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Il Substack di SpecchioRiflesso · Aug 21, 2026

Mykhailo Fedorov è l’uomo di Trump per sostituire Zelensky?

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SpecchioRiflesso · Il Substack di SpecchioRiflesso

Lee Morgan

Che Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj sia nel mirino della Casa Bianca lo si era intuito già il 28 febbraio 2025 quando incontrò il Presidente Donald Trump nello Studio Ovale della Casa Bianca a Washington.

Sconfitta elettoralmente l’Amministrazione dei Democratici, gli States hanno attivato una tattica di “disimpegno” dal conflitto ucraino, da loro voluto fin dal 2014 quando appoggiarono le milizie neonaziste per il golpe di Maidan.

Astutamente Trump ha capitalizzato questo disimpegno trasformandolo in un ottimo business: non più forniture gratuite di armi ma loro vendita (a prezzi gonfiati) ai “gonzi” europei che ancora sognano l’esercito ucraino vittorioso e la Russia, sconfitta e umiliata.

È innegabile che l’assistenza strategica americana nella intelligence che permette di colpire in profondità il territorio russo continui tutt’ora, tuttavia questo è il minimo dovuto da Washington.

La politica di Trump è quella di “sbarazzarsi” di Zelensky, illegalmente al potere dalla scadenza del suo mandato presidenziale: 20 maggio 2024.

Questa politica è motivata da rancori personali (Zelensky impedì che la magistratura ucraina fornisse le prove di corruzione del figlio di Biden durante le elezioni presidenziali americane del 2022, perse da Trump) e da realpolitik: l’Ucraina ha perso ogni possibilità di vittoria dopo il clamoroso fallimento dell’offensiva del 2023; continuare a sostenerla attivamente non ha più senso e rischia di creare un conflitto diretto tra Stati Uniti e Russia il cui esisto non può che essere la reciproca distruzione nucleare.

Anche la Gran Bretagna si sta muovendo verso il dopo Zelensky promuovendo l’ex Capo delle Forze Armate ucraine e attuale Ambasciatore a Londra: Valerij Fedorovyč Zalužnyj. Purtroppo non sembra gradito a Trump ed ecco che nelle ultime settimane si rafforza l’ipotesi che la Casa Bianca abbia scelto il suo campione da porre alla Presidenza nell’Ucraina post conflitto: l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Fedorov ha diffuso un video clamoroso il 18 agosto, chiedendo elezioni in Ucraina e diventando di gran lunga la personalità più in vista a sostenere tale iniziativa durante l’invasione su vasta scala da parte della Russia. I media americani stanno ingigantendo la sua figura e ingenti finanziamenti sono elargiti per assicurare la sua visibilità sui media occidentali e su tutte le piattaforme social.

In un discorso pubblicato su YouTube, Fedorov ha affermato che l’Ucraina ha bisogno di un “meccanismo legale, sicuro e realistico” per lo svolgimento delle elezioni durante una guerra prolungata, garantendo al contempo il diritto di voto al personale militare, agli ucraini all’estero e alle persone che vivono nelle regioni in prima linea. “Non dobbiamo permettere a Putin di decidere quando gli ucraini potranno scegliere il loro governo”, ha affermato Fedorov , aggiungendo che la democrazia “fa parte di ciò per cui stiamo lottando oggi”.

Durante il suo mandato come ministro della Difesa, Fedorov è diventato uno dei funzionari governativi più popolari dell’Ucraina , supervisionando importanti riforme e iniziative di alto profilo volte a rafforzare le forze armate. Le sue proposte hanno ottenuto il sostegno di molti ucraini, rendendo la sua rimozione dall’incarico da parte del presidente Volodymyr Zelensky a metà luglio una sorpresa per gran parte dell’opinione pubblica. Il suo licenziamento è stato seguito da proteste in diverse città dell’Ucraina, che sono tuttora in corso.

La richiesta di elezioni di Fedorov è PURA PROPAGANDA tesa a delegittimare Zelensky in quanto non è possibile al momento attuale fare delle elezioni partecipative e credibili in piena escalation del conflitto.

Il problema non riguarda solo la sicurezza: seggi aperti sotto le bombe russe, ma anche il dato di fatto che un gran numero di persone non potrà votare per ragioni oggettive o non potrà candidarsi e condurre una campagna elettorale adeguata. Per non parlare dei militari. Che faranno? Abbandoneranno il fronte per recarsi alle urne oppure i seggi verranno creati in trincea, chiedendo gentilmente ai russi una tregua elettorale?

Ammettendo per assurdo che si attui una tregua elettorale, i milioni di ucraini del Donbass dovranno essere considerati aventi diritto di voto o no? Nel primo caso questi voti favorirebbero candidati filo russi. Nel secondo caso sarebbe per Kiev l’ammissione della sovranità russa sul 20% del suo territorio nazionale.

L’opinione pubblica ucraina comprende i rischi e l’impossibilità di tenere elezioni in tempo di guerra, ed è per questo con non appoggia questa richiesta durante le manifestazioni contro il regime di Zelensky.

I manifestanti chiedono la fine della guerra, la Pace, e poi, SOLO DOPO, le elezioni politiche e presidenziali. Non è un caso che il Generale Zalužnyj (di gran lunga più popolare di Fedorv) evita di chiedere le elezioni durante il conflitto in corso.

Eppure gli strateghi di Washington “ungono” vari blogger e canali Telegram per aizzare la popolazione con la speranza che finirà per sostenere l’idea di tenere le elezioni.

Che Fedorov stia diventando l’uomo di Trump lo conferma anche il discreto invito a lui rivolto dalla Casa Bianca di un viaggio negli Stati Uniti secondo quanto riferito al Kyiv Independent da funzionari statunitensi e ucraini a conoscenza della questione. Il viaggio potrebbe avere luogo già la prossima settimana. Non è ancora chiaro chi Fedorov dovrà incontrare negli Stati Uniti. Quello che è certo e che non incontrerà una guida turistica messa a disposizione dagli ufficiali del Secret Service per accompagnarlo nella visita della White House.

Federov è rimasto in stretto contatto con l’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, riguardo al potenziale utilizzo dei terminali Starlink per contrastare i sistemi missilistici balistici schierati sul territorio russo. Indiscrezioni parlano della possibilità che Musk abbia incoraggiato Trump a individuare Fedorov come “l’uomo della White House”. Fedorov non ha risposto a una richiesta di commento da parte dei giornalisti del Kiev Independent. L’ufficio del Presidente ha dichiarato di non essere a conoscenza di tali piani.

L’amministrazione Trump (ma anche vari Democratici) ritiene che la presenza di Zelensky alla Presidenza renda più difficili i piani di Pace per porre fine al conflitto perso militarmente tramite l’offerta di garanzie di sicurezza accettabili per Mosca. Inoltre c’è un problema giuridico: qualsiasi accordo firmato da Zelensky non ha valore in quanto dal 20 maggio 2024 è un privato cittadino nonostante che lui si consideri ancora Presidente e che gli ascari dell’Unione Europea ne riconoscano il ruolo fregandosene della forma legale. Il 21 maggio 2024 la Presidenza doveva passare al Presidente della Verchovna Rada (parlamento ucraino): Ruslan Oleksijovyč Stefančuk come prevede la Costituzione. Egli avrebbe ricoperto il ruolo di Presidente A.I. fino a nuove elezioni e avrebbe avuto tutta l’autorevolezza di firmare accordi con la Russia in nome del popolo ucraino. Putin non né stupido né pazzo di firmare accordi di Pace con Zelensky che potrebbero essere sconfessarli dal prossimo presidente ucraino appellandosi al fatto che l’oligarca ucraino non aveva l’autorità di firmali causa mandato presidenziale scaduto.

Un nuovo presidente, percepito come meno legato alle posizioni maturate durante la guerra e agli “affari” con i fondi occidentali, avrebbe maggiore margine politico per negoziare una pace onorevole e permettere a Trump di concentrare la sua strategia sulla stabilità europea possibile solo tramite un disgelo con la Russia. Tramite Fedorov Washington punta al regime-change per limitare costi finanziari, rischio di escalation e pressione interna per ottenere risultati rapidi.

Per accelerare il regime-change Washington sta usando anche la Nacional’ne Antykorupcijne Bjuro Ukrajiny (NABU) l’agenzia governativa ucraina nata con lo scopo di rafforzare la lotta alla corruzione nel Paese interamente finanziata con fondi americani. La lista degli uomini e delle donne di Zelensky fatti cadere dalla NABU per ordine di Trump è lunga, molto lunga. Ci sono gli amici della prima ora, Generali diventati, i ministri travolti dagli scandali. Ieri è stato il turno di Iryna Mudra, la n.2 dello staff presidenziale indagata dall’anticorruzione. Affiancato a questa opera della NABU vi sono le ONG ucraine foraggiate da altri fondi americani: il loro compito è di rafforzare i sentimenti popolari contro Zelensky e creare un secondo Maidan, questa volta non teso alla guerra e al neonazismo ma teso alla Pace e alla Democrazia. “Se Victoria Nuland e Joe Biden ci sono riusciti nel 2014 perché dovrei fallire io, ora?” sta pensando Trump.

Il regime-change “Made in USA” è una corsa contro il tempo. La “Cintura delle Fortezze”, il grande bastione difensivo ucraino nel Dombass sta per crollare. È solo questione di mesi prima che le ultime fortezze rimaste: Kramatorsk e Sloviansk crollino dinnanzi all’escalation russa. Il loro crollo apre all’esercito russo qualsiasi porta: da Odessa a Kiev e al crollo delle forze armate ucraine. In questo scenario il Regime-Change verrà deciso da Putin non da Trump.

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