RSS Amplifier

Lumina · Apr 20, 2026

🇬🇧 La crisi nera delle Forze armate britanniche

0
Sign in to vote or save

Lumina · Lumina

Nell’uscita di oggi

  • 🇬🇧 La crisi nera delle Forze armate britanniche

  • 🌍🔥 Cosa è successo nel mondo questa settimana

di Michele Ditto

Nel 2014, l’ex segretario alla Difesa statunitense, Robert Gates, affermò che il Regno Unito stava perdendo la capacità di essere un partner militare di primo piano per Washington. Dodici anni dopo, quella previsione si è trasformata in realtà.

Londra non solo si è sfilata da qualsiasi impegno offensivo a fianco degli Stati Uniti contro l’Iran — una scelta politica, ma condizionata anche da evidenti limiti operativi — ma si è dimostrata incapace di tutelare i propri interessi nell’area interessata dal conflitto.

L’attacco del 1° marzo contro la base Raf di Akrotiri, a Cipro, colpita da un drone iraniano, ne è la prova. Il cacciatorpediniere Hms Dragon della Royal Navy (Rn) britannica è salpato alla volta dell’isola soltanto il 10 marzo, con un ritardo di nove giorni.

Una volta dispiegata, la nave ha poi dovuto fermarsi per una sosta tecnica nel Mediterraneo orientale a causa di guasti ai sistemi idrici di bordo.

Il Ministero della Difesa (MoD) ha garantito che l’unità restava operativa, ma l’episodio ha alimentato le critiche sulla fragilità della risposta navale britannica, acuite da voci, poi smentite dallo stesso MoD, su un presunto coinvolgimento di Hezbollah nel danneggiamento della nave.

Le ricadute diplomatiche non si sono fatte attendere. Cipro ha aperto una discussione con Londra sul futuro delle basi britanniche presenti sull’isola, denunciando scarsa trasparenza nella gestione della crisi e mancata tempestività nell’allertare la popolazione locale.

L’episodio dell’Hms Dragon non è un caso isolato, ma il sintomo di una crisi strutturale che investe l’intera Royal Navy.

Documenti parlamentari e analisi ufficiali descrivono una riduzione dei giorni di prontezza operativa delle navi, un invecchiamento progressivo della flotta e guasti non programmati che hanno compromesso la disponibilità di numerose unità.

A oggi tutte le principali classi di navi militari della Rn sono infatti impegnate, senza eccezioni, in processi di dismissione, riparazione, costruzione o rigenerazione degli equipaggi.

Per giunta, alcune unità relativamente nuove giacciono ormeggiate in banchina senza personale, in attesa di marinai addestrati e finanziamenti sufficienti per essere impiegate. A oggi, esclusi i Royal Marines, la Rn conta infatti soltanto 20 mila effettivi.

Più in generale, su una forza di appena tredici cacciatorpediniere e fregate, si stima che solo quattro siano effettivamente in mare.

Analoga la situazione dei sottomarini d’attacco: su cinque vascelli, uno solo risulta operativo. A proposito, nel marzo 2025 un battello a propulsione nucleare è rientrato alla base dopo 204 giorni consecutivi in immersione, stabilendo un record.

In teoria, i pattugliamenti non dovrebbero superare i tre mesi, ma l’età avanzata della flotta e i tempi di manutenzione sempre più dilatati stanno prolungando le missioni ben oltre gli standard ordinari.

Il cacciatorpediniere Hms Dragon

Le origini di questa fragilità affondano nel 2010, quando il governo di coalizione Cameron I, insediatosi in un contesto di crisi finanziaria e di guerre impopolari in Iraq e Afghanistan, scelse di rispondere alle pressioni del momento tagliando drasticamente la spesa militare.

Come osserva lo scrittore Wessie du Tout su UnHerd, fu allora che si gettarono le basi dell’attuale declino, non solo della Marina, ma delle Forze armate nel loro complesso.

Il brigadiere in congedo Ben Barry, autore di The Rise and Fall of the British Army 1975–2025, documenta come già nel 2012 la potenza di combattimento schierabile dalla Gran Bretagna fosse diminuita di un terzo rispetto al 2009: portaerei e jet ritirati in anticipo, ufficiali esperti congedati, organici ridotti in tutti i rami delle Forze armate.

L’esercito, che nel 2010 contava quasi 110 mila effettivi, faticava nel 2025 a raggiungere il proprio obiettivo ridotto di 70 mila soldati.

Questa spirale discendente rispecchia una tendenza comune a gran parte dell’Occidente: la convinzione, maturata dopo la fine della Guerra Fredda, che in un mondo di pace le Forze armate potessero essere ridimensionate senza conseguenze.

Durante il confronto bipolare, infatti, Londra manteneva in mare una dozzina di cacciatorpediniere, poi sostituiti da sole sei unità Type 45.

Per quanto riguarda le fregate, attualmente tredici unità sono in costruzione. Tuttavia, le vecchie Type 23 ancora operative stanno mostrando segni di cedimento ancor prima che le nuove unità siano pronte a entrare in servizio.

Una situazione potrebbe lasciare un pericoloso vuoto operativo, esercitando una notevole pressione sulla flotta di fregate per il resto del decennio.

Oggi, Londra si trova quindi a fare i conti con un apparato militare strutturalmente sottodimensionato e sottofinanziato rispetto alle ambizioni che ancora rivendica sul piano internazionale.

Le critiche al governo di Keir Starmer si sono moltiplicate negli ultimi tempi. George Robertson, primo segretario alla Difesa di Tony Blair, ha recentemente accusato il premier di non essere disposto a compiere gli investimenti necessari.

Il bilancio della Difesa per il 2024-25 ammonta a circa 60,2 miliardi di sterline, con piani di incremento fino a 73,5 miliardi entro il 2028-29, pari a una crescita annuale del 3,8% in termini reali.

Ciononostante, il MoD stima di avere bisogno di ulteriori 28 miliardi di sterline nei prossimi quattro anni per colmare il deficit esistente e raggiungere una condizione di reale prontezza al combattimento.

Gli stanziamenti annunciati finora vanno nella direzione giusta, ma la distanza da colmare — in termini di mezzi e personale — è tale che nessun piano finanziario potrà riportare nel breve periodo la Royal Navy e le Forze armate britanniche al rango che un tempo le competeva.

A quattro giorni dall'entrata in vigore, la tregua tra Israele ed Hezbollah è già alla prova: violazioni reciproche, un soldato francese ucciso e il Libano spaccato

(leggilo su Aliseo)

Dopo 16 anni di potere, Orbán cade e l’Ungheria apre una fase nuova: Magyar promette riforme, ma senza rompere davvero col campo conservatore

(leggilo su Aliseo)

Dalla Somalia alla Libia, passando per il Niger, la Turchia dimostra che la sua proiezione africana non è più ambizione ma realtà consolidata

(leggilo su Aliseo)

Hormuz diventa il simbolo di una sfida più ampia: la superiorità navale degli Stati Uniti non basta più a garantire il controllo effettivo degli stretti strategici

(leggilo su Aliseo)

La visita di Wang Yi a Pyongyang segna una nuova fase nei rapporti sino-nordcoreani, mentre Kim accelera su nucleare e riarmo navale

(leggilo su Aliseo)

Tutti gli iscritti a Lumina possono scaricare gratis la Guida del mondo in guerra, un eBook esclusivo dedicato allo studio dei meccanismi profondi della geopolitica.

Scaricalo qui

Ogni settimana più di 12mila persone ricevono Lumina. Se vuoi inserire la pubblicità del tuo progetto nella nostra newsletter, contattaci a redazione@aliseoeditoriale mettendo in oggetto il nome della tua azienda.

Rispondi a questa mail o scrivici a info@aliseoeditoriale.it, ti risponderemo il prima possibile.

📰 Il manifesto di Aliseo

Cosa è Aliseo Plus

🖋️ Scopri la redazione di Aliseo

No posts

Read the original on aliseoeditoriale.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.