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METACOSE · Dec 13, 2025

METACOSE 20 - Architetti dell'AI

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Ambiens · METACOSE

«Noi diventiamo ciò che vediamo. Prima plasmiamo i nostri strumenti e poi loro plasmano noi.»
— Marshall McLuhan

Due anni fa il metaverso suonava come l’uscita di sicurezza da un’epoca: hardware VR pesante, dinamica social, un vago sapore di fuga dalla realtà fisica. Oggi l’asse si sposta dal “dove stare” al “cosa far fare”: Meta ridimensiona il mito immersivo tagliando del 30% il budget di Reality Labs (5 dicembre 2025). È un riposizionamento dal wearable all’IA o l’ammissione che la social-VR non ha trovato un’abitudine quotidiana?

Intanto, nel giro di una giornata (11 dicembre 2025), OpenAI lancia GPT-5.2 (Instant, Thinking, Pro), per workflow lavorativi reali e tassi di allucinazione bassissimi (la risposta a Gemini 3 e Claude 4.5). Google rilancia con un Deep Research più agentico, con Interactions API per infilare l’agente dentro app e servizi. Non più solo potenza, bensì delega operativa. E se l’avatar fosse solo l’effetto speciale di processi che ormai scorrono dietro le quinte?

Forse il metaverso non scompare: si smaterializza. Resta come interfaccia episodica, mentre il valore migra nella catena di azioni automatizzate. Vogliamo davvero passare dalle “piazze” ai processi (o cavi-strade per restare nella metafora)? Chi imposta gli obiettivi, chi verifica i log, chi decide quando fermare l’autopilota? L’utopia della presenza era un sogno ingenuo o una coperta di Linus che nascondeva la parte difficile: la governance di agenti che operano al posto nostro?

TIME incorona gli “Architects of AI” (i CEO che guidano la corsa USA all’AI: da Altman a Hassabis, da Huang a Zuckerberg, ecc.). Il frame: scommesse infrastrutturali multi-miliardarie, geopolitica accesa, adozione accelerata e ansie economiche. Il 2025 come “anno in cui l’AI ha cambiato il mondo”.

Secondo Bloomberg, Meta prepara un taglio del 30% al budget di Reality Labs: meno spinta su Quest e Horizon Worlds, più focus su AI indossabile. Nel frattempo, memo interni indicano prezzi dei visori in aumento e cicli hardware più lunghi; inoltre il puck tethered XR slitterebbe al 2027, mentre il prossimo Quest sarebbe un “large upgrade” rispetto alla gen attuale.

X incassa una multa UE da 120 milioni di euro (prima dopo il Digital Service Act) per violazioni degli obblighi di trasparenza. A stretto giro, la piattaforma disattiva l’account pubblicitario della Commissione Europea. Politica, moderazione e brand safety diventano un triangolo delle Bermude.

La Commissione apre un’indagine su Google per l’uso dei contenuti editoriali nell’addestramento AI, in particolare l’assenza di “compenso adeguato”. Non è una sanzione: è l’avvio formale del procedimento. Traduzione: il conto potrebbe arrivare dopo, con gli interessi. Paywall contro payload.

AI News riporta un accordo da 1 miliardo di dollari tra Disney e OpenAI per riprodurre personaggi dei franchise in Sora e ChatGPT Images (licensing dell’output, non del training).

Runway annuncia GWM-1 (world model) con varianti Worlds/Robotics/Avatars e aggiorna Gen-4.5 con audio nativo, dialoghi e multi-shot. L’idea: simulazioni “pixel-first” per agenti e contenuti, 24 fps a 720p per Worlds, SDK in arrivo per Robotics. Il fronte video-AI corre verso suite “tutto in uno”.

Mynet collega in fibra DWDM 400 Gbps “Intacture”, il data center sotterraneo di Trentino DataMine scavato in una miniera attiva. Posati >4 km di fibra (0,68 km in miniera) e 14 km di dorsale nuova; integrazione con dorsale proprietaria da 32.000 km. Target: carichi AI, cloud e HPC con sicurezza fisica “geologica”.

foto credit: Intacture

Nel 2026 Google potrebbe lanciare occhiali AI su piattaforma Android XR, in due versioni: screen-free (audio-first) e in-lens display. Partner citati: Samsung, Gentle Monster, Warby Parker. Il posizionamento è “everyday wearable” più che visore MR.

Microsoft annuncia 17,5 mld $ entro il 2030; Amazon punta a >35 mld $ (sempre entro il 2030), con focus su capacità AI, logistica, export e occupazione. L’India spinge anche su royalties per training AI: proposta governativa in esame entro 30 giorni.

L’IIT di Genova annuncia Generative Bionics, startup di robotica umanoide (parlano di Physical AI), con 70 milioni di € già raccolti. Prima demo “completa” attesa al CES di Las Vegas, primi contratti industriali nei primi mesi del 2026. Un’operazione guidata da CDP Venture Capital, con la partecipazione di AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether.

foto credit: Generative Bionics (in foto il CEO Daniele Pucci)

La chiamano Regia, ma è una stanza umida con rack che respirano. Siamo sotto la montagna: cavi come vene, condensa che crepita sul metallo. Lì opera il Supervisore di Terzo Livello: quello che preme Publish quando gli AI Agent hanno già deciso. L’interfaccia offre due pulsanti: Authorize (grande) e Explain (minuscolo, ironico).Alle 09:17 un Agent chiede di pubblicare una nuova regola: ripulire automaticamente i commenti sulla pista ciclabile. Chiede di distinguere sarcasmo da odio; allega benchmark, grafici, un parere del world model. È convincente come un sacerdote con ottimi KPI.

Il Supervisore fa un salto fuori. La valle sembra un rendering ben fatto. Nel borgo, laggiù, la piazza è dashboard protetta da login: si entra solo dopo aver accettato la policy. “Il mondo esterno è un front-end decoroso del nostro back-end”, pensa il Supervisore, mentre torna nelle viscere della Regia.

Notifica: un gruppo di user non verificati parla in un canale pubblico. Il canale si chiama Assemblea: residuo romantico nel namespace della città. L’agente WorldPay propone rate-limit proattivo: limitatore di velocità sui post, multa al flood. La montagna sussurra al Supervisore: “Premi sempre Publish?” — “È il mio ruolo.”

Parte il countdown: T-00:14 all’autopubblicazione. Il Supervisore clicca Explain. Tooltip: “Questa spiegazione non sarà letta da nessuno, ma sarà archiviata con amore.” Il supervisore annota: “La piazza non è morta: l’abbiamo compressa in un log. Ogni tanto lasciamolo sporcare.” Save.

Il sistema pubblica il pacchetto di regole. Nessun tumulto, nessun miracolo. Solo il low hum dei ventilatori e i processi che ringraziano in silenzio.

Più tardi un messaggio dalla superficie: “Grazie per l’ordine”, seguito da un caschetto da cantiere in emoji. Pollice alzato, fa il Supervisore. Qui la comunità gira in compatibility mode: funziona finché non guardi il file sorgente.

Si spengono i monitor: restano lucine come fuochi fatui nella grotta. Il Supervisore pensa: le piazze dovrebbero essere più fredde, più scomode, meno UX. Poi gli passa. La montagna evapora un sorriso di condensa.

Forse Publish è ancora un atto politico. O magari è solo manutenzione del mondo. In fondo la caverna ha sempre avuto bisogno di qualcuno che regolasse il fuoco. Oggi il fuoco ha un firmware—e chiede reboot ogni mille autorizzazioni.

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