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La Versione di Banfi · Aug 6, 2026

22 miliardi per la guerra

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Giorgetti in aula annuncia l'uso della clausola di salvaguardia Ue, anche 14 miliardi per l'energia. Poli divisi. Il Papa ad Assisi per la pace. Con Pizzaballa. Delmastro salvato, Carceri al collasso

81 anni fa a quest’ora la bomba era già caduta su Hiroshima. Il 6 agosto del 1945 il bombardiere B-29 statunitense Enola Gay aveva sganciato la prima bomba atomica della storia. Per un brutto scherzo del destino proprio ieri il Parlamento ha ufficializzato quello che Il Giornale chiama oggi il bilancio economico di “un mondo in guerra”. L’Italia si avvia infatti a utilizzare integralmente la fetta energetica della clausola di salvaguardia Ue, pari a circa 14,4 miliardi, e quel che resta per la spesa militare, cioè quasi 22 miliardi in base alla linea attuale del Pil. La guerra a debito spacca sia la sinistra che la destra, ma passa alla vigilia della pausa estiva, un po’ alla chetichella, un po’ confondendo le acque nelle varie mozioni, un po’ non pronunciando la parola “riarmo”, che forse è troppo esplicita. Nelle cronache dei giornali trovate il disagio dei riformisti del Pd e della stessa Schlein, incalzati da Giuseppe Conte, quello della Lega che ha fatto togliere il riferimento al Safe nel testo approvato dalla maggioranza. Fino all’orrendo ritorno del cappio in aula mostrato (vedi Foto del Giorno) da un deputato seguace di Roberto Vannacci.

Stamattina papa Leone XIV sarà ad Assisi coi giovani. Alla Porziuncola, luogo caro a San Francesco, pregherà per la pace, atteso da molti giovani (bel reportage sulla Stampa). È già arrivato da ieri lì anche il cardinal Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, che dice fra l’altro a Iacopo Scaramuzzi di Repubblica: «Noi abbiamo sempre detto no a qualsiasi forma di violenza, violenza fisica, violenza nel linguaggio, violenza culturale, violenza religiosa. Noi vogliamo incontrare. Possiamo anche esprimere il nostro disaccordo alla politica di un governo, ma questo non deve diventare un ostracismo per tutto ciò che riguarda il mondo ebraico, il mondo islamico, il mondo cristiano». Scrive oggi sul Sole 24 Ore il cardinal Silvano Maria Tomasi: «Ottant’anni dopo lo sgancio della bomba atomica, l’umanità si trova davanti a una nuova svolta della storia. L’intelligenza artificiale sta trasformando il nostro modo di vivere, di lavorare, di curare, di comunicare e perfino di concepire la sicurezza internazionale. Sarebbe tuttavia un errore considerarla una minaccia in sé. La tecnologia non possiede una coscienza morale. L’intelligenza artificiale sarà lo specchio dell’umanità che la progetta, la governa e la utilizza. Rifletterà i nostri valori oppure le nostre paure; la nostra capacità di cooperare oppure la logica della contrapposizione. La vera domanda, dunque, non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di sviluppo che intendiamo costruire».

Mario Pianta, ordinario di Economia alla Normale, oggi sul Manifesto dice cose simili da un punto di vista laico: «Queste guerre sono concrete, non sono “una condizione permanente dell’umanità” come ha sostenuto Vito Mancuso sulla Stampa al quale sul Manifesto è stato già replicato. Sono queste guerre il risultato di rapporti di potere, di oppressione politica, di ingiustizie economiche e sociali e si moltiplicano oggi perché, con il declino dell’egemonia degli Stati Uniti, l’ordine internazionale lascia il posto a un “caos sistemico” in cui l’uso della forza militare diventa più praticabile. Sono anche il risultato delle corse a produrre - ed esportare - nuove armi: droni, missili, armi di precisione basate su sistemi digitali, di sorveglianza e spaziali. Le nuove tecnologie cambiano la natura della guerra, aggravano l’escalation coinvolgendo altri Paesi e obiettivi civili, la rendono “infinita” come stiamo vedendo nella guerra in Ucraina e in quella di Usa e Israele contro l’Iran».

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