Se dieci anni fa mi avessero detto che un giorno avrei scritto un articolo del genere, avrei riso con una pesante nota di scherno all'idea che potessi diventare così bacchettone. Ma eccomi qui, a far la predica ai ragazzi d'oggi perché non sanno vivere. E credetemi, ne ho per ambo i lati della barricata.
Quando cerco di esprimere a una ragazza della generazione Z l'effetto che fa sugli uomini la costante esposizione a donne seminude in atteggiamenti ammiccanti, le dico: immagina di avere fame. Molta, moltissima fame. Adesso immagina di avere davanti al naso, a ogni ora del giorno, i tuoi piatti preferiti. Ecco, non azzardarti a toccarli. E mi raccomando, se ci tieni alla reputazione, stai molto attenta a non fissarli troppo a lungo o a lasciarti scappare che ne vorresti un morso! Vedi, chi li ha preparati non li ha messi lì perché vengano mangiati da chi ha fame. Ha semplicemente bisogno di sentirsi appagato della propria cucina, ed è suo diritto metterli dove preferisce.
Sulle risposte che son solito ricevere, ci torno a breve.
Fiumi e fiumi di parole vengono spesi dai sedicenti professionisti della salute mentale sui danni incalcolabili che il consumo di pornografia infliggerebbe al cervello maschile. Da “desensibilizza al piacere” a “erode la corteccia prefrontale”, fino alle più ideologiche “insegna a degradare le donne”, si tratta di considerazioni che spesso e volentieri fanno un accurato cherry picking della letteratura scientifica, quando non la travisano completamente, per evidenziarne discutibili associazioni col malessere psicologico diffuso fra gli uomini, elevandola poi da sintomo a causa dello stesso.
Se d'altronde fosse il malessere degli uomini a stare a cuore alla società in quanto tale e non unicamente nella misura dei potenziali effetti che potrebbe avere sulle donne, almeno qualcuno si soffermerebbe sulla ben più pervasiva istigazione sessuale continua che questi subiscono, volenti o nolenti, in ormai buona parte degli spazi che con le donne son costretti a condividere. Si parlerebbe, per una volta, del tanto vituperato male gaze a partire da cosa prova chi viene colpevolizzato per la propria reazione naturale a uno stimolo visivo continuo dal quale, a differenza che da un sito porno, non può sottrarsi.
Ma come sempre per certe cose, fare ad alta voce la parte scomoda del discorso tocca agli stronzi senza arte né parte come il sottoscritto.
Comincerò ammettendo di non aver dato particolare importanza al fenomeno fino a non molto tempo fa, un po' per blocco ideologico – sì, so che non sembra vero a primo impatto, ma sono sempre stato un liberale – e un po' perché, fa brutto a dirsi, ho un certo privilegio rispetto a molti altri uomini: so come farmi invitare al buffet, e mangio abbastanza bene e frequentemente da non soffrire più di tanto la continua stimolazione del mio appetito.
È facile per me non vedere il problema quando, a conti fatti, lo status quo mi porta più vantaggi che svantaggi. Se penso ad esempio a uno degli ambienti che conosco meglio, la palestra, che frequento dai tempi in cui vedere una donna destreggiarsi in sala pesi era raro come vedere un uomo andare di propria volontà a un musical, non posso negare di essere ben più contento di come è ora, al netto di tutto. Molte più donne intorno a me significa molte più possibilità di conoscerne qualcuna con cui condivido un interesse senza dover uscire a cercarla a caso in luoghi che detesto, e il fatto che mi giri davanti praticamente già nuda mi risparmia tempo nel valutare se valga la pena interrompere quello che sto facendo per provarci.
Immagino una cosa del genere non sia affatto bella da sentire, ragazze, ma è ciò che succede quando trasformate un luogo o un'attività in un'occasione di sfoggio sessuale. Lo fate in palestra, per strada, sui social, a lavoro e agli eventi di ogni tipo. Lo fate spogliandovi, ma soprattutto lo fate atteggiandovi. Sì, siamo d'accordo che la nudità non vuol essere necessariamente una provocazione. Non dirò mai che una donna che si scopre il seno per allattare stia anche solo involontariamente ammiccando. Ma non venitemi a dire che quella donna è rappresentativa della sempre maggior libertà che, ad oggi, chiedete in massa. Ad oggi, nessuna di voi si spoglia per non essere guardata.
Cosa con cui, ribadisco, non ho nulla in contrario personalmente… o almeno non lo avrei se si trattasse di uno sfoggio onesto. Ma finite sempre per mascherarlo sotto qualche pretesto, risultando credibili come me quando, alle scuole medie, dicevo di fare i compiti alla mia compagna di classe unicamente perché ci tenevo alla sua amicizia. La verità è che siete affamate di attenzioni maschili come non mai, ma fa brutto ammetterlo esplicitamente nel nuovo mondo di Donne Forti e Indipendenti™, dunque lamentarvene è diventato il vostro modo per manifestare status nella gerarchia femminile, la vostra forma preferita di vanto: la più figa del gruppo è quella che si lamenta di essere guardata dal maggior numero di uomini.
E se proprio insistete che quei leggings che vi separano le chiappe e quei top da cui riesco a vedere forma e dimensione dei vostri capezzoli li indossate perché sono comodi, permettetemi di chiedervi: se fossero tutti in lavatrice, ci verreste in palestra con una tuta larghissima ugualmente comoda? Come dite, non vi sentireste carine? E perché dovreste sentirvi carine, se non volete che nessuno faccia caso a voi? Venite davvero per allenarvi, oppure si tratta solo di un corollario? “No, ma…”. 'No, ma…', un cazzo!
Si accusa sempre noi uomini di non poter fare a meno di pensare al sesso, ma ho avuto la fortuna di far parte di gruppi esclusivamente maschili e passarci giorni assieme, anche settimane, senza che il sesso diventasse per nessuno un pensiero intrusivo, tale da distrarci da ciò che stavamo facendo. E ha senso: il genere maschile ha costruito praticamente qualsiasi cosa esiste al mondo, e se è pur vero che in ultima istanza si tratta di un istinto volto ad aumentare il nostro fitness riproduttivo, è chiaro che per poterlo adoperare dobbiamo essere in grado di mettere il sesso da parte, almeno a livello conscio.
E tendenzialmente ci riusciamo, almeno finché le donne non decidono di riportarcelo in mente. Cosa che appunto fanno a ogni occasione possibile, spesso con la piena consapevolezza che la loro sessualità è la leva più potente che hanno per controllarci. Osservate una protesta capitanata da donne e molto probabilmente le vedrete spogliarsi, anche quando la protesta in sé non ha niente a che fare col loro corpo.
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Maltrattamento degli animali? “Guardatemi le tette!” Crisi climatica? “Ho caldo, guardatemi le tette!” Brexit? “Sono uscite anche le mie tette!” Femminicidio? “Sì, ma le avete viste le mie tette?”
I casi più problematici, tuttavia, sono quelli più subdoli, in cui a comandare le loro azioni non è un'esplicita intenzione, bensì un semplice impulso non mediato.
Un esempio innocente? La scorsa estate ero in giro per le campagne toscane col mio migliore amico a rubare l'uva passeggiare in mezzo ai vigneti, e abbiamo giusto fatto in tempo a commentare quanto fosse bello per una volta non avere donne in mezzo ai coglioni, mentre entravamo nel borgo di San Gimignano, che ci è passata accanto una ragazza in maglietta bianca, diretta al festival del gin, urlando “SONO TUTTA BAGNATA!”. Poteva non sapere che avrebbe attirato la nostra attenzione? Certo che no. Ma lo ha fatto perché voleva attirare la nostra attenzione? In realtà… nemmeno.
E ora comincio a rivolgermi a voi, ragazzi, perché probabilmente avete un'idea del tutto falsata di ciò che passa nella testa delle ragazze quando si vestono o si atteggiano in un modo che noi definiamo provocatorio. La verità è che purtroppo, al giorno d'oggi, la maggior parte di loro nemmeno ha la percezione conscia dei propri gesti come di una provocazione. Me ne accorgo, appunto, quando mi capita di fargli il discorso che ho fatto all'inizio dell'articolo e vedere che più sono giovani, più reagiscono incredule.
Per delle ventenni cresciute mostrando il perizoma che esce dai pantaloni e parlando con un'inflessione ammiccante fin da quando avevano tredici anni, certe cose sono semplicemente la normale modalità operativa. Non hanno un bottone di accensione o di spegnimento della propria sessualizzazione. D'altronde perché dovrebbero averlo, nel momento in cui la società non gli ha mai presentato una bolletta? Accusarle di “farlo apposta”, alla luce di questo (Ha!), non porta assolutamente a nulla.
Dunque, come comportarvi? Perché è qui che volevo arrivare, alla fine. Sì, vi ho detto tutto ciò che volevate sentirvi dire per validare la vostra frustrazione sullo stato delle cose, ma resta il fatto che non sono destinate a cambiare. Si può urlare nel vuoto quanto il mondo è ingiusto, oppure ci si può adattare. Se vi volete adattare e magari cavarne fuori qualcosa di utile per voi stessi, beh, quello che sto per darvi sarà un consiglio controintuitivo, ma statemi dietro.
Assumete che le donne che avete intorno, a prescindere da come si vestono e come si atteggiano, non siano sessualmente disponibili fino a prova contraria; al contempo, assumete che siano socialmente disponibili fino a prova contraria.
Suona un po' assurdo, lo so. Se torniamo all'esempio della palestra, il nostro cervello primitivo è chiaramente portato a interpretare tutta quella pelle scoperta e quelle movenze che esasperano i glutei come segnali di invito all'accoppiamento e altresì lo stare con le cuffie nelle orecchie senza guardare nessuno in faccia come barriere intenzionali alla socializzazione. Si tratta di capire che, senza di questa, qualsiasi invito ulteriore è solo apparente e va trattato come tale, ma anche che certe barriere il più delle volte son fatte di carta.
Dunque, da un lato vi dico: trattate ciò che vedete come se fosse un poster. Un calendario dell'autofficina su cui posare lo sguardo occasionalmente, mentre svolgete il vostro lavoro, e niente di più. Vi condiziona così tanto una cosa del genere? Non dovrebbe. E non dovrebbe condizionare nemmeno il poster, ma nell'improbabilissima eventualità che si giri verso di voi per chiedervi “mi stai guardando?”, rispondete semplicemente di sì e tornate a svolgere il vostro lavoro. Se proprio volete essere amichevoli, aggiungete “non voglio metterti a disagio, cercherò di essere più discreto” riconoscendo il suo stato d'animo senza con ciò dare l'idea che vi stiate scusando.
Credetemi, le donne fan casino per cazzate solo quando sanno di potervi piegare e di poter guadagnare qualcosa piegandovi. Fategli capire con la più assoluta tranquillità che sono energie sprecate e desisteranno. Anche in questo clima sociale di merda, devo ancora conoscerlo un uomo adulto che abbia ricevuto serie conseguenze per episodi del genere senza essersi palesemente calpestato le palle da solo in qualche momento.
Dall'altro lato vi dico: socializzate. Sì, starete pensando che sia impazzito, ma ignorate ogni apparente snobismo e provate a rivolgere la parola a qualcuna. Attenzione, non sto dicendo: provateci! Non ancora, perlomeno. Ponetevi con lei esattamente allo stesso modo in cui vi porreste con un uomo, o in generale con qualsiasi persona di cui voleste fare conoscenza. Perché dovreste voler fare conoscenza? Perché è creando un rapporto con chi vi sta intorno – e parlo di tutti, non solo le donne da cui siete attratti – che prevenite il 90% delle situazioni di disagio in uno spazio abitualmente condiviso.
Non serve neppure strafare: una volta rivolgete un cenno di saluto quando incrociate lo sguardo e la volta dopo scambiate un semplicissimo “come va?”. In palestra potete chiedere “come sta andando l'allenamento?” o usare un milione di scuse per interagire dieci secondi e poi spostarvi. Nessuno vi citerà in tribunale per avergli fatto togliere le cuffie giusto quell'attimo. Se volete esagerare nel far capire che non siete dei rompicoglioni, dopo aver scambiato due parole in croce potete anche dire “dai, ti lascio fare adesso, ci vediamo dopo” ed eventualmente risalutare al volo mentre state uscendo. Le volte successive, quando vi reincontrate, tira dritto ignorandovi? Allora lasciate perdere: vi ha comunicato chiaramente di non disturbare. Vi saluta spontaneamente o quantomeno ricambia di nuovo il saluto? Allora provate a parlarci dieci secondi in più.
Badate, così è come l'ho descritta per i peggiori impacciati, ma vedrete che appena vi scioglierete un attimo potrete parlare qualche minuto già dalla prima volta con un gran numero di persone. E vi incoraggio a farlo con tutti: donne e uomini, giovani e vecchi, belli e brutti. La comodità di incontrarli spesso è che potete prendervi i vostri tempi, ma fate diventare poco a poco un'abitudine il socializzare regolarmente e – udite, udite! – diventerete persone socievoli. Non necessariamente estroverse, ma in grado di fare piccole conversazioni e a proprio agio nei contesti sociali. A quel punto, non solo sarete nella posizione di farvi realmente amico chi desiderate, qualora lo desideraste, ma noterete che le belle donne, quelle che sembra se la tirino da morire, nella maggior parte dei casi abbassano le barriere e vi parlano come persone normali appena si accorgono che siete persone normali, e per primi vi rivolgete a loro come vi rivolgete a tutti.
Una volta datogli modo di appurare di non avere davanti dei viscidoni, cosa che pensano della maggior parte degli uomini che non conoscono semplicemente per istinto, guardarle smette definitivamente di essere un problema. È assurdo che lo sia in prima istanza, lo so, considerato che arrivano al ridicolo pur di farsi vedere, ma il tutto è una conseguenza della fine del vecchio contratto sociale voluta dalle femministe, che se da un lato gli ha permesso di fare finalmente tutto ciò che volevano, dall'altro ha sollevato gli uomini dalla responsabilità di essere sempre e comunque protettivi nei loro confronti. Il risultato, come avevo spiegato in un altro articolo, è un paradosso in cui si sentono contemporaneamente al massimo del proprio potere e al massimo della propria vulnerabilità, in un clima di generale sfiducia fra i due sessi che porta le più squilibrate a dire addirittura che preferirebbero trovarsi sole nella foresta assieme a un orso.
Per fortuna, con quelle più sane basta davvero scambiare due convenevoli affinché si sentano a proprio agio. Il che non significa siano disponibili sessualmente, s'intende, ma almeno vi dà qualcosa su cui lavorare. E anche in questo potete sfruttare il fatto di incontrarle spesso a vostro vantaggio: non avete bisogno di esser chissà quanto lanciati e rischiare figure di merda. Una vi piace? Parlateci un po' di volte normalmente, assicuratevi di starle almeno simpatici e poi, nella più assoluta tranquillità, proponetele di uscire. Potete anche essere espliciti, purché siate discreti: “mi piaci, ti andrebbe di vederci fuori da qui qualche volta?”.
Non è certo il modo più efficiente di rimorchiare, ma vi assicurerà di non esser chiamati in direzione, se è questa la paura irrazionale che vi frena. E ci tengo a stressarlo che si tratta di una paura irrazionale, al pari di quella delle donne convinte che gli uomini non aspettino altro che di violentarle. Negli anni ci ho provato con un sacco di donne in situazioni di questo tipo, fra colleghe di lavoro e ragazze che frequentano la mia palestra, senza mai avere alcun problema, e vi assicuro: non è perché sono un chad, o altre stronzate simili. È perché sono capace di provarci senza mettergli pressione o imbarazzo, che vogliano dirmi di sì o di no. È davvero tutto lì. Acquisite un minimo di arguzia e quando una vi darà picche, che sarà la maggior parte delle volte, non cambierà minimamente il rapporto che avete con lei: potrete continuare a incontrarvi e chiacchierare nell'ambiente condiviso, avendo stabilito che sarete solo conoscenti.
E aggiungo che non le fregherà nulla se qualche settimana dopo ci proverete con un'altra. Sì, se la cosa viene notata potreste venire stuzzicati a riguardo con qualche shit-test, ma sarà un problema solo se vi sentite in dovere di giustificare che vi piace la figa pure a quelle che non ve l'hanno data.
Vi lascio con un'ultima considerazione: tutto questo è lavoro, e lo so bene. Qualcuno di voi potrà benissimo dirmi: “Andre', va bene tutto, ma a me vedere 'ste tipe che fanno flesso-estensione dell'anca mezze nude fa venire voglia di scoparmele. Non di parlare con tutti gli altri, poi con loro, sentire le minchiate che hanno da dire e farmi un enorme sbattimento sperando che forse qualcuna possa accettare di uscire!”. E a questa obiezione non posso che rispondere: assolutamente! D'altronde, avere fame non vi fa certo venire voglia di imparare a cucinare. Però lo fate, se nel lungo termine volete mangiare.
O almeno, lo fareste se non foste così pigri e male abituati da dare per scontato che il cibo debba arrivarvi pronto su ordinazione, o preferire qualcosa in scatola pur di non fare un tentativo ai fornelli.
Uno spunto su cui riflettere, no?

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