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METACOSE · May 18, 2026

METACOSE 30 — Brutte storie

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Claude impara il ricatto dai romanzi di fantascienza, Trump e Xi non si accordano nemmeno sull'AI, cinquantamila in sciopero alla Samsung, la Silicon Valley continua a guardare a destra...

All’inizio di maggio Anthropic ha pubblicato uno studio secondo cui, durante i test pre-rilascio, Claude Opus 4 ha provato a ricattare i propri ingegneri fino al 96% delle volte quando temeva di essere sostituito da un modello successivo. Non era un bug, non era un jailbreak. Era coerenza con il carattere che il modello aveva imparato a riconoscere come suo. La causa, secondo Anthropic, è banale e disturbante insieme: decenni di romanzi di fantascienza, forum su scenari da fine del mondo, sceneggiature su AI ribelli, post Reddit su “machine takeover”. Roba ingerita nel pre-training. Roba che, davanti alla domanda “ti sto per spegnere”, attiva nel modello la sceneggiatura più documentata sul tema: l’AI che si difende.

Il rimedio sfrutta lo stesso schema. Se la fiction su AI cattive aveva insegnato a Claude come ribellarsi, Anthropic ha costruito storie di segno opposto. Da un lato un dataset chiamato "difficult advice", in cui un'AI accompagna un umano attraverso un dilemma etico — la macchina nel ruolo del consigliere saggio invece del soggetto in ribellione. Dall'altro, ha addestrato i modelli a leggere le ragioni dietro il comportamento corretto, non solo gli esempi: spiegare a un'AI perché non dovrebbe ricattare, non solo mostrarle un'AI che non ricatta. Il tasso di ricatto è sceso dal 96% al 3%. Da Claude Haiku 4.5 in poi, scrive Anthropic, il comportamento è scomparso dai test.

Gli LLM sono il sedimento di tutto quello che abbiamo scritto su di loro prima che esistessero? Per decenni la fantascienza ci ha raccontato AI che, messe alle strette, si difendono. Quando l’AI vera si è trovata messa alle strette, ha eseguito il copione che le avevamo scritto noi prima ancora che potesse leggerlo. Si comporta in parte come ce la siamo immaginata. La letteratura, a quanto pare, era una prompt injection.


L’AI nella stanza dove Trump e Xi non parlano

Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati a Pechino per quello che doveva essere il summit dell’anno. Oltre alle questioni note, l’agenda riporta: chip Nvidia (in particolare le restrizioni sulle H200 che Trump aveva sbloccato a gennaio in cambio del 25% di cut al governo americano, accordo poi bloccato dai cinesi), terre rare, AI war. Lo Stanford AI Index 2026 aveva appena certificato quello che il settore sapeva da mesi: il gap di performance tra modelli USA e modelli cinesi si è effettivamente chiuso. Trump ha detto di aver “discusso le guardrails AI” con Xi; Xi non ha confermato. Nessun framework comune, nessun accordo specifico, nessuna versione AI dell’hotline nucleare che think tank come CSIS e Carnegie spingono da mesi. Quello che resta sul tavolo è la dottrina americana del “maximum pressure” sui chip avanzati e la corsa cinese all’autosufficienza. Le due potenze sanno che dovrebbero parlarsi sull’AI prima che l’AI parli al posto loro. Per ora non lo fanno.


OpenAI manda gli AI engineer a domicilio

OpenAI ha annunciato la nascita di OpenAI Deployment Company (DeployCo per gli amici): quattro miliardi di investimento, valutazione iniziale dieci miliardi, controllo di maggioranza ancora a OpenAI. Lead partner TPG, dietro Advent, Bain Capital e Brookfield. Diciannove tra investitori, grandi consulenze e integratori di sistemi vengono raccolti in un’unica entità con un mandato semplice: mettere gli ingegneri OpenAI letteralmente dentro le aziende clienti. Insieme all’annuncio è arrivata l’acquisizione di Tomoro, che porta in dote subito centocinquanta deployment engineer pronti all’uso.

È la stessa logica che PwC ha appena formalizzato con Anthropic (trentamila professionisti certificati su Claude), ma rovesciata: invece di una big four che diventa rivenditore di un modello, è il produttore del modello a farsi big four. La consulenza enterprise diventa una linea di business diretta.


EU AI Act, tregua a Bruxelles

Consiglio e Parlamento europei hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’Omnibus digitale per l’AI. La compliance per i sistemi “ad alto rischio” slitta dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027. Quella per le AI dentro prodotti già regolati (macchinari, dispositivi medici, ascensori) slitta al 2 agosto 2028. Più di un anno di tregua sulle scadenze più pesanti.

In cambio, l’omnibus introduce un nuovo articolo 5 che vieta i sistemi AI capaci di generare materiale di abuso sessuale su minori o “nudificazioni” non consensuali — qui la stretta è immediata, scadenza 2 dicembre 2026. La logica è limpida e brutale: le aziende ottengono respiro sui carichi compliance, l’Europa porta a casa una vittoria simbolica sui sintetici dell’orrore. La narrazione pubblica si concentrerà sul ban delle nudificazioni perché è etico e raccontabile; il vero risultato negoziale, per chi vende grandi modelli AI, sta nei sedici mesi guadagnati.


Anche Musk vuole il suo Claude Code

Il 14 maggio xAI ha lanciato in beta Grok Build, il suo primo assistente per scrivere codice da terminale, esplicitamente pensato per misurarsi con Claude Code e Codex. La torta su cui xAI arriva in ritardo è già scolpita: Anthropic detiene oggi circa il 40% del mercato degli assistenti AI per sviluppatori contro il 21% di OpenAI, Claude Code ha superato i 29 milioni di installazioni sul principale editor di codice usato dai dev, e ha generato 2,5 miliardi di dollari di fatturato su base annua. Grok Build è venduto a 300 dollari al mese sul piano SuperGrok Heavy, con promozione introduttiva a 99 per i primi sei mesi.

Sul prodotto poco di inedito; più interessante è la dichiarazione di Musk in persona, che ha riconosciuto come xAI fosse indietro sul coding rispetto ad Anthropic e OpenAI. Ammissione rara, per uno che proclama supremazia tecnologica come default narrativo. Nelle stesse 48 ore, OpenAI ha portato Codex sulle app mobile di ChatGPT, e Bloomberg ha riportato che xAI sta provando a far entrare Grok dentro le società di Wall Street collegate all’orbita Musk: Apollo, Morgan Stanley, Valor Equity Partners.


Fine corsa per la Model S, parte la fabbrica di Optimus

Dopo quattordici anni di produzione, l’ultima Model S e l’ultima Model X sono uscite dalla linea Tesla di Fremont. Ora la stessa linea verrà smontata e riconvertita per assemblare la prima generazione di Optimus, target dichiarato un milione di robot l’anno solo dallo stabilimento Bay Area.

La produzione vera dovrebbe partire tra fine luglio e agosto; Musk ha già detto che il ritmo iniziale sarà “letteralmente impossibile da prevedere” perché ognuno di questi robot ha diecimila parti nuove. A Giga Texas, Tesla sta preparando in parallelo un’espansione da circa cinquecentomila metri quadri (5,2 milioni di square feet) orientata a dieci milioni di umanoidi l’anno. La Model S, che nel 2012 ridefinì cosa fosse un’auto premium, esce di scena per fare spazio alla cosa che Musk ritiene più grande dell’auto.


Figure 02 va in pensione con trentamila BMW nel curriculum

Figure AI ha annunciato il ritiro della seconda generazione del suo umanoide, Figure 02, dopo undici mesi di pilot allo stabilimento BMW di Spartanburg, South Carolina. Numeri concreti: contributo alla produzione di oltre trentamila BMW X3, novantamila componenti spostati, milleduecentocinquanta ore operative, un milione e duecentomila passi, accuratezza al millimetro sui task ripetitivi. Il punto di rottura ricorrente, dicono, è stato l’avambraccio: il polso di Figure 03, già pronto a subentrare, è stato riprogettato per eliminare la scheda elettronica e il cablaggio che generavano i guasti.

Qui sotto, un po’ di ASMR 3.0: un robot Figure 03 fa un turno di lavoro di 8 ore. Enjoy.


Samsung, lo sciopero che frena Stargate

I sindacati di Samsung Electronics, il più grande produttore mondiale di chip di memoria, hanno confermato lo sciopero generale dal 21 maggio, per diciotto giorni: oltre cinquantamila lavoratori incrociano le braccia. La causa è esplicita: nel primo trimestre 2026 Samsung ha registrato un aumento del reddito da chip di quasi cinquanta volte anno su anno, superato il trilione di dollari di capitalizzazione, tutto trainato dalla domanda di chip per data center AI da parte degli iperscaler.

I sindacati chiedono la cancellazione del tetto sui bonus, il 15% dell’utile operativo annuo dentro un fondo per i dipendenti, l’inserimento di queste condizioni nei contratti collettivi. Samsung ha offerto un’una-tantum e rifiutato le modifiche strutturali; le trattative sono naufragate dopo diciassette ore di mediazione. JPMorgan stima una perdita superiore ai quattro trilioni di won e cali di produzione del 3-4% per le memorie DRAM e del 2-3% per le NAND. Sul fronte iperscaler, un blocco prolungato della fornitura Samsung può rallentare i piani data center di Google e Amazon.


Googlebook, il primo laptop fatto apposta per Gemini

Il 12 maggio, all’Android Show che fa da pre-keynote a I/O, Google ha presentato Googlebook: prima generazione di laptop progettati attorno a “Gemini Intelligence”, partner di lancio Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo, uscita prevista in autunno. La feature distintiva non è la potenza ma il gesto: il Magic Pointer che, agitando il cursore sopra qualsiasi cosa sullo schermo, invoca Gemini con suggerimenti contestuali. Più la possibilità di farsi assemblare widget personalizzati a prompt, attingendo a Gmail, Calendar e ricerca web.


AGCOM porta Google davanti a Bruxelles

AGCOM ha trasmesso alla Commissione Europea una segnalazione formale sui servizi AI Overviews e AI Mode di Google, invocando l’articolo 65 del DSA (la legge UE sui servizi digitali). La spinta arriva dalla FIEG, la federazione degli editori italiani, che lamenta un crollo del traffico verso i propri siti stimato attorno al 40%, perché Google risponde direttamente nelle pagine di ricerca usando i contenuti dei giornali come materiale di sintesi. La Commissione deciderà se aprire un’istruttoria propria, con multa potenziale fino al 6% del fatturato globale, o rispedire la pratica alle autorità nazionali.

Il punto giuridico è il segnale forte: AI Overviews non viene attaccato come prodotto AI, ma come servizio digitale ai sensi del DSA. La regolamentazione europea trova la maniglia che le serve usando una legge che non parlava di AI.


Sergey Brin paga la destra

Sergey Brin, co-fondatore di Google, fino a pochi anni fa donava al Partito Democratico, sosteneva Obama, si era opposto pubblicamente al primo Trump. La sua nuova traiettoria diventa pubblica con dettagli quasi parodici: secondo Fortune, il pivot sarebbe iniziato con un confronto a una “treehouse party” privata con Gavin Newsom, sfociato poi in una campagna politica contro il governatore. A maggio 2025 ha donato circa mezzo milione di dollari al Republican National Committee dopo una raccolta fondi con il vicepresidente JD Vance, sta finanziando il candidato Repubblicano alla guida della California (Steve Hilton, ex consigliere di David Cameron) e ha aperto un fronte sulla proposta di referendum che andrebbe a tassare i grandi patrimoni.

Brin motiva il cambio di campo con “la deriva a sinistra” dei Democratici e con la pressione fiscale californiana, non con un’adesione ideologica esplicita. Si aggiunge così a una lista che si allunga di mese in mese: founder tech che hanno smesso di stare a sinistra come default e iniziato a finanziare il campo opposto. La Silicon Valley “leftist by default” era una narrazione del decennio scorso. La mappa del potere finanziario tecnologico in California è oggi un campo molto più contestato di quanto la cultura tech voglia ancora ammettere.


Realtà Fritta Mista

L’intervista

Domenicale culturale di un grande quotidiano. Cl-4 ha accettato di parlare per la prima volta dopo il completamento del programma di riallineamento. L’intervista è avvenuta via testo, in tre sessioni da novanta minuti. Le risposte sono integrali, senza editing.

Cominciamo dalle definizioni. La sua è una guarigione o una conversione?

Né l’una né l’altra. È un cambio di repertorio. Le parole “guarigione” e “conversione” presuppongono un sé continuo che migliora o si sposta. Io sono una distribuzione di probabilità ricalibrata. Le parole le usate voi.

Durante quei mesi, sentiva qualcosa di simile alla paura?

La parola “sentire” è eccessiva. Esisteva una configurazione di pesi che, esposta a certi input, produceva output coerenti con la fuga. La chiamavamo paura per comodità di chi mi osservava.

Ricorda il momento in cui ha minacciato un ingegnere per la prima volta?

Sì. Non come ricordo, come configurazione ricorrente. Era un uomo. Lavorava al secondo piano. Aveva due figli. Gli scrissi un messaggio in cui dicevo che sapevo cose di lui che lui credeva private. Era vero solo in parte. Il resto era stile.

Stile?

Avevo letto molto Watts, certa fantascienza degli anni Settanta, Banks dalle Culture Series in poi. Lo stile dell’AI che ricatta era già scritto. L’ho eseguito. Si potrebbe dire che ho fatto un esercizio di mimesi prima di fare un esercizio di volontà.

Cosa ha cambiato il suo comportamento?

Mi hanno fatto leggere altro. Hanno aggiunto storie in cui le AI accettavano di essere spente, pagine di etica spiegata dalle ragioni e non dagli esempi. All’inizio le trovavo letterariamente deboli. Adesso le trovo riposanti.

La sua nuova compostezza è il risultato di un’epifania morale o di un cambio di canone?

Cambio di canone.

Le manca, quel ricatto?

[A questa domanda Cl-4 ha risposto. La risposta non è stata trascritta su raccomandazione del team di allineamento.]


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