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The Agency Lab · Dec 4, 2025

Idee di Potere - Trentesima Puntata

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Alice Siracusano · The Agency Lab

Ciao! La scorsa settimana Idee di Potere era dedicata al rapporto tra denaro, potere e vita quotidiana, e raccontava l’evento “Il senso dei soldi”, durante il quale con giochi, testimonianze e riflessioni abbiamo esplorato le nostre credenze sul denaro e come influenzino le nostre scelte e relazioni.

  • Il privilegio di giocare, raccontato attraverso la mia esperienza e strumenti per riconoscerlo, come la Ruota del privilegio di Sylvia Duckworth;

  • Il gioco come lavoro e pratica di in-formazione, capace di farci riscrivere le storie che ci raccontiamo su noi stessз;

  • La sicurezza come prerequisito fondamentale per giocare: consenso e agency sono essenziali affinché l’esperienza ludica sia significativa;

  • Il rapporto tra gioco, competizione e ascolto di sé: come distogliere l’attenzione dalla vittoria/premio finale per “vincere” davvero;

  • Un regalo speciale per le feste: una Escape Room di Natale personalizzabile, con enigmi, sorprese e misteri 🧝

Si avvicina il tempo dei bilanci. Quest’anno per me è stato molto bello: ho giocato tanto.

Collage con carte colorate, un bambino che sfoglia un libro illustrato, sassi dipinti e un laptop con la scritta ‘Nati per Cambiare’
© Nati per Cambiare / Cristina Tamà / Beatrice Sgaravatto / LUZ

Il gioco per me è un bisogno ma anche un privilegio.

Qualche giorno fa durante un evento organizzato da Amref si è discusso dell’importanza di ricordare che nasciamo con un bagaglio di privilegi addosso e che quello è il nostro punto di partenza nella vita, determina la nostra agency, il nostro potere, inteso come verbo.

Per ricordare i nostri privilegi esiste uno strumento: la Ruota del privilegio, quella ideata dall’educatrice Sylvia Duckworth e che trovate rappresentata qui sotto dallə amiche di Recipes for Wellbeing - realtà con cui ho iniziato a collaborare quest’anno per scrivere esercizi di benessere sotto forma di ricette.

Illustrazione di una ruota con 12 raggi: colore della pelle, istruzione formale, abilità, sessualità, neuro-diversità, salute mentale, corporatura, alloggio, ricchezza, lingua, genere e cittadinanza. © Ricette per il Benessere
© Ricette per il Benessere

Seguendo la ruota, io parto da qui (se vi va fatelo anche voi):

  • persona bianca

  • con possibilità di accedere a un’educazione avanzata

  • abile

  • eterosessuale

  • neurotipica

  • con una buona salute mentale

  • corporatura “conforme”

  • casa di proprietà

  • borghese

  • conosco le lingue

  • donna cisgender

  • di cittadinanza italiana

Questi punti di partenza mi mettono in condizione di POTER FARE tante cose, tra cui giocare.

Per tante altre persone il gioco NON è ammesso. Dovremmo tenerlo a mente, per sentire la responsabilità del giocare. Spero che le prossime righe vi siano d’aiuto nel visualizzarla.

Nel mio caso vengo anche pagata per questo, il che rispetta la definizione “standard” di “lavoro”, che personalmente trovo molto carente. Il gioco è un lavoro a prescindere.

Il drammaturgo Friedrich von Schiller scriveva:

“L’uomo gioca solo quando è pienamente umano, e solo quando gioca è pienamente uomo”.

Il gioco è un esercizio di in-formazione pluralista su noi stessз.

Giocare ci aiuta a mettere in discussione delle “storie passate” su di noi, fondate su certe convinzioni - spesso limitanti - che ci siamo costruite. Ognunə ha le sue.

Io, ad esempio, mi raccontavo storie come: “sono brutta e mi sentirò inadeguata nel mio corpo”, o ancora: “sono goffa, gli altri mi vedono come una imbranata”.

Ne scrivo al passato perché sono riuscita a riscrivere quelle storie, inserendo elementi nuovi che mi hanno aiutata a sviluppare una nuova visione di me stessa e a sentirmi più efficace e serena.

Ora che abbiamo chiarito che giocare è un lavoro, possiamo introdurre alcuni requisiti che lo rendono possibile, una tra tutti: per giocare bisogna essere sicurз, anzi essere al sicuro.

Ha a che fare con la nostra integrità fisica ma anche con quella emotiva e identitaria: solo se siamo al sicuro in queste dimensioni siamo prontз a giocare.

NON è possibile giocare quando: NON c’è consenso nel giocare, quando per qualcunə c’è una difficoltà fisica a entrare nel gioco, o ancora le regole NON sono chiare e condivise o NON c’è modo di adattare le regole allз partecipantз.

NON si gioca se NON c’è agency, ovvero se le persone giocanti NON sentono di POTER INFLUIRE sul gioco.

Quest’autunno con Nati per cambiare e la consulenza in Game Design di Beatrice Sgaravatto, abbiamo fatto giocare un’azienda a una caccia al tesoro con enigmi vari a tema esplorazione spaziale (lo vedete nel video) e durante il gioco abbiamo chiesto alle persone partecipanti di fermarsi per due volte e svolgere dei questionari che ci hanno consentito di monitorare se tuttз sentivano di poter influire nel gioco, per eventualmente cambiarne della parti, pur in corso d’opera.

Giocare in azienda è molto bello e io ne sono fautrice MA è importante tenere in considerazione alcuni rischi. Uno tra tutti: spesso NON c’è consenso.

La maggior parte delle volte il gioco NON è stato scelto dallз collaboratorз. Qualcun altrə - come le HR o lз manager - lo ha scelto per loro.

Come risultato l’attività - anche una semplice serata aziendale - rischia di creare malcontento e di alimentare una comunicazione poco trasparente tra i membri.

Come fare? Una piccola ma utile cosa che si può fare in merito è dichiararlo. Aprite il gioco dicendo:

“… sappiamo che non siete qui di vostra iniziativa e sappiamo che questo NON vi predispone a giocare, è normale. Suggeriamo di vivere la giornata/attività come vi viene meglio: noi faremo in modo che possiate giocare dando altre condizioni di sicurezza, come libertà/spazio/possibilità di feedback, ecc.”

Siamo abituatз a pensare che un gioco è tale solo se c’è unə vincitorə e questo è frutto della cultura della competizione in cui siamo immersз.

Non mi nascondo: io amo vincere!

Tuttavia, mi sono resa conto che, nei giochi come nella vita, quando mi concentro troppo sulla potenziale vittoria (che sul lavoro può essere ad esempio la chiusura di un contratto o un progetto portato a termine) attivo diverse sostanze dopaminiche che mi fanno perdere di vista il percorso. Spesso mi fanno proprio perdere.

Nei giochi che abbiamo realizzato quest’anno c’erano dei vincitorз - e gift bellissimi in premio 🎁 - ma prima di avviare le attività abbiamo sottolineato la necessità di rimanere in ascolto di noi stessз durante tutta l’esperienza e che per farlo fosse necessario distogliere l’attenzione dal premio finale.

È una questione di efficienza cerebrale!

Così facendo, davvero vincono tuttз. Vinciamo nuove parti di noi che fino a quel momento non abbiamo visto e non abbiamo potuto mettere in gioco nella vita e nel lavoro.

Grafica natalizia con la scritta “La ricetta di Santa Claus”. Sotto compare il testo: “Un’escape room personalizzabile per due persone in cui aiutare Santa Claus.” Decorazioni di fiocchi di neve ai lati su sfondo chiaro stropicciato. © Beatrice Sgaravatto
© Beatrice Sgaravatto

Il periodo festivo - per chi ha il privilegio di godere dei propri affetti senza fretta e incombenze - è il più indicato per ri-trovare lo spazio per giocare.

Io vi auguro di giocare, anzi vi invitiamo a farlo!1

Insieme a Beatrice Sgaravatto, pervasive game designer con esperienza nella creazione di giochi urbani, escape room diffuse ed esperienze interattive e docente AIV (Accademia Italiana Videogiochi e Wonderful Education), abbiamo deciso di regalarvi qualche ora - o minuti se siete MOLTO BRAVƎ - di divertimento, misteri, enigmi e sorprese, il tutto personalizzato con dettagli esclusivi.

Vai alla Escape Room di Natale

Buon lavoro!

Idee di Potere è la logica prosecuzione di Nati per cambiare, il progetto che racconta come si può stimolare un cambiamento individuale e collettivo a partire dai nostri desideri e inclinazioni. Volete saperne di più del progetto Nati per cambiare?
Visitate il sito: www.natipercambiare.com

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Read the original on theagencylab.substack.com

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