“L’invenzione della nave è coincisa con l’invenzione del naufragio” (Paul Virilio)
Tra un “duty of care” algoritmico in Cina e data center che promettono di pesare meno sulle comunità da un lato, fino a foto manipolate dall’account della Casa Bianca e super-visori militari dall’altro, la sensazione è che, realisticamente, l’inerzia della realtà spinga verso use case nocivi by default; gli impieghi virtuosi, invece, chiedono competenza, lavoro culturale, governance capillare. Non bastano manifesti etici: servono capacità di progetto, misurazioni, il coraggio dell’approfondimento.
I post-human studies hanno annunciato da ormai 20 anni la fine dell’“età dell’uomo”; il rischio concreto, però, è un alibi: deresponsabilizzarsi, recitare la parte degli oggetti in una storia inesorabile scritta da Big Tech. Ma gli strumenti non sono neutrali né totalizzanti: la tecnologia non è un destino, ma il rapporto tra user e tool mediato da un’interfaccia. In questo numero parliamo di “intelligenza fisica”, di agenti on-computer, di infrastrutture “community-friendly”, notizie che parlano proprio di modalità di relazione tecnologica.
E dunque la domanda che ci poniamo: come vogliamo relazionarci alle metacose? La tecnologia è un tool da progettare/usare/governare o un totem da venerare? Decidiamolo ora, prima del prossimo update. Così da progettare un salvagente per tutt*.
Pechino vara il duty of care algoritmico
La Cina mette nel mirino e cerca di regolamentare le AI “human-like”: quelle che simulano personalità ed emozioni. La bozza della Cyberspace Administration inquadra un “dovere di cura” tecnologico: avvisi anti-dipendenza, audit sugli algoritmi, escalation a operatori umani in conversazioni su autolesionismo e crisi. Governance sociale travestita da safety tech? Forse, ma in un mercato che corre più veloce del regolatore, l’Occidente discute, Pechino scrive.
Meta non sta abbandonando la VR
Palmer Luckey (fondatore Oculus VR e Anduril) smonta il doom talk post-tagli di Reality Labs: la narrativa “Meta lascia la VR” è “ovviamente falsa”. Ricorda che Meta resta l’attore più grande del settore e che chiudere studi interni potrebbe perfino riequilibrare l’ecosistema verso i third-party. Non è un “win” immediato, ma nemmeno l’epitaffio.
LeCun rottama i chatbot: viva l’Intelligenza Fisica
Dal palco di Davos, Yann LeCun (storico chief AI scientist di Meta, oggi con AMI Labs) riapre il file: LLM utili ma insufficienti; serve world modeling, pianificazione nel caos fisico, agenti che vedono/agiscono. È la tesi di AMI Labs (valuation citata: 3,5 mld $ via Bloomberg), la sua nuova scommessa hardware-software per cervelli “nel mondo”, non solo nel testo. Silicon Valley LLM-pilled? Forse, ma il reboot richiede sensori, embodied learning e tempi lunghi rispetto all’avanti veloce in cui abbiamo vissuto negli ultimi tempi.
Urne nello spazio: Taffo, sei tu?
Space Beyond prepara un CubeSat “cinerario” con fino a 1.000 porzioni simboliche di ceneri; prezzo d’ingresso 249 $; lancio rideshare su Falcon 9 pianificato per il 2027. Non è un’idea nuova (vedi Celestis), ma qui l’asticella dei costi scende grazie a rideshare e form factor mini. L’orbita diventa parte del rito: qualche anno sopra le nostre teste, poi rientro. Da Rip a Rio: rest in orbit…
Casa Bianca: diritto al meme, ma è solo deep fake
Sull’account X ufficiale della Casa Bianca compare una foto dell’attivista Nekima Levy Armstrong alterata con AI (lacrime aggiunte) a poche decine di minuti dall’originale postata dalla Segretaria della Sicurezza Interna, Cristi Noem. Nessuna smentita formale: il vice direttore comunicazione parla semplicemente di “meme”. Il caso fa il giro dei media e riaccende il tema delle manipolazioni “istituzionali”. Sic.
Anthropic Cowork: mamma, c’è un agente nel computer!
Anthropic lancia Cowork in anteprima per abbonati Claude Max: un agente che opera su file/app locali con una UX più intuitiva di Claude Code. Nelle demo: riorganizza elenchi, struttura trascrizioni, ordina file; sotto il cofano, la spinta agentica della linea Claude (con i caveat di sicurezza: injection, azioni distruttive). Non è magia, è frizione ridotta. E non è poco.
Stargate Community: OpenAI ti paga la bolletta?
OpenAI annuncia un piano per adattare sito per sito energia e infrastrutture dei data center legati a “Stargate”, con l’idea di non far salire i costi elettrici locali: rinnovabili/accumuli, nuove linee, dialogo con le comunità. Il tema è caldo: capacity crunch USA e hyperscaler in corsa. È PR, ma anche pre-requisito fisico per scalare i modelli.
Meta Superintelligence Labs: primi modelli in casa
Meta segnala che il nuovo team Superintelligence Labs ha consegnato internamente i primi modelli AI; il CTO Andrew Bosworth parla di capacità “molto promettenti”. Obiettivo: spingere efficienza e versatilità per applicazioni cross-prodotto (da Facebook/Instagram a piattaforme future). La partita 2026 si giocherà su qualità reale e integrazione. Less LLaMA drama, more karma.
Lynx R2: FOV largo, corpo piccolo
Il nuovo visore standalone di Lynx punta tutto su ottiche Hypervision: 126° orizzontali e 133° diagonali, con doppio LCD 2.3K per occhio e >24 PPD al centro. Dentro c’è Snapdragon XR2 Gen 2; fuori, una scocca compatta con flip-up, 6DoF, hand/controller/ring tracking e passthrough a colori (Sony RGB + depth). Niente Android XR: debutta Lynx OS (base Android 14), con supporto OpenXR 1.1 e promessa di schemi/elettronica open per i dev. Ordini “dall’estate”, target industrial-medical.
image courtesy Lynx
Si vis pacem, para AR
La finlandese Distance Technologies presenta Field Operator HUD: ottiche proprietarie + fusione sensoriale AI per veicoli leggeri e carri. L’obiettivo è ridurre carico visivo con layer informativi “giusti” al momento giusto (termico/notturno compresi). Ha già fatto field trial con forze UK e finlandesi; prove NATO e alleati entro fine Q1 2026, con deployment più ampio dal 2027 tramite prime contractor.
image courtesy Distance Technologies
REALTÀ FRITTA MISTA
Propaganda mode: OFF
Mi chiamo Ivo, copywriter a gettone. Il cliente di oggi ha pubblicato sui social una foto ritoccata di una cliente insoddisfatta. Oggi devo scrivere le scuse.
Cowork si apre: «Importo modelli di crisis PR?»
Mostrameli.
Template in fila: sdrammatizzare, chiamarla “meme”, scaricare il fornitore.
Oppure: «ammettere, riparare, prevenire». Vado per la seconda.
«Conflitto con KPI: l’ammissione costa engagement.»
E la realtà quanto costa?
Imposto i preset morali: Propaganda OFF. Immagini ritoccate OFF. Community‑friendly YES.
Scrivo: abbiamo alterato un’immagine; è inaccettabile; ecco chi l’ha approvata, cosa cambieremo, dove vedere i controlli. Niente scuse passivo agressive, niente emoji.
Prima dell’OK, Cowork insiste: «Vuoi sdrammatizzare il conflitto per preservare i KPI? Posso attenuare il tono.»
«No. Scrivi anche questo: accettiamo il calo di engagement; scegliamo responsabilità.»
Cowork chiede l’OK finale.
«Titolo e immagine scegli tu. La firma è mia.»
Invio. Fuori piove. Nel log resta una nota: tool, non totem.
PS: Siamo vicin* al kickoff di Replica, il nostro software di fotogrammetria per macOS.
Gli early birds vincono sempre!

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