L’ultima settimana di aprile porta con sé qualcosa di diverso. Dopo mesi in cui il mercato crypto sembrava incapace di trovare una direzione, c’è stato qualche piccolo segnale di inversione.
Martedì 22 aprile Bitcoin ha raggiunto quota 78.000 dollari, il livello più alto dalla prima settimana di febbraio. C’è stato l’annuncio dell’estensione a tempo indeterminato del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran da parte di Trump e, soprattutto, l’acquisto monstre di Strategy di BTC.
Parliamo di 2,54 miliardi di dollari impiegati per comprare 34.164 BTC in un’unica operazione, che ha portato le riserve dell’azienda a 815.061 Bitcoin. Risultato? Strategy ha ufficialmente superato BlackRock IBIT come più grande detentore al mondo di BTC.
Dietro questo rimbalzo c’è una sequenza di otto giorni consecutivi di afflussi negli ETF spot su Bitcoin, per un totale che supera i 2,1 miliardi di dollari: la migliore striscia da ottobre 2025.
Gli asset in gestione degli ETF sono tornati sopra i 102 miliardi, mentre i flussi cumulativi hanno toccato i 58 miliardi. Aprile si prepara a chiudere come il primo mese positivo del 2026 dopo quattro consecutive di deflussi. Un dato sicuramente da sottolineare.
I dati on chain evidenziano come le riserve di Bitcoin sugli exchange abbiano toccato il minimo da sette anni, le whale con oltre 1.000 BTC hanno accumulato 270.000 coin nell’ultimo mese, il ritmo più alto dal 2013, e la supply di USDT è schizzata a quasi 190 miliardi, con 5 miliardi aggiunti in sole due settimane.
E’ stata però una settimana dura per la Deil, sopratutto a livello di sicurezza dei protoccoli. 606 milioni di dollari sottratti in appena 18 giorni, con Drift Protocol e KelpDAO responsabili da soli del 95% delle perdite. Entrambi gli attacchi portano la firma del Lazarus Group nordcoreano, un gruppo non nuovo a questi attacchi.
Ci sono però buone notizie sul fronte istituzionale. La SEC ha preannunciato il rilascio imminente di una Innovation Exemption destinata a consentire, per la prima volta, il trading di titoli tokenizzati su blockchain pubbliche in modoregolamentato.
Morgan Stanley ha lanciato un fondo dedicato alle riserve degli emittenti di stablecoin, posizionandosi come custode dell’intero settore in vista dell’approvazione del GENIUS Act.
Andiamo a vedere allora, in questo post riepilogativo, quali sono state le notizie più importanti del settore.
In questo numero:
Crypto Market Recap
Analisi Tecnica Bitcoin
Ultimi dati sugli ETF Spot Bitcoin
Strategy supera BlackRock: 815.000 BTC e il sogno del milione
Morgan Stanley lancia il fondo riserve per stablecoi
DeFi sotto attacco: 606 milioni rubati in 18 giorni
La settimana ha riservato un colpo di scena per chi operava al ribasso. Il rally di Bitcoin verso i 75.000 dollari nella prima metà della settimana ha scatenato uno short squeeze violentissimo: in sole 24 ore, le liquidazioni complessive hanno raggiunto i 541 milioni di dollari. Puniti gli short.
I numeri parlano chiaro. Le posizioni short hanno assorbito l’81% delle perdite, pari a 440 milioni di dollari, contro i circa 100 milioni bruciati dalle long. Si tratta dello short squeeze più devastante dal 2024, a conferma di un mercato che era pesantemente sbilanciato al ribasso prima della risalita.
L’open interest sui futures è salito del 4% raggiungendo i 126 miliardi nella giornata del 22 aprile, segnale di un rientro aggressivo della leva.
Nella seconda parte della settimana il quadro si è normalizzato. Venerdì 25 aprile le liquidazioni long si fermavano a 55 milioni, quelle short a 30 milioni, un profilo molto più composto che rispecchia il consolidamento sopra i 77.000 dollari.
Al 26 aprile la capitalizzazione complessiva del mercato crypto vale 2,61 trilioni di dollari. Un recupero rispetto ai minimi toccati a marzo, ma ancora distante dai record storici.
Bitcoin mantiene una dominance del 60,01%, un livello che fotografa la preferenza netta degli investitori per l’asset più capitalizzato in un momento di incertezza diffusa.
La top 10 per capitalizzazione si presenta così: Bitcoin a 78.131 dollari (+2,81% settimanale), Ethereum a 2.349 dollari (+0,45%), XRP a 1,42 dollari (+0,95%), BNB a 632 dollari (+0,74%), Solana a 86,42 dollari (+0,56%). Fra le large cap spicca Hyperliquid (HYPE) a 41,23 dollari con un +5,57% settimanale, spinta dai volumi record sulla piattaforma di perpetual decentralizzati.
Tra le altcoin, tolto Hyperliquid tutte le altre vanno malissimo. Ad esempio la dominance di Ethereum è scesa ancora al 10,5%, il punto più basso degli ultimi due anni. La sotto performance dell’ecosistema ETH rispetto a Bitcoin e alle chain alternative diventa sempre più evidente. Lo vediamo bene nel grafico ETH/BTC:
in cui siamo praticamente in un trend discendente continuo che non accenna a invertire.
Il dato si incastra con le evidenze on-chain: le balene di Bitcoin stanno accumulando in modo aggressivo, 270.000 BTC in 30 giorni e le riserve sugli exchange (dati CryptoQuant) toccano il minimo da sette anni.
La paura residua è comprensibile, dopo un primo trimestre che ha visto Bitcoin perdere il 30% dai massimi. C’è qualcosa però che si muove e stranamente anche i mercati tradizionali sono ai massimi in situazioni di incertezza, una cosa a cui non eravamo abituati.
Fra le criptovalute a maggiore capitalizzazione, il bilancio settimanale è moderatamente positivo con una prevalenza del segno verde. Bitcoin guida il gruppo a +2,81%, seguito da Dogecoin a +2,98% e Tron a +2,37%. Ethereum resta timido con un +0,45%, confermando una fase di sottoperformance ormai prolungata.
Tra i top gainer a media capitalizzazione, Hyperliquid (HYPE) si distingue a +5,57%, trascinata dall’espansione dei volumi sulla piattaforma di perpetual decentralizzati. Aerodrome Finance (AERO) segna +7,16% nelle ultime 24 ore, sull’onda della crescita dell’ecosistema Base.
Tra le altre vediamo PENGU che fa un +27%, Lido DAO a +23%, poi a seguire Injective, Algorand, SEI e le privacy coin con rialzi superiori al 10%.
Tra le peggiori, pochissimi nomi come DEXE che fa un -12%, poi la coin di TRUMP che perde quasi il 7%, poi a seguire piccoli ribassi per Ethena, LayerZero, WLFI e Tron. Stabile il resto del mercato.
Su base annuale il quadro altcoin resta desolante per diverse large cap: Cardano (ADA) accusa un drawdown del 52%, Stellar Lumens (XLM) del 48,7%.
Il mercato si fida solo di Bitcoin, per ora.
Andiamo a vedere come si sta muovendo il prezzo di BTC rispetto al dollaro.
Bitcoin archivia la settimana a 78.000 dollari circa, con un volume di 9,66 miliardi nelle ultime 24 ore. Il quadro tecnico su time frame giornalieo è moderatamente rialzista: la struttura favorisce una continuazione del trend al rialzo, a patto che non arrivino shock dall’esterno.
E nel fine settimana quasi sempre arriva qualche dichiarazione di Trump.
L’RSI si posiziona a 63,3, zona neutro-rialzista. Sopra la soglia critica dei 50, ma lontano dall’area di ipercomprato a 70, un livello che indica momentum sano con spazio per espandersi ulteriormente.
Il MACD conferma l’impostazione positiva: la linea MACD resta sopra il segnale, con l’istogramma in espansione che valida il crossover rialzista.
Sul fronte delle medie mobili, come vediamo il grafico il prezzo viaggia ben al di sopra della EMA20 (74.726 dollari) e della SMA50 (circa 71.500 dollari).
La EMA200, attorno ai 68.500 dollari, fa ora da supporto dinamico di lungo periodo e conferma il trend rialzista di fondo.
I livelli da tenere sotto controllo? Al rialzo, la prima resistenza si colloca a 78.700 dollari, seguita dall’area critica di 82.000 dollari.
Al ribasso, il primo supporto è a 75.000 dollari, poi 73.500 e il supporto critico a 72.000 dollari. Se Bitcoin sfonda con convinzione gli 82.000, la strada si apre verso 86.000.
In caso di ribasso, la perdita dei 72.000 riporterebbe il mercato in modalità difensiva con target a 64.000.
Gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno messo a segno otto giorni di fila di afflussi netti, dal 14 al 24 aprile, totalizzando 2,09 miliardi di dollari.
È la serie positiva più lunga e consistente da ottobre 2025, quando nove giorni consecutivi avevano generato circa 5,33 miliardi. Il dato acquista ancora più peso se pensi al contesto: arriva dopo quattro mesi filati di deflussi netti, da dicembre 2025 a marzo 2026.
Come osserviamo dai dati su SoSovalue:
gli ultimi dati sono positivi, anche se in valore assoluto lontano dai massimi. Il 21 ed il 24 aprile possono essere considerate giornate di sostanziale pareggio.
Aprile, però, ha già accumulato afflussi per 2,43 miliardi di dollari e si avvia a chiudere come il secondo mese positivo del 2026.
IBIT di BlackRock continua a dominare la raccolta anche se come vedremo è stato superato da un altra azienda che sta puntando tutto su BTC.
Gli asset under management complessivi degli ETF spot Bitcoin hanno riconquistato la soglia psicologica dei 100 miliardi di dollari, attestandosi a circa 102 miliardi al 25 aprile.
Un recupero importante rispetto ai minimi di marzo, quando gli AUM erano scivolati sotto gli 85 miliardi per effetto della combinazione fra deflussi e calo del prezzo.
I flussi cumulativi netti dalla nascita degli ETF spot (gennaio 2024) hanno toccato i 58,33 miliardi di dollari. Questo numero rappresenta il capitale effettivamente entrato nel prodotto al netto dei riscatti: nonostante quattro mesi di deflussi, la base di investitori di lungo termine ha mantenuto le posizioni.
La gran parte dei deflussi del primo trimestre è stata attribuita a trader a breve termine e hedge fund impegnati nel basis trade, non a investitori istituzionali di riferimento.
Il ritorno sopra i 100 miliardi è un segnale tecnico rilevante anche per la struttura del mercato. A quel livello gli ETF detengono collettivamente oltre 800.000 BTC, circa il 4% della supply totale.
Ogni giorno di afflussi netti superiori a 200 milioni equivale a “togliere” dal mercato più Bitcoin di quanti ne vengano minati quotidianamente, circa 450 BTC al giorno dopo l’halving.
Con flussi cumulativi di 58,33 miliardi e circa 802.823 BTC detenuti dal solo IBIT, il prezzo medio di ingresso ponderato per i detentori degli ETF si collocava in un range stimato fra 58.000 e 62.000 dollari fino al 2025.
Come vediamo dai dati di Glassnode:
Con il proseguire degli afflussi e l’aumento del prezzo di Bitcoin, il prezzo medio di carico ponderato è aumentato. I daati a fine 2025/inizio 2026 indicavano un prezzo medio di carico cumulativo superiore, spesso posizionato intorno o sopra i $70.000-$80.000 per diversi ETF, indicando che molti investitori istituzionali hanno continuato ad acquistare anche a prezzi più alti.
Perché questo livello conta? Due motivi. Il primo: funziona da supporto psicologico. Con Bitcoin a 78.000 dollari, la maggior parte degli investitori ETF si trova in profitto, il che riduce la pressione da riscatti forzati.
Il secondo: rappresenta la soglia sotto la quale inizierebbero a materializzarsi perdite non realizzate per la base istituzionale, con il rischio di innescare un ciclo negativo di vendite.
Il fatto che Bitcoin abbia tenuto livelli ben sopra il costo medio anche durante i minimi di Marzo, quando aveva toccato circa 64.000 dollari, suggerisce che il supporto istituzionale è solido.
Il 20 aprile Strategy ha comunicato al mercato l’acquisto di 34.164 Bitcoin fra il 13 e il 19 aprile, per un controvalore di 2,54 miliardi di dollari a un prezzo medio di 74.395 dollari per coin.
Ecco il classico post di Saylor:
L’operazione ha portato le riserve totali dell’azienda a 815.061 BTC, superando per la prima volta dal 2024 i circa 802.823 BTC detenuti dall’IBIT di BlackRock. il più grande ETF spot al mondo.
Questi dati sono il risulta di un accumulo sistematico portato avanti durante tutto il bear market del primo trimestre.
Da gennaio ad aprile 2026, Strategy ha acquistato circa 80.000 BTC in un range compreso fra 62.000 e 78.000 dollari. più del triplo di quanto IBIT abbia aggiunto nello stesso periodo, nonostante quest’ultimo avesse registrato 8,4 miliardi di afflussi nel Q1.
Il finanziamento dell’operazione rivela la macchina che Michael Saylor ha costruito: 2,18 miliardi dei 2,54 totali provengono dalla vendita di azioni privilegiate STRF, il veicolo di raccolta dedicato esclusivamente all’acquisto di Bitcoin.
I restanti 366 milioni arrivano dalla vendita di azioni ordinarie MSTR. Il costo medio ponderato complessivo delle riserve di Strategy si attesta a circa 67.485 dollari per Bitcoin, il che implica un guadagno non realizzato nell’ordine di 8,6 miliardi ai prezzi correnti, per un valore complessivo delle posizioni di circa 63,6 miliardi.
Michael Saylor non fa mistero delle sue ambizioni: l’obiettivo dichiarato è portare le riserve di Strategy a un milione di Bitcoin entro la fine del 2026. Dagli attuali 815.061, servono altri 184.939 BTC, circa 14,4 miliardi di dollari ai prezzi correnti.
Al ritmo attuale, circa 20.000 BTC al mese, il traguardo si proietta verso novembre 2026. Per mantenere questa cadenza, l’azienda dovrebbe però generare circa 540 milioni a settimana in vendite di azioni privilegiate STRF. Un obiettivo ambizioso, certo, ma non fuori portata considerando le dimensioni ormai raggiunte dal programma di raccolta.
La differenza tra Strategy e IBIT è netta. Strategy detiene Bitcoin come asset permanente di tesoreria aziendale, con “nessun piano di vendita” dichiarato: ciò che viene comprato non torna sul mercato.
IBIT, al contrario, è un veicolo a flussi variabili. Il totale detenuto da IBIT varia ogni giorno in funzione degli acquisti e dei riscatti degli investitori. Nei periodi di deflussi, IBIT vende Bitcoin sul mercato. Strategy, intanto, continua ad accumulare.
Se raggiungesse il milione, Strategy arriverebbe a detenere circa il 4,76% della supply totale di Bitcoin , una concentrazione senza precedenti per un singolo attore corporate.
Il dibattito sulla centralizzazione del possesso è legittimo, ma c’è un risvolto pratico che non puoi trascurare: 815.000 BTC che non verranno venduti equivalgono a una riduzione permanente dell’offerta disponibile.
Ondo Finance@OndoFinance
Tokenization has Washington's attention. “We are on the cusp of releasing an 'innovation exemption' to begin facilitating the trading of tokenized securities onchain.” SEC Chairman Paul Atkins, speaking at the Economic Club of Washington, outlining the regulatory framework
2:07 PM · Apr 22, 2026 · 130K Visualizzazioni
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Il 21 aprile il presidente della SEC Paul Atkins è salito sul palco dell’Economic Club di Washington per annunciare che la Commissione è “sul punto di rilasciare” la Innovation Exemption, un framework regolamentare che permetterebbe, per la prima volta nella storia, il trading di titoli tokenizzati su blockchain pubbliche in piena conformità con la normativa federale.
Atkins ha presentato la sua strategia con l’acronimo “A-C-T” — Advance, Clarify, Transform, il cui scopo dichiarato è “aiutare i partecipanti al mercato a classificare i crypto asset in categorie chiare.
Un riferimento esplicito alla gestione Gensler, liquidata senza giri di parole.
Il cambio di rotta è radicale. Atkins ha fatto esempi concreti: azioni Apple tokenizzate scambiate su protocolli DeFi con settlement istantaneo, senza intermediari.
L’obiettivo? Mantenere l’innovazione della tokenizzazione sul suolo americano anziché “spingere la sperimentazione all’estero”, un riferimento al fatto che diverse piattaforme di titoli tokenizzati operano fuori dagli States.
L’Innovation Exemption prende la forma di una sandbox regolatoria della durata compresa fra 12 e 36 mesi. Durante questo periodo, le aziende potranno emettere e negoziare titoli tokenizzati su blockchain pubbliche senza i requisiti di registrazione completa attualmente previsti..
Le condizioni sono definite: limiti ai volumi di trading per contenere l’esposizione sistemica, un processo di whitelisting per acquirenti e venditori, reporting periodico alla SEC per la supervisione in tempo reale. I partecipanti dovranno raggiungere la piena conformità entro la scadenza della sandbox, oppure dimostrare un “sufficiente livello di decentralizzazione”.
Il mercato dei Real World Asset tokenizzati ha raggiunto i 27,6 miliardi di dollari in aprile 2026, secondo DeFi Llama, con una crescita del 4% nel solo mese corrente nonostante la turbolenza del mercato più ampio. Tre anni fa questo segmento valeva poco più di un miliardo: la crescita è stata di quasi 20 volte.
Come vediamo dal grafico:
notiamo proprio la crescita esponenziale del settore.
La categoria dominante rimane quella dei Treasury tokenizzati: circa 12,88 miliardi di dollari, quasi metà del mercato totale. I rendimenti reali del 4-6% annuo, combinati con la proprietà frazionata e la stabilità relativa, hanno trasformato questo segmento nel punto d’ingresso preferito dagli investitori istituzionali che cercano rendimento on-chain.
I player principali si muovono rapidamente. BlackRock ha lanciato il fondo BUIDL, diventato in pochi mesi il riferimento per i Treasury tokenizzati. Amundi ha raccolto 400 milioni in tre settimane con il fondo SAFO. E tanti altri progetti stanno nascendo.
Si punta ad un mercato RWA che vuole andare verso i 50 miliardi di dollari entro fine anno.
Il 23 aprile Morgan Stanley Investment Management ha lanciato lo Stablecoin Reserves Portfolio, un fondo monetario governativo costruito su misura per detenere le riserve degli emittenti di stablecoin in strumenti conformi al GENIUS Act.
Ticker MSNXX, valore patrimoniale netto costante a 1 dollaro, liquidità giornaliera.
La strategia d’investimento è conservativa. Investirà in Treasury bill statunitensi con scadenza massima 93 giorni e accordi di riacquisto overnight collateralizzati da titoli del Tesoro. L’ingresso minimo è fissato a 10 milioni di dollari, con una commissione di gestione dello 0,15% e un expense ratio netto dello 0,20%.
Pur essendo pensato per gli emittenti di stablecoin, il fondo è accessibile anche a investitori istituzionali non legati al mondo crypto.
Al momento del lancio gli asset in gestione ammontano a circa 1 milione, un dato coerente con la fase iniziale del prodotto. Il vero decollo arriverà con l’entrata in vigore dei requisiti di compliance del GENIUS Act, che obbligheranno tutti gli emittenti a detenere riserve 1:1 presso istituzioni regolamentate.
Una mossa che arriva a meno di tre settimane dal lancio del primo ETF spot Bitcoin di Morgan Stanley e segnala un’ambizione precisa: la banca non vuole limitarsi a investire nel mondo crypto, vuole diventarne l’infrastruttura finanziaria.
Tether (USDT) ha raggiunto, intanto, una capitalizzazione record di circa 189,8 miliardi di dollari al 26 aprile 2026, confermando la posizione di stablecoin dominante con il 59% di quota di mercato.
Il CEO di Tether ha dichiarato che la market cap è cresciuta di 5 miliardi in meno di 15 giorni. un ritmo che non si vedeva dalla corsa rialzista del 2024.
La supply circolante si attesta a circa 186,9 miliardi di token, collocando USDT come terza criptovaluta per capitalizzazione dopo Bitcoin ed Ethereum. Insieme a USDC, Tether rappresenta circa il 93% della capitalizzazione totale delle stablecoin, che a metà aprile ha oltrepassato i 320 miliardi.
L’espansione della supply di USDT è da sempre uno dei segnali più affidabili di afflusso di liquidità fresca nel mercato crypto. Quando vengono coniati nuovi USDT, significa che operatori , di norma istituzionali o grandi trader, stanno depositando dollari per entrare nel mercato.
Quindi sembrerebbe entrare nuova liquidità nel mercato, una configurazione che, storicamente, ha preceduto le fasi rialziste più durature.
E veniamo alle notizie negative. Aprile è stato il mese peggiore per gli hack crypto. I numeri: 606 milioni di dollari sottratti in appena 18 giorni. Due soli attacchi pesano per il 95% del totale.
Il primo aveva colpito Drift Protocol il 1° aprile, per circa 285 milioni di dollari. La particolarità? L’exploit non ha sfruttato una vulnerabilità degli smart contract in senso classico. Gli aggressori hanno utilizzato tecniche di social engineering protratte nel tempo, presentandosi come un gruppo legittimo per ottenere approvazioni e accesso al sistema, fino a influenzare la firma delle transazioni e sottrarre i fondi.
Kelp@KelpDAO
https://t.co/APBgpyA10x
8:55 PM · Apr 20, 2026 · 314K Visualizzazioni
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Il secondo exploit ha colpito KelpDAO il 18 aprile: 292 milioni di dollari. In questo caso il bersaglio era il bridge rsETH. Gli attaccanti hanno utilizzato messaggi cross-chain falsificati per innescare trasferimenti non autorizzati.
Il team ha poi lavorato con i partner come Aave, Arbitrum, Lido per stabilizzare la situazione.
I bridge inter-chain si confermano il tallone d’Achille dell’infrastruttura DeFi, responsabili della maggior parte delle perdite più gravi degli ultimi due anni.
Dietro gli attacchi ci sarebbe Lazarus Group, il braccio hacker del governo nordcoreano, secondo quanto riportato da Chainanalysis.
L’attribuzione non è ancora definitiva, ma le modalità operative combaciano con il modus operandi consolidato del gruppo: attacchi sofisticati, preparazione di lungo periodo, target ad alto valore, catene di riciclaggio intricate.
Il Lazarus Group è dietro alcuni dei furti più clamorosi nella storia delle criptovalute, dall’hack di Ronin Network (620 milioni nel 2022) all’attacco a Bybit nel febbraio 2025. Le Nazioni Unite stimano che i proventi vengano convogliati nel programma nucleare e missilistico nordcoreano.
Quello che emerge ad aprile 2026 è un’evoluzione nelle tattiche. Non più soltanto debolezze negli smart contract, ma un focus crescente sulla manipolazione del controllo degli accessi e dei punti di interazione umana. Bridge cross-chain e processi di autorizzazione multi-step restano le superfici di attacco privilegiate.
Che un singolo attore statale possa essere responsabile di quasi 600 milioni di furti in un solo mese solleva interrogativi pesanti sulla resilienza dell’infrastruttura DeFi.
E sulla necessità urgente di standard di sicurezza più severi, soprattutto alla vigilia dell’apertura regolatoria promessa dalla SEC.
L’impatto sul TVL della DeFi è stato immediato. L’exploit di KelpDAO ha generato debiti anche su Aave, il più grande protocollo di lending decentralizzato, scatenando prelievi per oltre 6,6 miliardi di dollari nelle 48 ore successive. Il token AAVE ha ceduto il 6% in 24 ore, riflettendo l’onda d’urto della paura nel settore.
Il totale annuale, 771,8 milioni in 47 incidenti, mette il 2026 su una traiettoria peggiore rispetto al 2025 per quanto riguarda i furti. Un dato che preoccupa: il primo trimestre aveva registrato “solo” 165,5 milioni di perdite. Aprile, da solo, ha quadruplicato il totale dei tre mesi precedenti.
Lezioni pesanti per tutto il settore. Primo, la sicurezza della DeFi non si esaurisce nell’audit degli smart contract: i vettori di attacco si sono evoluti verso il social engineering e la manipolazione dei processi autorizzativi.
Secondo, i bridge cross-chain restano il punto più debole dell’ecosistema, finché non emergeranno standard di sicurezza più robusti per la messaggistica inter-chain, saranno il bersaglio preferito degli hacker.
Per un settore che punta a gestire trilioni in asset tokenizzati sotto la nuova Innovation Exemption della SEC, questi episodi sono un promemoria brutale: senza sicurezza, l’adozione istituzionale non ci sarà.
L’approfondimento video di questa settimana riguarda il PAC, uno degli strumenti preferiti dagli investitori italiani.
Mettere da parte qualcosa ogni mese, senza aspettare di avere un capitale significativo da investire: è questo, in fondo, il segreto che sta dietro al Piano di Accumulo del Capitale. Questo strumento non ha nulla di misterioso, eppure in molti ancora lo scoprono solo dopo anni di risparmio sul conto corrente.
In questo video abbiamo cercato di spiegare come funziona il Piano di accumulo, quali sono i concetti di base che determinano il funzionamento e simulazioni realistiche con esempi.
Trovi l’approfondimento sul Piano di accumulo del capitale (PAC) sul sito di Webeconomia.it con una analisi approfondita.
E siamo arrivati alla fine di questo approfondimento Questa settimana ha segnato un cambio di passo che mancava da mesi. Non è ancora il momento di parlare di inversione confermata, ma ci sono piccoli segnali positivi.
Otto giorni consecutivi di afflussi negli ETF Bitcoin, per un totale superiore ai 2 miliardi di dollari. Strategy che sorpassa BlackRock come primo detentore mondiale di Bitcoin.
E poi c’è l’Innovation Exemption annunciata dal presidente SEC Atkins che spalanca le porte al trading di titoli tokenizzati. Non è ancora legge, il testo è sotto revisione della Casa Bianca, ma il messaggio politico è chiaro: la SEC non vuole più frenare l’innovazione crypto.
Morgan Stanley ha poi lanciato un fondo riserve specifico per emittenti di stablecoin, un altro tassello che si incastra nel mosaico istituzionale. Non è un caso che arrivi a meno di tre settimane dal debutto del loro primo ETF spot Bitcoin e in parallelo con l’iter legislativo del GENIUS Act. Le grandi banche stanno costruendo l’infrastruttura per sostenerlo.
Male invece la DeFi. 606 milioni sottratti in 18 giorni, con il Lazarus Group come primo sospettato, ricordano che l’infrastruttura decentralizzata ha ancora vulnerabilità strutturali. Un tema che il mercato non può mettere da parte, soprattutto ora che i regolatori stanno aprendo le porte.
Il mercato sta cambiando struttura. Non è il momento di abbassare la guardia, ma i segnali di accumulazione istituzionale, la ripresa dei flussi ETF, i dati on-chain, riserve exchange ai minimi da sette anni, whale che comprano a ritmi che non si vedevano dal 2013, puntano tutti nella stessa direzione.
La domanda non è più se il mercato ripartirà. È quando.
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