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VaGina [inactive] · Mar 5, 2026

Issue #12

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Vera Lazzaro · VaGina [inactive]

Probabilmente se stai leggendo questa e-mail già lo sai, ma repetita iuvant: VaGina è una newsletter gratuita nata nel 2024 con lo scopo di sdoganare un’educazione sessuale inclusiva nel nome del rispetto reciproco e la scoperta di sé stessɜ. Ideata, lanciata e coordinata da Vera Lazzaro (perché parlo in terza persona se sto scrivendo io? Boh, mi sento un po’ Giulio Cesare) nell’ecosistema di Voci Giovanili, ai tempi una piccola redazione indipendente, è arrivata alla sua dodicesima uscita.

A fine 2025, Voci Giovanili è diventata una ETS con lo scopo di formare giovani ragazzɜ “nel mondo dei media e del terzo settore tramite la peer education e l’apprendimento pratico”. VaGina, però, rimane una realtà di informazione indipendente, e dopo l’uscita di questa issue prenderà un’altra strada.

Un nuovo nome, una nuova identità grafica, le stesse redattrici, la stessa cadenza mensile: resta da determinare solo se tu ci sarai o no! Se vuoi continuare a ricevere le nostre mail,

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Ora, però, bando alle ciance, e scendiamo in pista un’ultima volta.

Immagina: sei appena tornatǝ a casa dopo una giornata pesantissima, ti cambi, metti a bollire l’acqua per una tisanina e ti prepari a dedicare un momento solo a te stessǝ. Quindi apri il computer, digiti il nome del tuo sito preferito e…

Questo è quello che prevede la legge n. 159 del 13 novembre 2023, meglio nota come “Decreto Caivano”. Nato con l’obiettivo di tutelare i minori in vari ambiti, il decreto mira a ridurre l’accesso precoce alla pornografia e l’esposizione a essa tramite l’articolo 13-bis, oltre che prevenire fenomeni di violenza, sfruttamento e distorsioni educative.

Questo articolo introduce la verifica dell’età – non basterà cliccare sul famoso “ho più di 18 anni” – dei fruitori di contenuti pornografici e, sebbene la legge sia entrata formalmente in vigore nel novembre 2023, il dibattito pubblico e mediatico si è intensificato soprattutto alla fine del 2025, quando sono emerse le prime iniziative volte a rendere operative tali disposizioni.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) è stata formalmente incaricata di definire le modalità tecniche di verifica dell’età e di vigilare sull’applicazione delle norme, concretizzando di fatto ciò che è stato approvato dal Parlamento.

Le scadenze poste dall’AGCOM per la messa in pratica dell’Age Verification attraverso la delibera 96/25/CONS sono state divise in due macrocategorie: il 12 novembre 2025 ha sancito la scadenza per l’adeguamento dei siti stabiliti in Italia e al di fuori dell’Unione Europea, mentre il primo febbraio 2026 ha visto la scadenza per l’adeguamento dei siti con sede negli altri paesi dell’Unione Europea.

In che modo, quindi, verrà verificata la nostra età?

L’AGCOM ha stabilito che la verifica dovrà essere effettuata tramite un sistema a “doppio cieco”, evitando così uno scambio di dati personali in maniera diretta.

Il sistema fornitore di identità (SPID, Carta d’Identità Elettronica, IT-Wallet o altri fornitori di identità certificati) non potrà sapere a quale sito accedi, e il sito al quale accedi riceverà solo un token che attesti la maggiore età, non conoscendo quindi il tuo nome reale.

Per chi non fosse provvisto di SPID, CIE o altri fornitori di identità sarà possibile accedere tramite una verifica della carta di credito, con una micro-transazione di 0,00€.

Forse è meglio spegnere un attimo il fuoco sotto l’acqua per la tisanina, almeno per i primi accessi il metodo sarà un po’ complicato, ma gestibile.

Facciamo un esempio: dopo aver digitato l’indirizzo del sito web da te scelto incontrerai un “Age Gate”, presumibilmente sotto forma di un tasto con scritto “verifica la tua età”. Cliccato sul tasto, sarai reindirizzatǝ a una pagina neutra in cui ti sarà richiesto di scegliere come identificarti (ad esempio SPID con il provider delle Poste Italiane). A quel punto dovrai accedere al servizio inserendo le tue credenziali o aprendo l’app del provider appena scelto. Una volta effettuato l’accesso, sarai automaticamente riportatǝ al sito e potrai navigare liberamente.

Un cookie tecnico sarà salvato per evitare di dover ripetere la procedura a ogni accesso; la durata della validità non è stata standardizzata dall’AGCOM e sarà determinata dalle scelte tecniche dei gestori, nel rispetto delle indicazioni fornite dall’autorità.

L’obbligo della Age Verification non è scattato per tutti i siti pornografici del mondo contemporaneamente, l’AGCOM ha individuato una lista di circa 48 “colossi” delle piattaforme di condivisione di video pornografici (come PornHub, YouPorn e XHamster) che hanno un obbligo immediato in quanto detentori del bacino di utenza più vasto.

Tutto, però, ha un prezzo, e il prezzo da pagare per mettere in atto questo grandissimo meccanismo sarà a carico dei gestori dei siti. Ma la risposta non si è fatta attendere a lungo: i gestori dei principali siti pornografici hanno presentato ricorso al TAR del Lazio. L’11 marzo 2026 avrà luogo un’udienza ma il commissario AGCOM ha precisato che, almeno fino a quella data, le regole resteranno pienamente in vigore e l’autorità monitorerà strettamente i siti per individuare le piattaforme inadempienti.

Ma “inadempiente” in che senso?

Una piattaforma viene considerata inadempiente nel momento in cui non implementa il sistema a doppio cieco. Verificata la mancanza, l’AGCOM invia una diffida ufficiale al gestore del sito, che ha 20 giorni di tempo per mettersi in regola. Nel caso in cui, passati i 20 giorni, il sito non sia ancora munito della Age Verification, scatta una multa che può arrivare a 250.000 euro. L’ultimo step, dopo la diffida e la multa, è l’ordine di inibizione emesso dall’AGCOM, che prevede un oscuramento totale del sito web. Lo sblocco avviene solo dopo l’attivazione di un sistema di verifica conforme.

Ma quali sono i punti di forza e quali invece le possibili criticità della Age Verification?

È innegabile che la tutela dei minori sia di massima importanza e che il decreto limiti l’accesso precoce a contenuti pornografici potenzialmente estremi o violenti. Non basterà più autodichiararsi maggiorenni, e il sistema a doppio cieco continuerà a preservare la privacy dei singoli separando l’identità personale dal sito che si intende visitare. Inoltre, per la prima volta si nota la concreta intenzione di responsabilizzare anche le grandi piattaforme, chiamate ad adeguarsi a obblighi precisi e sanzionabili amministrativamente se inadempienti.

È importante analizzare quella che sarà l’efficacia reale. La regolamentazione digitale tende a “spostare” un comportamento, più che eliminarlo. Nel 2026 è plausibile che una parte degli adolescenti si munisca di VPN, un servizio che modifica la posizione geografica del dispositivo connesso ad internet e che permette di “viaggiare” virtualmente fino a un Paese in cui la verifica dell’età non sia necessaria. Inoltre, mi sembra doveroso considerare come piattaforme social o applicazioni quali X e Telegram non nascono come siti prettamente per adulti, quindi al momento rimangono ad accesso libero, ma presentano al loro interno una quantità immensa di materiale esplicito (in moltissimi casi violento, pedopornografico, o a carattere non consensuale), non controllato, al quale è possibile accedere con pochissimi click.

Il pericolo sta proprio qui: giovani e giovanissimi che non hanno voglia di aggirare il blocco potrebbero semplicemente aprire un’altra applicazione, scaricabile direttamente dal Play Store, ed entrare in contatto con contenuti ben più pericolosi del porno mainstream.

C’è poi una questione più spinosa, che riguarda il rapporto tra soglia giuridica e sviluppo umano.

La legge ha bisogno di una linea netta che separi maggiorenni e minorenni, e la linea è tracciata al compimento dei 18 anni. La distinzione, necessaria su un piano normativo, non prende in considerazione lo sviluppo psicologico e sessuale tipico dell’adolescenza.

L’adolescenza rappresenta una fase di trasformazione intensa, in cui maturazione biologica, sviluppo cognitivo ed esperienza emotiva non avanzano alla stessa velocità. Le neuroscienze mostrano che alcune funzioni legate al controllo degli impulsi e alla valutazione delle conseguenze continuano a svilupparsi anche oltre i 18 anni, mentre il sistema motivazionale e legato alla ricerca di novità è attivo già dalla tarda infanzia/inizio dell’adolescenza. In altre parole, il desiderio e la curiosità sessuale emergono prima della piena capacità di integrare criticamente ciò che si vede.

Se osserviamo una persona di 13 anni e una di 17, considerate giuridicamente alla stessa maniera, notiamo che le differenze dal punto di vista dello sviluppo psicologico e sessuale sono abissali. A 17 anni la sessualità è parte integrante dell’identità personale: il desiderio, la masturbazione, l’immaginario mentale erotico sono aspetti fisiologici dello sviluppo, non anomalie da “sbandati”.
Riconoscere le caratteristiche dello sviluppo non significa promuovere la pornografia come strumento educativo, ma prendere atto che sistema normativo e scienza debbano viaggiare sullo stesso binario.

In Italia non è prevista un’educazione sessuale e affettiva strutturata e abbiamo visto, nel corso delle scorse issue, come la pornografia rischi di diventare la principale fonte di informazione sessuale per molti adolescenti non perché sia progettata per educare, ma perché manca un’alternativa.

Issue #01

November 13, 2024

Ne avevamo parlato già nella nostra primissima issue!

Se nelle scuole esistesse un’educazione continua, capace di parlare di corpo, paure, consenso, desiderio, emozioni, orientamenti, limiti e responsabilità, la pornografia potrebbe essere riconosciuta per ciò che è, ovvero semplicemente una rappresentazione commerciale, con narrazioni e dinamiche che non coincidono con la realtà delle relazioni. In quel contesto, potrebbe essere fruita come intrattenimento consapevole.

La scelta di intervenire prioritariamente sull’accesso, senza rendere strutturale un’educazione sessuale diffusa, comunica una gerarchia di priorità dove l’educazione giovanile non è assolutamente al primo posto.

Insomma, mentre l’acqua per la tisanina finalmente inizia a bollire e il computer è pronto, la verifica dell’età diventa una procedura concreta fatta di passaggi, controlli e conseguenze.

In un periodo di cambiamenti dal punto di vista giuridico, che sembrano non prendere affatto in considerazione gli attori coinvolti, resta in ballo una questione che non ci stancheremo mai di rimarcare: ha senso vietare l’accesso alla pornografia a chi è minorenne se l’educazione sessuale e affettiva continua a non essere una presenza strutturata nel nostro sistema scolastico?

L’evento “Curarsi dove si vive: endometriosi toracica e malattie invisibili, una sfida per il diritto alla salute nei territori”, tenutosi a Napoli il 15 novembre 2025, ha rappresentato il punto di partenza per un’iniziativa che ambisce a incidere sul futuro delle politiche sanitarie nazionali ed europee, “Visibili per davvero”.

La nascita di questa rete nazionale sulle malattie invisibili è il risultato di un lavoro avviato nei mesi scorsi da Giovani&Futuro sul piano europeo. Il Presidente Nazionale dell’associazione, Luca Frescura, ha infatti trasmesso al Commissario Europeo per la Salute, Olivér Várhelyi, il “Manifesto per la cura e la diagnosi delle malattie invisibili”, con l’espressa richiesta di definire standard minimi comuni per il riconoscimento e l’assistenza di queste patologie nei diversi Stati membri. Dal Gabinetto del Commissario è arrivata (in tempi molto rapidi) una risposta significativa, a conferma dell’interesse sul tema e la volontà di trasmettere la documentazione completa ai servizi competenti della Direzione generale per le politiche europee in materia di salute.

Proprio da questo riscontro prende forma la rete sulle malattie invisibili, “Visibili per davvero”, con l’obiettivo di rafforzare e ampliare le richieste già presenti nella proposta di legge per un quadro normativo europeo sulle malattie croniche invisibili. L’intento è quello di integrare ulteriori condizioni, ugualmente invalidanti ma ancora poco riconosciute, attraverso il coinvolgimento di e la collaborazione con associazioni italiane attive sul tema, creando così un fronte comune capace di incidere sulle scelte politiche e istituzionali.

L’incontro di Napoli non ha rappresentato dunque soltanto un momento di approfondimento e di riflessione, ma anche l’avvio di un percorso condiviso che punta a dare voce a chi, troppo spesso, resta ai margini del nostro sistema sanitario nazionale e non solo. In questa direzione, Giovani&Futuro ha già avviato diversi incontri con alcune associazioni che si sono dimostrate fin da subito interessate e collaborative, pronte a contribuire alla costruzione della rete. Allo stesso tempo, il lavoro di mappatura e di coinvolgimento non è concluso: resta aperta la ricerca di realtà giovani e dinamiche, capaci di apportare competenze, visione ed esperienza pratica alla rete.

Si tratterà senz’altro di un percorso graduale, che richiederà un confronto costante e un lavoro strutturato, ma che mira a produrre risultati concreti e rilevanti sul piano normativo e sanitario. Un cammino che parte dal basso, dai territori e dalle esperienze delle persone, per costruire una risposta europea più equa, inclusiva e attenta alle fragilità.

P.S. Il prossimo appuntamento per conoscere le persone dietro “Visibili per davvero” è lunedì 23 marzo a Roma.

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