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The Slow Journalist · Mar 11, 2026

I prompt copia-incolla sono una pessima idea

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Alberto Puliafito · The Slow Journalist

Credevo che l’euforia dei prompt copia-incolla sarebbe finita presto e che l’idea di personalizzare fortemente le intelligenze artificiali avrebbe preso presto il sopravvento.

Invece quella sensazione di generosità, di abbondanza e di praticità del “preconfezionato”, insieme alla necessità di fare in fretta, ha fatto esplodere, letteralmente, librerie di prompt in vendita o in regalo, che promettono di trasformare chiunque in un growth hacker, in un copywriter d’assalto, in un’esperta di marketing o in una creatrice di contenuti virali. Il tutto con poco più di un semplice copia-incolla.

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D’altra parte, persino le grandi aziende che producono le AI più famose creano super-prompt come quello di Claude per importare la memoria di lavoro di altri LLM (ne abbiamo parlato a proposito della portabilità delle AI), contribuendo all’illusione che un prompt che funziona per me funzionerà anche per te senza dubbio.

Intendiamoci: la struttura, l’ossatura, gli elementi da inserire in un prompt si possono sicuramente insegnare e imparare. Ma quel che fa la differenza è sempre una combinazione fra il saper spiegare molto bene che cosa si vuole ottenere e il fornire esempi specifici personali.

Nel 2026, la capacità di generare testo è una commodity a costo zero. Chiunque può avere la “libreria di prompt perfetti”. Per farlo basta scrivere dentro un qualsiasi LLM una cosa tipo:

“Sono un lavoratore del mondo digitale. Fammi una library di prompt perfetti e avanzati per usare le AI per il mio lavoro.”

Otterrai cose come questa

Se spieghi ancora meglio quel che fai e poi chiedi alla macchina di fare dei prompt ancora più raffinati e approfonditi, otterrai risultati migliori, ovviamente.

Questo significa che il valore di quelle librerie è destinato a crollare verso lo zero. E anche quello di qualsiasi contenuto generato con quei prompt subirà lo stesso destino.

I prompt perfetti sono commodity. Ne puoi produrre in serie quanti ne vuoi.

I prompt sono anche entità deperibili per tutta una serie di motivi, fra cui:

  • l’obsolescenza tecnica: i modelli (GPT, Gemini, Claude…) cambiano ogni pochi mesi. Un prompt testato su un modello vecchio può produrre risultati mediocri su quello nuovo o non essere più necessario in tutta la sua complessità;

  • l’entropia del tono di voce: se migliaia di persone usano lo stesso prompt e gli stessi esempi per per i titoli, il linguaggio del web diventa un unico, enorme "blob" senza anomalie.

Non solo.

I prompt copia-incolla, di fatto, trattano tutto quel che facciamo e produciamo nell’infosfera come se l’efficienza di quel che è già stato fatto prima fosse l’unico parametro per misurare il valore di ciò che scriviamo.

Copiare i prompt degli altri è l’atto di resa definitivo all’appiattimento, che temiamo sempre essere proprio delle macchine ma è, invece, totalmente, completamente umano.

Copiare i prompt è, spesso, anche frutto di un’incomprensione di funzionamento dei LLM.

Facciamo un esempio.

Se scrivo a Gemini o ChatGPT uno degli incipit più classici, quelli in cui si assegna a un large language model una persona, tipo “Agisci come un marketer esperto”, quello che sto facendo, a meno che non sia condito da una profonda personalizzazione (cioè una definizione di quello che intendo io per “marketer esperto”, con tanto di fondi aggiunte, esempi ecc), è un puro esercizio di stereotipizzazione statistica.

Visto che gli LLM sono addestrati anche sulle conversazioni online, sui manuali di auto-aiuto e di “marketing fai da te” e via dicendo, ne estraggono per forza di cose una media.

Se chiedi a un’AI cosa piace, in generale, a un marketer, lei ti darà la risposta più banale, sicura e media (mediocre) possibile.

Se usiamo tutti lo stesso gancio per attirare l’attenzione, lo stesso framework per strutturare un articolo e la stessa simulazione statistica di un “esperto di growth haclking” per validare la nostra strategia, stiamo partecipando attivamente alla creazione di un enorme, grigio, uniforme deserto semantico.

Le intelligenze artificiali, usate così, diventano proprio quel che tutti temono: un frullatore che omogeneizza il tuo pensiero fino a renderlo completamente indistinguibile da quello degli altri. Ma è una nostra scelta, usarle così.

L’efficienza che guadagni oggi in termini di minuti risparmiati è il debito di irrilevanza che pagherai domani e che in un certo senso abbiamo già visto più volte quando, sui social network, appaiono formati o contenuti che “funzionano” e subito vengono replicati nel tentativo di garantirsi il medesimo “funzionamento”.

Così, qui non troverai una lista di comandi da incollare su ChatGPT o Gemini o Claude. Anzi, ti spiegherò perché dovresti cancellare quelle cartelle piene di prompt altrui e recuperare pieno controllo sul tuo metodo. Invece, ti proporrò un metodo radicale più faticoso: quello della personalizzazione memetica.

Nel momento in cui un prompt diventa una best practice condivisa da migliaia di persone, smette istantaneamente di essere un vantaggio competitivo e diventa la tua zavorra.

Se vuoi che i tuoi social, il tuo giornalismo, la tua newsletter, la tua comunicazione, quel che fai nel mondo digitale abbiano ancora un senso tra dodici mesi, devi smettere di cercare la “bacchetta magica” e iniziare a usare le AI come un microscopio per guardare dentro la tua stessa voce, non quella degli altri.

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Il paradosso è che, per usare bene le AI, devi smettere di pensare ai prompt e iniziare a pensare alla struttura del tuo pensiero. Se non sai cosa vuoi dire, nessun prompt “magico” lo saprà al posto tuo. Se la tua idea è debole, l’AI la renderà solo più velocemente debole.

Invece di cercare la lista dei comandi definitiva, dovremmo cercare il modo in cui la nostra mente lavora e poi usa la macchina per non farti distrarre dal rumore di fondo.

Il vero vantaggio competitivo nel 2026 non è chi ha il prompt più lungo, ma chi ha ancora qualcosa da dire che un algoritmo non avrebbe mai potuto prevedere.

Una cosa che serve molto più del singolo prompt è proprio l’assimilazione della struttura dei prompt.

Per esempio, se vogliamo analizzare un certo problema una buona struttura può essere qualcosa tipo:

Se vogliamo lavorare a un compito specifico, una buona struttura di lavoro può essere qualcosa tipo:

Ma anche la struttura, come vedi, è facilmente replicabile.

Funziona meglio se ci metti dentro qualcosa di tuo, per esempio:

  • le mie verità non negoziabili: (es. “In questa newsletter non si usano mai aggettivi entusiastici”);

  • i miei nemici semantici: (es. “odio le parole: sinergia, iconico, rivoluzionario, seminale);

  • la mia biblioteca mentale: (es. “Quando parli di tecnologia, tieni a mente lo scetticismo di Postman, non usare il principio di carità, proponi soluzioni radicali).

Funziona meglio se ci metti dentro qualcosa di tuo, per esempio:

Read the original on theslowjournalist.substack.com

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