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VaGina [inactive] · Feb 19, 2025

Issue #04

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VaGina [inactive] · VaGina [inactive]

Nella giornata di martedì 28 gennaio, grazie alla collaborazione tra Voci Giovanili e Italy Needs Sex Education, abbiamo avuto la possibilità di recarci al liceo Vincenzo Cuoco di Napoli per svolgere due lezioni di educazione sessuoaffettiva con gli studenti e le studentesse dell’istituto.

Sono state quattro ore estremamente formative e divertenti, abbiamo instaurato un dialogo fatto di domande, risposte, nozioni e condivisione. Abbiamo toccato temi variegati, dal funzionamento dei contraccettivi alla gelosia tossica passando per gli orgasmi, lo squirting, le foto indesiderate ricevute online… Insomma, argomenti di grandissima importanza che fanno parte della vita quotidiana degli e delle adolescenti.

Il riscontro degli studenti e del corpo docenti è stato molto positivo: abbiamo convenuto su quanto sia importante l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole per garantire ai giovani e alle giovani un corretto sviluppo sessuale che sia informato, libero da stereotipi, entusiasta e senza troppe ansie.

Ci auguriamo che le lezioni possano continuare in altri istituti, per portare la conoscenza sessuale in quei luoghi dove ogni giorno si recano i ragazzi e le ragazze per studiare. Perché la scuola non è solo matematica e inglese, ma un luogo di incontri e conoscenze, di primi amori e di prime esperienze.

A meno che non si viva sotto un sasso o in una dimensione alternativa è quasi impossibile non essere venutɜ a conoscenza del gossip del momento, ossia le rivelazioni di Fabrizio Corona sull’ormai terminato matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni. Ma tralasciando i commenti morbosi e spesso fuori luogo che stanno emergendo a margine della vicenda, anche da parte dei diretti interessati, siamo così sicurɜ di star analizzando la questione dalla giusta prospettiva?

Tra chi ritiene che il tradimento non sia ormai più uno scandalo, e che anzi esso sottolinei con forza l’umanità che spesso ci si dimentica appartenere anche ai personaggi pubblici, e chi, invece, condanna pesantemente le scelte relazionali dei due ex sposi in nome di una moralità incrollabile, le opinioni e le posizioni si sprecano, ma viene da chiedersi perché un evento di questo tipo generi ancora così tanto scalpore in una società che si professa progredita e tecnologizzata.

Forse perché non siamo davvero apertɜ e decostruitɜ come ci piace credere. Una delle evidenze più importanti di questo sta nella nostra totale incapacità di pensare (e pensarci) al di fuori di precisi e stringenti schemi relazionali monogami, o meglio “monoamorosi”.

Il sistema su cui si sorregge la società capitalista, infatti, è e deve necessariamente essere monogamo e nucleare perché questo è l’unico in grado di garantire una produttività e anche un’omogeneità fondamentali per tutte le funzioni a cui deve assolvere.

Va da sé quindi che ogni evento o scelta individuale che metta in crisi questo assioma pressoché incrollabile viene marginalizzato e riprovato da parte di una collettività che per sua natura si orienta all’autoconservazione (o a qualsiasi cosa si creda essere tale).

Questa convinzione che non possa esserci alternativa al sistema “mononormativo” rende dunque inaccettabile il fatto che una persona possa provare attrazione o innamorarsi di più di un partner contemporaneamente, portando alla conclusione che necessariamente in uno dei due o più casi non si tratti di vero amore, com’è comune leggere anche in questi giorni nel caso dei Ferragnez.

Eppure dalle scienze sociali, dalla psicologia e da chi si occupa dello studio del comportamento umano in generale la tesi della naturalità del costrutto monogamo è stata fortemente messa in discussione spostando la sua collocazione da una presunta iscrizione biologica a un’interiorizzazione di stampo culturale.

Soprattutto nei contesti globalizzati, infatti, la dimensione relazionale si è via via semplificata (e omologata) e questo si rispecchia anche in una inferiorizzazione e gerarchizzazione dei rapporti di amicizia rispetto a quelli romantici, nella strumentalizzazione delle relazioni con entità e individui non umani e nella riduzione dei legami di qualunque tipo a un piccolo nucleo basato su vincoli di parentela, possessività, dipendenza e sessuali.

Inoltre il sistema mononormativo funziona in maniera ottima dal punto di vista biopolitico come strumento di quantificazione e controllo sociale, soprattutto nei confronti dei corpi delle persone socializzate come donne: essendo informato su schemi fortemente eterocisnormativi e patriarcali crea una privatizzazione delle dinamiche romantiche e affettive in generale, facilitando e rafforzando le possibilità di sfruttamento e profitto nei confronti di essi.

Il principio fondamentale di coloro che si riconoscono in quest’orientamento relazionale rimane sempre e comunque il consenso, ossia la base su cui dovrebbe essere costruito un rapporto di qualunque natura.

A seconda del contesto e delle scelte individuali prima, e condivise poi, le persone coinvolte sanciscono dei confini all’interno dei quali la relazione si costruisce e all’esterno dei quali invece ogni azione viene riconosciuta come tradimento o rottura della regola.

Quello delle relazioni e dei rapporti affettivi è uno degli ambiti che più affascinano, ma anche spaventano, l’essere umano da sempre, forse perché si ha a che fare con degli impulsi e delle dimensioni interiori che sono state allo stesso tempo esibite, secondo precisi schemi normativi, e nascoste e allontanate dalla quotidianità della vita, che dev’essere prima di tutto asservita al profitto e il più possibile distante da speculazioni filosofiche o spirituali.

Ma è solo mettendoci in discussione e decostruendo degli assunti che sembrano assoluti e immutabili che potremo finalmente riprendere il contatto con la nostra dimensione emotiva e relazionale, finalmente liberɜ di esprimerci nella complessità e pluralità delle sue manifestazioni.

L’argomento contraccezione resta ad oggi un tabù per moltissimi, in particolare in Italia e nello specifico in questo momento in un clima nel quale la classe politica dirigente fa tutto il possibile per alimentare lo stigma a riguardo.

A risentirne maggiormente ancora una volta sono le persone sottoposte quotidianamente a discriminazioni sistematiche, ma esistono realtà che lavorano per fornire risposte concrete e pratiche e non semplici slogan efficaci solo per racimolare qualche consenso online.

Grassi Diritti è una realtà di attivismo che parte dal basso e nasce con l’intento di combattere la grassofobia in ambito medico e non, in un’Italia che sente una profonda mancanza di realtà di questo tipo.

Oltre la raccolta sistematica di testimonianze di episodi grassofobici legati all’esperienza dell’aborto, della gravidanza e in generale al settore medico e della salute, all’ascolto in uno spazio sicuro e a momenti di confronto accessibili a tutte le persone, Grassi Diritti ha recentemente pubblicato una guida illuminante dedicata proprio all’argomento “prevenzione”.

Non tutti i dispositivi anticoncezionali sono sicuri, infatti, per le persone grasse.

Grazie a questa guida, reperibile gratuitamente sul profilo Instagram della collettiva, potrete scoprire quale può essere il metodo contraccettivo più in linea con le vostre esigenze e affrontare un tema che subisce una doppia invisibilizzazione.

Sull’argomento mi sono confrontata con Martina Esposito, attivista grassa, collega, mente brillante e grande amica.

Le ho chiesto cosa ne pensasse dello stigma che subiscono le persone grasse riguardo la sessualità e di seguito vi riporto le sue parole:

Oltre all’esigenza di abbattere le barriere legate alla grassofobia in termini di concetto è fondamentale anche abbattere le barriere architettoniche che impediscono a chi ha un corpo considerato non conforme di avere fisicamente accesso agli spazi dedicati alla salute.

Nell’attesa e nella speranza, continuando a lavorare per rendere la contraccezione e la salute riproduttiva alla portata di tutte le persone che possono averne esigenza, vi lascio qui il link di presentazione di Grassi Diritti!

Tra connessioni ultraveloci e smartphone nelle tasche, la pornografia è ormai a portata di mano di chiunque. Nella Issue 2 ho voluto analizzare, con l’articolo Pornografia: superando gli stereotipi, quelli che sono gli aspetti benefici del consumo consapevole della pornografia, ma penso sia necessario anche considerarne gli effetti negativi e i principali rischi per la mente, le relazioni e la società.

Issue #02

December 18, 2024

Recupera "Pornografia: superando gli stereotipi" qui!

Il cervello, quando viene bombardato da contenuti sempre più espliciti, può perdere sensibilità in un processo estremamente comune che prende il nome di desensibilizzazione. Questo significa che, per provare lo stesso livello di eccitazione, diviene necessario cercare video sempre più estremi. È un po’ come succede con le dipendenze: quello che prima bastava ora non è più sufficiente.

Questo non riguarda solo il piacere “in solitaria”, ma anche le relazioni intime: lo studio del 2016 di Park e colleghi evidenzia come molti giovani uomini trovino difficile mantenere l’erezione con un partner reale e non abbiano problemi, al contrario, mentre consumano materiale pornografico.

Oltre alla sfera fisica, questa abitudine può intaccare l’intimità emotiva. Quando ci si abitua a consumare contenuti estremi il desiderio per lə partner reale rischia di diminuire, rendendo più difficile costruire legami autentici.

La pornografia può creare aspettative irrealistiche riguardo al sesso nella mente di chi ne fa uso in maniera non consapevole. Spesso rappresenta fisicità esagerate, assoldate ad hoc per aderire ai canoni estetici del pubblico a cui è rivolta: il pubblico occidentale preferisce seni prosperosi, glutei scolpiti e peni di dimensioni notevoli; il pubblico dell’Estremo Oriente una fisicità più naturale e “petite”.

Tali immagini possono influenzare ciò che ci aspettiamo dallɜ nostrɜ partner nella vita reale e dai nostri stessi corpi. Le donne, in particolare, possono sentirsi obbligate a emulare comportamenti che non le rappresentano, mentre gli uomini rischiano di concentrarsi solo sull’aspetto visivo, trascurando la connessione emotiva.

Questo crea un terreno fertile per insicurezze, malintesi e insoddisfazioni relazionali. Quando ci si confronta continuamente con standard irraggiungibili, si rischia di perdere di vista ciò che conta davvero in una relazione: comunicazione, empatia e intimità autentica.

Guardare pornografia in modo compulsivo può avere un impatto serio sulla salute mentale. Moltɜ si sentono in colpa o provano vergogna per questa abitudine, ma continuano comunque, creando un circolo vizioso che peggiora il disagio emotivo.

Alcuni studi, come quello di Grubbs del 2015, hanno dimostrato che il consumo eccessivo è spesso legato ad ansia e depressione. Inoltre, è emerso che chi è già ansioso tende a guardare più pornografia, peggiorando però il proprio stato d’animo. In questo caso una figura professionale rappresenta un aiuto importante per comprendere il problema e riprendere il controllo delle proprie emozioni e dei propri impulsi.

Tra i più esposti agli effetti negativi della pornografia ci sono i ragazzi e le ragazze in età adolescenziale. Durante l’adolescenza si sta ancora formando una visione della sessualità e delle relazioni, quindi consumare contenuti espliciti in questa fase può essere particolarmente dannoso.

L’adolescenza è un periodo estremamente delicato, in cui ciò che impariamo e assorbiamo dall’ambiente che ci circonda entra a far parte di noi modellando il nostro modo di essere e di pensare. Questo significa che l’esposizione alla pornografia, in particolar modo a quella più estrema o violenta può influenzare negativamente la percezione delle relazioni intime, del consenso e dei ruoli di genere. Può inoltre contribuire a creare aspettative distorte su cosa significhi vivere una sessualità sana, oltre a rafforzare stereotipi dannosi e comportamenti poco rispettosi nei confronti dellɜ partner.

Come già menzionato, confrontarsi con i corpi idealizzati dei video può portare a insoddisfazione corporea e calo dell’autostima, con conseguenze che possono durare anche in età adulta. Per affrontare questo problema è fondamentale introdurre un’educazione sessuoaffettiva nelle scuole che aiuti lɜ ragazzɜ a sviluppare un approccio critico e realistico verso la pornografia e il proprio corpo.

Affrontare gli effetti negativi della pornografia richiede educazione e supporto.

Le famiglie possono giocare un ruolo cruciale, offrendo un ambiente sicuro dove discutere di sessualità senza tabù.

A scuola, è importante parlare apertamente di questi temi, aiutando lɜ giovani a capire che ciò che vedono online spesso non corrisponde alla realtà, istituendo un’educazione sessuale informata e strutturata come parte integrante del curriculum scolastico.

In ambito terapeutico, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si è dimostrata efficace nel trattare la dipendenza da pornografia, e la mindfulness può aiutare a diventare più consapevoli dei propri comportamenti e delle emozioni che li accompagnano.

Infine, gruppi di supporto possono essere un’ottima risorsa per condividere esperienze e sentirsi meno solɜ.

Se invece sei già dei nostri da un po’, che ne dici di condividere VaGina con qualche amicə? Se stringi un po’ la seggiola stai comodə anche tu!

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