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La Versione di Banfi · Aug 3, 2026

L'Europa si spacca a Ceuta

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Alessandro Banfi · La Versione di Banfi

«Continuo a seguire con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per intercessione della Madonna d’Africa, che si trovino soluzioni di pace, stabilità e giustizia». Papa Leone XIV, tornato in Vaticano, ha parlato ieri all’Angelus di ciò che è avvenuto 4 giorni fa al confine tra il Marocco e l’exclave spagnola di Ceuta. Una vera e propria invasione di almeno 75 mila persone, migranti che sono stati fatti di colpo passare dalla polizia di frontiera marocchina. Stamattina il Corriere della Sera scrive di un evento di «guerra ibrida».

I numeri sono davvero impressionanti, se si considera che in Italia dal primo gennaio si calcola siano entrati non più di 16 mila migranti. 80 mila sono 5 volte tanto e in soli due giorni. Il governo italiano ha reagito sospendendo l’applicazione del trattato di Schengen con la Spagna. Un atto violento e tutto politico, propagandistico secondo molti. Come se la responsabilità principale fosse di Madrid, con un governo a guida socialista. Il fatto dice purtroppo come l’Europa non tenga, non ci sia anzitutto nelle menti dei suoi leader, in cui ormai prevale la logica del tutto contro tutti e non è in primo piano la solidarietà fra i 27. Immaginate se fosse accaduto il contrario: che cosa sarebbe successo se la Libia ci avesse riversato di colpo 80 mila migranti sulle nostre coste e l’Italia fosse stata isolata dalla Spagna, invece di condividere una comune risposta?

Domani si riunisce il Consiglio europeo in sessione straordinaria. I giornali danno grande enfasi al fatto che il nostro governo domani porterà in quella sede una proposta per estendere a livello comunitario il “modello Albania”: creare centri per il rimpatrio dei migranti irregolari fuori dai confini dell’Unione, finanziati con fondi europei e localizzati soprattutto in Africa. Maurizio Lupi difende la linea della premier e dice al Corriere che i fatti di Ceuta sono «il risultato di un’accoglienza senza regole». Carlo Calenda invece sostiene: «Giorgia Meloni sta correndo dietro a Vannacci e in questa maniera corre anche verso i Maga e strizza l’occhio all’estrema destra internazionale che vuole distruggere l’Europa. Fossi in Tajani mi porrei un problema».

Repubblica documenta in una paginata (la trovate nei pdf) che finora il cosiddetto “modello Albania” ha prodotto risultati molto limitati, come del resto è accaduto agli inglesi con il Ruanda. I centri di Shëngjin e Gjadër, in Albania, sono costati oltre 140 milioni di euro nella fase iniziale, a fronte di trasferimenti rimasti molto lontani dalle stime governative, che prevedevano fino a 36 mila ingressi l’anno. Da leggere anche le interviste di Repubblica all’esperto di Marocco Pierre Vermeren e di QN alla spagnola Anna Terrón Cusí, già viceministra all’Immigrazione con Zapatero, e oggi ricercatrice senior del Migration Policy Institute.

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