[Il 12 settembre, alla festa del Fatto quotidiano, alla Versiliana, faccio un discorso che riprende un vecchio discorso e uno spettacolo teatrale e, in questa nuova configurazione, si intitola La responsabilità. Noi e i governi, ne metto qua sotto un pezzetto]
E una volta, in Russia si votava, un quotidiano mi ha chiesto non chi vinceva, che quello si sapeva, mi hanno chiesto cosa pensavo delle elezioni in Russia, e a me son venute in mente le elezioni in Emilia, e mi è venuto da pensare che io, in Emilia, non ero governato dalla giunta regionale emiliana, né dalla giunta comunale di Casalecchio di Reno, che è il posto dove abito, né son stato governato da quella di Parma, che è il posto dove ho abitato per tantissimo tempo.
No. Io, a ripensare al “Maestro e Margherita” di Bulgakov, che nelle prime pagine c’è una signora che ha un chiosco di bevande nel centro di Mosca e apre due succhi di albicocca e intorno si spande odore di pettinatrice, e io, da quando ho letto quella cosa lì, tutte le volte che sento odore di pettinatrice penso al “Maestro e Margherita”, e se non avessi letto “Il maestro e Margherita” probabilmente non avrei mai riconosciuto, nella mia vita, l’odore di pettinatrice [piccola pausa], o a ripensare alle poesie di Chlebnikov, e “le ragazze, quelle che camminano, con stivali di occhi neri, sui fiori del mio cuore”, o alle cose che ha scritto Charms, e “quando compri un uccello, guarda se ci sono i denti o se non ci sono” e “Se ci sono i denti, non è un uccello”, a me è venuto da pensare che io, invece che dai vari governi Pentapartito o monocolore che si dice si siano alternati alla guida del paese negli anni della mia adolescenza e della mia giovinezza, io, piuttosto che da loro, sono stato governato da Bulgakov, da Chlebnikov, da Charms, da Mandel’Štam, da Blok, da Puskin, da Anna Achmatova, da Lev Tolstoj, da Gogol’, da Dostoevskij, da Venedikt Erofeev, da Iosif Brodskij, da Ivan Gončarov, e sono stato, a volte, per degli attimi, per dei giorni, per dei mesi, un suddito felice e riconoscente.
Allora per me, e per qualche altro emiliano, penso, e magari anche per qualche non emiliano, un evento politico più importante delle elezioni russe sarebbe che qualcuno, da qualche parte, in Russia, a Kaluga, o a San Pietroburgo, o a Rostov sul Don, o a Vladivostok, di notte, nel suo appartamento ancora sovietico, uno che non sappiamo neanche come si chiama, e che fa, probabilmente, un mestiere normale, come ispettore delle mense scolastiche, o qualcosa del genere, sarebbe importante che continuasse a scrivere il romanzo al quale sta lavorando da dei mesi, che continuasse a rubare tempo al sonno per tirare fuori dalla sua pancia il romanzo destinato a governarci, noi emiliani, per i prossimi anni, e a fare di nuovo, di noi emiliani, e forse di qualche altro non emiliano, dei sudditi felici e riconoscenti, speriamo, speriamo.
State bene.
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