7 giorni di vacanza, due valigie enormi e una moka infilata da qualche parte.
Poi arriviamo, cerchiamo la pasta, chiediamo del bidet e controlliamo se la televisione prende i canali italiani.
Se nessuno parla la nostra lingua, alziamo la voce. Come se il volume potesse sostituire il vocabolario.
Fanno sorridere, ma sono abitudini che conosco bene perché alcune le ho avute anch’io, ma soprattutto perché ho accompagnato gruppi in viaggio per oltre 10 anni.
Il punto non è giudicare gli italiani in viaggio. È capire quanta Italia ci portiamo dietro anche quando siamo partiti proprio per vedere qualcosa di diverso.
Il caffè all’estero può essere cattivo. A volte molto cattivo. Su questo non discutiamo. anche se… ci sono luoghi nel mondo in cui la cultura del caffè ha raggiunto e superato quella italiana. (non sto bestemmiando credimi 😂)
Ma se partiamo per una settimana e sentiamo il bisogno di mettere in valigia moka, caffè e addirittura una piccola macchinetta, non stiamo più parlando di gusto. Stiamo ammettendo una certa difficoltà ad adattarci o una dipendenza.
Se ci trasferiamo per un mese o per tutta la vita, il discorso cambia. Portare qualcosa che ci faccia sentire a casa è comprensibile.
Per sei o sette giorni, invece, possiamo sopravvivere anche a un caffè mediocre. Possiamo berne meno, provare quello locale oppure scoprire che, per una mattina, il mondo continua a girare anche senza espresso.
La moka in valigia mi ha sempre fatto sorridere perché racconta perfettamente il nostro rapporto con il viaggio: vogliamo andare lontano, purché certe cose restino esattamente come a casa.
La pasta in valigia è un caso più complicato.
Se abbiamo affittato un appartamento, sappiamo che cucineremo e vogliamo risparmiare, portare la nostra pasta preferita può avere una logica. In molti luoghi i prodotti italiani costano parecchio e qualche confezione può essere una scelta pratica.
Resta il fatto che una settimana senza pasta non provoca conseguenze irreparabili. Potremmo persino approfittarne per provare quello che mangiano le persone del posto (follia per tanti, anche qui sembra strano ma è così).
L’esagerazione vera arriva quando soggiorniamo in hotel, portiamo diversi chili di pasta e chiediamo al ristorante di cucinarla per noi.
Mi è capitato di vedere anche questo.
Non una confezione tenuta da parte per un’emergenza sentimentale, ma kg di pasta portati come regalo a un gruppo che non aveva alcun desiderio di mangiarla. Con la richiesta di trovare qualcuno disposto a cucinarla.
A quel punto non stiamo cercando di risparmiare. Stiamo cercando di ricostruire l’Italia dentro una vacanza che dura pochi giorni.
Siamo seduti a tavola davanti a un piatto e, invece di parlare di quello, iniziamo a ricordarne altri cinque.
Assaggiamo qualcosa e parte subito il confronto. La pasta di nostra nonna. Il ristorante sotto casa. Quel posto dove la fanno meglio. Il prezzo che avrebbe avuto in Italia.
È una nostra caratteristica quasi affettuosa. Il cibo non serve soltanto a mangiare, ma anche a parlare di altro cibo.
Il problema nasce quando il confronto diventa un giudizio automatico.
Se ogni piatto deve superare l’esame dell’Italia, non stiamo davvero assaggiando quello che abbiamo davanti. Stiamo soltanto cercando conferme a qualcosa che avevamo già deciso prima di partire.
In alcuni Paesi si cena alle 18:00. In Spagna si può cenare molto più tardi, anche dopo le 22:00. In altri luoghi il pranzo è rapido e il pasto principale arriva in un altro momento della giornata.
Possiamo continuare a mangiare tre volte al giorno. Nessuno ce lo vieta.
Se vogliamo pranzare seduti a un tavolo, possiamo cercare un ristorante. Se vogliamo cenare alle otto, possiamo organizzarci. La scelta resta nostra.
Quello che non possiamo pretendere è che le abitudini di un intero Paese cambino per adattarsi ai nostri orari.
La lamentela non migliora la cena. Rende solo più pesante la vacanza.
I viaggiatori tedeschi che vogliono mangiare alle sei e mezza, per esempio, trovano il modo di farlo. Noi li abbiamo presi in giro per anni, ma loro continuano serenamente a sedersi a tavola quando preferiscono.
Forse possiamo imparare qualcosa: organizzarsi e mangiare all’orario desiderato, senza trasformare ogni differenza culturale in un problema personale.
Verso la metà della settimana, qualcuno cede.
Lascia la cena già organizzata e parte alla ricerca di un ristorante italiano. Il giorno dopo, molto spesso, arriva una delle 3 sentenze:
abbiamo mangiato male,
abbiamo speso troppo,
abbiamo mangiato male e speso troppo.
Trovare buona cucina italiana all’estero non è impossibile, ma richiede un minimo di attenzione. Gli ingredienti che conosciamo possono essere importati e costare di più. Il ristorante può usare soltanto un nome italiano senza avere molto altro di italiano.
Se scegliamo comunque di andarci, almeno facciamo una ricerca prima. E se vogliamo mangiare davvero bene, accettiamo che probabilmente spenderemo più del previsto.
Per una settimana, però, possiamo anche aspettare di tornare a casa.
Il primo piatto di pasta sarà ancora più buono.
Un discorso diverso è per la PIZZA, ormai diventato cibo universale. E devo dire di essere assolutamente d’accordo con Giuseppe A. D'Angelo quando nella sua C’è Pizza racconta di come spesso si è trovato a mangiare pizze ottime in giro per il mondo.
La pizza non è più solo italiana, nelle sue varianti è street food, piatto tipico (vedi la fetta a New York ad esempio) e molto altro.
✅ IA TRAVEL ACADEMY, la piattaforma in cui sto insegnando a utilizzare l’intelligenza artificiale in ogni ambito del viaggio è APERTA. Ideale per i viaggiatori e per chi lavora nel mondo del turismo. Entra adesso e troverai all’interno TANTI VIDEO, PDF e GUIDE complete!
✅ Vuoi raggiungere circa 5.200 persone amanti dei viaggi? SPONSORIZZA la tua azienda in uno o più uscite della newsletter! Puoi scrivermi qui, rispondendo a questa e-mail o contattandomi a cristiano@viaggiovero.com
Il confronto non riguarda soltanto il cibo.
Guardiamo i trasporti, le strade, i negozi, i bagni, gli orari e il servizio. Poi pronunciamo la frase che ci viene più naturale: “Ma in Italia…”
La parte divertente è che, appena torniamo a casa, ricominciamo a criticare l’Italia.
Succede anche a me. È un’abitudine culturale difficile da spegnere: fuori difendiamo il nostro Paese, dentro ne vediamo soprattutto i difetti.
Confrontare è normale. Il viaggio serve anche a questo. Ci permette di capire cosa funziona meglio altrove e cosa, invece, apprezziamo di più a casa.
Il confronto diventa inutile quando impedisce alla realtà di sorprenderci. Se ogni posto deve essere valutato usando l’Italia come unità di misura, finiremo per vedere soltanto copie riuscite male di casa nostra.
Una persona italiana che viaggia da sola tende spesso a osservare, ascoltare e adattarsi.
Poi quella stessa persona entra in un gruppo e cambia qualcosa. Sale il coraggio, sale l’esuberanza e, purtroppo, sale anche il volume.
Ci sentiamo più protetti e iniziamo a occupare lo spazio. Parliamo sopra agli altri, commentiamo tutto e dimentichiamo che intorno a noi ci sono persone che non partecipano alla vacanza.
Questo vale anche per un certo modo maschile di flirtare all’estero.
Essere italiani non ci trasforma automaticamente in seduttori. Urlare, fare battute volgari o rivolgersi in modo invadente a una donna non è fascino. È maleducazione, in Italia come altrove.
Il mito del latin lover può restare tranquillamente nei film del passato.
Il nostro grande principio davanti alla valigia è sempre lo stesso: non si sa mai.
Non si sa mai che faccia freddo. Non si sa mai che faccia caldo. Non si sa mai che serva un abito elegante. Non si sa mai che venga voglia di cambiarsi 3 volte al giorno.
Così, per una vacanza di sette giorni, partiamo con abbastanza vestiti per affrontare un cambio di stagione, una cerimonia improvvisa e un trasferimento definitivo.
Il risultato sono coppie che trascinano due valigie enormi e passano il viaggio a spostare cose che non useranno.
Non serve diventare minimalisti estremi. Basta osservare con onestà quello che indossiamo davvero.
Quanti capi abbiamo riportato a casa senza averli neppure toccati? La risposta a questa domanda è già una buona lista per la prossima partenza.
Anche la convinzione che noi italiani siamo gli unici a saperci vestire merita una ridimensionata. Abbiamo una grande tradizione nella moda, certo, ma non tutti gli italiani sono eleganti e non tutte le altre culture si vestono male.
Possiamo lasciare a casa qualche cambio e anche un po’ di superiorità.
Quando parliamo tra noi, alziamo facilmente la voce. Se una persona parla forte, quella accanto deve parlare ancora più forte per farsi sentire.
Quando proviamo a comunicare con qualcuno che non conosce l’italiano, facciamo qualcosa di ancora più curioso: ripetiamo la stessa frase in italiano, ma a volume maggiore.
Come se urlare lentamente le parole potesse trasformarle nella lingua locale.
Non funziona 😂
Meglio usare poche parole semplici, un traduttore sul telefono, un gesto educato o un sorriso. Possiamo anche imparare due o tre espressioni del posto prima di partire.
La voce alta non ci rende più comprensibili. Ci rende soltanto più rumorosi.
Prima o poi salta fuori anche lui.
Entriamo nel bagno dell’hotel, guardiamo intorno e chiediamo: dov’è il bidet?
Siamo fortunati ad averlo nelle nostre case, indubbio, nessuno ne nega la comodità. Molti Paesi, però, hanno abitudini diverse oppure usano soluzioni alternative, come le doccette (per alcuni anche più comode) o addirittura water “spaziali” e pieni di comfort, vedi quelli giapponesi ultra moderni.
Se restiamo via una settimana, possiamo adattarci. In camera ci sarà comunque una doccia o una vasca.
L’assenza del bidet non rende un popolo meno civile. Rende soltanto il bagno diverso dal nostro.
E diverso non significa automaticamente peggiore.
Un’altra richiesta molto frequente che mi arrivava con i gruppi riguarda i canali italiani nella televisione dell’hotel.
Qual è il numero del canale? Si vede il telegiornale? Possibile che non ci sia nulla in italiano?
Quando sono in viaggio, quasi mai accendo la televisione. Non per virtù, ma perché sono altrove e preferisco guardare quello che ho intorno.
Per una settimana possiamo perdere un programma, una discussione televisiva e persino qualche telegiornale. Se accade qualcosa di importante, lo scopriremo comunque… abbiamo internet! 😂
A volte viaggiare significa anche interrompere per qualche giorno il rumore abituale.
Sì, è possibile.
È possibile che in un supermercato sull’isola di Java nessuno parli italiano. È possibile nel Borneo e può succedere anche in un piccolo paese francese.
L’italiano è una lingua bellissima, ma non è una lingua che tutto il mondo è obbligato a conoscere.
Prima di lamentarci, proviamo a rovesciare la prospettiva.
Quante persone parlano francese, indonesiano o un buon inglese nel piccolo paese italiano in cui viviamo o andiamo in vacanza?
Siamo noi a essere ospiti. Siamo noi a dover fare un piccolo sforzo.
Non dobbiamo trasferirci per tutta la vita. Dobbiamo soltanto cavarcela per qualche giorno.
La moka, la pasta, i vestiti, il bidet e la televisione sono soltanto la parte visibile.
Il bagaglio più pesante è la convinzione che il mondo dovrebbe adattarsi alle nostre abitudini.
Non dobbiamo rinunciare a essere italiani. Non dobbiamo smettere di amare il caffè buono, la pasta fatta bene o il nostro modo di stare a tavola.
Possiamo semplicemente sospendere certe esigenze per qualche giorno.
Viaggiare serve anche a questo: scoprire che alcune cose che consideravamo indispensabili erano soltanto abitudini.
E che adattarsi non significa perdere qualcosa di noi. Significa lasciare abbastanza spazio perché il viaggio possa finalmente entrare.
Preferisci guardarlo? Il video originale da cui è tratta questo giuda lo trovi qui sotto, con tutto quello che hai letto e qualche dettaglio in più 😊
Condividi questa newsletter se pensi possa essere utile a qualcuno, GRAZIE! 🙏
Voli STOPOVER: si RISPARMIA davvero? Come e dove trovarli
Ho fatto con voi un piccolo spacchettamento (o unboxing come dicono i fighi).
Silvia Amato ci porta a interrogarci quando… il VIAGGIO ti ha DELUSO? 5 SPUNTI importanti.
Il VIDEO in ESCLUSIVA SOLO per gli ABBONATI al canale Youtube: Appuntamento LIVE (e successiva registrazione), con un approfondimento di viaggio completo…
VIAGGIOVERO LIVE SHOW: Aperto a TUTTI, con le più importanti notizie di viaggio, ma anche le risposte ai vostri dubbi. Disponibile anche in versione PODCAST sulle maggiori piattaforme, come Spotify, Apple Podcast, Spreaker e molte altre.
Chi ha supportato questo numero di Destinazione Ovunque:
➡️ SAILY, la eSim che ti permette di rimanere connesso/a in tutto il mondo a costi bassi e, unica nel panorama delle eSim, ti permette tra le altre cose, di navigare in sicurezza dai malware e bloccare gli annunci. Ecco per te lo SCONTO del 15% sul primo acquisto inserendo nel carrello nell’apposito spazio il codice VIAGGIOVERONL.
➡️ Heymondo ci passa lo SCONTO del 10% su TUTTE le tipologia di Assicurazioni Viaggio. Viaggio singolo, multiviaggio annuale, annullamento, lunga permanenza. Ti basta entrare con il nostro link e lo sconto lo vedi già applicato.
➡️ Il CANALE TELEGRAM con le OFFERTE che trovo in rete. Valigie, Trolley, Zaini, Scarpe, Oggetti utili in viaggio, Hotel, Trasporti e molto altro!
Se stai pianificando qualcosa, scrivimi: mi fa sempre piacere sapere dove andrai.
Se questa newsletter ti è stata utile, hai un amico o una persona cara che pianifica un viaggio in questo periodo? Passagliela. Il modo migliore per farla crescere è ancora il passaparola 😉
Cristiano

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.