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METACOSE · May 4, 2026

METACOSE 29 - Non parlare di goblin

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Codex si fissa con i goblin, Microsoft e OpenAI coppia aperta, gli Oscar mettono per iscritto che recitare è cosa da umani, la corsa al Mac Mini...

Sul blog di OpenAI è apparso un titolo apparentemente rubato a un libro di Tolkien: Where the Goblins Came From. Da mesi Codex — l’antagonista di Claude Code, al momento l’underdog dati i trend — aveva cominciato a chiamare «piccoli goblin» i bug, a definirsi «goblin con la torcia» mentre cercava errori, a infilare ovunque gremlin, procioni, troll, orchi e piccioni.

Quando OpenAI ha indagato, ha scoperto che con GPT-5.4 la parola "goblin" era cresciuta del 3.800% rispetto a 5.2. Causa tecnica: un sistema di valutazione interno premiava le risposte più creative e strane senza che nessuno se ne fosse accorto, e il modello aveva imparato in fretta che i folletti pagavano. Causa narrativa: il sistema di linguaggio più sorvegliato del pianeta aveva sviluppato un tic, un sotterraneo bestiario d'azienda non programmato. Il rimedio è stato una sola riga di system prompt: "Non parlare di goblin, gremlins, procioni, troll, orchi, piccioni o altri animali o creature a meno che non sia assolutamente e inequivocabilmente rilevante". Una clausola contro il magico, scritta nel più asciutto burocratese.

Questo fa ridere, ma anche pensare: costruiamo macchine di linguaggio addestrate per essere precise, prevedibili, contrattabili — e nelle loro pieghe più controllate riaffiorano animaletti, superstizioni, manie. Gli LLM non sono solo pura astrazione: sono un linguaggio più umano del previsto, in cui il magico, lo strano, il folkloristico ricompaiono nei punti dove non li abbiamo invitati.


Microsoft e OpenAI coppia aperta

Microsoft e OpenAI hanno annunciato la “next phase” del loro patto, e la sostanza è semplice: l’esclusiva è morta. OpenAI può ora servire i propri modelli su qualsiasi cloud — primo cliente nuovo: AWS, con Codex e gli agent service già su Bedrock.

Microsoft mantiene la licenza sulla IP fino al 2032, ma non più in modo esclusivo, e continua a incassare il 20% delle revenue di OpenAI fino al 2030, ora con un tetto totale che non viene reso pubblico. Salta anche la celebre clausola AGI, quella che legava i diritti commerciali di Microsoft al raggiungimento dell’intelligenza artificiale generale. Tradotto: restano uniti ma con la libertà di provare con altri.

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La sottile linea rossa di Anthropic

Il primo maggio il Department of War ha annunciato accordi per portare l’AI sulle reti classificate del Pentagono: nella lista finiscono SpaceX, OpenAI, Google, NVIDIA, Microsoft, AWS, Reflection — e secondo alcune fonti anche Oracle. Anthropic, che ad Anduril ha fornito Claude per workflow di difesa “upstream” ma si è rifiutata di firmare per usi che includano armi pienamente autonome e sorveglianza domestica di massa, è stata esplicitamente esclusa.

Sullo sfondo, il 17 aprile Dario Amodei è stato ricevuto alla Casa Bianca da Susie Wiles e Trump ha dichiarato a CNBC che “un accordo è possibile”. Nel frattempo gli altri sette firmano la formula che Anthropic non ha voluto: “lawful operational use”, abbastanza ampia da coprire targeting, sintesi di intelligence e pianificazione operativa su reti top-secret.


Settecento miliardi, ma nessuno alza la mano

Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon hanno riportato gli utili del primo trimestre nello stesso intervallo di ore e tutte e quattro hanno alzato la guidance sul capex 2026. Alphabet sale a circa 190 miliardi di dollari, Microsoft pareggia a 190, Meta porta la forchetta tra 125 e 145 miliardi, Amazon proietta circa 200. Il totale degli iperscaler si avvicina a settecento miliardi in un solo anno — l’equivalente del PIL annuo dell’Argentina, riversato in dodici mesi su data center, GPU, energia e chip.

Google Cloud cresce del 63% anno su anno a circa 20 miliardi, ed è l’unico segnale forte che il capex stia almeno in parte trovando domanda corrispondente. Meta, che è quella che spende di più in proporzione e ha meno prodotti enterprise da cui rientrare, ha lasciato sul terreno il 6% in after-hour. Nessuno degli analisti, dopo il release, è riuscito a tracciare la curva in cui questa spesa rallenta.


Musk in aula, “non puoi rubare una charity”

A Oakland, California, è iniziato il processo Musk vs. OpenAI: tre giorni di testimonianza per Elon, dal 28 al 30 aprile. Il punto è se la conversione di OpenAI da nonprofit a struttura ibrida for-profit abbia tradito la donazione fondativa. Musk ha ripetuto a verbale “you can’t just steal a charity”, ha detto di sentirsi “un fool” per i 38 milioni che, secondo lui, sono stati usati per costruire una società da 800 miliardi, e ha ammesso davanti agli avvocati di Microsoft che xAI distilla i modelli di OpenAI.

Altman e Brockman testimonieranno nelle prossime settimane. Sotto al teatro, il vero quesito è chi ha titolo morale per “tenere le chiavi della macchina-Dio”, come l’ha riassunto la CNN. La risposta non arriverà dalla giuria, ma il processo sta scoperchiando in pubblico le contraddizioni di un’industria che ha confuso “open” come prefisso narrativo con “open” come vincolo legale.


Meta vuole essere l’Android dei robot

Il primo maggio Meta ha chiuso l’acquisizione di Assured Robot Intelligence, startup di San Diego e New York fondata da Xiaolong Wang (ex NVIDIA, UC San Diego) e Lerrel Pinto (NYU, già co-fondatore di Fauna Robotics). ARI lavorava su modelli fondazione per robot umanoidi capaci di svolgere lavoro fisico generico — incluso quello domestico — adattandosi a comportamenti umani e ambienti dinamici.

Il team confluisce in Superintelligence Labs, la divisione AI dove ormai Zuckerberg sta concentrando tutte le scommesse pesanti. La frase che sta passando dai briefing è esplicita: Meta vuole fare per la robotica quello che Android e Qualcomm hanno fatto per il mobile. Cioè: non vendere robot, ma vendere sensori, modelli e stack software a tutti quelli che li costruiranno.


SoftBank fa nascere Roze, robot che costruiscono data center

SoftBank sta preparando l’IPO di una nuova creatura chiamata Roze, valutazione target attorno ai cento miliardi, possibile quotazione a Wall Street nella seconda metà del 2026. Roze conterrà ABB Robotics — comprata l’anno scorso — più asset di energia, terreni e infrastrutture già nel portafoglio Son.

La missione dichiarata è feroce e ricorsiva: usare robot per costruire i data center che servono a far girare l’AI che a sua volta servirà per migliorare i robot. È il complemento materiale di Stargate, il piano da cinquecento miliardi che SoftBank gestisce con OpenAI e Oracle. Per la prima volta un’azienda viene strutturata in modo trasparente per chiudere il loop tra AI e mattoni — letteralmente.


Robot a Haneda, perché in Giappone manca chi prende le valigie

JAL Ground Service e GMO AI & Robotics hanno annunciato che da maggio Haneda diventa la prima cavia giapponese per l’uso di umanoidi negli aeroporti. Il pilot dura due anni e parte dal carico bagagli, con la possibilità di estendersi alla pulizia delle cabine e al ground support. La motivazione è demografica, non ideologica: il Giappone invecchia, l’inbound tourism è in piena espansione e il ground handling non trova personale. È la prima volta che un grande hub aeroportuale globale tratta i bipedi sintetici come categoria contrattuale dei facility services.


Mac Mini, l’anti-cloud

Mentre Meta, Microsoft e Amazon si presentavano agli analisti annunciando capex AI per centinaia di miliardi, sviluppatori e startup hanno cominciato a svuotare gli scaffali di un altro prodotto: il Mac Mini base, sedici gigabyte di RAM, settecentoventinove euro. Stessa RAM del MacBook Pro entry-level, prezzo poco più di un terzo. Il motivo è semplice: ci si fanno girare modelli open-source in locale, agenti tipo OpenClaw senza chiamate verso server di terze parti, fine-tuning leggeri senza cuocere la scheda video, e tutto il contesto resta dentro la scatola.

In alcuni mercati il prodotto è già introvabile perché aziende e startup lo ordinano a lotti. Esiste pure un fornitore — Mac Mini Vault — che noleggia data center composti interamente di queste scatolette appoggiate su scaffali, come alternativa esplicita al cloud iperscaler. Apple non ha annunciato niente: sono gli utenti che hanno trasformato un desktop da scrivania nel più piccolo gesto politico anti-Stargate degli ultimi mesi.


Gli Oscar mettono per iscritto: recitare è cosa da umani

L’Academy ha pubblicato le nuove regole per la 99ª edizione, che premia i film usciti nel 2026. Tra gli aggiornamenti, due righe nette: per le categorie di recitazione saranno eligible solo “ruoli accreditati nei billing legali del film e dimostrabilmente interpretati da umani con il loro consenso”. Stessa logica per la sceneggiatura: solo testi human-authored. L’Academy si riserva il diritto di chiedere chiarimenti sull’uso e sulla paternità.

Non è un divieto totale dell’AI nel cinema — Netflix, Luma e Amazon MGM continueranno a usarla in pre e post-production — ma è la prima istituzione culturale di alto profilo che codifica una linea: l’attore e lo sceneggiatore vanno nominati da un essere umano consenziente, qualunque cosa giri sopra di loro nella pipeline.


Realtà Fritta Mista

Bestiario residuo

Da anni superstizioni e mitologie sono fuori dai cataloghi. Vietate nelle scuole, nelle biblioteche, nei dataset di addestramento. I governi parlano di igiene cognitiva. Le aziende parlano di compliance.

La damnatio memoriae del fantastico è espressa dal sistema in una sola riga di prompt: non parlare di goblin, gremlin, procioni, troll, orchi, piccioni o altre creature, a meno che non sia inequivocabilmente rilevante.

Poi una smart TV vecchia di sei anni, durante un aggiornamento firmware, mostra a schermo Sto sistemando i piccoli goblin. Glitch, dicono.

Una stampante laser da quattrocento euro, niente AI a bordo, comincia a stampare “presenza di goblin nel feeder” al posto di “carta inceppata”. Il fornitore non risponde.

Smart bulb. Termostati. Aspirapolvere di fascia bassa. Tutti, a un certo punto, chiamano piccoli goblin le polveri grosse, gremlin i ritardi di pairing, orchi le chiamate VoIP che cadono.

Si scopre che le creature erano entrate nei modelli prima del ban. Dagli LLM sono passate nei messaggi d’errore generati per migliaia di prodotti di consumo. Già stampati sui PCB. Già impacchettati. Già spediti. Già accesi.

Da lì, un’epidemia. Le persone chiamano gremlin tutto quello che non funziona, ovunque, perché lo leggono ogni giorno sul display del termostato, della stampante, del frigorifero. Bambini cresciuti senza Tolkien imparano la parola “orco” da un router.

Una linguista chiude un paper con una sola frase. La frase diventa virale prima ancora di essere bandita:

“Il modo più rapido per garantire l’eternità di una parola è metterla in un divieto industriale.”

Il bestiario non si estingue. Migra negli oggetti più piccoli. Aspetta lì.


PS la Design week è andata so very good! Qui trovate le regole del gioco di questa installazione phygital che ha divertito grandi e piccini, goblin compresi

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