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la pagina bianca · Jul 1, 2025

Diario delle letture #02

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Valentina Pinzuti · la pagina bianca

Il diario delle letture è un appuntamento de la pagina bianca che vuole essere periodico ma sarà certamente irregolare, dove ti parlo delle mie ultime letture e di altre cose interessanti lette, viste e ascoltate in giro.

Qualche tempo fa mi sono ritrovata a fissare la mia pila della vergogna - anzi, le pile, perché al momento sono almeno un paio di torri, circa una trentina di libri, senza contare ciò che sta dentro al mio Kobo - per decidere quale tra i libri lì presenti intendevo smaltire. Aspetta un momento, mi sono detta: ma che termini sono? Pila della vergogna. Smaltire. Vergogna di cosa, del fatto che mi piacciono i libri? E poi cosa sono, rifiuti tossici?

Io non voglio pensare alla lettura in questi termini. So che sono nati in modo ironico, ma a volte ho l’impressione che, con il volume sempre più impressionante di nuove uscite, di cose che vorremmo leggere/guardare e per le quali non abbiamo tempo, di costi sempre più elevati, e con i maledetti algoritmi che si contendono la nostra preziosissima, fragile attenzione in una lotta all’ultimo sangue, è facile che l’ironia si perda e un certo senso di vergogna sotto sotto si infiltri davvero. Ci si sente indietro, alla rincorsa (rincorsa di cosa?), sopraffattə da un’abbondanza che ingabbia invece di liberare.

Quindi, via tutti i termini simili dal mio vocabolario. Facciamo che la ‘pila della vergogna’ diventa la pila delle possibilità, ‘smaltire’ un più neutro scegliere, o recuperare. La cosa bella dei libri è che non hanno una data di scadenza: sono sempre lì, pronti ad aspettarci.

Letture: fantasy e dintorni

Visto che non fa mai male, cominciamo subito con un bel made in Italy: Niente di umano di Beatrice La Tella. È una novella emotiva e delicata, dove l’apparizione improvvisa di misteriose chimere sconvolge il senso della realtà e fa da sfondo all’elaborazione del lutto che deve affrontare la protagonista Nina. Pur nella sua brevità, la storia trasmette alla perfezione il senso di smarrimento e incomprensione che prende il sopravvento nel momento in cui il mondo per come lo conosciamo cessa di esistere e arriva un elemento di disturbo (un lutto, le chimere) a creare un senso di irrealtà, o di realtà rovesciata. Ho apprezzato molto lo stile narrativo inframmezzato di documentazioni e appunti, oltre alle bellissime illustrazioni di Brigitta Bonaldo che arricchiscono il racconto.

Un’altra piacevolissima sorpresa è stata Greymist Fair di Francesca Zappia (traduzione di Claudia Valentini), libro ma che mi ha attirata per il nome italiano dell’autrice e le vibes da fiaba oscura della copertina. Il nome si è rivelato un abbaglio (l’autrice è americana), ma le vibes erano giuste. È un retelling per ragazzə di alcune fiabe meno conosciute dei Grimm, ma il vero punto di forza è nella struttura narrativa. La storia è divisa in sette racconti, tutti ambientati nel misterioso villaggio di Greymist Fair: ognuno segue un personaggio diverso e può essere letto come una storia a sé, ma al tempo stesso ognuno è un tassello di un’unica storia più grande, che si intreccia tra passato e presente. Mi sono ritrovata ad appassionarmi sempre di più a ogni nuova prospettiva, ricollegando gli indizi e i riferimenti. Pur incarnando certi archetipi i personaggi sono ben delineati, le atmosfere da fiaba oscura sono impeccabili: alcuni momenti mi hanno suscitato un discreto brividino lungo la schiena.

Visto che continua la mia fase gotica, ho voluto dare una possibilità anche a Lady Macbeth di Ava Reid (traduzione di Giorgia Demuro), nonostante avessi visto in giro opinioni contrastanti. Alla fine, è contrastante anche la mia. Retelling della famosa opera di Shakespeare dal punto di vista del suo principale personaggio femminile, è il secondo romanzo che leggo di Ava Reid (l’altro è stato A study in drowning) ed entrambi mi hanno lasciato una simile impressione: amo il suo stile e mi appassiono molto durante la lettura, eppure, arrivata alla fine, c'è sempre qualcosa che mi stona. Credo che la stonatura, qui come in A study in drowning, dipenda dal fatto che i romanzi partono con una protagonista femminile privata di agency da un sistema abusivo e patriarcale - in questo caso, Lady Roscille, inviata in terra straniera per sposare un re dalla fama brutale, il già noto Macbeth - ma, arrivata alla fine, nonostante il messaggio di rivincita femminile che vuole passare, questa agency perduta non è mai davvero reclamata. Roscille, così come Effie, resta una figura passiva, in balia degli eventi, e ogni rivalsa viene ottenuta grazie al ruolo di un personaggio maschile (e interesse amoroso), contrapposto alle altre controparti maschili più brute. Altri personaggi femminili, invece, rimangono relegati sullo sfondo, mere comparse. Resta il fatto che la scrittura e le atmosfere sono bellissime (nonostante diversi svarioni sulla rappresentazione della Scozia, che a qualcunə potrebbero far storcere il naso), e forse un giorno troverò un suo romanzo a cui dare pieni voti dall’inizio alla fine.

Infine, quasi tutto giugno è stato dedicato alla lettura de I Demoni di Joe Abercrombie (traduzione di Stefano Giorgianni), un bel malloppone di 750 pagine al quale non ho saputo resistere al Salone di Torino. È il primo romanzo che leggo di Abercrombie, e ammetto di essermi avvicinata incuriosita ma scettica, perché il grimdark scritto da uomini rischia sempre di essere un campo minato per cose che mi fanno dire “nope”. Non avrei dovuto preoccuparmi: Abercrombie è un narratore abilissimo, capace sia di creare personaggi accattivanti e complessi dai quali non vedi l’ora di tornare - da quelli femminili (Alex, Sunny e Vigga, my loves) a quelli che all’inizio pensi di detestare (Balthasar, sto guardando te) - sia di scrivere la violenza senza scadere nel grafico o nel voyeurismo. Perché sì, il romanzo è trucidissimo, e pieno di una quantità oggettivamente eccessiva di fluidi corporali di ogni tipo, ma grazie all’ironia che attraversa le pagine e al modo di raccontare, la violenza non è shock value, ma un elemento capace tanto di tenere sulle spine che di dare catarsi. In più, il worldbuilding e il sistema magico sono estremamente gustosi. Mi ha intrattenuto, divertito e appassionato, per ben 750 pagine - magari ci fossero più fantasy così.

Letture: altri generi

Leggere Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfeg (traduzione di Gioia Guerzoni) è stata un’esperienza strana, quasi meta direi, visto che parla di una giovane donna che nella vita vuole solo dormire e io l’ho letto praticamente tutto durante una lunga notte insonne. È talmente assurdo e disagiato che se lo avessi letto in un diverso momento, o in altre circostanze, probabilmente lo avrei detestato, ma per qualche motivo (l’insonnia?), mi sono ritrovata trascinata dentro la psiche contorta della protagonista, che è una persona orribile, davvero davvero orribile, eppure accattivante da seguire, nella sua delirante discesa tra depressione, psicofarmaci, il lutto e un’insoddisfazione esistenziale che è ovattata ma pervasiva, assoluta. Efficaci anche il rapporto tossico con l’(odiata) amica Reva e con quella psicopatica della psichiatra, altro personaggio deliziosamente orribile e ridicolo. A volte il disagio esagera, va talmente oltre da scadere nella macchietta - ma forse era proprio quello il punto? In ogni caso, io volevo solo dormire, e invece mi ha tenuto completamente sveglia.

Lettura fuori dalla comfort zone che però mi è piaciuta tantissimo, Ave Maria piena di rabbia di Gloria Riggio - che la bio mi dice essere campionessa italiana di poetry slam - è un libro che è arrivato tra le mie mani per caso: durante il Salone, mentre ero occupata con alcuni incontri professionali, Marito ha vagato senza supervisione tra gli stand e, ovviamente, ne è riemerso con più libri di quanti ragionevolmente potevano stare nelle nostre valigie. Per fortuna Marito ha anche buon gusto, infatti questo libricino di poesie è stato una sua scoperta. Ho iniziato la lettura titubante - la poesia per me è hit or miss, e non ne leggo spesso - ma pian piano mi ha preso, mi ha trascinato in immaginario potente fatto di mare, morte, ingiustizie, migrazioni, rabbia, solitudine, inadeguatezza al mondo moderno. L’uso delle parole è senz’altro notevole, ma la forza più grande della raccolta è nello storytelling, nella capacità di non confinare la poesia a un esercizio di astrazione ma di restituirla come veicolo di concretezza, vivida e d’impatto. Alcuni brani sono stati dei cazzotti nello stomaco, al punto che ho dovuto posare il libro e letteralmente riprendere fiato dopo la lettura. Bellissimo.

Passiamo a Belle Greene di Alexandra Lapierre (traduzione di Alberto Bracci Testasecca), che mi ha colpito per l’intento di ripercorrere sotto forma di biografia romanzata la vita di Belle da Costa Greene, bibliotecaria di origine afroamericana che, nella New York della Gilded Age, si è fatta passare per bianca ed è arrivata a occupare una posizione di rilievo al fianco di J.P. Morgan, contribuendo attivamente alla costruzione del catalogo della J.P. Morgan Library e alla sua trasformazione in museo. La vita di Belle Greene è stata senz’altro straordinaria (proprio nel senso di “fuori dall’ordinario”), ma il libro mi è parso un’occasione sprecata. Quello che per me non ha funzionato è stata l’ibridazione tra romanzo e biografia, perché non riesce a essere né l’uno né l’altra: non si prende le libertà storiche, di interpretazione e narrazione tramite le quali un romanzo avrebbe potuto far emergere meglio i personaggi e tematiche come quella del passing, mai davvero approfondita; ma al tempo stesso manca la prospettiva storica più ampia e di lungo periodo che avrebbe potuto offrire una vera e propria biografia. L’unica prospettiva è quella che emerge dalle lettere di Belle Greene, che per forza di cosa erano però estremamente filtrate dalla costante autocensura nel timore di tradire le proprie origini, e delle quali oltretutto si perde un po’ il tono ironico, appiattito dalla doppia traduzione (da inglese a francese e poi da francese a italiano). Peccato.

E sempre per parlare di “libri popolari che io arrivo a leggere dopo una vita", ho letto La biblioteca di mezzanotte di Mark Haig (traduzione di Paola Novarese), che aspettava da secoli nella mia piletta delle possibilità: una lettura liscia e piacevole, divorata in un paio di giorni, della quale mi è piaciuto soprattutto il concept. Sono sempre un po’ attratta da premesse simili, dall’idea di come sarebbe la tua vita se avessi fatto una scelta diversa, o se potendo rifare le cose da capo finiresti per ripetere gli stessi schemi. Qua magari è tutto portato all’estremo - nessuno nella vita ha davvero la possibilità di diventare contemporaneamente una rockstar, una campionessa olimpica o una mega-scienziata - ma l’idea di base rimane. Romanzo semplice nell’esecuzione e facilotto nel messaggio, ma a suo modo funziona.

Varie

  • 🧛🏻 Ho visto il nuovo adattamento (2022) di Interview with the vampire e l’ho trovato bellissimo. I vampiri di Anne Rice sono stati la mia adolescenza, quindi un po’ temevo che non fosse all’altezza delle aspettative, invece le ha persino superate. È l’esempio perfetto di come sia possibile adattare una storia già conosciuta in un modo fresco, nuovo e moderno senza al tempo stesso tradire il materiale originale, al quale resta più che fedele nello spirito. Ho amato ogni puntata. Claudia, my love.

  • ✍️ Ho letto due libri - manuali? saggi? un misto dei due - dedicati alla scrittura ed entrambi erano eccellenti, quindi meritano una menzione. Il primo è Scrivere il perturbante di Giorgia Tribuiani, molto apprezzato perché è un ottimo mix di teoria e spunti pratici (unica nota: possiamo smettere di definire il genere “fantasy” soltanto come quella cosa con elfi e draghi? Please). L’altro è L’arte di scrivere male (per poi scrivere meglio) di Francesco Trento, che consiglierei a chiunque abbia bisogno di uscire un attimo dalle gabbie mentali su cosa ‘dovrebbe’ essere la scrittura e rimettersi in contatto con lo spirito che dovrebbe guidarla davvero.

Grazie per aver letto fin qui. Spero che il Diario possa essere un’occasione per scoprire nuove, interessanti letture.

C'è un romanzo che abbiamo in comune di cui vuoi chiacchierare? Un libro o un’opera con simili vibes che hai da consigliare? Se vuoi scambiare due chiacchiere mi fa sempre piacere.

-Vale ✨

Read the original on valepinzuti.substack.com

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