La settimana scorsa ho preso una pausa dalla pubblicazione dell’ebook Lifestyle Medicine,per un’estate che trasforma- avevo urgenza di parlare d’altro. Oggi, sono felice di ritrovarvi con il capitolo che parla di alimentazione, perchè diciamoci la verità, le problematiche insorte nell’articolo precedente (puoi leggerlo qui ) nascono in gran parte dal bruttissimo rapporto col cibo che molti di noi hanno. Senza ergermi a Minerva, dea della conoscenza assoluta, avrei l’ardire di portare pace, colore e gioia nei vostri piatti, nella vostra testa e nella vostra vita.
Quando si parla di alimentazione ognuno ha la sua da dire ed improvvisamente tutti posseggono un PhD in nutrizione. L’arrivo dei social ha, se possibile, ulteriormente complicato la situazione già incrinata propagando la diffusione di disturbi del comportamento alimentare, obesità e profondo malessere quando ci si deve approcciare al cibo.
Il cibo è gioia, mi piace ricordare che mangiamo per edonismo, per soddisfare il piacere provocato da bisogni essenziali come il cibo e il sesso.
«Il cibo è vita», parafrasando il mitico Dani Rojas, attaccante del Richmond in Ted Lasso.
Schede, calorie e restrizioni non fanno altro che allontanare ancor più il mangiatore dall’intuizione innata di un rapporto con il cibo semplice e soddisfacente.
Ci tengo molto a rinnovare la definizione di alimentazione intuitiva per il lettore che non avesse letto il mio libro «Il mio quaderno di alimentazione intuitiva e consapevole».
Un mangiatore intuitivo rispetta le sue sensazioni alimentari, mangia quando ha fame e si ferma quando sente la sazietà; guida le sue scelte alimentari secondo le sue preferenze senza restrizione calorica, senza ossessione per il peso.
Lo so perché ti sento e sono dotata di telepatia, starai dicendo: «ma io voglio perdere peso!». Allora, non ci sono soluzioni miracolose, meno carboidrati, meno glutine, meno grassi, meno frutta, l’aceto al mattino e il limone spremuto in senso antiorario togliendo i semi secondo la costellazione di Venere: tutte bufale. L’unica cosa che serve per perdere peso è la restrizione calorica, ma non è sostenibile sul lungo termine.
Non servono diete estreme
Dimentica le diete che demonizzano grassi, carboidrati, frutta o proteine: non è eliminando un singolo macronutriente che si perde peso, ma riducendo l’apporto calorico complessivo. Lo confermano studi scientifici di riferimento come il celebre lavoro di Sacks e colleghi pubblicato sul New England Journal of Medicine (2009), che ha confrontato diete con diverse proporzioni di grassi, proteine e carboidrati dimostrando risultati sovrapponibili a parità di calorie, e il trial DIETFITS condotto da Gardner e colleghi presso la Stanford University (JAMA, 2018), che ha mostrato come diete low-fat e low-carb producano perdite di peso analoghe nel lungo periodo. Eppure, la restrizione calorica impostata dall’alto rischia di trasformarsi in restrizione cognitiva, una condizione in cui il pensiero del cibo diventa ossessivo e patologico: ecco perché le diete restrittive, alla lunga, non funzionano. A questo si aggiunge una verità troppo spesso ignorata: ogni corpo umano è meravigliosamente diverso e incredibilmente variabile, e affidare l’umore della giornata al numero sulla bilancia o al conteggio delle calorie di un’app può diventare un’abitudine ancora più pericolosa del sovrappeso stesso. L’obiettivo, allora, è un altro: lasciarsi guidare dai principi generali di un’alimentazione vegetale o mediterranea, riempiendo il piatto del maggior numero possibile di vegetali e privilegiando i cibi whole food. Meno alimenti trasformati significa più sazietà, più energia, e quella stessa energia potrai impiegarla bene — muovendoti di più e abbassando i livelli di stress o semplicemente facendo bene quello che ami fare.
Parafrasando Cal Newport, «c’è un sottile piacere umano a fare le cose con cura e precisione»: adoro questa frase, ma richiede energia. Energia che trovi nel cibo, che deve nutrire, ma anche in ciò che ti nutre indirettamente: quello che leggi, che ascolti, le relazioni. Possiamo mangiare come Michael Greger (autore di uno dei libri che ritengo indispensabili per ogni essere umano, How Not to Die), ma se il brutto e cattivo nutre il resto della tua vita sarà difficile trovare Clint Eastwood — il «Buono» ne Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone.
— intermezzo di Ennio Morricone, a proposito di bellezza —
Ci tengo a ricordare che ogni singola cellula, molecola, enzima, ormone o fibra muscolare sono composti dal cibo che mangiamo, il quale viene scomposto e utilizzato per costruire, rifare, rinnovare.
Probabilmente ti sconvolgerà questa frase perché non sembrerà mia, ma qualche Natale fa dissi a mio fratello maggiore, esasperata dalla sua apologia sul fast food della doppia collinetta d’oro: «Siamo quello che mangiamo: se vuoi essere m***, mangia della m***».
Silenzio a tavola, in casa Zulian, dove da sempre sono vietate tutte le parolacce…
Comunque, nell’alimentazione intuitiva non c’è cibo vietato. C’è solo la costruzione e l’accompagnamento verso un’alimentazione che sia gioia e non privazione e frustrazione.
Fin qui il perché: liberarsi dalle diete e dall’ossessione del peso. Da qui in avanti, il come — lo strumento pratico per costruire i pasti, il Piatto Veg, e il modo per organizzarli senza fatica.

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