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SpinnIt · Mar 7, 2026

Questo disco è una perla rara

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Magari non sembra, ma ultimamente ho qualche difficoltà ad ascoltare cose nuove. Non parlo di una pigrizia da divano, ma di una vera e propria resistenza all’esplorazione musicale.

Sarà che sto attraversando un periodo un po’ stressante e particolare della mia vita, un momento in cui la mente cerca comfort e familiarità. In queste fasi è fisiologico: mi viene più facile tornare a quei dischi che conosco a memoria, a quelle melodie che so già perfettamente cosa mi fanno provare. È come un abbraccio sonoro.

Ero quasi rassegnato a riascoltare per la decima volta i miei classici, quando, qualche giorno fa, è successa la magia. Mentre navigavo senza troppe aspettative su Bandcamp – il mio porto sicuro per le scoperte musicali meno mainstream – mi sono imbattuto in un nuovo album di un artista che seguo e apprezzo da un po’ di tempo: Curtis Harding.

L’album in questione si intitola “Departures and Arrivals: Adventures of Captain Curt” e, lasciatemelo dire, è stato un vero e proprio raggio di sole.

Se conoscete i suoi lavori precedenti, come il meraviglioso If Words Were Flowers (che era già un capolavoro di eleganza soul), ritroverete subito l’impronta inconfondibile di Harding. Si tratta di un album neo soul raffinatissimo, che però non si accontenta di rimanere ancorato alla tradizione.

All’interno di “Departures and Arrivals” c’è tutto quello che ci si aspetta da un grande album soul: la voce potente e vellutata di Curtis, i cori avvolgenti, le linee di basso calde.

Ma la vera sorpresa è la sua decisa virata verso il funk più grezzo e la psichedelia più avventurosa. È un disco che non ha paura di sporcarsi le mani, con arrangiamenti che a tratti richiamano i viaggi sonori degli anni ‘70, pur mantenendo una freschezza assolutamente contemporanea.

In un periodo in cui la musica sembra a volte troppo effimera o troppo costruita, l’onestà e la profondità di questo lavoro sono una vera benedizione.

Ascoltatelo.

Trovate un momento tranquillo, mettetevi le cuffie, chiudete gli occhi. Vi farà bene, non solo alle orecchie, ma proprio all’anima.

È la medicina musicale che non sapevo di aver bisogno.

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