Ci avviamo ad un Ferragosto segnato dal caso Report. Ieri Valter Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione investigativa di Rai3. Avrebbe organizzato la cosa per aiutarlo. «Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione». Lavitola ha parlato per oltre cinque ore davanti al gip di Roma. L’interrogatorio di garanzia si è trasformato in una collaborazione fiume con molti aspetti ancora da chiarire e sui quali la Procura di Roma dovrà fare verifiche. L’avvocato di Lavitola ai cronisti che lo incalzavano su quanto questo attentato a fine di bene fosse a conoscenza di Ranucci ha risposto con un sibillino no comment. Ha insistito però nel dire che non c’era nessuna motivazione o disegno politico. Dai giornali si capisce che Ranucci non è convinto della versione offerta da Lavitola. Secondo il Corriere, potrebbe arrivare già oggi la relazione del Comitato etico sul tavolo dell’ad della Rai, Giampaolo Rossi, cui spetta la decisione su Ranucci e la conduzione di Report. Nonostante la difesa del Fatto, e dei 5 Stelle nel CDA Rai, appare molto difficile che la conduzione di Ranucci, e forse lo stesso Report, possano essere confermati nella prossima stagione. La reputazione è fondamentale per chi si erge a paladino dell’interesse generale.
La Germania conferma: ci rimanderà i “dublinanti” senza alcun dubbio. Una portavoce del ministero degli Interni tedesco ha dichiarato: «Siamo un po’ sorpresi dal clamore che si è creato, perché Germania e Italia collaborano bene da tempo sulla politica migratoria». E ha ribadito che con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo, valido da metà giugno, saranno di nuovo trasferiti i migranti arrivati dall’Italia. Le espulsioni verso l’Italia riguarderanno sicuramente i casi successivi al 12 giugno 2026. Sui «casi precedenti» ci sarà una verifica. Anche la Danimarca della socialista Mette Fredriksen è decisa ad arrivare alla chiusura delle frontiere, mentre sta studiando un piano per hub di rimpatrio all’estero insieme a Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia con la creazione di un centro in Uganda. A settembre si vedranno proprio a Copenaghen per fare il punto. L’intenzione è attivare l’hub entro il 2027.
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