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VaGina [inactive] · Jun 4, 2025

Issue #07

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VaGina [inactive] · VaGina [inactive]

Ogni mese, in Italia e nel mondo, milioni di persone si trovano a fronteggiare una sfida inaspettata: potersi permettere i dispositivi necessari per l’igiene mestruale. L’attuale tassazione italiana sui prodotti per l’igiene mestruale è del 10%, abbassata rispetto al 2022, quando abbiamo visto un picco del 22%. Questi prodotti vengono considerati come non strettamente necessari, ma la realtà dei fatti è molto diversa.

Accantonando per un attimo l’intrinseca discriminazione di genere connessa a questa realtà, l’IVA imposta sui prodotti sopra menzionati equivale a una vera e propria tassa sui corpi delle persone con mestruazioni.

In Paesi come il Regno Unito non è presente alcuna forma di tassazione: se un cambiamento da questo punto di vista avvenisse anche nel nostro Paese corrisponderebbe a un segno di profonda civiltà e volontà di prendersi cura di cittadini, cittadine e cittadinɜ.

Ma che cos’è la povertà mestruale e in che modo impatta sulla vita di chi deve fronteggiarla?

Parlando di “povertà mestruale” facciamo riferimento all’impossibilità economica di acquistare prodotti per l’igiene mestruale, qualcosa che non dovrebbe essere un privilegio in nessuna società avente a cuore i bisogni delle persone che la compongono. Tuttavia, il termine riguarda anche chi dichiara di non poter accedere a luoghi adatti dove gestire le mestruazioni o chi non dispone delle informazioni adeguate all’arrivo del menarca o ancora chi non vede riconosciuto il proprio dolore, spesso invalidante.

Questo fenomeno porta a conseguenze serie anche dal punto di vista sociale e sanitario, come l’impedimento nel recarsi a scuola (stando a Plan International Italia, circa il 12,6% delle studentesse italiane ha dichiarato di aver saltato la scuola almeno una volta per il mancato accesso agli assorbenti),

la difficoltà parziale o totale nel mantenere un impiego lavorativo e lo sviluppo di patologie connesse alla scarsa igiene. Inoltre, le persone colpite da tali situazioni sono anche vittime dello stigma che la condizione stessa porta con sé.

La povertà mestruale e le sue ripercussioni ricadono anche sulle persone vulva e utero munite che hanno la necessità di fare uso esclusivo degli assorbenti esterni.

Si tratta di soggetti che, a causa di specifiche patologie*, non riescono a prediligere altre opzioni quali la coppetta mestruale, l’assorbente interno o le mutande mestruali.

Questo accade essenzialmente per l’estremo fastidio o dolore al tentativo di inserimento interno dei prodotti o a causa di sanguinamenti mestruali molto abbondanti. In più, in caso di vulvodinia, è fondamentale prediligere, per evitare di irritare i tessuti esterni, assorbenti rigorosamente 100% cotone che però risultano essere ancor più costosi rispetto agli assorbenti in materiale misto o sintetico, dal costo più ridotto. Per esempio, l’acquisto di assorbenti (specifici per condizioni di ipersensibilità) in farmacia comporta nella maggior parte dei casi un costo aggiuntivo rispetto alla grande distribuzione.

Proprio per tutti i motivi sopra elencati VaGina appoggia la proposta di legge nazionale dell’Associazione Giovani&Futuro che chiede di abbassare l’IVA sui prodotti per l’igiene mestruale (e per la prima infanzia!) dal 10% al 5%.

La salute mestruale in Senegal rappresenta, per molte donne e ragazze, un vero e proprio percorso a ostacoli, aspetto che si ripercuote in modo significativo sulla loro salute fisica e mentale, nonché sulla partecipazione attiva alla vita sociale ed educativa.

Secondo Speak Up Africa, circa il 40% delle ragazze senegalesi tra i 9 e i 17 anni è costretto a saltare almeno un giorno di scuola durante il ciclo mestruale, a causa della mancanza di accesso a prodotti mestruali adeguati e a prezzi accessibili, della carenza di spazi igienici nelle scuole o, più semplicemente, di cestini in cui poter gettare il proprio assorbente.

La difficile gestione delle mestruazioni contribuisce in modo sostanziale all’alto tasso di abbandono scolastico da parte delle ragazze, 7,7% nel 2019, che, non potendo frequentare la scuola in modo regolare e sereno, finiscono per interrompere i propri studi, perdendo così l’occasione di ricevere un’istruzione adeguata e, di conseguenza, di accedere a migliori opportunità lavorative in futuro.

Il problema della salute mestruale in Senegal ha anche un impatto profondo sull’economia delle singole famiglie. Le donne e le ragazze sono costrette a destinare una parte significativa del loro reddito all’acquisto di prodotti mestruali spesso difficilmente reperibili. Per molte famiglie, il costo annuale dei prodotti mestruali, 19.200 FCFA (circa 29 euro), risulta inaccessibile o comunque non prioritario, specialmente nelle aree più povere del Paese. Inoltre, in una famiglia con più donne in età fertile, la spesa si aggirerebbe in media tra i 38.400 FCFA (circa 58 euro) e i 57.600 FCFA (circa 88 euro) all’anno.

Secondo una stima di Speak Up Africa, tra il 40% e il 45% del reddito di una donna senegalese viene perso a causa della mancanza di accesso a prodotti igienici adeguati. Questo dato non si riferisce solo al denaro speso in più, ma al reddito che una donna non riesce a guadagnare a causa degli ostacoli legati alla salute e all’igiene mestruale. Queste sfide portano molte donne a ricorrere a soluzioni meno sicure e meno igieniche per gestire il proprio ciclo mestruale, come l’utilizzo di pezzi di tessuto o foglie, aumentando considerevolmente il rischio di infezioni e altre complicazioni di salute. Purtroppo, anche l’utilizzo di assorbenti usa e getta in Senegal può comportare alcuni problemi: molti di questi prodotti in commercio contengono profumi o altre sostanze chimiche che possono causare irritazioni, allergie o fastidi.

Un altro aspetto critico della salute mestruale in Senegal è la diffusione delle mutilazioni genitali femminili (MGF), una pratica aberrante ancora presente in molte aree del Paese, in particolare nelle regioni di Kédougou e Kolda.

Issue #02

December 18, 2024

Cosa sono le mutilazioni genitali femminili? Scorri, ne abbiamo parlato in questa issue qui!

Le MGF, oltre a violare i diritti fondamentali delle ragazze e delle donne, hanno anche un impatto diretto e negativo sulla loro salute mestruale. Le complicazioni legate a queste pratiche, come cicatrici, restringimenti e infezioni croniche, rendono la gestione delle mestruazioni estremamente difficile, dolorosa e potenzialmente pericolosa. Secondo uno studio condotto da UN Women e WSSCC sull’argomento, il 27% delle donne intervistate ha riportato problemi di salute durante il ciclo mestruale, con una prevalenza significativamente maggiore tra coloro che avevano subito MGF. Le stesse, inoltre, riportano con maggior frequenza problemi come perdita di appetito, mal di testa, dolori addominali e lombari e una donna su quattro tra queste ha riferito episodi di infezioni ricorrenti. In aggiunta, le donne vittime di MGF tendono a isolarsi più frequentemente durante le mestruazioni; infatti, il 7% in più rispetto a coloro che non hanno subito queste mutilazioni entra in isolamento volontario o viene isolata dalla propria famiglia. A questo isolamento si possono aggiungere ulteriori restrizioni, come l’imposizione di diete particolari o la proibizione di svolgere determinate attività.

L’educazione alla salute mestruale è un altro fattore fondamentale che influisce in modo diretto sul benessere fisico, psicologico e sociale delle ragazze e delle donne senegalesi. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, molte di loro non hanno mai ricevuto un’adeguata formazione sulla gestione dell’igiene mestruale. Secondo l’UNICEF solo una piccolissima percentuale delle scuole nel Paese fornisce un’educazione completa e corretta sulla salute mestruale. In un rapporto del 2017 relativo alla periferia di Dakar, Speak Up Africa ha evidenziato che l'83,56% delle giovani ragazze e delle donne intervistate non erano preparate ad affrontare con serenità le loro prime mestruazioni. Inoltre, il 55,81% delle ragazze e delle donne ha dichiarato di provare sentimenti di imbarazzo durante il ciclo mestruale.

In Senegal, il modello di trasmissione delle informazioni riguardo il ciclo mestruale avviene principalmente attraverso la madre o la nonna, che trasmettono queste conoscenze alle figlie, le quali a loro volta le condividono tra amiche e sorelle.

Proprio per questo modello di trasmissione persistono nella società senegalese falsi miti e credenze dannose per la salute e difficili da sradicare come, ad esempio, l’idea che la candeggina sia un buon detergente per disinfettare le parti intime durante il ciclo mestruale, con evidenti rischi per l’integrità fisica. La carenza di un’educazione adeguata contribuisce a creare un circolo vizioso di vergogna e tabù intorno alla tematica da cui è difficile uscire e a una forte stigmatizzazione del ciclo mestruale.

È fondamentale sottolineare che l’educazione mestruale in giovane età dovrebbe essere rivolta non solo alle ragazze, ma anche ai ragazzi.

Solo attraverso un approccio inclusivo e corretto si possono smantellare convinzioni profondamente radicate e, sebbene troppo spesso si tenda a considerare il tema come esclusivamente femminile, la partecipazione di tutta la comunità è essenziale per promuovere un cambiamento culturale duraturo.

Quando si parla di profilassi in ambito sessuale l’immagine che percepiamo più comunemente è quella dei preservativi che ci insegnano fin dai primi racconti delle api e dei fiori siano l’unico mezzo sicuro per difenderci da infezioni e malattie sessualmente trasmissibili.

Lungi da me dirvi il contrario: il preservativo è uno dei metodi contraccettivi che può difenderci, oltre che dalle gravidanze, da infezioni e malattie sessualmente trasmissibili ma quello che spesso passa inosservato è che non è assolutamente l’unico.

Molte infezioni e malattie possono essere prevenute anche effettuando test periodici per agire fin dai primi segnali di disagio evitando che la situazione si aggravi e l’organismo ne soffra in maniera irreparabile. Il sesso sicuro, che non deve essere solo protetto ma anche consapevole, implica anche evitare di mettersi in situazioni a rischio.

Se sappiamo di avere un’infezione o una malattia sessualmente trasmissibile che non stiamo trattando o che non è guarita, è importante comunicare con il nostro partner, anche se occasionale, e prediligere rapporti protetti.

Per quanto possa sembrare straordinario, poi, abbiamo strumenti validi ed efficaci per prevenire in maniera sicura anche la famigerata Sindrome dell’Immunodeficienza Acquisita (AIDS).

L’AIDS è lo stadio finale dell’infezione da HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana) ed è sempre contagioso a differenza dell’infezione non degenerata del virus, per la quale vale la regola “Undetectable = Untransmittable”.

La regola stabilisce che, dopo l’assunzione degli appositi farmaci, se per almeno sei mesi nelle analisi del sangue non ci sono marcatori a indicare l’infezione da HIV, allora il soggetto sieropositivo (chi è affetto da infezione da HIV) non può trasmettere il virus.

Le metodologie di profilassi per l’HIV su cui ci concentreremo ora sono le celebri PrEP e PEP.

La PrEP è la profilassi pre esposizione, riduce di oltre il 99% il rischio di contagio da HIV se assunta nella maniera corretta. È composta da vari farmaci antiretrovirali e viene assunta prima di un rapporto a rischio in due possibili modalità.

La modalità “ongoing” prevede l’assunzione della terapia una volta al giorno riducendo così il rischio di infezione per un rapporto a rischio, in qualunque momento capiti.

Parliamo di modalità “on demand” quando il soggetto assume due pasticche di PrEP in un varco temporale che va dalle 2 alle 24 ore prima del rapporto a rischio, e successivamente ne assume una terza 24 ore dopo la prima assunzione e una quarta a distanza di 48 ore dalle due compresse iniziali.

La PEP, anche detta profilassi post esposizione, è un farmaco antiretrovirale emergenziale da assumere per 28 giorni dopo il rapporto a rischio e riduce dell’80% la probabilità di contagio. L’inizio della somministrazione andrebbe idealmente effettuato dall’1 alle 4 ore dopo il rapporto a rischio, ma nel caso non fosse possibile deve essere assolutamente iniziata entro 48 ore. Pur riducendo di molto la possibilità di contrarre il virus, la PEP dev’essere sempre accompagnata da visite infettivologiche regolari e un test di controllo di IV livello 40 giorni dopo la fine dell’assunzione dei farmaci.

Per poter assumere PrEP e PEP però ci sono procedure (e talvolta costi) specifiche: la PrEP dev’essere prescritta da un infettivologo, la cui visita ha un costo per il cittadino solo se effettuata tramite il sistema sanitario privato. Tuttavia, da aprile 2023 la PrEP è entrata nella lista di farmaci rimborsati dall’Agenzia Italiana del Farmaco;

per la PEP invece occorre recarsi, dopo il rapporto a rischio, in pronto soccorso dove al paziente verrà assegnato un codice verde, esente dal pagamento del ticket. Durante la visita sarà l’infettivologo a prescrivere la PEP al paziente, che potrà andarla a comprare senza spendere neanche un centesimo.

Per chi funzionano?

PrEP e PEP sono uno strumento fondamentale per tutti: nonostante secondo le statistica la loro grande popolarità sia legata maggiormente alla comunità gay e bisessuale maschile, la loro efficacia è comprovata per ogni tipo di rapporto sessuale e per qualunque orientamento sessuale o sesso biologico. Assumendo le profilassi ogni volta che prevediamo un rapporto a rischio, o introducendo l’assunzione della PrEP nelle nostre buone pratiche sessuali, non solo salvaguardiamo la nostra salute, ma aiutiamo anche a contrastare la diffusione epidemica di una malattia che dal 1982 a oggi ha mietuto 35 milioni di morti ed ha ancora oggi gravissime conseguenze sulla salute collettiva.

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