Nell’uscita di oggi
🇺🇸 Il manifesto politico di Palantir
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di Michele Ditto
«I dipendenti di Google che si sono rifiutati di impiegare le risorse della loro azienda per sviluppare software per le Forze armate statunitensi sanno a cosa si oppongono, ma non per cosa si battono».
Così Alex Karp, Ceo e co-fondatore di Palantir, nel libro “La repubblica tecnologica”, manifesto della destra tech americana, corrente assurta negli ultimi anni a tema di dibattito pubblico con l’epiteto giornalistico, alquanto approssimativo, di “tecnofascismo”.
L’idea che le grandi aziende tecnologiche degli Stati Uniti (Apple, Amazon, Alphabet, Microsoft, Meta, etc…) debbano servire e difendere la nazione è contenuta anche in un post pubblicato il 18 aprile dall’account ufficiale di Palantir su X.
I 22 punti di quello che è stato definito come il “manifesto politico della destra tech” hanno suscitato parecchia preoccupazione e sorpresa per la natura del suo contenuto, definito da più parti come radicale.
In realtà, si tratta di idee già espresse da Karp nel suo libro e in diverse interviste rilasciate in questi anni, oltre che da Peter Thiel, fondatore dell’azienda, spesso relatore in conferenze centrate sui temi racchiusi nel post, nonché sulla figura dell’anticristo.
Palantir, il cui nome deriva dalla pietra veggente magica del Signore degli anelli, è innanzitutto un’azienda specializzata in raccolta e analisi dati, principalmente nota per il suo sostegno alle operazioni militari e di intelligence del governo americano.
I suoi fondatori avanzano precise idee politiche. Tra queste, l’opposizione più totale all’approccio economicista della Silicon Valley, che secondo loro deve scontare «un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa».
«L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo esplicito di partecipare alla difesa della nazione» si legge nel primo punto del post. Invero, come ricorda Karp nel suo libro, a questo impegno si sarebbero sfilate più volte le compagnie tecnologiche statunitensi in passato.
Il co-fondatore di Palantir fa l’esempio di alcuni dipendenti di Microsoft che nel 2019 si erano rifiutati di lavorare a un progetto che prevedeva lo sviluppo per le Forze armate americane di cuffie virtuali da utilizzare per pianificare le missioni e l’addestramento.
O ancora, quando una protesta dei dipendenti di Google nel 2018 spinse l’azienda a non rinnovare un contratto di collaborazione con il Pentagono in merito a un’iniziativa denominata progetto Maven, che prevedeva lo sviluppo di un sistema per contribuire all’analisi delle immagini satellitari.
Più recentemente, ad avanzare pretese di natura etica è stato Dario Amodei, Ceo di Anthropic, che si è rifiutato di mettere al servizio del Pentagono i suoi modelli avanzati di intelligenza artificiale per scopi militari.
A servire gli interessi della nazione, tuttavia, non devono essere solo gli ingegneri e le élite della Silicon Valley, ma anche i cittadini comuni. Il sesto punto del post afferma infatti che la leva militare obbligatoria deve essere reintrodotta.
«Dovremmo, come società, prendere seriamente in considerazione l’idea di superare il modello di una forza armata composta esclusivamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se il rischio e il costo saranno condivisi da tutti», si legge nel manifesto.
L’accelerazionismo efficace è un altro pilastro dell’ideologia di Palantir. Eliminare qualsiasi vincolo allo sviluppo delle nuove tecnologie è necessario perché «i nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la difesa» si legge nel quinto punto del post.
Questa appare come la preoccupazione più sentita da Karp, che nel suo libro scrive: «In questa nuova era di intelligenza artificiale avanzata, che offre ai nostri avversari geopolitici l’occasione più ghiotta dai tempi dell’ultima guerra mondiale di mettere in discussione il nostro status globale, dovremmo tornare a quella tradizione di stretta collaborazione tra industria tecnologica e governo».
L’era della deterrenza atomica, secondo il Ceo di Palantir, sta infatti ormai tramontando per lasciare spazio a un’epoca basata su quella garantita dall’Ia.
In quest’ottica, senza le aziende tecnologiche capaci di sviluppare «sciami di droni e robot», sistemi d’arma che, secondo Karp, «la faranno da padrone sui campi di battaglia di domani», la primazia di Washington nel globo non sarà più una garanzia.
Secondo Palantir, si legge nel quarto punto del manifesto, per prevalere le società democratiche devono tornare a sviluppare hard power. Il soft power sul quale si è basata molta della politica estera degli Stati Uniti negli ultimi decenni non basta più.
Tra gli altri punti toccati nel post, l’idea che alcune culture siano superiori ad altre, che bisogna mettere fine alla “castrazione post-bellica” di Germania e Giappone e che la società americana debba «resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato».
Infine, la convinzione che la Silicon Valley debba svolgere un ruolo attivo nell’affrontare la criminalità più violenta. Il che significa sdoganare un approccio alla sicurezza pubblica basato sulla sorveglianza di massa, ambito in cui Palantir opera pienamente attraverso i propri software di raccolta e analisi dei dati.
Il manifesto di Palantir assume dunque una posizione molto chiara: l’industria tecnologica deve porsi al servizio della nazione per garantirne il primato globale. Ma non è solo questione di politica.
La tempistica di pubblicazione del post non è casuale. Negli ultimi tempi, la compagnia tech americana è stata criticata a più riprese in Europa, con politici di tutto il Vecchio Continente che hanno messo in dubbio e criticato i contratti siglati tra l’azienda e i vari governi europei.
Nel Regno Unito, l’adozione della tecnologia Palantir da parte del National Health Service ha suscitato critiche aspre, con alcuni parlamentari che hanno chiesto al governo di Keir Starmer di avvalersi di una clausola di interruzione anticipata del contratto da 446,4 milioni di dollari.
Quando un’azienda pubblica un testo così politico, il punto non è solo il contenuto. Nel caso di Palantir, che lavora con Difesa, intelligence, agenzie di immigrazione e polizia, il manifesto può essere letto anche come l’espressione di idee e concetti legati ai suoi interessi economici.
Al di là di questo, però, il discorso politico rimane quello centrale. Per Karp, se un’azienda possiede competenze tecnologiche avanzate, queste devono essere utilizzate in primis per servire la nazione, non per macinare utili.
Una visione che nella Silicon Valley a trazione democratica trova molti detrattori, ma che nella logica di una superpotenza come gli Stati Uniti, determinata a conservare il proprio primato globale, appare quantomeno funzionale.
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