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Durante la consulenza, a un certo punto ho chiesto a Davide: “il tuo obiettivo tra dieci anni, dov’è?” E lui mi ha risposto che si vedeva in montagna — che il terreno dove stava allora, con i suoi ortaggi, non era il posto della sua vita. In quel momento è cambiato tutto: il progetto che stavamo disegnando, le priorità, perfino cosa aveva senso piantare e cosa no.
È per questo che ho voluto la sua storia come prima voce di uno spazio nuovo qui nel Diario.
Da oggi, ogni tanto, apro il Diario a chi ho accompagnato in consulenza e lo lascio raccontare la propria storia: da dove è partito, perché ha scelto questa strada, quali difficoltà ha incontrato e come le ha attraversate. Non un’intervista tecnica — una conversazione tra due persone che si raccontano.
La prima è quella con Davide, dell’azienda agricola Sogno in Terra, in Brianza. Davide non viene da una famiglia contadina: il suo sogno se l’è costruito da solo, un pezzetto alla volta, per una decina d’anni, mentre lavorava come dipendente. Oggi coltiva ortaggi su un terreno in affitto a Bellusco, e ha una visione molto più grande di dove vuole arrivare — la montagna, l’allevamento, un luogo di accoglienza e comunità.
Mentre lo ascolti, ci sono alcune cose che secondo me risuonano con tutte noi che stiamo costruendo qualcosa.
La prima è la frase che gli è uscita alla fine, e che vale come consiglio a chiunque abbia un piede di qua e un piede di là: sognare in grande, ma realizzare in piccolo. Davide dice “il sogno era qua, la realtà era qua, e piano piano sto riportando in equilibrio sogno e realtà” — senza delusione, con gratitudine per avere anche solo la possibilità di provarci.
Poi c’è una cosa che mi ha colpita quando ne abbiamo parlato: le difficoltà vere, spesso, non sono quelle pratiche. Un problema in campo — le erbe spontanee, la pompa che si intasa, una grandinata — una soluzione pratica prima o poi la trovi. Le difficoltà più profonde sono quelle che abbiamo con noi stesse: la paura di fallire, il perfezionismo, il “non essere abbastanza”. Quelle te le porti dentro l’azienda, e sono le più importanti da guardare.
C’è anche il tema di non farsi divorare. Davide racconta di come si prende cura di sé — lo sport, la terapia, il tenere il lavoro nella sua fetta di giornata senza farlo diventare l’unica fonte di valore. Il giorno della grandinata è andato comunque ad allenarsi, perché in quel momento non poteva fare altro. È una lezione sul burnout che vale per chiunque parta con un progetto così.
E infine gli scalini. Davide vede il suo terreno di adesso come un trampolino, non come il traguardo — e non se ne vergogna. Ognuno parte da un punto diverso, e ogni tanto la vita ci dice che non è ancora il momento. Non c’è niente di male a essere a un passo intermedio, se sai che ci stai andando.
Racconto spesso il caso di Davide per una ragione precisa: capire qual è davvero il tuo obiettivo cambia tutte le scelte lungo il percorso. Se il suo sogno è altrove, tra cinque o sette anni, che senso ha investire tempo e soldi per piantare alberi da frutto — che prima di tre anni non danno nulla — su un terreno in affitto, dove sei tu ad aggiungere valore che poi resta al proprietario? Da lì, in consulenza, abbiamo tolto, tolto, tolto, e messo in campo solo quello che aveva senso ora. È questo il lavoro che faccio: non disegnare il sogno perfetto, ma scremarlo fino all’idea realmente realizzabile, un passo alla volta.
Ascolta l’episodio con Davide qui: Spotify o Youtube.
Se ti ci ritrovi — se anche tu hai un piede di qua e un piede di là — scrivimelo nei commenti: le vostre storie sono il cuore di questo spazio. E se non l’hai ancora fatto, crea il tuo account su Substack per commentare e seguire, e condividi l’episodio con chi ha un sogno nel cassetto e tanta paura di iniziare.

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Sono Adelaide Valentini, agronoma, insegnante e contadina. Sogno comunità rurali che rigenerano territori ed ecosistemi. Ecco perché ti aiuto a trasformare il tuo sogno agricolo in realtà. Ne hai bisogno tu, ne ha bisogno il mondo.
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