La tregua con l’Iran è finita ieri. La guerra non si sa quando potrà finire. Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso, nonostante gli sforzi della Marina Usa, che si sovrappone al blocco iraniano. Donald J. Trump è frustrato e dice ai cronisti: «L’Iran vorrebbe un accordo, ma non è quello che vorrei io». Poi minaccia l’Oman, storico alleato degli Usa, qualora il Paese dovesse ostacolare i negoziati che Washington sta conducendo separatamente con l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. La minaccia arriva mentre si sarebbe vicini ad un accordo fra Iran e Oman che consentirebbe alle navi di tornare a transitare nello Stretto. Anche il ministero degli Esteri iraniano ha riferito che è stata raggiunta un’intesa sulla rotta di transito e che restano da definire soltanto gli ultimi dettagli. Scrive Albero Negri sul Manifesto: «Nello Stretto di Hormuz il capo degli Stati Uniti resta sempre più impantanato. Scadevano ieri i 60 giorni per raggiungere un accordo per limitare il programma nucleare iraniano come previsto dal cessate il fuoco concordato a giugno tra Usa e Iran, un’intesa sostanzialmente defunta. Non sono stati segnalati attacchi Usa contro obiettivi iraniani dalla fine di luglio ma Hormuz intanto rimane chiuso e Trump ha detto di volerlo dichiarare “territorio degli Stati Uniti”».
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito a Jared Kushner, genero di Trump ricevuto ieri a Gerusalemme, che non potrà esserci alcun progresso nei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza né un ritiro delle truppe israeliane finché Hamas non avrà deposto completamente le armi. La milizia palestinese, il cui leader aveva incontrato Kushner il giorno precedente in Egitto, sostiene di aver invece accettato la roadmap per il piano di pace mediato dagli Stati Uniti, ma considera il rispetto degli impegni israeliani una condizione preliminare per la sua attuazione. In un podcast il ministro ella Sicurezza Itama Ben Gvir ha detto che vorrebbero fossero uccisi 30-40 palestinesi per notte a Gaza. Intanto è la Cisgiordania la nuova frontiera, anche politica in vista delle elezioni, su cui Israele esercita la sua pressione. Francesca Mannocchi scrive oggi per Repubblica un reportage dal villaggio di Qusra assediato. Il governo Netanyahu gioca nei fatti e con violenza la carta dell’annessione della Cisgiordania per porla al centro delle prossime elezioni.
Sono arrivate alla cifra record di 17 mila le adesioni all’appello lanciato dal professor Eugenio Mazzarella dalle colonne di Avvenire per dare il premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza. Il quotidiano cattolico riprende oggi le parole del Papa sulle violenze che devono cessare in Cisgiordania e a Gaza: in un interessante articolo Paola Muller sottolinea le radici agostiniane del Magistero sulla pace di Leone XIV, riprendendo il volume antologia Disarmata e disarmante. La pace è un dono.
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