Ho superato da un pezzo l’età dei protagonisti. Ho un mutuo, una figlia, una postura discutibile e quando vedo ragazzi di vent’anni che si destreggiano fra flirt, partite di hockey e studio, non penso “mi manca quell’età”, penso “sono sopravvissuta a quell’età”.
Eppure ho divorato Off Campus.
Perché? Oltre che per i boni intendo (tranquilli, parleremo anche di quelli, ma state un attimo con me su questo ragionamento).
Breve premessa per chi non sa di cosa sto parlando: Off Campus è una nuova serie disponibile su Prime Video, tratta dalla saga letteraria della scrittrice canadese Elle Kennedy, che unisce nei suoi romanzi romanticismo, scene piccanti e temi seri. Nella serie storie e personaggi dei vari libri vengono presentati già dall’inizio, per rendere la serie più corale. La trama in brevissimo: Hannah fa un patto con il capitano della squadra di hockey: lei lo aiuta a passare un esame difficile, lui finge di uscire con lei per far ingelosire un altro ragazzo. Ovviamente, la finzione sfugge di mano. Non è spoiler, è ovvietà della narrativa romantica. Ma non guardiamo Off Campus per il colpo di scena, quindi glielo perdoniamo.
Se dovessi tornare ai miei vent’anni rifiuterei. Non sapere cosa fare del futuro, insicurezze, esami, uomini che non hanno ancora sviluppato il lobo frontale, scarsa indipendenza economica, non sapere ancora chi si è…
Sapete cosa credo che ci manchi quando guardiamo Off Campus? Non la vita che facevamo, ma la sensazione che avevamo.
In Off Campus nessuno ha ancora deciso davvero chi sarà. Tutto è possibile. Hannah, Garrett, Allie stanno scegliendo, sbagliando e possono ancora cambiare idea, contenendo i danni:
Possono sbagliare facoltà.
Possono cambiare città.
Possono innamorarsi della persona sbagliata.
Possono ricominciare.
Quando hai 30+ anni hai concluso un percorso di studi che in molti casi ha determinato/limitato la tua scelta in fatto di lavoro, hai intrapreso una relazione seria e sai che andrai a letto solo con quella persona per il resto della tua vita, hai una cerchia di amicizie nella città in cui vivi, forse un mutuo condiviso, in alcuni casi una famiglia e l’idea di lasciare tutto e ricominciare da zero può essere eccitante, finché non ti accordi che non è come giocare a The Sims. Mollare ha un costo alto, altissimo e riavvolgere il nastro può suonare come la cosa più coraggiosa o la più vigliacca del mondo. Dipende a che punto del Gioco dell’Oca stai e, a dirla tutta, a chi della tua vita chiedi.
Superati i trent’anni spesso abbiamo già costruito una versione di noi stessi e Off Campus ci ricorda quando quella versione era ancora solo una bozza. Ora qualcuno dirà “eh ma la vita non finisce a 30 anni”, sicuro GianOvvio, ma concorderai con me che mollare tutto, cambiare carriera e buttarti su un altro settore con zero esperienza e un mercato del lavoro in crisi, mandare a quel Paese la persona che ami e con cui hai vissuto parte della tua vita o peggio fatto famiglia, solo perché vuoi fare ripartire il gioco, per il brivido di sapere che succede se apri la porta rossa, è un’opzione facile solo se lo chiedi al Diavolo.
Tutto si può fare, per carità, soprattutto se ci sono delle ragioni valide, ma più roba butti nel cesso più grande sarà l’ingorgo nelle fogne ed è un attimo che la merda che hai combinato risale a galla con gli interessi.
A vent’anni pensavamo di essere in ritardo: con gli esami, con il tirocinio, con la scelta della carriera, con l’acquisto dell’auto, con la relazione della vita, con l’acquisto di una casa... Avevamo il piede sull’acceleratore, come se dovessimo iniziare il prima possibile a essere la versione di noi che avremmo dovuto essere per tutta la vita.
Guardando la serie oggi ci rendiamo conto che avevamo davanti un’autostrada piena di svincoli e opzioni e che è quella sensazione la cosa più eccitante (quella e il balletto di Garrett).
Grazie per essere rimasti con me mentre parlo di nostalgia, percorsi di vita e scelte, mentre probabilmente siete reduci da 40 minuti su TikTok a guardare da 20 diverse angolazioni i video di Belmont Cameli al concerto di Kid Laroi. E allora parliamo anche di questo.
Perché ci piacciono gli uomini di Off Campus?
Nella vita reale molti ragazzi di 20-22 anni non comunicano come Garrett. E non lo fanno neanche a 30 o 40 anni ad essere onesti. In Off Campus i ragazzi:
parlano delle proprie emozioni;
si mettono in discussione;
chiedono scusa;
crescono.
In pratica hanno il fisico del college athlete e la maturità emotiva che molte donne cercano ancora anni dopo, accontentandosi nella realtà spesso del bare minimum, in mancanza di alternative.
Rispetto alle commedie romantiche con cui siamo cresciuti noi millennial, il sesso per i ventenni di Off Campus non è lo stesso degli idioti di American Pie, è più intimo, presente (anche quello occasionale), consapevole e il concetto di consenso è normalizzato fino a renderlo scontato, di routine. Che quasi neanche ci pensi che prima o si sentiva mai chiedere “posso toccarti? Va bene così?” nei film. Anche qui non manca l’esempio negativo: l’abuser ha due volti in Off Campus, ma è chiaramente l’eccezione e non la regola.
Quello che tutte vogliono non è più il bad bad boy da conquistare togliendosi gli occhiali e rifacendosi il look. Non è più il ragazzo tossichello che le tratta male, che sparisce, che non si impegna perché usa le donne. E nessuno gioca sul concetto secondo cui lei è una nerd e lui un altleta. Questa è l’epoca del "safe bad boy”. Accanto a Dean che fa sesso senza impegno ci sono ragazze che fanno la stessa cosa, non è più tempo del contrasto “ragazzo donnaiolo vs ragazza eterna romantica”. Il safe bad boy ama il sesso ma è emotivamente disponibile.
E poi c’è una grande verità: i protagonisti di Off Campus non sono sexy perché hanno vent'anni. Sono sexy perché sono stati scritti da una donna adulta per un pubblico prevalentemente femminile adulto. Perché Garrett è bono non solo per i suoi addominali e il suo sguardo, ma perché da precedenza al piacere e alla sicurezza di Hannah, perché sa mettersi da parte e aspettare, perché vuole il suo bene anche quando non stanno insieme.
Per questo motivo combinano caratteristiche che raramente convivono nella realtà:
aspetto fisico da atleta;
sicurezza;
vulnerabilità;
fedeltà;
disponibilità emotiva.
E il trope ricorrente è:
Lui potrebbe avere chiunque, ma sceglie lei.
Garrett Graham diventa un’ideale maschile, che setta standard più alti di quelli a cui siamo state abituate noi millennial e che si spera diventi una minaccia per gli uomini lì fuori che pensano di poter ancora campare dando il minimo indispensabile.
Una fantasia romantica potentissima e universale che non fa sconti quasi a nessuno, 18enne o 30+ che sia. Con uomini scritti per incarnare fantasie relazionali molto adulte, che neanche molti adulti sono capaci di offrire.
Se siete in astinenza da Garrett, ho selezionato 12 titoli, fra serie e film da guardare mentre si aspetta la seconda stagione di Off Campus, fra cui una novità uscita proprio oggi. Se invece volete leggere i libri, prima dell’uscita delle prossime stagioni, questi sono i primi 3 titoli: Il Contratto, Lo Sbaglio, Il Tradimento.

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