Ci hai mai fatto caso ai suoni della tua città? Noi sì. Abbiamo fatto questo esercizio e ci siamo resi conto di una cosa: sono sempre gli stessi. Clacson, motorini, quel tipo che urla al telefono. Che per carità hanno anche il loro fascino, ma quanto sarebbe bello se le nostre città suonassero diversamente?
Così ci siamo chiesti: esistono posti nel mondo dove questa cosa succede davvero? E abbiamo scoperto che sono mooolti più di quanti pensassimo. Questo mese ci siamo fatti quindi un bel viaggio - mentale - tra Giappone, Regno Unito e USA per scoprirlo, ed ecco quello che abbiamo trovato:
Che nella terra del Sol Levante la cura per il design e gli spazi urbani sia straordinaria lo sappiamo bene. Quello che, però, almeno noi non sapevamo è che questa attenzione si estende anche a ciò che non si vede: il suono.
In Giappone l’attenzione al suono e all’ambiente è una cosa seria, al punto che nel ‘96 il Ministero dell’Ambiente ha lanciato un progetto per preservare 100 paesaggi sonori culturalmente significativi di tutto il paese. Dalle cicale del tempio di Yamadera al ghiaccio del mare di Okhotsk: suoni che sono stati registrati, archiviati e che adesso sono immortali, quasi dei monumenti della natura del paese.
Questa sensibilità verso il suono però si nota ovunque, anche e soprattutto nei dettagli di progettazione urbana. Dai semafori che riproducono il canto degli uccelli per aiutare i pedoni, fino alle stazioni dei treni che negli anni sono diventate iconiche.
Se hai viaggiato in Giappone, ci avrai fatto sicuramente caso: nelle stazioni, prima della partenza dei treni, risuonano delle brevi melodie piacevoli e quasi rassicuranti. Si chiamano Hassha Melody e ormai sono presenti in tutto il paese. Solo la compagnia JR East ne utilizza oltre 400, molte delle quali riflettono l’identità del quartiere o della città. La cosa bella è che, però, non nascono dall’alto, ma da un gesto spontaneo: nel 1951, un residente della stazione di Bungo-Taketa decise di portare un disco in vinile e farlo risuonare col megafono durante le partenze. L’idea piacque così tanto che in 12 anni quella stazione fece suonare più di 80 dischi. Da lì il passo verso i jingle delle compagnie ferroviarie private fu brevissimo.
Prima delle Hassha Melody, le stazioni usavano richiami classici come i campanelli metallici. Suoni secchi e decisi che però non facevano altro che aumentare lo stress, generare ansia e spingere la gente ad ammassarsi davanti alle porte. Le nuove melodie invece, con i loro 7 secondi di musica, funzionano come una spinta gentile: invitano la folla a salire sul treno, ma senza fretta, riducendo incidenti e infortuni.
Insomma, a quanto pare per convincerci a non ammassarci davanti alle porte di un treno non servivano cartelli, annunci o multe. Bastavano solo sette secondi e una manciata di note. E se non hai mai viaggiato in Asia e vuoi proprio sapere come suonano, ecco per te un video dal nostro inviato in Giappone:
Che il contesto sonoro possa migliorare i comportamenti umani ce lo insegna il Giappone, ma questo in realtà non è l’unico esempio. In diverse città del mondo, ormai, la musica negli spazi pubblici viene usata per tenere lontani i guai.
Il primo caso viene dai nostri colleghi d’oltremanica, che nel 2003 hanno deciso di fare un esperimento con la metro di Londra: riprodurre musica classica nelle stazioni come deterrente anticrimine. Esperimento che possiamo definire riuscito, perché dopo 18 mesi le rapine erano calate del 33%, il vandalismo del 37% e le aggressioni al personale del 25%. Ma la cosa più interessante è un’altra: i pendolari si sentivano più rilassati, e molti erano convinti che le stazioni fossero state ristrutturate, quando l’unica differenza, in realtà, era la musica.
Oggi 65 stazioni londinesi diffondono una playlist di 40 ore che include Mozart, Vivaldi, Handel, Schubert e Pavarotti. I più efficaci nel tenere a bada i vandali? Proprio Pavarotti e Mozart. Quei supereroi che effettivamente non ci aspettavamo.
Il modello londinese è stato negli anni riproposto da varie stazioni in tutto il mondo: Los Angeles, New York, Boston e così via, portando sempre a risultati sorprendenti.
Ma perché proprio la musica classica ci fa passare da teppisti con la bomboletta spray a baronetti col cilindro? A quanto pare, perché è culturalmente incongruente con il contesto di chi compie atti di vandalismo. La classica è associata a “valori alti” e raffinatezza, e chi non si identifica in quel mondo tende ad allontanarsi. Il metodo funziona, ma non tutti sono d’accordo: c’è chi fa notare come usare la musica per allontanare certe persone da spazi pubblici essenziali sia una pratica discutibile.
Il dibattito è aperto. Però una cosa è certa: siamo sicuri che il buon caro e vecchio Wolfgang non si sarebbe mai immaginato di diventare il nuovo guardiano della metro. Testimonianza che, nella vita, mai dire mai.
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