In questi giorni a Ravenna fa piuttosto freddo e tira un vento gelido, e non ho molta voglia di andare in bicicletta, quindi la mattina presto sto facendo delle lunghe camminate rinvigorenti, col mio passo piuttosto veloce. Mi piacerebbe ricominciare a correre, ma l’ultimo ortopedico me lo aveva sconsigliato per via dell’artrosi alle ginocchia, raccomandando invece la bici. Forse proverò lo stesso. È uno sfidarsi? O solo una cosa stupida? Come si fa a saperlo?
Ultimamente mi capita spesso di chiedermi cosa significhi davvero “sfidarsi”. Sarà perché gli anni si fanno sentire e per smuoversi bisogna darsi qualche colpo di reni in più (ahia), sarà perché la mia vita è stata ed è ancora una sfida continua, visti i continui plot twist modellati su misura dal mio karma (no, non credo al deus-ex-machina che sceneggia la vita), ma tra le situazioni senza scelta, e quelle in cui la scelta l’ho avuta eccome, mi domando: cos’è quella forza che ci fa finire da solɜ in bicicletta nel mezzo del Carso il 13 Agosto con 67 gradi all’ombra, o che ci fa uscire in una fredda mattina alle 7 per camminare mezz’ora, o trovare il coraggio di fare il genitore in modo attivo e consapevole, o montare un cavallo per la prima volta, scalare una montagna più alta, mettere da parte l’orgoglio e affrontare e risolvere un problema con una persona che amiamo? Ma poi mi domando: anche la rinuncia è una sfida a noi stessi, alla nostra impulsività, ai nostri desideri più profondi, quando capiamo che sono difficili, impossibili, irrealizzabili?
Le sfide hanno una risposta fisica forte, sono collegate a delle emozioni, anche quando sono solo delle ipotesi, o delle possibilità. La mia sensazione è che siano risposte fisiche molto diverse, a seconda del tipo di sfida ma anche, e forse soprattutto, a seconda del modo in cui noi le viviamo. Forse in modo più o meno conflittuale? Non posso fare a meno di pensare che le sfide “di pancia” siano più legate ai nostri bisogni primordiali, al fight or flight, al trovarsi o mettersi in condizioni estreme per fortificarci, e quelle “di cuore” più legate ai nostri desideri, ai luoghi e alle situazioni dove sentiamo di voler stare, anche se questo significa uscire dalla confort zone e affrontare importanti difficoltà.
Avevo voglia di chiarirmi le idee su questo, e allora ho pensato di parlarne con Carlotta Cabiati, commercialista, business coach, ma anche sciatrice e runner di ultra trail (100km di corsa in montagna…) con storie sempre incredibili da raccontare. E allora l’ho contattata, le ho parlato della questione pancia cuore, e le ho chiesto: “Ma a te, cosa ti spinge a sfidarti? E questa spinta risponde a una sensazione fisica?”. Mi ha dato una risposta bellissima (grazie! 🙏🏻♥️) che riporto per intero, senza editing perché merita.
Cosa mi spinge è una bella domanda. Credo la curiosità di vedere (e sentire nel corpo) cosa si prova. Il desiderio di fare quel viaggio, di immergermi in una dimensione che si trasforma, vedere che cosa succederà e come si muoveranno le emozioni dentro di me. Sono spinta dal cuore, che vuole fare esperienze sempre diverse, dalla pancia che mi dice vai, dal corpo, per testare fino a dove posso arrivare. Ma principalmente è proprio il desiderio di entrare in quella dimensione della gara ultra, che non vivo in altre situazioni, e che assomiglia a meditare, solo che ti stai muovendo, e a volte soffri, e non puoi far altro che stare in quel “dolore” per poi uscirne. E che prima o poi finisce. È la magia dello stare totalmente nel qui e ora, perché non hai alternative, se esci con la mente dal momento presente è finita. Devi solo imparare a stare, ad avere pazienza. È un enorme scuola di vita.
E poi c’è il corpo che vuole muoversi, ed è sempre lui che se lo ascolti ti dice quando fermarti, e che se non lo ascolti si fa sentire sempre più forte. Io lo ringrazio sempre moltissimo questo corpo, perché mi accompagna a vedere il mondo e a sperimentare queste esperienze. Voglio sentire la fatica, perché attraverso la fatica imparo, cresco, conosco cose di me stessa.
Ecco. Il cuore che vuole fare esperienze, la pancia che dice “vai”. Il corpo, intero, shikishin-funi (身心不二) la non dualità di corpo-e mente nel buddismo.Viene da pensare che il concetto stesso di sfida perda di senso, se, come dice Carlotta: “È la magia dello stare totalmente nel qui e ora, perché non hai alternative, se esci con la mente dal momento presente è finita”.
“Kondo wa kondo. Ima wa ima” - (今度は今度。今は今)
“Next time is next time, now is now”
Siccome niente accade mai per caso, e tutto è sempre connesso anche se non siamo sempre in grado di vederlo e capirlo, oggi mentre stavo finendo di scrivere questa newsletter mi è venuta voglia di vedere Perfect Days, il bellissimo film di Wim Wenders nato come documentario sulle toilette pubbliche di Tokyo, e trasformato in una splendida storia in cui il protagonista è appunto un addetto alle pulizie delle toilette. Il film sembra una storia iper minimalista di un uomo che vive molto serenamente la sua quotidianità, fatta di piccole routine in cui viene dato un grande valore ad ogni piccolo gesto. Ma non è così semplice. Nel film succedono alcune cose che rivelano delle ombre di dolore e sofferenza nella vita di Hirayama (interpretato da un maestoso Koji Yakusho), fino allo straordinario epilogo in cui, in un lungo primo piano e con pochissime sfumature espressive tra dolci sorrisi e occhi lucidi di lacrime appena accennate, Hirayama apre il suo cuore e ci parla col volto, come nessuna parola potrebbe mai, del suo essere totalmente qui e ora (“now is now”, appunto, da una precedente scena del film) , in una inscindibile - e rinnovata ogni giorno - unità di gioia, dolore, serenità, rinuncia, accettazione, sacrificio, amore.
Credo di aver trovato la mia risposta: forse non esiste nessuna sfida. Quando sei interamente te stesso e sei completamente in ciò che sei, non esistono più ostacoli, ma solo la vita stessa, con tutto ciò che contiene, contemporaneamente. Il punto, è arrivarci. Anzi no, è cominciare. Magari proprio ora.
Just a perfect day, drink Sangria in the park
And then later, when it gets dark, we go home
Just a perfect day, feed animals in the zoo
Then later, a movie too and then home
Oh, it's such a perfect day
I'm glad I spent it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on
Just a perfect day, problems all left alone
Weekenders on our own, it's such fun
Just a perfect day, you made me forget myself
I thought I was someone else, someone good
Oh, it's such a perfect day
I'm glad I spent it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on
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