro di pochi minuti ha cominciato a tirare fuori frasi come…
“Purtroppo ho un carattere molto forte e se mi fai incazzare o mi deludi per me sei una persona morta e sepolta”
…che ho cercato di smorzare tappandomi lo spontaneo “ma va' a cagare!” e dicendole con pacata accondiscendenza che fosse comunque meglio una persona così di una vendicativa, per sentirmi rispondere…
“Ma questa è già una vendetta. La mia assenza fa molto più male che dare attenzioni inutili a chi non se le merita”
Qui mi erano già cadute le palle. Ma se mi tirassi indietro ogni volta che sento una donna che non passerebbe il test del livello dell'acqua fare uscite degne delle didascalie delle foto in intimo che mette su Instagram, poi non me ne rimarrebbero da scaricare dopo essermele portate a letto. Dunque mi sono affrettato a rimettere la conversazione su toni leggeri e dopo non molto ho ricevuto il suo primo esplicito segnale d'interesse: un invito a invitarla a uscire.
Al che è venuto fuori il problema della relativa distanza: essendo io a Milano e lei a Brescia, era da decidere chi sarebbe andato da chi; dunque le ho buttato lì le mie proposte su ciò che avremmo potuto fare se fosse stata lei a venire da me. Quali fossero non è così importante: si trattava di piccole stupidaggini il cui unico scopo era comunicare che se si fosse fatta novanta chilometri per incontrarmi ci avrei messo un minimo di impegno per non farla annoiare.
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“…chiaramente tutto sottende sia tu a venire a Milano. Quindi rilancia pure con quel che mi proporresti di fare a Brescia e giochiamocela.” “O Brescia o niente semplicemente sono una ragazza non ti conosco e qua ho conosciuto anche gente strana quindi per la prima uscita preferisco giocare in casa contando anche che non guido”
Le sue ragioni per essere cauta erano più che legittime e non glie le ho contestate, ma il messaggio mi ha comunque raschiato davvero in malo modo. Le prime parole erano del tutto superflue: sarebbe bastato dicesse che non si sentiva tranquilla ad allontanarsi da casa con uno sconosciuto e lo avrei capito benissimo da solo che “o Brescia o niente”. Sbattermelo così quando da parte mia avevo appena cercato di esser carino è servito solo a ribadire prepotentemente quanto si aspettasse che accettassi senza fiatare le sue condizioni.
Il “contando anche che non guido” poi, è stata la perfetta chiosa da principessa sul pisello: senza patente all'alba dei trent'anni, e ha fatto pure intendere di non prendere nemmeno in considerazione l'idea di salire su un treno.
Ho ugualmente risposto in modo conciliante, dicendole che capivo la situazione e avrei valutato in base a quel che mi avrebbe proposto. Mi ha ringraziato, ma non ha comunque colto il mio invito – già il secondo – a darmi un minimo incentivo per andare fino a Brescia: “ti porto alla mia gelateria preferita” o qualsiasi stupidaggine mi sarebbe andata bene, purché mi facesse capire di non stare dando per scontato che dovessi farmi un'ora e passa di strada ed esser semplicemente contento della sua compagnia. Né più e né meno di come avevo fatto io.
Ma nulla, si è semplicemente continuato a parlare per un po', finché non mi ha chiesto di spostare la conversazione su Instagram perché su Tinder non aveva le notifiche attive. Non ci ho creduto nemmeno per un attimo che su Instagram le avesse, ma ho mangiato la foglia. Resta che stavo per andarmene a letto, dunque le ho scritto…
“Se a un certo punto smetto di rispondere, è perché mi sono addormentato.”
Mi sono poi congratulato da solo per il primo messaggio più sciatto che avessi mai mandato su Instagram. Non ne era impressionata, né volevo che lo fosse.
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“Che emozione” “Un saggio da qualche parte ha detto qualcosa sul mantenere le aspettative basse e ora gli stanno fischiando le orecchie.”
Speravo cogliesse la vena ironica, ma quando ho riaperto la conversazione la mattina dopo mi aveva risposto “con me non funziona molto”. Ho alzato gli occhi al cielo, le ho controbattuto con una frecciatina e la sua reazione è stata cercare di qualificarsi, elencandomi i suoi pregi. Purtroppo a quel punto non ero più granché interessato ad ascoltarla, né sono riuscito a convincermi a lungo di esserlo ancora andando avanti e indietro fra i messaggi che mi mandava e la nudità che esponeva gratuitamente.
Sono abituato alle donne piatte e noiose. Sono specialmente abituato alle donne bellissime che non sanno di essere piatte e noiose perché gli uomini fingono di bersi le stronzate che dicono per portarsele a letto. Dal canto mio faccio il possibile per parlare per due e annebbiare il tutto, ma anche questa mia capacità ha un limite e Sveva me lo aveva fatto raggiungere. Dunque ho cominciato a risponderle con una certa sufficienza e… se n'è accorta subito.
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“Non sembri convinto” “Ti dirò la verità… è che non mi sto sentendo molto stimolato dalla conversazione.”
Dirglielo francamente anziché sparire e basta è stato un atto di cortesia. Avrei potuto e dovuto non aggiungere nulla, ma, forse perché dentro di me volevo darle un'ultima possibilità per redimersi, le ho buttato pure lì un'attenuante a cui aggrapparsi.
“Probabilmente è colpa del fatto che stiamo confinati su un telefono.”
Al che mi ha mandato un audio. Un audio in cui mi spiegava come fossero in tanti a farsi un'impressione completamente sbagliata di lei finché non la incontravano – insomma, che comunque in qualche modo ero io nell'errore per non trovarla una persona interessante – ma chiaramente non avrebbe obbligato nessuno. E meno male, perché l'assoluta incapacità di porsi anche solo il dubbio di essere un minimo in difetto a fronte di tutti questi uomini che sbaglierebbero a interpretarla è stata la goccia: non avrei mai e poi mai fatto Milano-Brescia andata e ritorno per incontrare una donna a così alto mantenimento, con cui non avevo alcuna garanzia di scopare, sperando che almeno di persona fosse un po' più piacevole.
E così, con un “ok ciao” dopo il mio placido “non credo di sentirmela”, è sparita.
Qual è la lezione? Beh, se è vero che siete più percettive di noi non dovrei aver bisogno di esplicitarla, amiche, ma lo farò lo stesso: porvi in modo così abrasivo e sostenuto non è una strategia vincente. Comprendo il vostro bisogno di testarci, di fare le difficili per vedere se siamo disposti a sforzarci un minimo o se vi diamo per scontate; il problema di adottare un atteggiamento del genere con un uomo che ha un minimo di scelta e valorizza la qualità del proprio tempo libero è che tendenzialmente lo porterà a girarsi per cercarne un'altra che gli costi meno rotture di coglioni. E pur ovviamente con diverse misure, ciò vale sia nella fase di prima conoscenza, come in questo breve racconto, che nel corso di una relazione.
Va detto, Sveva ha fin da subito tirato male la corda in più direzioni. Ma sarei passato sopra ogni altra sua mancanza se l'avessi vista metterci un minimo di impegno per essere piacevole; sarei pure andato a Brescia un pomeriggio se mi avesse fatto intendere che mi avrebbe accolto come si deve. Non mi ci sarei messo assieme, ma l'avrei trattata con tutto il dovuto rispetto. Viceversa, le avrei dato comunque picche – eventualmente dopo essermici svuotato le palle – se anche avesse avuto tutte le qualità che pensava di avere, ma avesse continuato a porsi con lo stesso atteggiamento.
Questo ve lo specifico, ragazze, onde evitare cadiate nell'errore di pensare di potervela cavare con un caratteraccio solo perché siete forti, intelligenti, intraprendenti, colte o qualsiasi altra cosa riteniate debba rendervi interessanti agli occhi di un uomo. In primis, non ce ne frega granché della maggior parte di queste cose; in secundis, l'80% degli automobilisti è convinto di guidare meglio della media1. Chi vuol capire, capisca.
Potrete legittimamente rispondermi che, se così stan le cose, non ve ne frega niente; che se uno non è disposto a “sopportarvi al vostro peggio per avervi al vostro meglio” non lo volete e può andarsene con quelle altre troie più facili. Come ho già detto, lo comprendo. Ma vi invito a considerare l'intrinseca contraddizione fra il desiderare un uomo che sta più in alto di voi e che poi lo stesso vi tratti come se foste voi il premio.
In qualsiasi mercato, a decidere le condizioni per negoziare è la parte con il maggior potere contrattuale. E in un mercato come quello odierno, nel quale ci viene sbattuto in faccia ogni giorno che, quando volete e a chi volete, date il vostro meglio a costo zero, porvi come beni di lusso è una cosa che potrete fare con successo soltanto con chi prova un godimento masochistico nel pagare più del dovuto o chi pensa di non avere altra scelta. In altre parole, vi autoconfinate agli uomini che vi attrarranno meno.
Quando rendete un travaglio l'esperienza di conoscervi e frequentarvi rispondendo seriamente alle battute, complicando più del necessario le logistiche, mettendo barriere davanti alla possibilità di risvolti intimi, chi è un minimo navigato penserà una di due cose: che non vi interessa abbastanza da offrirgli di meglio, o che non avete da offrirgli di meglio.
E nove volte su dieci, avrà ragione.
Svenson, O. (1981) – Are We All Less Risky and More Skillful than our Fellow Drivers?
McCormick, I. A.; Walkey, F. H.; Green, D. E. (1986) – Comparative perceptions of driver ability - a confirmation and expansion

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