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La Versione di Banfi · Aug 4, 2026

L'Europa naufraga a Ceuta

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Alessandro Banfi · La Versione di Banfi

La Spagna rinfaccia all’Italia Lampedusa. L’Italia se la prende con la Spagna, che ha un leader socialista. Ursula von der Leyen ci mette tre giorni ad esprimere solidarietà verso Madrid. E oggi c’è un vertice straordinario del Consiglio europeo che rischia di creare nuove mostruosità umane e giuridiche, con l’Italia capofila della linea della deportazione di massa “modello Albania”. Mentre una constatazione emerge sempre più chiara: l’assalto di Ceuta è frutto della post-verità. L’informazione non è più oggettiva e affidabile, gli uomini del 2026 si muovono nella nebbia del verosimile. A fatica, anche sui nostri giornali, trovate corrispondenze dal campo in cui si riferisce, come scrive oggi Alessandra Muglia sul Corriere, del perché 70-80 mila persone si sono mosse nelle stesse ore: «Molti di loro raccontano di essersi messi in viaggio dopo aver letto sui social che il confine era aperto e che bastava raggiungere l’exclave via mare per ottenere il diritto di restare in Spagna. Una narrazione virale rimbalzata su TikTok, Instagram, Facebook e WhatsApp tramite account anonimi, capace di generare una mobilitazione di massa in sole 48 ore. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha confermato che la disinformazione mirata è stata l’“elemento chiave” dell’ondata migratoria». Difficile dire chi ci fosse “dietro” ma certo non si può pensare che sia mancata una regia. Ha scritto Michele Brignone sul focus di Oasis: «Solo nell’autunno scorso, il Marocco era stato scosso da una serie di proteste animate dal movimento GenZ 212, il collettivo giovanile sollevatosi contro le gravi carenze dello Stato in materia di sanità, istruzione e servizi sociali. Tuttavia, i numeri e le modalità dell’irruzione hanno indotto molti commentatori a ipotizzare una regia politica di Rabat».

Il governo italiano ha approfittato della crisi a Ceuta per drammatizzare lo scontro col governo spagnolo e per portare oggi alla riunione straordinaria del Consiglio europeo la propria linea di esternalizzazione del problema: il modello Albania. I 27 Paesi Ue sono divisi. Se Meloni può contare sull’appoggio tedesco e sulla socialista danese Mette Frederiksen, non sono pochi coloro che solidarizzano con la Spagna, oggetto di un ricatto migratorio senza precedenti. Politicamente la questione dei migranti è il grande tema delle destre populiste ed estremiste, che sono percepite da tutti i governi in carica come il vero concorrente alle prossime elezioni. Da Afd in Germania a Le Pen in Francia, a Vannacci in Italia. Fare la voce grossa, proporre i risultati raggiunti e accusare gli altri di “essere per l’accoglienza”, questa è la ricetta comunque di molti governi. Non per niente l’ultimo regolamento Ue approvato a fine giugno soddisfa questa esigenza. La domanda è sempre quella: resteremo umani? Resteremo europei nel senso più autentico della parola?

Da leggere il commento di Adriano Sofri sul Foglio a proposito dei ragazzi di Ceuta e l’editoriale su Avvenire di Pasquale Ferrara, già ambasciatore. Scrive Sofri: «Non vedono l’ora di lasciare il Paese. E lo fanno, a costo della vita: di morire nella ressa, di morire annegati, di morire della ressa perfino nell’acqua del mare. Un centinaio, più, meno. E loro, e gli altri 80 mila, centomila, hanno madri e padri, sorelle e fratelli, che si sono augurati e illusi che ce la facessero, che hanno benedetto la loro corsa. Due giorni dopo erano già di ritorno, delusi, mortificati, chissà. Decisi, penso, a riprovarci». Scrive Ferrara: «Dinanzi a questo naufragio politico delle “nazioni” europee in un punto nevralgico del Mediterraneo, tutte le strategie si disfano nel giro di poche ore. I “Piani Mattei”, i “Patti per il Mediterraneo”, i “Processi di Barcellona” e le “Unioni per il Mediterraneo” non resistono alla spinta degli esclusivismi e al riflesso “ermetico” del blocco delle frontiere, del blocco navale, del blocco dei porti».

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