Negli anni ‘90 la presenza di Phil Collins era talmente pervasiva che si diceva che, anche aprendo il frigorifero, si potesse sentire la sua voce. C’era chi lo detestava, come Noel Gallagher, che lo usava come esempio per sostenere che non servisse talento per avere successo.
Ma Noel si sbagliava di grosso.
Dietro quella “faccia simpatica” che dominava le classifiche e le colonne sonore Disney, si nascondeva un musicista mostruoso.
Prima di diventare una popstar globale, Collins è stato il motore ritmico che ha definito il progressive rock e un produttore visionario capace di plasmare il suono degli anni ‘80.
Oggi riscopriamo le sue mille facce attraverso 5 dischi fondamentali.
Il motore del prog
Phil entra nei Genesis nel 1970, portando finalmente quella stabilità ritmica che alla band mancava. In questo capolavoro del prog mondiale, Collins mette in mostra una tecnica e una sensibilità melodica fuori dal comune.
La tecnica: In The Cinema Show, Phil gestisce sezioni in 7/8 dialogando con il pianoforte in modo magistrale.
La voce: Qui sentiamo anche un primo assaggio delle sue doti canore nel brano More Fool Me.
Il virtuoso del jazz fusion
Mentre Peter Gabriel lasciava i Genesis, Phil si dedicava a un progetto parallelo “nascosto”: i Brand X. Se qualcuno pensa che Collins sia solo un creatore di hit, deve ascoltare questo disco di jazz fusion.
Perché è importante: Brani come Nuclear Burn mostrano un dialogo tra basso e batteria a velocità clamorose e con una precisione disumana.
Versatilità: Dimostra la capacità di Phil di muoversi tra generi opposti senza alcuno sforzo.
L’inventore del suono
Nato in un momento di profonda crisi personale, questo album lancia Phil come solista e cambia per sempre la storia della produzione musicale.
Il Gated Reverb: Grazie a un errore fortuito in studio — un microfono di servizio rimasto acceso — Phil scopre il gated reverb.
L’eredità: Quel suono di batteria potente e “tagliato”, iconico in In The Air Tonight, diventerà lo standard degli anni ‘80 per artisti del calibro di David Bowie e Madonna.
La svolta moderna
Con questo disco i Genesis dicono addio al progressive per abbracciare il pop. È uno spartiacque che ha diviso i fan, ma che ha reso la band moderna e proiettata verso il futuro.
Minimalismo: Le canzoni si fanno più brevi, i suoni più netti e la batteria acustica inizia ad alternarsi con la drum machine.
Complessità: Nonostante il successo commerciale, brani come Dodo/Lurker mantengono una struttura tecnica imponente.
La sintesi perfetta
Questo album rappresenta la somma di tutte le anime di Phil Collins: l’ironia, la capacità narrativa e il virtuosismo.
Oltre il pop: Sotto l’apparenza di un successo radiofonico, troviamo suite da oltre 10 minuti come Fading Lights o Driving the Last Spike.
Narrazione: Brani come No Son of Mine riprendono la grande tradizione narrativa dei Genesis degli esordi.
Phil Collins è l’eccezione che conferma la regola: il musicista capace di suonare tempi impossibili e, contemporaneamente, scrivere classici immortali.
E per voi? Quali sono i dischi che preferite di Phil Collins?
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