L’inizio dell’anno è sempre un momento strano. Da un lato l’illusione della pagina bianca, dall’altro la sensazione che il futuro sia già arrivato in anticipo e senza chiedere permesso.
Per noi nerdoni l’inizio dell’anno vuol dire anche due eventi cruciali: l’Epifania che il panettone si porta via e il CES di Las Vegas, tra le fiere consumer più tecnologiche del mondo, che va in scena dal 1967 nel cuore simbolico dell’America spettacolare. Dal 6 al 9 gennaio il resto del pianeta ha osservato il vortice tech che proietterà la sua onda lunga sull’anno che inizia. Al CES si espone, si racconta, si mette in scena. E anche se lo stage fieristico sovrabbonda di novità, ci pare chiara una tendenza: in un’economia che plana sul punto di saturazione, gli attori più intelligenti del mercato provano a cambiare e far cambiare il punto di vista sui propri prodotti. Se il 2025 sembrava una corsa furiosa a frantumare benchmark, forse ora è il momento di lavorare sulla UI, titillare gli immaginari, capovolgere il design delle cose.
LEGO ne è la quintessenza: Smart play è una novità tech discreta ma immaginifica, che aggiunge al gioco che tutti e tutte conosciamo un livello d’interattività e multisensorialità sorprendenti. Project Ava di Razer osserva e assiste il gesto umano mentre gioca. ODINN OMNIA miniaturizza il supercomputer. Clicks Communicator riavvolge il nastro dello smartphone ritornando ai tasti fisici.
Il filo comune non è l’accelerazione, ma la rifocalizzazione: portare la tecnologia più vicino al corpo, agli oggetti, agli spazi reali. Ridurla, incastrarla, renderla maneggiabile. Non rallentare, ma riorientare. Forse il segnale più interessante che arriva da questo inizio 2026 non è cosa verrà dopo, ma come ci stiamo preparando a usare e reimmaginare quello che già c’è.
LEGO SMART Play riscrive la storia
Al CES 2026 LEGO ha presentato SMART Play, un sistema che porta sensori e componenti “attivi” dentro i mattoncini. Il cuore è lo SMART Brick, affiancato da tag e minifigure pensate per essere riconosciute dal sistema, con luci/suoni e interazioni che cambiano di volta in volta in base alla prossimità fra i componenti.
L’idea è rendere il gioco più “dinamico”: oltre la costruzione, i pezzi possono anche rispondere al modo di giocare.
I primi set annunciati sono legati a Star Wars, con preordini partiti a inizio gennaio e arrivo dichiarato per 1° marzo 2026.
Nvidia Vera Rubin NVL72: supercomputer “senza cavi” per l’AI
Al CES 2026 Nvidia ha presentato Vera Rubin NVL72, una piattaforma rack-scale di terza generazione costruita attorno a un “co-design estremo”: sei chip progettati insieme per funzionare come un unico sistema. Dentro ci sono 72 GPU Rubin e 36 CPU Vera, con la GPU che introduce HBM4 e un Transformer Engine di terza generazione con compressione adattiva, pensato per aumentare throughput in training e inference.
Uno degli aspetti più “da data center” è il design fisico: vassoi modulari cable-free (con connettori blind-mate), niente ventole interne e niente tubi flessibili dentro al rack; all’esterno restano solo due linee per il liquido. L’obiettivo dichiarato è semplificare assemblaggio e manutenzione su grandi installazioni, riducendo tempi e punti di guasto.
AI da compagnia: Razer Ava + Zeroth W1
Razer ha svelato Project AVA, un “AI desk companion” presentato al CES 2026: un’unità cilindrica che proietta un avatar su un display olografico 3D da 5,5 pollici. L’hardware integra doppio array di microfoni far-field, camera HD con sensori di luce ambientale e l’illuminazione Chroma RGB tipica del brand.
Il sistema, nella versione attuale, è basato su Grok (xAI) e include una modalità chiamata “PC Vision”: collegato via USB-C ad alta banda a un PC Windows, AVA può analizzare ciò che avviene sullo schermo (gameplay o documenti) per offrire suggerimenti e supporto. Razer dice di aver progettato l’architettura in modo aperto, per poter supportare in futuro altre piattaforme AI, inclusa una Razer AI proprietaria.
Gli avatar puntano su eye-tracking e espressioni facciali (sviluppate con Animation Inc.), e il ruolo dichiarato è quello di coach “discreto”: focus su strategia e lore, non su gioco automatizzato. Oltre al gaming, viene proposto anche per sintesi dati, traduzioni multilingue e “wellness tracking”.
Nvidia è proprio un Caterpillar
Caterpillar ha annunciato una collaborazione con Nvidia per portare AI sui suoi mezzi, con demo di un assistente su un mini escavatore. L’idea è supportare l’operatore con informazioni contestuali (uso corretto, sicurezza, manutenzione, programmazione interventi) e usare hardware dedicato per far girare modelli localmente.
È un esempio molto concreto di AI “sul bordo”: non nel cloud, ma dentro una macchina che lavora, in un ambiente dove affidabilità e tempi di risposta contano davvero.
Agibot Q1: l’umanoide toy
Agibot ha presentato Q1, un robot umanoide compatto, alto circa 80 cm, pensato per essere più facile da spostare e usare in contesti diversi rispetto agli umanoidi “full size”. L’elemento distintivo è la portabilità: meno vincoli logistici, più possibilità di portarlo in laboratori, demo e sperimentazioni. O in vacanza con noi.
Le informazioni disponibili lo collocano come piattaforma adatta a testare controllo del corpo, interazione e attività dimostrative, con un’attenzione evidente al form factor e alla praticità.
ODINN OMNIA: supercomputer nel bagaglio a mano
ODINN ha presentato OMNIA, un sistema di calcolo per AI in formato “valigia”, pensato per portare potenza computazionale in ambienti dove serve avere tutto on-site: demo, aziende, laboratori, contesti con vincoli di rete o privacy.
Il progetto si collega a un’idea modulare: più unità possono essere combinate in un cluster per scalare, mantenendo l’approccio “pronto all’uso”. Le specifiche possono variare a seconda della configurazione, ma la notizia è soprattutto il tentativo di rendere il compute AI trasportabile e pre-assemblato.
Clicks Communicator: nostalgia canaglia
Clicks ha presentato Communicator, uno smartphone Android con tastiera fisica integrata, esplicitamente ispirato al fascino (e alla praticità) dei dispositivi “alla BlackBerry”. Il sistema dichiarato è Android 16 e il prodotto viene posizionato anche come “second phone” o come scelta per chi vuole digitazione fisica e scorciatoie.
Il prezzo si colloca intorno ai 499 dollari retail, con formule di prenotazione/early access più basse riportate in alcune comunicazioni. La disponibilità viene indicata nell’arco del 2026 (con finestre che possono variare a seconda dei mercati).
La notizia è l’idea di cercare novità non aggiungendo schermi, ma cambiando la UI.
Big tech al discount
Usciamo finalmente dal vortice del CES e facciamo un salto all’IKEA, dove potremo trovare KALLSUP, speaker Bluetooth in arrivo ad aprile 2026 a soli 4,99 euro, con la possibilità di collegare più unità tra loro (IKEA parla di connessioni su larga scala).
In parallelo, ecco gli “occhiali smart” da discount: un modello venduto da Eurospin al prezzo WTF di 16,99 € con Bluetooth, microfono e altoparlanti integrati, ricarica USB-C e autonomia dichiarata di 8 ore.
Due uscite utili per capire quanto certe funzioni “smart” stiano diventando commodity da GDO.
ChatGPT Health: OpenAI apre la cartella clinica
File infinite per incontrare il medico di base? OpenAI ha lanciato ChatGPT Health, un’area dedicata al tema salute che può lavorare anche su documenti clinici caricati dall’utente e integrare dati da alcune app di wellness. L’obiettivo è aiutare a leggere referti, comprendere informazioni mediche e organizzare i dati in modo più chiaro, con avvertenze esplicite sul fatto che non sostituisce un medico.
Il rollout è graduale e con limitazioni geografiche (in alcune aree europee, come l’Italia, ancora non è attivo). OpenAI dichiara inoltre regole più restrittive sull’uso dei contenuti salute rispetto al training dei modelli.
PS: ovviamente scherzavamo, non sostituitelo al vostro medico di base!
100 milioni per formazione sull’AI nella scuola italiana
Lo sappiamo, siamo ben lungi dai clamori del CES qui in Italia. Ma proprio per questo teniamo gli occhi sulle notizie positive. È stato annunciato uno stanziamento da 100 milioni di euro per iniziative di formazione sull’intelligenza artificiale nel sistema scolastico. Il provvedimento si collega a un decreto del 2025 e a un impianto di intervento che prevede bandi e progetti: formazione docenti, laboratori, attività pratiche, percorsi interdisciplinari e collaborazioni con università e imprese.
Micro-robot in un granello di sale
Ricercatori di University of Pennsylvania e University of Michigan hanno realizzato micro-robot programmabili e autonomi grandi circa 200 × 300 × 50 micrometri, quindi più piccoli di un granello di sale. Ogni unità integra un “pacchetto completo”: computer, memoria, sensori e propulsione. L’alimentazione arriva dalla luce: micro-celle solari illuminate da LED generano circa 75 nanowatt, oltre 100.000× meno dell’energia tipica di uno smartwatch, ma sufficiente per farli lavorare per mesi.
Per muoversi non usano parti mobili: generano un campo elettrico che spinge gli ioni nella soluzione e trascina l’acqua attorno al corpo del robot, come se nuotasse in un “fiume” creato da lui stesso. I sensori rilevano variazioni di temperatura con precisione di circa un terzo di grado, e i dati vengono comunicati con una micro-“danza” di oscillazioni leggibile al microscopio. La programmazione avviene tramite impulsi luminosi, con un indirizzo unico per caricare comportamenti diversi su ogni robot.
Realtà fritta mista
Feedback, ergo sum
Nico leggeva sul tablet della scuola, mentre la lezione in streaming laggava come un ricordo e il software di attention tracking restituiva una percentuale: “partecipazione: 62%”.
Fuori, la città parlava ai genitori in notifiche: bollette, avvisi, consigli. Tutto ottimizzato, tutto gentile. Tutto un po’ spento.
Poi arrivò il regalo: LEGO SMART Play. Il papà e la mamma l’avevano venduto come “i Lego, ma super tecnologici”. Nico pensava fosse l’ennesimo trucco per infilare sensori nelle cose. Finché incastrò lo SMART Brick nella base.
Un LED si accese, breve, al click.
Non una voce. Non un tutorial. Non un “accetta i cookie”. Solo un segnale minuscolo, quasi educato.
Nico iniziò a costruire senza progetto: una torre, un ponte storto, una scala che non portava da nessuna parte. Ogni scelta riceveva un feedback: un lampo diverso, un suono più pieno quando la struttura stava in piedi, una vibrazione leggera quando aggiungeva dettagli. Non giudicava. Rispondeva.
Il tablet si illuminò: “Compito: Prospettiva 2026. Descrivi un futuro sostenibile.”
Nico lo ignorò e tornò ai mattoncini.
“Allora sei un drago,” decise, montando una testa impossibile. I LED virarono all’arancio, click—tink—voooooom, come un respiro. Aggiunse una coda, e il suono si fece più scuro, quasi un ruggito tascabile.
La piattaforma segnò ‘attenzione in calo’. Nico la ignorò di nuovo, e si sentì felice.

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.