Paolo Fenati è un allevatore di uccelli ornamentali, come suo padre e suo nonno prima di lui. A Lavezzola, nella sonnolenta campagna ravennate, l'allevamento Fenati è una piccola oasi di vita, dove Paolo, sua moglie Paola e i loro figli Gaia e Federico vivono in completa simbiosi con anatre mandarine, gru della manciuria, preistorici emu e intraprendenti piccioni viaggiatori. Finchè, un giorno, le autorità sanitarie trovano una piccola anatrina positiva al virus dell'aviaria, il che significa una cosa sola: una morte atroce per tutti.
Perché non parla di uomo e animali, ma di uomo e altri animali. Perché gli altri animali sono uccelli e non pollame, individui e non esemplari. Perché il cigno nero non è una chimera, ma il simbolo della straordinaria varietà delle specie. Perché quella varietà sta diminuendo vertiginosamente. Perché il 95% della biomassa esistente è rappresentata dall’uomo e dagli animali che ha addomesticato. Perché un mondo dove esistessimo solo noi umani e i nostri animali domestici non sarebbe il punto di arrivo del nostro progresso, ma l’anticamera dell’inferno. Perché quanto accaduto agli uccelli di Paolo Fenati non è altro che la banalità del male. Perché se è accaduto quello che è accaduto agli uccelli di Paolo Fenati, può tornare anche Auschwitz.
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