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La Versione di Banfi · Aug 19, 2026

“Lo Stretto è mio!”

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Alessandro Banfi · La Versione di Banfi

Scambio fra Usa e Iran di mappe dello Stretto di Hormuz con sopra i simboli nazionali. Sembra una roba da bambini, ma è tutto vero. Mentre è stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta, Donald J. Trump ieri in un post sui social ha definito lo Stretto “un nuovo territorio Usa”. Teheran ha replicato che Hormuz resta chiuso e sui giornali iraniani (vedi Foto del Giorno) è uscita una cartina del Golfo con il marchio iraniano stampato sopra. Una guerra delle cartine inquietante, perché dietro il risiko della propaganda, all’apparenza puerile, si nasconde una nuova possibile stagione di guerra. Fra l’altro ieri il presidente Usa ha smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Secondo quanto riferito da fonti qualificate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l’Iran.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è detto “molto soddisfatto” dei risultati delle primarie del suo partito, il Likud. Diversi esponenti della linea dura, che avrebbero potuto compromettere la popolarità del partito alle elezioni del 27 ottobre per la Knesset, il parlamento israeliano, sono stati ridimensionati. La consultazione di fine ottobre è forse l’appuntamento politico più importante dei prossimi mesi. Netanyahu finora ha ricoperto la carica di primo ministro per un totale di quasi 19 anni. I sondaggi danno il Likud per ora in svantaggio ma due mesi sono lunghissimi. Decine di migliaia le adesioni all’appello lanciato da Eugenio Mazzarella dalle colonne di Avvenire per dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. Se volete aderire potete scrivere all’indirizzo e-mail: petizione.gaza@avvenire.it. Per una volta mi faccio auto-promozione e trovate fra i pdf anche una mia intervista al settimanale Credere sulla pace disarmata e disarmante invocata da Papa Leone XIV.

La guerra in Ucraina. Mosca ha avvertito Londra che pagherà per il suo ruolo nel conflitto in Ucraina, dopo che droni di fabbricazione britannica sono stati impiegati dalle forze armate ucraine per colpire obiettivi in territorio russo. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha risposto che il Regno Unito continuerà a sostenere l’Ucraina. Secondo Avvenire scarseggiano ormai le munizioni sia a Mosca sia a Kiev nei continui attacchi reciproci: l’Ucraina senza difese aeree, la Russia incapace di intercettare i droni. L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha chiesto elezioni anticipate in tempo di guerra: è la più grande sfida alla presidenza di Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione della Russia nel febbraio 2022.

La politica ha una logica ferrea. Giorgia Meloni sta già pagando amaramente l’aver rotto la solidarietà europea, litigando con la Spagna e alzando le frontiere. Dopo la Germania, ora anche la Svizzera (che non è nella Ue ma aderisce al patto di Schengen) ci vuole rispedire migliaia di migranti, approdati sulle nostre coste negli scorsi mesi. Una volta rotto il principio di un interesse comune, arriva una specie di contrappasso per un Paese del sud Mediterraneo come il nostro. Quanto alla ragazza somala, che doveva essere rimpatriata la notte scorsa dalla Germania, è intervenuta una soluzione umanitaria dell’ultima ora. È stata accolta da un’associazione evangelica bavarese, come racconta in una bella intervista al Corriere Stephan Reichel, presidente di Matteo - Kirche und Asyl. Dice: «Vedo il principio di solidarietà tra Paesi Ue completamente ignorato. Oltre al valore, molto europeo, del dovere di offrire asilo a chi scappa dalle guerre o da Paesi come la Somalia, come l’Afghanistan». Rincorrere Vannacci non serve a niente. Qualcuno della maggioranza lo dovrà pur spiegare alla premier.

Restando all’Italia, è diventato patetico il cosiddetto caso Ranucci. Il conduttore oggi spiega che la Rai può decidere di sostituirlo e non c’è dubbio che la cosa avvenga, per il bene stesso di Report e dell’azienda. Ma perché i vari Mieli, Cappellini eccetera frequentavano tanto Valterino Lavitola? Aspettiamo con pazienza che la destra si sia sfogata con Report, testata nemica, perché si cominci a fare i conti con il “me too” giornalistico alle vongole, inciucio perenne della grande stampa con servizi segreti e amanti brasiliane, emerso in questi giorni. Oppure i “gran cazzari” del giornalismo italiano (copyright di Giuliano Ferrara) la faranno franca anche questa volta?

Nella contro vigilia del Meeting di Rimini, comincia venerdì, segnaliamo l’editoriale di Avvenire a firma di Giorgio Vittadini sul tema della riforma elettorale, che invoca ancora una volta la solidarietà dei partiti sul tema delle regole condivise in democrazia. E un bell’approfondimento su Franco Nembrini, popolare dantista (il tema della kermesse riminese quest’anno è l’ultimo verso de La Divina Commedia), che parlerà ai giovani insieme a don Fabio Rosini.

Ricca pagina culturale, con Franco Cardini che su Avvenire si occupa di malefici e amuleti, in un periodo bellicista, mentre Luigi Alici sullo stesso giornale scrive di nichilismo. C’è anche una citazione finale della doppia pagina del Corriere dedicata a Varenne, mitico purosangue che ha fatto la storia dell’ippica. A proposito, ieri il Palio di Siena è stato vinto dalla contrada del Nicchio, col cavallo montato dal campione dei fantini Tittia.

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LA FOTO DEL GIORNO

Guerra delle cartine fra Donald Trump e gli iraniani. Nel composit il post presidenziale dove lo Stretto di Hormuz è decretato territorio Usa accanto all’illustrazione del quotidiano iraniano Hamshahri, che presenta una mappa dello Stretto di Hormuz con il timbro in ceralacca del regime degli ayatollah.

Foto: Ansa EPA/ABEDIN

Vediamo i titoli sui giornali di oggi.

LE PRIME PAGINE

Stretto mio, Stretto tuo. Per il Corriere della Sera la disputa è in primo piano: Sfida di Trump: Hormuz è Usa. Il Quotidiano Nazionale scrive: Trump annette Hormuz. L’Iran non cede: è chiuso. Il Domani è critico: Iran, i deliri geopolitici di Trump: “Hormuz e l’Oman sono degli Usa”. Per Repubblica ci sono: Nuove fiamme di guerra. Il Messaggero spiega: Trump sfida Teheran: “Hormuz americano”. L’Iran attacca Dubai. Sul braccio di ferro della Meloni ora anche con la Svizzera c’è il Manifesto: Confine umano. Mentre Avvenire fa il punto sulla guerra in Ucraina: Le ultime cartucce. La Stampa denuncia l’ennesimo folle femminicidio: Nessuno ha fermato l’ex di Tania. Sfilza di titoli ancora sul caso Report. Il Fatto: “Ranucci ignaro e incredulo nella telefonata con Lavitola”. Per Il Giornale c’è dell’altro: Ranucci-Lavitola: la frase choc. Libero è beffardo: Ciao ciao Ranucci. La Verità rilancia la domanda del Pm: Il giudice: “Chi ricatta Ranucci?”. Il Sole 24 Ore ci aggiorna sul risiko bancario: Mps, Lovaglio studia un doppio blitz.

ARTICOLI DI MERCOLEDÌ 19 AGOSTO

In un unico pdf tutte le citazioni che meritano in ordine logico:

Articoli di mercoledì 19 agosto 2026

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