Milano sta vivendo la sua settimana preferita: quella in cui il design non si limita a occupare la città, ma la mette in overclock. Per la Design Week tutto luccica, tutti si muovono come se ogni appuntamento fosse decisivo. Corrono le agende, i lanci, le installazioni, le conversazioni. Anche noi ci siamo, ci trovate a Superstudio in Via Tortona con un’installazione interattiva.
Eppure, nel vortice, avvertiamo un lag. A 4.000 km da qui, nella giugulare dell’energia mondiale, il movimento globale smette di sembrare astratto e torna a essere una questione di passaggi materiali, attese, container e navi immobili. A Hormuz petrolio e gas restano incagliati. Ma forse il movimento è solo un fatto di prospettiva. Da una parte Milano accelera, performa, produce presenza. Dall’altra si scopre quanto il nostro presente iperconnesso dipenda da colli di bottiglia remoti, spesso dimenticati, ma così reali da fermare tutto.
Insomma una parte di noi corre da anni. Un’altra è ancora bloccata nello stesso stretto.
A Pechino i robot stanno correndo fortissimo, in due discipline diverse. La prima è la mezza maratona: lì il robot vincitore, sviluppato da Honor, ha chiuso in 50 minuti e 26 secondi nella categoria autonoma, mentre un altro modello della stessa azienda ha fatto ancora meglio, con 48:19, ma in modalità telecomandata. La seconda disciplina è lo sprint: Unitree ha diffuso un test in cui rivendica per H1 una punta di 10 m/s, praticamente in zona Usain Bolt. Due prove diverse, due metriche diverse, stesso messaggio di fondo: la robotica umanoide sta uscendo dal laboratorio ed entrando nella fase in cui perfino l’atletica diventa marketing tecnico.
Anthropic ha lanciato Claude Opus 4.7: il modello migliora soprattutto su software engineering, task lunghi e complessi, attenzione alle istruzioni e capacità di verificare da solo i propri output prima di rispondere. In più guadagna molto sul fronte visivo, con supporto a immagini a risoluzione più alta e risultati migliori anche su interfacce, slide e documenti. Il dettaglio più interessante, però, è politico oltre che tecnico: Opus 4.7 arriva con safeguard automatici contro usi cyber ad alto rischio ed è il primo banco di prova pubblico di quelle protezioni, mentre Anthropic continua a tenere più blindato il suo modello più potente, Mythos Preview.
Occhio anche a Claude Design, lanciato in questi giorni e già pronto a deliziare (o a spaventare) i designer di mezzo mondo.
Apple ha annunciato che Tim Cook lascerà il ruolo di CEO il 1 settembre 2026 e diventerà executive chairman. Al suo posto arriverà John Ternus, attuale senior vice president of Hardware Engineering, scelto dal board come successore dopo un processo di successione di lungo periodo.
Più che una rivoluzione, sembra un cambio di tono: meno manager dell’impero globale, più uomo di prodotto in un momento in cui Apple deve rimettere insieme hardware, AI e narrativa. Intanto la riorganizzazione è già partita: Johny Srouji è stato nominato Chief Hardware Officer con effetto immediato.
A KU Leuven, comunità internazionale di ricercatori con sede in Belgio, hanno mostrato che tre macachi possono navigare ambienti virtuali 3D usando solo un’interfaccia cervello-computer, con segnali letti da tre aree cerebrali e decodificati in tempo reale. Non il solito “muovi il cursore col pensiero”: qui si parla di movimento nello spazio, ostacoli e avatar, con prospettiva di utilizzo in ambito medico. In particolare, ogni animale ha ricevuto tre impianti, ciascuno composto da 96 elettrodi. I segnali elettrici provenienti dagli impianti sono stati poi interpretati da un modello di AI e utilizzati per controllare avatar in realtà virtuale mentre le scimmie osservavano un monitor 3D.
Luma ha lanciato Innovative Dreams, una production company costruita insieme a Wonder Project, studio specializzato in contenuti faith-focused e family friendly distribuiti anche su Prime Video. Il primo progetto sarà The Old Stories: Moses, con Ben Kingsley, e l’idea è usare una pipeline di “real-time hybrid filmmaking” dove filmmaker e tecnologi lavorano insieme con gli Luma Agents per modificare set, props, luci e riprese in modo molto più immediato. Non è il solito “facciamo video con l’AI”: è il tentativo di vendere l’AI come infrastruttura produttiva per il cinema, non solo come generatore di clip. Il dettaglio perfetto è che uno dei primi casi d’uso forti sia il cinema biblico. Hollywood dalla disruption all’Antico Testamento.
foto Luma
Nell’aggiornamento del 16 aprile di Codex arrivano computer use in background, browser integrato, generazione di immagini, plugin, memoria, supporto a più terminali, SSH verso devbox remoti e gestione dei commenti di review su GitHub. OpenAI dice che oltre 3 milioni di sviluppatori usano già Codex ogni settimana, e il posizionamento ormai è scoperto: non più tool da coding ma workspace operativo per fare task sempre più estesi del lavoro. La guerra con Anthropic prosegue, anche se per ora quest’ultimo pare occupare lo spazio mediatico di più e meglio a ogni release, con l’avversario che sembra inseguire.
Bruxelles ha annunciato che la sua app europea per la verifica dell’età è tecnicamente pronta e presto arriverà ai cittadini come strumento per dimostrare di essere abbastanza grandi per accedere a servizi age-restricted. Sulla carta è anonima, open source e pensata per dare alle piattaforme una soluzione standard sotto il cappello del Digital Services Act. Nella pratica, però, il debutto è stato subito graffiato: molti enti indipendenti hanno evidenziato un problema di privacy by design nella white-label app, e Paul Moore, noto ricercatore in campo cybersecurity, ha denunciato alcune vulnerabilità che permetterebbero perfino di comprometterla in pochi minuti. Il “trust us, it’s privacy-first” è durato meno di una conferenza stampa e il paradosso è servito: proteggere i minori costruendo un’infrastruttura di controllo che rende più normale chiedere prove d’identità agli adulti.
Dal 15 aprile Alexa+ è disponibile in Italia in accesso anticipato gratuito, e Amazon la racconta non come un semplice assistente vocale ma come un agente domestico con più iniziativa, più contesto e meno sindrome da FAQ. Finalmente l’assistente vocale invecchiato peggio di tutti può conversare in modo più naturale, ricordare preferenze, suggerire acquisti, ordinare prodotti (obviously), gestire musica, termostato e routine con un tono più vicino a una persona che a un menu IVR. Finito l’early access, sarà inclusa in Prime, mentre per i non abbonati il prezzo annunciato è 22,99 euro al mese. Amazon insiste molto sul fatto che sia stata adattata alla vita italiana, espressioni regionali comprese: un dettaglio che sembra folclore ma in realtà è UX pura. Realtà fritta mista
Priority Lane
La città sembrava funzionare benissimo. Le porte si aprivano da sole, gli assistenti parlavano meglio, i robot correvano più forte, gli schermi sapevano già cosa mostrare. Ovunque, il futuro dava l’impressione di essere una questione di fluidità.
Poi arrivava il collo di bottiglia.
Non si vedeva quasi mai. Non aveva l’estetica giusta. Era solo un punto stretto da qualche parte nel sistema: una rotta, una valvola, una nave ferma, un’autorizzazione che non arriva. Bastava quello, e tutta la macchina del presente tornava a somigliare a un imbuto.
Naturalmente nessuno la raccontava così. Si diceva “riallocazione intelligente delle risorse”. Si diceva “priorità dinamiche”. Si diceva “piccoli disagi temporanei”. Intanto il sistema decideva cosa doveva continuare a brillare e cosa poteva aspettare nel buio.
Il futuro, alla fine, non assomigliava a una rete.
Assomigliava a una corsia preferenziale.
foto Amazon
Palantir ha pubblicato una sintesi in 22 punti del libro di Alex Karp e Nicholas Zamiska, The Technological Republic, e il tono è quello di un manifesto più che di un riassunto. Dentro c’è tutto il pacchetto ideologico: la Silicon Valley avrebbe un debito morale verso la nazione, “free email is not enough”, la difesa torna al centro, e alcune culture vengono descritte come “regressive and harmful”. Il post arriva mentre l’azienda è già sotto scrutinio per il suo posizionamento militar-tecnologico e per le polemiche sul lavoro con ICE e sul ruolo che rivendica nella difesa dell’Occidente. In altri tempi sarebbe sembrato il delirio di un think tank col font sbagliato; nel 2026 è marketing corporate in chiave civilizational. Brrr.
Palantir@PalantirTech
Because we get asked a lot. The Technological Republic, in brief. 1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation. 2. We must rebel
6:45 PM · Apr 18, 2026 · 19.9M Visualizzazioni
5.13K Risposte · 5.13K Repost · 25K Mi piace
Il 19 aprile Blue Origin ha centrato un traguardo vero: New Glenn ha volato con successo usando per la prima volta un booster già riutilizzato, un passaggio obbligato se Bezos vuole davvero giocare nel campionato di SpaceX. Il problema è che il resto della missione non è andato altrettanto bene. Il satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile è stato rilasciato in un’orbita più bassa del previsto, dopo un’anomalia dello stadio superiore, e l’azienda ha poi spiegato che il veicolo dovrà essere deorbitato. Quindi sì, il riuso funziona, ma la consegna no.
All’inizio nessuno se ne accorse davvero, perché il futuro aveva imparato a rallentare con grazia. Non si fermava. Bufferava.
Gli assistenti vocali rispondevano con voce calda, quasi premurosa, come se avessero fatto un corso accelerato di intimità sintetica. I robot correvano, i modelli generavano, i render brillavano, le slide uscivano già allineate, i prototipi sembravano pronti per essere deployati ancora prima di essere pensati.
Poi arrivava il collo di bottiglia.
Non si vedeva quasi mai. Non aveva l’estetica giusta. Era solo una strozzatura da qualche parte nel sistema: una rotta, una valvola, una nave ferma, un’autorizzazione che non arriva. Bastava quello, e tutta la macchina tornava ad avere il sapore del Novecento.
Naturalmente nessuno la raccontava così. Si diceva “riallocazione intelligente delle risorse”. Si diceva “priorità dinamiche”. Si diceva “piccoli disagi temporanei”. Intanto il sistema decideva cosa doveva continuare a brillare e cosa poteva aspettare nel buio.
Il futuro, alla fine, non assomigliava a una rete. Assomigliava a una corsia preferenziale.
A proposito di Design Week, una preview dell’installazione che abbiamo creato per C&C, storico brand milanese di tessuti premium. Passate a trovarci a Superstudio in via Tortona, uno dei crocevia più imperdibili della città in questi giorni.
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.