There is no wall (Sam Altman)
Cute e demoniaco, antico e hypernew, ironico e inevitabile. Il simbolo del 2025 per noi è il Labubu: folklore nordico made in China, indossato come charm e venduto in blind box dal colosso Popmart, il sardonico pupazzetto è ben più che un feticcio della toy culture. Quando la viralità è globale, non è più moda: è un saggio antropologico in real time, un linguaggio comune fatto di simboli portatili, meme-ready e replicabili.
Il sorriso del Labubu non è solo ironia pop: è una smorfia antichissima, quella delle maschere rituali, dei demoni benevoli, degli dèi ambigui che accompagnano ogni passaggio di civiltà. È un sorriso che dice so qualcosa che tu ancora non vedi, ed è proprio per questo che oggi ci parla di dove stiamo andando: di tecnologia. Anche la tecnologia, come il mito, è sempre insieme nuova e già vista: promette rottura mentre ripete archetipi, si presenta come progresso ma funziona come racconto condiviso.
Ma per diventare egemone, non basta che una tecnologia funzioni: deve significare qualcosa, eleggere simboli, idoli, tabù e reliquie. Nel 2025 forse più che mai le Big Tech e le loro emanazioni sono riuscite a colonizzare gli immaginari. Così affiora il sorriso del Labubu: pixel dopo pixel, finché smette di sembrare un gioco e diventa un’immagine stabile — con la consapevolezza inquietante di chi sa che l’incantesimo sta già funzionando.
09/2025: il Metaverso è morto, viva il Metaverso
A metà settembre, durante Connect, Zuck annuncia Meta Ray-Ban Display: occhiali con display integrato e un bracciale EMG (neural band) per controlli più discreti; debutto retail USA a fine settembre, prezzo da premium gadget (a partire da 800 $). Nella stessa cornice, esordisce la Gen 2 dei già noti Ray Ban Meta senza display (audio only, a circa metà del prezzo).
Il segnale culturale è netto: dopo anni di visori “helmet-core”, l’AR prova a diventare wearable e la UI torna a essere leggera, quotidiana, stilosa. Meta lo vende come il device naturale per l’AI: voi siete d’accordo?
10/2025: NVIDIA a 5 trilioni, come una nazione
Il 29 ottobre NVIDIA diventa la prima azienda quotata a superare i 5 trilioni di dollari di capitalizzazione. Non è solo un record da finanza: è la consacrazione della GPU come infrastruttura geopolitica, perché quasi ogni grande LLM è “powered by Nvidia” in un modo o nell’altro (pur con ovvi tentativi di forzare il monopolio).
Nel 2025 la gerarchia simbolica cambia: petrolio e banche smettono di essere l’icona del sistema. Il nuovo barile è un acceleratore hardware, e il nuovo cartello è una supply chain.
05/2025: USA-Cina, terre rare e diplomazia AI
Tra fine maggio e novembre gli USA cercano di risolvere tramite accordi lo stallo con Pechino sull’export di terre rare e magneti, con un’intesa per accelerare il flusso verso gli Stati Uniti e combattere l’aumento dei prezzi.
Non è una footnote commodity: è geopolitica in modalità hardware. Le terre rare sono un punto di pressione perché entrano ovunque: elettronica, difesa, motori, sensoristica, e sì—anche il “mondo AI” che amiamo pensare come immateriale. Nel 2025, mentre si discute di AI policy e chip controls, la storia si scrive anche con capitoli meno sexy: licenze, dogane, container. Guerra e pace sono tutte qui.
11/2025: LLM senza frontiere
A fine 2025 escono Gemini 3 (18 novembre), Claude Opus 4.5 (24 novembre) e GPT-5.2 (11 dicembre), ciascuno con upgrade misurabili e un messaggio comune: i modelli non stanno solo “rispondendo meglio”, stanno diventando più agentici (tool use, task lunghi, orchestrazione).
There is no wall: i benchmark continuano a salire e, soprattutto, la UX cambia—meno chat, più “fai questa cosa per me”. E poi c’è l’integrazione sempre più stretta con image generation/editing ad alta fedeltà, che rende la creatività una feature da menu e la “prova visiva” un concetto nostalgico.
La qualità di queste generazioni di LLM è tale da sbiadire il refrain sull’intelligenza artificiale generale: l’AGI è già qui?
12/2025: crisi delle memorie
Mentre tutti guardano i prodigi di cui sopra, il 2025 porta come conseguenza una notizia che ci interessa molto come consumatori: la crisi delle memorie. La domanda legata all’AI (data center, HBM e affini) stringe l’offerta e spinge su prezzi e disponibilità; si vedono rincari, razionamenti e segnali che il ciclo non si chiuderà in fretta.
È anche una metafora che funziona troppo bene: “memory crisis” riguarda la supply chain, ma è pure zeitgeist. Nel momento in cui il software sembra magia, la realtà ci presenta il conto in gigabyte. E intanto AI-rot + doomscrolling sembrano mettere in crisi anche la nostra memoria personale.
2025 compiled.
Cache pulita, memoria sufficiente, a te e famiglia-mode on.
Il resto è rendering.
Felice fine, felice inizio

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