La Francia se la sta passando davvero male.
Nel corso delle ultime elezioni, ha fatto il giro del web il post di una ragazza di Lione che racconta in modo drammatico come non si senta più al sicuro nella città in cui ha sempre vissuto, dove fino dieci anni fa poteva uscire liberamente a qualsiasi ora senza essere molestata, inseguita o insultata, e ora gira con spray al peperoncino in borsetta e tirapugni nel portachiavi, evita di prendere mezzi pubblici e controlla prima di entrare in ogni edificio di non avere un uomo alle spalle.
Il suo fidanzato è stato accoltellato mentre tentavano di rubargli il cellulare; assieme hanno preso un cucciolo, e hanno tentato di rubargli anche quello. Si sono creati tre punti di spaccio nel loro isolato, attivi giorno e notte. Dopo aver subito un'irruzione, hanno aggiunto una serratura e installato un allarme con telecamera all'ingresso del loro appartamento. Ha paura quando è da sola a casa, ha paura quando è fuori di casa; e ad aver causato il tutto, specifica, non sono gli uomini, ma una specifica demografica di uomini.
Conclude chiedendosi “sono razzista per questo?”, affermando di non voler crescere dei bambini in una situazione del genere e invitando a votare nel modo giusto.
Il suo sentimento è ampiamente condiviso dai suoi connazionali, a giudicare dalla maggioranza che il partito Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella ha vinto al voto popolare; maggioranza che purtroppo non gli è bastata per formare il governo, dal momento in cui per impedirlo è stato fondato il Nouveau Front populaire, un'improbabile alleanza di numerosi partiti di sinistra fra cui Pôle écologiste, Parti socialiste e Parti communiste français. Partiti che in precedenza lo stesso Emmanuel Macron aveva definito estremisti, ma coi quali non ha esitato a stringere un patto faustiano pur di non lasciare il paese alla destra.
A sole tre settimane dalle avvenute elezioni, Parigi si è preparata a ospitare i giochi olimpici e ha cominciato a fare il giro del web un altro post, del gruppo femminista e identitarista Collectif Némésis, indirizzato proprio alle atlete italiane: con un video, le invita a non uscire da sole la sera, non indossare le cuffie, portarsi dietro uno spray lacrimogeno e delle scarpe con cui correre, ponendo particolare attenzione ai luoghi di maggior interesse turistico per via dei numerosissimi reati violenti che vi si consumano.
Cita come nella regione di Île-de-France, a cui Parigi fa da capoluogo, nel 2019 il 63% delle aggressioni sessuali e il 93% dei furti sui mezzi pubblici siano stati opera di stranieri; dato in linea con uno più recente sulla sola città di Parigi, nella quale gli stessi avrebbero commesso il 77% degli stupri avvenuti per strada nel 2023: fra quelli risolti almeno, pari a circa un terzo di quelli totali denunciati.
Ma hey, almeno non hanno vinto i fascisti, no?
E dunque, mentre forze di polizia sono accorse da tutto il mondo per aiutare il paese a mantenere una parvenza di ordine e sicurezza almeno durante i giochi, gli stessi non sono iniziati nel migliore dei modi: una delle cerimonie di inaugurazione ha fatto scandalo su scala globale, in particolare – ma non solo – nei circoli della destra cristiana. Sì, sapete bene di quale parlo: la rivisitazione dell'ultima cena di Leonardo da Vinci in salsa drag queen.
Appena si sono alzate delle voci indignate dal pubblico, è iniziato il gaslighting da parte dei media e del comitato olimpico: ogni video della cerimonia è stato oscurato sui canali ufficiali e chiunque abbia cercato di riprodurne anche solo una parte è stato colpito per violazione di copyright; la donna al centro del tavolo, Barbara Butch, che aveva pubblicato la foto della scena accostata a quella del dipinto originale, scrivendoci sotto “Oh yes! The new gay testament!”, l'ha prontamente eliminata; persino il direttore artistico Thomas Jolly ha negato di essere stato alcun modo ispirato all'ultima cena nel realizzare la sua opera, e affermato che invece fosse una celebrazione di Dioniso, il dio greco dell'estasi e dell'ebbrezza.
Già, peccato solo che il titolo scelto fosse “la cène sur la scène sur la Seine” e che “la cène” sia il nome in francese dell'ultima cena di Leonardo. La balla non ha retto molto e infine il comitato organizzativo si è scusato, pur continuando a negare pubblicamente le accuse; questo non senza prima averle confermate in una mail privata a una giornalista del Washington Times.
Intendiamoci, i francesi hanno sempre avuto un fetish – uno dei tanti – per mettere in ridicolo le religioni. Sono ben noti per essere un popolo dall'irriverenza estrema, spesso di cattivo gusto e fine a se stessa, e in tutta franchezza non mi stupisce che abbiano concepito una cosa simile. Ma siamo chiaramente ormai lontani dai tempi di Charlie Hebdo, in cui almeno avevano il coraggio di andare fino in fondo. Ora non solo scelgono bersagli decisamente più inoffensivi, arrivano al ridicolo pur di nascondere la mano dopo avergli lanciato il sasso.
Lo spettacolo triste, ahimé, non si è limitato alla cerimonia: due atlete probabilmente intersex sono state ammesse a gareggiare al torneo di pugilato femminile. Dico probabilmente perché l'unica cosa che si sa per certo è che l'anno scorso l'International Boxing Association le ha squalificate per aver fallito un non meglio specificato test di idoneità di genere. Il presidente dell'associazione, in un tweet, aveva parlato di cromosomi XY e da fuori si è vociferato di testosterone alto, ma nell'unica comunicazione ufficiale, appena rilasciata, la stessa ha dichiarato di non aver misurato i livelli di testosterone e di voler mantenere confidenziali le specifiche del test a cui ha sottoposto le atlete.
Nel frattempo una delle due, l'algerina Imane Khelif, ha sfidato l'italiana Angela Carini, la quale si è ritirata a seguito di un singolo pugno in faccia e, dopo aver urlato “non è giusto!”, pianto e lasciato il ring senza salutare l'avversaria, ora oscilla fra coping ai massimi livelli e dichiarazioni conciliatorie.
La mia opinione da bar? Carini era partita convinta di poter competere e l'idea di stare subendo un'ingiustizia non l'aveva sfiorata, o se l'aveva sfiorata le aveva solo messo ulteriore voglia di dimostrarsi più forte, finché il pugno in faccia non l'ha bruscamente riportata alla realtà. In quel breve momento si è comportata per come si sentiva realmente; ora però, distrutta e con non pochi commenti sul web che le danno senza pietà della piagnucolona e della rosicona, cerca di rimanere politicamente corretta per non tirarsene ulteriori addosso. La biasimate? Io no.
Ma anche per questo caso, appena si sono alzate delle voci indignate dal pubblico, è iniziato il gaslighting: il portavoce dell'International Olympic Committee ha prima detto “non voglio fare commenti sugli individui”; ha poi specificato che “tutte le partecipanti alle competizioni femminili soddisfano i requisiti di eleggibilità”, aggiungendo che questi sono “incredibilmente complessi”; ha infine contraddetto ambo le dichiarazioni chiudendo con “sono donne sul loro passaporto e questo è quanto”. Sì, e la mia ragazza è 1 metro e 60 sulla carta d'identità. Dunque?
Una cosa che si è ben guardato dal dire è come le regole del comitato siano disseminate di ideologia gender: nelle linee guida per la rappresentazione sui media, ad esempio, termini come “biologicamente maschio” e “biologicamente femmina” sono considerati problematici e a quanto pare “la categoria sessuale di una persona non è assegnata solo in base alla sua genetica”.
Insistere sulla complessità di un problema può essere un espediente per chiarirlo oppure per offuscarlo, e mi pare evidente quale sia l'intento del comitato olimpico, nonché di buona parte dei commentatori che si esprimono, in questo caso. Anche post come questo, non me ne voglia l'autrice, altro non sono che modi sofisticati per tirare l'acqua al mulino mascherati da riflessione neutrale. Notare come:
Viene analizzata soltanto una delle ipotesi, data a priori come la più probabile, dettagliando come non conferirebbe a Khelif alcun vantaggio dovuto al dimorfismo sessuale. Diamolo pure per buono. Ma se invece che da sindrome di Swyer fosse affetta da insufficienza dell'enzima 5-alpha reduttasi? In ambo i casi una persona con corredo cromosomico XY si sviluppa come intersex, ma in modo completamente diverso.
Viene detto che certe analisi non dovrebbero essere contaminate da fattori politici, dopo aver raccontato di come Khelif si è percepita ed è stata percepita dalla sua società fino alla rivelazione sconcertante delle analisi mediche, che avrebbero trasformato ciò che era percepito come un'identità stabile e immutabile in un fattore di dibattito. Fattore emotivo ne abbiamo?
Dal canto mio sarò forse semplicistico – sono solo un pirla che scrive su Internet dopotutto – ma di fronte alla necessità di fare scelte nette in scenari incerti ritengo ci si debba porre una banale domanda: che rischio si preferisce correre? In questo caso, quello di commettere un'ingiustizia nei confronti di un'atleta che potrebbe non avere in realtà alcun vantaggio indebito oppure quello di commetterla nei confronti di tutte le altre nel caso in cui lo avesse? Il buon senso direbbe sia meglio correre il primo. Purtroppo è chiaro che fattori politici lo hanno contaminato in modo irrimediabile, allo stesso modo in cui hanno contaminato l'analisi scientifica.
Ma hey, almeno abbiamo licenziato quel commentatore che ha fatto una battuta sessista, no?

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