Di recente ho avuto un momento di down bello potente. I problemi lavorativi mi sembravano insormontabili, il mio blog una perdita di tempo colossale, la mia vita troppo lontana da come la vorrei.
Non è la prima volta che mi capita, ormai conosco la sensazione, eppure ci casco sempre.
Si innesca quel circolo vizioso che si autoalimenta nell’immobilità totale: la testa si blocca, il corpo pure. È come restare intrappolati in una bolla che ovatta tutto. La sensazione assomiglia a quando indossi cuffie antirumore: intorno il mondo continua, accadono anche cose belle, ma tu non riesci a percepirle davvero.
Poi quel sant’uomo del mio ragazzo mi ha ricordato che tra me e un bambino di cinque anni non c’è poi tanta differenza in termini di sopportazione degli stimoli del mondo. Tradotto: ero semplicemente molto stanca.
È passato un anno da quando ho capito che dovevo iniziare a scrivere. Quel richiamo l’ho sempre sentito, ma non avevo mai avuto il coraggio di ascoltarlo.
Trasformare un’idea vaga in un blog vero e proprio ha richiesto uno sforzo enorme.
Non parlo solo della parte tecnica (che con un lavoro full-time sulle spalle già basta), ma soprattutto di quella mentale. Perché per arrivare lì, mi sono guardata dentro davvero per la prima volta, ho scovato una gran voglia di esprimermi, ma anche una quantità imbarazzante di paure. E per andare avanti comunque con il tuo progetto, anche quando sei stanca morta, devi farci i conti, guardarle in faccia, e superarle.
E poi ci sono i limiti esterni, quelli che gli altri ti piazzano addosso senza cattiveria, solo perché vedono il mondo con occhi diversi.
Sfrutto questo spazio per tirare fuori tutti questi ostacoli, uno per uno, per esorcizzarli.
La paura evergreen di non essere abbastanza. Interessante, coinvolgente, costante, preparata… ogni nuovo gradino del percorso porta con sé un “abbastanza” che sembra mancarmi.
Le facce incredule degli altri. Quelle mezze sorridenti, mezze a disagio, quando dico che sì, ho un blog ma no, non ho Instagram né TikTok. Perché li trovo ansiogeni e credo che, soprattutto oggi, ci sia un disperato bisogno di contenuti lenti e approfonditi.
Il lavoro visto come uno strumento, niente di più. Non mi rappresenta e forse sono anche un po’ sprecata a farlo, ma mi dà l’indipendenza e il tempo di costruire ciò che davvero mi interessa. Va bene così, per me. (Per gli altri un po’ meno.)
Il tempo che mi sto concedendo. Non settimane o mesi, ma anni. Per provare, sbagliare, magari fare una fatica boia per poi fallire miseramente. Fa parte del gioco. O quantomeno del mio gioco.
Alla fatica mentale di fare quello che vuoi nonostante limiti e paure, ci aggiungo anche la frustrazione di non ottenere tutto e subito.
Credo sia diventato normale aspettarsi di ottenere grandi risultati con il minimo sforzo. Non perché ci crediamo davvero, ma perché ce lo raccontano da tutte le parti — e quindi, in fondo, ci speriamo. Per poi rimanere delusi quando (ma va?) non succede.
Tra i mille tutorial su YouTube e articoli che ho letto, la promessa è sempre la stessa: successo immediato. Non lo dicono esplicitamente, ma i titoli acchiappa-clic fanno il lavoro sporco. Tipo:
“Come aprire un blog in cinque semplici passaggi”
Con tutto il rispetto: ma quali cinque?! Ma quali semplici?! Non stiamo parlando di come fare la torta margherita. Quindi i passaggi saranno (o sembreranno) molti e complicati. Del resto è la prima volta che ci provi.“Da 0 a 10k al mese con un blog”
Magari è anche vero, ma se ci sei arrivato dopo dieci anni di lavoro, non farmi credere che basti una checklist per replicare il tuo successo.
Puoi sostituire la parola “blog” con qualsiasi altra passione monetizzabile, il concetto non cambia.
Il mio progetto ha richiesto un anno di lavoro solo per uscire dalla mia testa ed essere concretizzato, con tutte le sue imperfezioni, e va bene così. Questi sono i ritmi della realtà, non quelli promessi — anche solo tra le righe — sullo schermo.
Quando la mia testa fuma per i troppi stimoli, cerco di tornare a contatto con la realtà: quella che non solo si vede, ma si tocca, si annusa e si gusta, con il giusto tempo che tutto questo richiede.
Ora ti dico cosa ho fatto.
Vale per tutti? No.
Sono tre semplici passaggi che ti cambieranno la vita? Nemmeno.
Questo è quello che funziona per me e che mi va di raccontarti.
⏰ Mi sono riposata davvero, posticipando la sveglia e cancellando gli impegni. Ho imparato che quando sono a terra apparentemente senza motivo, è il momento di dormire di più e fare di meno.
⛰️ Sono andata in montagna, che da sempre mi ricorda che ogni traguardo si raggiunge piano, un passo alla volta. E nel mentre ci si può anche godere il panorama lungo il percorso.
🍴Ho gustato del buon cibo. Quello semplice, preparato con amore da chi mi vuole bene. E poi anche quello raffinato, preparato da chi della cucina ne ha fatto un’arte. Un’esperienza incredibile che mi ha riconnessa con i miei sensi, dal primo all’ultimo boccone.
Tu invece cosa fai quando tutto sembra troppo? I consigli sono ben accetti… chiedo per un’amica 😅
Ecco alcune newsletter che mi hanno ispirata molto in questo periodo.
Tutti vogliono cambiare, ma nessuno vuole essere principiante - Ilaria Gianfagna
Ilaria mi ha ricordato che sono una principiante, e quindi imperfetta. Devo esserlo ora, mentre provo a concretizzare un sogno, altrimenti lo sarò per il resto dei miei giorni, in una vita che non ho scelto davvero.
Brindare agli obiettivi che cambiano: forse è questo il vero traguardo - Margherita Bianchini
Margherita mi ha dato un’idea bellissima per celebrare i piccoli traguardi con la giusta attenzione, senza la pressione continua di dover essere perfetta. Con la prossima lista di buoni propositi andrò a comprare qualche bottiglia di vino buono!
Nessuno è speciale - Andrea Bariselli
Qui si parla di un concetto (e di un libro) a me molto cari. Ho letto Quiet di Susan Cain in un periodo in cui mi sentivo una pecora nera in mezzo ad un gregge molto bianco e chiassoso. In questa newsletter, che cita spesso le parole del libro, le anime che amano essere sé stesse senza dover per forza brillare trovano pace.
Al prossimo viaggio, con l'acquolina in bocca 😋
Chiara ☀️
Grazie per aver letto fino in fondo. Se ti è piaciuto e vuoi supportarmi, sentiti libero di condividere.
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